L’uomo che sussurrava alle piante

LUTHER BURBANK: Un Santo fra le Rose

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C’è un personaggio,  quasi completamente dimenticato,  a cui dobbiamo ogni giorno gratitudine per i doni che ci ha lasciato. Si tratta di Luther Burbank il primo vero grande botanico che ha creato moltissimi dei frutti e dei fiori con cui veniamo a contatto tutti i giorni.  Ma per capire veramente  la profondità, il pensiero e la forza di Luther Burgank  vale la pena di leggere  qualche passaggio  tratto  da : “Autobiografia di uno yogi” di Paramahansa Yogananda – cap 38 :

«Il segreto per migliorare la coltivazione delle piante, oltre alle conoscenze scientifiche, è l’amore». Luther Burbank espresse tale saggezza mentre gli camminavo accanto nel suo giardino di Santa Rosa. Sostammo presso un’aiuola di cactus commestibili. «Mentre conducevo esperimenti per produrre cactus privi di spine» continuò «spesso parlavo alle piante per creare una vibrazione d’amore”.Non avete nulla da temere” dicevo loro.

Non avete bisogno delle vostre spine difensive. Vi proteggerò io”. Gradualmente, dall’utile pianta del deserto ebbe origine una varietà priva di spine».

….Il grande orticoltore mi disse che il suo primo successo degno di nota fu la grande patata, ora conosciuta con il suo nome. Con l’infaticabilità del genio, egli proseguì la sua opera per offrire al mondo centinaia di ibridi che migliorano le specie presenti in natura: le nuove varietà Burbank di pomodori, granturco, zucca, ciliege, prugne, pesche, bacche, papaveri, gigli e rose.

Misi a fuoco la mia macchina fotografica quando Luther mi condusse al famoso albero di noce col quale aveva dimostrato che l’evoluzione naturale poteva essere accelerata in misura esponenziale.

«In soli sedici anni» disse «questo noce ha raggiunto una capacità di produzione che alla natura, senza aiuto, avrebbe richiesto il doppio del tempo».

La figlioletta adottiva di Burbank arrivò scorazzando con il suo cane nel giardino. «Questa è la mia pianta umana». Luther la salutò affettuosamente agitando la mano. «Ormai vedo l’umanità come un’unica grande pianta che, per giungere alle sue massime realizzazioni, necessita soltanto di amore, delle naturali benedizioni della vita all’aria aperta e di incroci e selezioni intelligenti. Nell’arco della mia esistenza ho osservato un progresso così mirabile nell’evoluzione delle piante da indurmi a prevedere ottimisticamente che il mondo sarà sano e felice, non appena ai suoi figli verranno insegnati i principi di una vita semplice e razionale. Dobbiamo ritornare alla natura e al Dio della natura»…..

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« Sono contrario ai sistemi didattici della nostra epoca, distaccati dalla natura e pronti a soffocare ogni individualità. Condivido con tutto il cuore i vostri ideali pratici di educazione».

Mentre stavo per accomiatarmi da quel saggio gentile, egli autografò un volumetto e me lo porse. «Eccovi il mio libro “L’educazione della pianta umana“» disse. «Occorrono nuovi metodi didattici: esperimenti coraggiosi. Talvolta con i tentativi più arditi si è riusciti a trarre il meglio dai frutti e dai fiori. Allo stesso modo, anche le innovazioni nell’educazione destinata ai fanciulli dovrebbero diventare più numerose e più coraggiose».

..«L’essere vivente più tenace a questo mondo, quello a cui è più difficile far deviare il proprio corso, è una pianta già radicata in certe abitudini ...

Si ricordi che una tale pianta ha preservato ininterrottamente per secoli la sua Individualità; forse è una di quelle le cui origini si possono rintracciare agli albori del tempo nelle rocce stesse, senza che essa sia mutata granché in quei lunghi periodi di tempo. Pensate che, dopo secoli e secoli di reiterazioni, la pianta non sia dotata di una volontà – se così si vuole chiamarla – d’incomparabile tenacia? In effetti vi sono piante, come talune palme, tanto persistenti che nessun potere umano è stato finora in grado di modificarle. La volontà umana è ben poca cosa rispetto alla volontà di una pianta. Tuttavia, si veda come la caparbietà dimostrata dalla pianta per tutta la sua esistenza venga sconfitta semplicemente mescolando a essa una nuova vita, apportando, attraverso un incrocio, un cambiamento radicale e completo nella sua esistenza. Quando tale trasformazione si compie, deve essere fissata da generazioni di paziente supervisione e selezione, affinché la nuova pianta imbocchi il suo nuovo corso senza mai più tornare a quello precedente: così verrà infine vinta e modificata la sua tenace volontà.

«Quando si tratta di qualcosa di sensibile e plasmabile come la natura di un fanciullo, il problema diventa assai più facile».

….«Il mio amico Henry Ford e io crediamo entrambi nell’antica teoria della reincarnazione» mi disse Luther. «Essa getta luce su aspetti della vita che sarebbero altrimenti inspiegabili. La memoria non sempre attesta la verità; il semplice fatto che l’uomo non ricordi le proprie vite precedenti non dimostra che non le abbia vissute. La sua memoria è tabula rasa anche riguardo alla vita intrauterina e alla prima infanzia, eppure è assai probabile che egli sia passato attraverso queste fasi!». ..

..«A volte mi sento assai vicino all’Infinita Potenza» mi confidò timidamente. Il suo volto sensibile, dai bei tratti armoniosi, s’illuminò nell’evocare i ricordi. «In quei momenti sono riuscito a guarire persone malate attorno a me e anche molte piante sofferenti».

Mi raccontò di sua madre, sincera cristiana. «Spesso, dopo la sua morte» disse Luther «sono stato benedetto dalla sua apparizione in numerose visioni; ella mi ha parlato».

…..Il nome di Luther è ormai entrato nel patrimonio del linguaggio comune. Indicando fra le sue voci burbank come verbo transitivo, il Webster’s New International Dictionary ne fornisce la seguente definizione: «Incrociare o innestare (una pianta); di qui, in sensofigurato, migliorare (qualsiasi cosa, come un processo o un’istituzione) selezionando le caratteristiche buone ed escludendo quelle cattive o aggiungendo caratteristiche buone».


 

Il fascino di Burbank non lasciò indifferente neanche la grande artista Frida che per  lui fece un celebre quadro che sintetizza  la visione di Burbank rispetto al collegamento tra la vita dell’uomo e la vita delle piante.


Luther Burbank, nato a Lancaster, Massachusetts, il 7 Marzo 1849 e scomparso a Santa Rosa, California, l’ 11 Aprile 1926, malgrado la sua formazione elementare è stato un botanico, un orticoltore ed è considerato uno dei massimi pionieri della scienza agricola. Tredicesimo di quindici fratelli, sviluppò la sua passione nel giardino di famiglia.
Alla scomparsa del padre, il giovane Luther investì, poco più che ventenne, la sua parte di eredità acquistando un terreno. Nel 1871 sviluppò la patata che l’avrebbe reso celebre nel mondo,
la “Russet-Burbank Potato”. Nel 1875 vendette i diritti sulla “Russet-Burbank Potato” per 150 dollari e investì questa cifra per acquistare a Santa Rosa in California, un terreno di circa 15.000 mq.
Qui costruì la sua casa e le sue prime serre dove in cinquantacinque anni selezionò varietà di tutte le piante, tra cui: 10 ciliegie, 6 castagne, 113 prugne, 16 more (tra cui una varietà bianca: la “Iceberg white blackberry”), 26 tipi di verdure, quasi 100 piante ornamentali e 35 cultivar di “cactus fruttiferi”, fino ad  arrivare a quasi 800 piante. Tra le sue creazioni meritano particolare attenzione “la castagna del miracolo”,
una pianta di castagno che entrò in produzione quando aveva solo 3 (tre!) anni e “il ciliegio sorprendente”, una pianta di ciliegie che aveva innestate ben 160 varietà di ciliegie!

Il continuo ricercare nella natura lo condusse, è inevitabile, alla ricerca di qualcosa di più profondo, qualcosa che avrebbe dovuto fargli capire i meccanismi più sottili che regolano la natura. Negli ultimi anni della sua vita, malgrado la sua autodefinizione di ateo (specificò, poi, che era nel senso che non si riconosceva nelle “religioni” fatte dagli uomini), incontrò il Maestro indiano Paramahansa Yogananda. La conoscenza e il successivo praticare la via spirituale indicata dal Maestro Yogananda fu per Burbank illuminante, al punto che trovò le risposte che cercava e molto di più.

Luther Burbank, il mago dell’orticoltura disse “Il segreto per migliorare la riproduzione delle piante, a parte la conoscenza scientifica” “è l’amore”. Con questa affermazione rivela la semplicità e l’umiltà con cui fece le scoperte più straordinarie. Egli spiegò che, semplicemente parlando alle piante, creava per esse uno spazio sicuro e pieno d’affetto. Usando questo metodo poco ortodosso, riuscì ad ‘incoraggiare’ un cactus del deserto a perdere le spine. Confortava la pianta dicendole: “Non hai nulla da temere. Non hai bisogno di queste spine per difenderti. Ti proteggerò io”.
Sviluppando una profonda comunione con il regno vegetale, Burbank entrò in quel mondo per migliorare fiori, frutti e vegetali comuni eliminandone le caratteristiche indesiderate. Egli creò nuove varietà di prugne, ciliegie, gigli, rose, mele, pesche, mele cotogne, pescanoce, patate, pomodori, mais, asparagi ed altre piante

Oggi molti di noi, non sapendolo, apprezzano il lavoro di Luther Burbank: le succulente “prugne Santa Rosa”, le patatine fritte di Mc Donald (usano solamente “Russet-Burbank Potato”), le more di rovo senza  spine, le pesche nettarine o le splendide “rose Burbank” sono solo degli esempi.
Luther Burbank riposa sotto un cedro del Libano nel giardino della sua casa a Santa Rosa, divenuta nel  1960 un parco commemorativo..

A proposito del suo lavoro alla ricerca del cactus senza spine, Burbank scrisse che era stato: ”Il più elaborato, il più costoso, il più doloroso e difficile fisicamente parlando, e il più interessante degli esperimenti che ho mai fatto”. cactus.jpg
Leggendo il suo “The new agricultural-horticultural opuntias. Plant creations for arid region” del 1907,  si capiscono le ragioni che lo spinsero a creare alcune varietà di Opuntia senza spine. Per prima cosa pensò che poteva costruire un eccellente foraggio per i bovini e poi, visto che era una pianta che cresceva spontaneamente in zone desertiche, pensò che questa sua creazione avrebbe portato ad uno sfruttamento “agricolo” del deserto.

Le piante di cactus senza spine che Luther Burbank vendeva erano le pale delle diverse varietà che aveva selezionato: “Santa Rosa”, “Sonoma”, “California”, “Fresno”, “Chico”, “Monterey” e “Guayaquil”.

Spiegava come piantarle (non prima di averle fatte “appassire” bene in un luogo asciutto, caldo, ma non al  sole diretto), coltivarle (metterle a dimora praticamente in qualunque tipo di terreno; addirittura dice che  anche l’Alaska potrebbe andare bene, considerato che le sue piante sopportavano temperature di diverse decine di gradi sottozero) e chiedeva di riprodurle (spiegava che le sue piante, seppure giovani, emettevano un impressionante numero di nuove foglie; questo fu confermato da una relazione del Prof. M. E. Jaffa della
Università Statale che dichiarò che una pianta della varietà “Santa Rosa” nata da seme, in tre anni,  raggiunse le dimensioni di sei piedi per sette – circa 1,80×2,00 metri!).

A margine delle note colturali vengono anche elencate le diverse qualità delle piante e dei frutti, tra cui: le  foglie più giovani potevano essere bollite e gustate in cucina in preparazioni sia dolci che salate, mentre  quelle più grandi, riscaldate dal sole, potevano sostituire la borsa dell’acqua calda! Ottime le marmellate, le gelatine o gli sciroppi ottenuti dai frutti, giudicati più saporiti delle banane.

Il grande merito di  Burbank ,   è stato  quello di abbinare all’uso di   metodi scientifici, ispirati al pensiero Darwiniano,    alla sua capacità di  “comunicare” con le piante, usando la propria volontà al fine di  spingere le piante stesse verso un cambiamento. Quindi i suoi ibridi, a differenza di quelli “moderni” erano del tutto naturali perchè creati dalla “volontà” della natura, e non forzatamente con operazioni genetiche  per le quali non si conosce le effettive conseguenze.

 

fonte : http://www.erbatisana.it/laboratorio-di-erboristeria/luther-burbank/tutte-le-pagine

 

 

 

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LA FAVOLA DELLE FORMICHE

 

 

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FAVOLA DELLE FORMICHE

By Guglielmo Menegatti

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    Così come in ogni favola di buona fattura anche in questa (nostra) troverete un insegnamento morale, spunti per riflettere e sognare ma ovviamente non mancheranno quelle informazioni utili per scoprire le cose segrete….ma ora mettetevi comodi, rilassatevi perché partiremo subito e il viaggio sarà ricco di sorprese.  

     Tanti tanti anni fa, (e gli anni sono veramente tanti, più di 80 milioni) c’era un popolo molto progredito che dominava in modo incontrastato tutto il nostro pianeta.         

    Ciò che ai nostri giorni rimane di questo popolo grandioso sono quegli animaletti che tutti conoscono e  hanno nome: Formiche.   

    Quando il popolo delle Formiche era nel suo massimo splendore tutti gli altri esseri viventi del pianeta ne avevano un profondo rispetto ma anche una tale paura che al solo vedere una formica si nascondevano o scappavano a più non posso. Pensate che alcuni animali per avere maggior riuscita o prestigio facevano proprio di tutto per imitarle. (Mirmecomorfismo)   

    In verità le Formiche non furono il primo popolo evoluto a dominare la Terra perché prima di loro ci furono gli Imenotteri (Hymenoptera) che poi generarono le Api e le Vespe (Vespoidea) e dalle Vespe nacquero appunto le Formiche, questa però è un’altra storia della quale (forse) vi diremo in futuro.  

     Le Formiche ebbero uno sviluppo graduale ma inarrestabile; il loro successo fu fondamentalmente determinato dalla capacità di trasformare le continue scoperte dei loro scienziati e inventori in dispositivi efficienti e immediatamente utilizzabili ; ad esempio nell’agricoltura erano così abili che tutti avevano cibo. Cibo che non solo era abbondante ma anche buono e con la capacità di curare le malattie.  

    Spiegare anche in sintesi la loro biotecnologia è per noi molto difficile non solo perché è di una complessità inaudita ma anche per il fatto che (purtroppo) ai nostri giorni rimangono pochissime tracce della fastosità dei loro progetti.  

    Per avere un’idea (ma molto riduttiva) di come operavano si pensi che qualsiasi cosa generata dalla loro agricoltura era il risultato della simbiosi di moltissimi elementi, insomma non solo il prodotto era biologicamente puro ma l’ambiente rimaneva incontaminato.


I loro funghi (giusto per citare una cosa a caso) oltre ad un altissimo potere nutrizionale e calorico erano coltivati in un ambiente chiuso e controllato dove gli addetti alla produzione non erano esclusivamente Formiche (Atta) ma anche diverse razze di animali modificati geneticamente, pensate che impiegavano come guardie addirittura delle enormi lucertole squamate. (Amphisbaena alba).  

 

    La scoperta scientifica più importante delle formiche e che certamente è stata fondamentale per la creazione del loro impero è quella relativa alla produzione di energia. Le Formiche infatti sapevano come produrre energia elettrica e calore dalla forza di Gravità.  

    Quel che rimane ai nostri giorni di questa tecnologia è soltanto il nome del suo inventore. Il nome che ci è pervenuto potrebbe però essere alterato oppure tradotto da un’altra lingua mentre un’informazione che riteniamo più sicura è il luogo dove lo scienziato morì. Questo luogo è una baia che (guarda caso) porta lo stesso nome dell’isola dove trapassò il fantomatico re Artù, insomma perdonateci la carenza d’informazioni ma si tratta di notizie che risalgono a milioni e milioni di anni fa.  

    “Tommaso inviato nel villaggio marrone” ecco.. ora sapete…. questo potrebbe essere lo stranissimo nome dell’inventore che cambiò la storia delle Formiche.   

    All’epoca dell’invenzione di Tommaso si sapeva già che la Gravità non attirava ma era invece una forza che spingeva però nessuno era riuscito a imbrigliare o direzionare questa forza. 


Tommaso, forse in modo casuale, scoprì che i cristalli di silicio erano in grado di alterare la gravità e quindi creare un gradiente di pressione differenziato nel recipiente che li conteneva. 


Il suo primo esperimento consisteva in un semplice tubo riempito con della sabbia di mare e acqua comune; immergendo due elettrodi fatti d’identico materiale uno sulla sommità del tubo e l’altro alla sua base Tommaso si accorse che si manifestava una tensione elettrica.     

     

    La tensione era proporzionale all’inclinazione del tubo, in altre parole se il tubo era orizzontale non si misurava alcuna tensione mentre ruotando il tubo di 180° la tensione s’invertiva rispetto ai terminali dello strumento di misura.  

    L’energia prodotta in questo modo era piuttosto debole ma il dado era tratto e non passò molto tempo perché altri inventori svilupparono sullo stesso principio metodi a rendimento più elevato; uno di questi metodi che poi ritroviamo anche nell’antico Egitto e nella cultura Sumera consisteva nel sistemare pietre a base di silicio ma con orientamento cristallino differenziato in modo da creare un wafer con gli strati disposti verticalmente.  


La quantità di energia prodotta migliorava notevolmente aggiungendo dei corpi pesanti sulla sommità degli strati infatti perché in questo modo si otteneva un maggiore differenziale riferito alla terra.    

Gli strati di pietra non richiedevano alcun liquido per funzionare ma necessitavano di una polarizzazione ad alta tensione, questa tensione di polarizzazione era prodotta da pile elettrochimiche poi resa intermittente con colossali termostati e infine elevata ai valori richiesti tramite macchine a induzione (trasformatori).     

  

    Dovete sapere che dopo Tommaso ci fu un altro importante inventore delle Formiche (ma del quale si è perso ogni riferimento) che si accorse che di fatto le pietre non erano necessarie e quindi per produrre energia elettrica era sufficiente il gradiente di pressione naturale.  

    Quest’ultima invenzione relegò i wafer di pietra al più modesto impiego domestico o locale mentre per le grandi potenze si costruirono apposite centrali che erano prevalentemente localizzate nei mari o nei grandi laghi. 
Il gradiente che è presente in tutti i liquidi sottoposti alla forza di gravità diventava utilizzabile con profitto quando la distanza fra il terminale superiore e quello inferiore era elevata, la realizzazione del progetto nel suo principio generale era quindi semplicissima infatti era sufficiente porre una piastra di metallo conduttore nella profondità del mare e un’altra in superficie. 

Ovviamente il fatto che il principio teorico fosse semplice non implicava che la realizzazione pratica fosse altrettanto semplice e quindi le Formiche dovettero mettere tutto il loro impegno per costruire queste centrali e tutti i dispositivi necessari per il controllo e la regolazione della potenza; se poi si tiene in conto che gli elettrodi erano in oro si può comprendere la difficoltà. 

 

    Queste centrali sottomarine richiedevano sorveglianza e una manutenzione continua (e accurata) e fu a causa di questo problema che le formiche furono indotte a costruire delle città sommerse e ad imparare come muoversie come vivere nelle profondità e nelle correnti impetuose

 

    La capacità di produrre energia in modo razionale portò in brevissimo tempo le Formiche ad avere un notevole benessere individuale e il potere assoluto su tutti gli esseri viventi della Terra ma la popolazione era così aumentata da rendere necessaria la creazione di una nuova politica per la gestione.   

    Fu creato così un governo centrale che aveva un potere decisionale assoluto e con l’intento principale di ottimizzare la produzione dei beni e la distribuzione delle risorse.  

    La nuova politica richiedeva ovviamente anche l’aumento in quantità delle specializzazioni individuali in modo da disporre di esperti specifici così da ottenere il massimo dell’efficacia e dell’efficienza.  

    Nacquero così le “categorie” sociali e il risultato fu che i medici erano veri medici, gli ingegneri non sbagliavano i calcoli e insomma ciascuno faceva il proprio lavoro nel modo migliore.   

    Per alcuni anni (non molti però) tutto funzionò al meglio ma poi, piano piano le specializzazioni divennero caste e le caste crearono di fatto una divisione sociale con il risultato che nessuno più contribuiva alla risoluzione dei problemi comuni e ciascuno pensava solo a se stesso.

Alcuni fra gli intellettuali e gli artisti avevano individuato il problema nascente ma nessuno riusciva a trovava il coraggio per creare un gruppo operativo o per redigere e pubblicare un documento comune o per organizzare manifestazioni pubbliche.   

    Un giorno però accadde che un professore di scuola, che tutti chiamavano il “Matto”, frustrato per la situazione, decise di chiedere udienza direttamente al primo ministro che poi era anche l’imperatore unico delle Formiche. 


Nella documento di richiesta per l’udienza il Matto dichiarava che il popolo correva un pericolo gravissimo e che se non s’interveniva rapidamente tutto l’impero sarebbe crollato.

Il primo ministro accettò d’incontrare il professore ma pretese che l’incontro fosse pubblico e con la presenza di tutti i media più importanti e qui nel seguito vi riporteremo la cronaca (in sintesi) di quello che si disse in quello storico incontro.  

     Il primo ministro inizio per primo:  

    << Il nostro impero funziona a meraviglia, tutti hanno cibo, una casa e l’accesso all’istruzione, le nostre leggi sono giuste e comunque quotidianamente facciamo ogni sforzo per migliorare ogni cosa.
Devo dire però che da un po’ di anni ci sono lamentele da parte di alcuni individui che oltre ad essere degli impostori e denigratori del nostro lavoro sono incapaci di proporre suggerimenti o comunque cose di rilevanza.  

    Oggi abbiamo qui un professore di scuola e per mio desiderio tutto è stato organizzato in modo che il mondo possa verificare e valutare l’attendibilità delle contestazioni, contestazioni che io in verità considero assolutamente inutili, reazionarie e violente.>>   

    Tutta l’attenzione ora era sul “matto” il quale piuttosto imbarazzato cercava le parole per iniziare e finalmente dopo essersi grattato più volte la testa con quattro zampe esordì così:   

     << Quello che ora vi dirò si basa su un semplice postulato, postulato che è dimostrato più volte in natura… vi farò un esempio pratico: le cellule Staminali incominciano a morire nell’istante in cui perdono la loro proprietà generica per trasformarsi in un organo specializzato. 
La specializzazione che noi Formiche cerchiamo con tanto vigore è in realtà un suicidio, un suicidio non solo fisico e reale ma anche psicologico.
La specializzazione inoltre comporta delle importanti mutazioni biologiche che tendono a trasformare il nostro fisico in un semplice strumento attuativo >>      

   Il primo ministro con fare disponibile e gentile domandò:


<< Tu vuoi dire che un giorno i nostri medici nasceranno già dotati di uno stetoscopio fatto di pelle e ossa che spunterà direttamente dalle orecchie?>>
   

   Tutti i presenti scoppiarono a ridere e la vicenda stava prendendo una brutta piega per il nostro professore il quale però senza perdersi d’animo disse:   

   << Ben di peggio… ben di peggio succederà… un giorno tutti diventeranno macchine e le nostre donne non partoriranno più i loro figli ma tutti i figli saranno generati da una sola donna e in un solo luogo….>>   

   << Mamma mia>> replicò il ministro che poi aggiunse: << E allora le nostre donne che faranno?>>   

   Il professore replicò subito:


<< Le nostre donne diventeranno schiave di una funzione sociale, non conosco quale sarà questa funzione ma i dati in mio possesso dicono che è in atto una trasformazione fisiologica che altera il loro ciclo periodico e i maschi invece, in questi ultimi anni, hanno dimezzato la capacità di procreare.>>
   

   Il primo ministro ridendo disse: 

   << Ma queste sono solo pure sciocchezze, comunque quale sarebbe la soluzione che lei propone.>> 


Il professore rispose così:   

   << La soluzione è molto semplice ma deve essere realizzata subito e senza ulteriori indugi e consiste nell’abolire la scuola e verificare periodicamente lo stato di specializzazione.>>   

   Tutti si scoppiarono nuovamente a ridere e si arrestarono solo quando il primo ministro alzò due zampe in segno di fare silenzio. Il primo ministro poi domandò in modo ironico:


<< Caro professore la scuola è una conquista ed è l’unico modo per diffondere la cultura ma forse non ho capito… che cosa intende per “abolire la scuola”.>>
   

   << La scuola così come è concepita è il primo strumento che porta forzatamente ad una specializzazione e quindi alla distruzione individuale e sociale.
La scuola deve fornire solo ed esclusivamente un insegnamento basilare ridotto al minimo possibile come ad esempio leggere, scrivere e i rudimenti della matematica mentre in modo più approfondito deve far capire l’importanza dell’amore e del rispetto per i propri simili, delle idee e di tutta la natura che ci circonda.
La scuola inoltre deve essere uno spazio libero e aperto a tutti indipendentemente dall’età e disporre di tutto quanto serve per conoscere, comprendere e sperimentare.
Veda signor ministro io ho insegnato per anni e posso dirle con certezza che chi ama la conoscenza s’informa in modo autonomo, fa le sue ricerche e pone domande a se stesso e a chi capita, invece chi non vuole non imparerà nemmeno se ha 100 insegnanti che lo seguono passo passo per tutta la vita.
La scuola poi non deve rilasciare diplomi di nessun tipo e per esercitare una qualsiasi professione invece si deve possedere una patente, patente rinnovabile con periodicità prestabilita previo il superamento di esami teorici e pratici.
Si guardi intorno e vedrà che i farmacisti hanno figli farmacisti, lo stesso per avvocati, e per molte altre professioni prodotte da un titolo scolastico, insomma la scuola produce le caste che poi si auto sostengono socialmente e diventano così come un popolo straniero che in più usa un linguaggio che solo i nativi possono comprendere.
Primo ministro mi consenta di aggiungere che tanto maggiore è il potere della casta tanto maggiore è la corruzione che essa diffonde e tanto minore è l’efficienza professionale inerente la specializzazione dichiarata…. la prego mi consenta ancora una cosa, due sole parole che riassumo con una definizione: “Proporzionalmente alla diffusione della scolarizzazione è in aumento l’imbecillità di un popolo. >>
   

    Il primo ministro invitò il pubblico a votare con alzata di testa dicendo:

     << Avete ascoltato questo pazzo e ora vi chiedo di giudicarlo; ditemi se anche voi pensate come io penso e cioè che lo si deve condannare a morte per eresia e ribellione.>>   

    Tutti i presenti, nessuno escluso, alzarono la testa e in pochi secondi il povero professore fu circondato dalle guardie che lo uccisero facendolo a pezzi.
Dovete sapere che al tempo delle Formiche ma anche ai nostri giorni il processo è tanto più breve tanto quanto la società è organizzata, in altre parole si spara o si passa ai fatti senza fare troppe domande all’imputato.
   

    Come finisce la storia delle Formiche lo sappiamo tutti perché da milioni di anni non hanno fatto più alcun progresso, e come previsto dal professore “matto” i soldati nascono già soldati con le armi incorporate e tutti gli altri individui ricevono automaticamente dalla natura tutto quanto serve per svolgere il loro incarico.
Pensate che anche la capacità di comunicare con i suoni (Stridulazione) che distingueva singolarmente le Formiche è stata sostituita dai traccianti aromatici che sono identici per tutto un gruppo. 
Insomma le Formiche da una grande società si sono trasformate in macchine che si auto mantengono e che hanno il solo scopo di mangiare per poi riprodursi; comunque ciò che hanno perso d’importante e che di fatto le ha trasformate in animali è la “solidarietà umana” e così  quando una Formica cade nessuno la soccorre.
   

    L’organizzazione specialistica che è stata una disgrazia per le Formiche fu invece per alcuni animali, fra i quali l’uomo, una gradita liberazione.
Quando l’impero delle Formiche si disgregò rimasero in tutto il mondo i singoli formicai socialmente e geograficamente disconnessi e in continua guerra per la sopravvivenza mentre gli animali che erano stati allevati lontani dai formicai o nelle grotte piano piano tornarono alla libertà.
    
Il ritorno alla normalità però non fu cosa facile per tutti gli animali perché le Formiche li avevano modificati geneticamente e adattati per svolgere solo certe funzioni.    

 

   Per l’uomo oltre ad un gran mal di piedi e alle scottature solari c’era il problema del freddo e dell’estrema fragilità della sua pelle ma non dimentichiamo che aveva perso anche ogni capacità di cacciare o procurarsi del cibo.
La provvidenza però volle che in molti luoghi gli uomini condividessero la comunità insieme ai maiali ed ad uno strano animaletto che si può definire artificiale, questo animale che si chiama Heterocephalus probabilmente fu il risultato di esperimenti di cui oggi s’ignora lo scopo. I maiali invece furono modificati nella loro biologia con le stesse tecniche usate sull’uomo per cui la somiglianza uomo maiale non è proprio casuale come qualche esperto dei nostri giorni dichiara.          

    Anche sull’uomo furono tentati ogni sorta d’esperimenti e il risultato lo ritroviamo nelle antiche leggende che parlano di mostri, in molti reperti archeologici e nelle malformazioni fisiche che si sono protratte nel tempo e ancora presenti ai giorni nostri.  

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    Gli esseri umani (non tutti però solo quelli di pelle bianca) erano tenuti in vita (come i maiali) per le carni tenere ma in particolare erano considerati preziosi per i loro capelli e per la barba perché dovete sapere che i capelli sono molto sensibili all’umidità e si allungano o si accorciano in funzione appunto della quantità d’acqua presente nell’aria: le Formiche che conoscevano bene questa proprietà dei capelli li usavano in moltissime applicazioni come ad esempio macchine per prelevare l’acqua dai fiumi o per fare strumenti da guerra, ecc. 


Gli uomini comunque erano utili anche per la loro urina che era usata per fare proprio di tutto e la melaninafornita in particolare dagli umani di pelle nera.
   

    Come si diceva fu proprio la provvidenza a salvare gli uomini infatti la prima tre cose che fecero appena liberi furono queste:
1) Arrostirono alcuni maiali che dalla fame divorarono all’istante e gli altri li usarono per creare allevamenti
2) Proibirono a tutti gli uomini e nel modo più assoluto di indagare e studiare anatomia e comunque le funzioni del corpo umano.
3) Proibirono a chi non aveva gli attributi di studiare o frequentare scuole  

    Nella dura prigionia delle Formiche gli uomini avevano così sofferto che anche ai nostri giorni qualcuno ha così paura delle formiche da farne una malattia.  

    …..Continua……

  

    Bene, se questa favola vi è piaciuta, gentilmente diffondete, divulgate, condividete, ecc. Grazie

 

Riferimenti utili:
http://www.oocities.org/tetramorium/Indice.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Formicidae

Storie di alberi … parte tre

Nei due articoli precedenti abbiamo raccontato  due aneddoti riguardanti  il rapporto tra elementi vegetali ed  una persona che possiamo definire fuori del normale. La sensibilità particolare e l’energia interiore  di Jone Chicchiarello ha reso possibile una comunicazione tra due mondi diversi. Il mondo della consapevolezza umana e quello della consapevolezza vegetale. Questa volta Jone ci racconta un fatto molto diverso, ma anche questo particolarmente intrigante.

” Quando ho raccontato questi due aneddoti anomali   riguardanti il mio rapporto con il mondo vegetale,  mi  sono riaffiorate alla mente altri accadimenti che oserei  dire quantomeno strani, alle quali ho dato molta importanza, ma che non ho mai condiviso con altri  per la loro  strana particolarità. Questi fatti, come molti altri sono poi  finiti  nel dimenticatoio.

Per prima cosa vorrei  esporre un  fenomeno visivo che ho discusso con varie persone, ma per  il quale, secondo me, nessuno è riuscito a dare una spiegazione soddisfacente che avesse un po di logica e che potesse dare una motivazione alla stranezza. 

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La montagna che si trova di fronte casa mia, dal versante nord offre una vegetazione lussureggiante; sulle sue pendici moreniche, tutte in bella vista, crescono in prevalenza carpini e conifere, oltre ad essere considerata dagli esperti un giardino botanico, è un area  unica in Europa per la presenza di  qualche varietà di fiori e funghi.   Alcuni anni fa,  otto o al massimo  dieci se non vado errato, moltissime piante  si sono essiccate in breve tempo senza una evidente ragione; una quantità elevata per non dire enorme, ma quello che è stato più strano è che le piante essiccate formavano  una geometria da capogiro. Era un capolavoro geometrico, le piante  erano disposte a forma di  X, con angoli perfettamente a 90°;il tutto  dava l’idea di essere stato fatto con la squadra ed il righello. La cosa più sorprendente però era che gli alberi rinsecchiti formavano   tre file  parallele che andavano da sinistra verso destra e due da destra verso sinistra.  Ho calcolato che la loro lunghezza, visto che la distanza da casa mia è circa 1 km e mezzo , era di oltre 100 metri, e che tra una fila e l’altra c’erano più di venti metri. Gli alberi si trovavano ad una  quota di  600 ai 750 metri.  Purtroppo non ho una foto rappresentativa e così ho fatto uno schizzo  di come appariva l’effetto visto dall’alto:

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 Ammirare quella stranezza da casa mia lasciava  a bocca aperta, sembrava  un marchio marrone che risaltava in mezzo al verde, un ricamo fatto con estrema perfezione, le X così erano due, una marrone e una verde smeraldo all’interno.    Quando avvengono di questi  fenomeni non serve  interpellare “cervelloni”, perché è assurdo pretendere risposte che non si possono dare. Dal mio punto di visto sono più propenso a credere che sia l’effetto di una fonte di energia molto potente che arriva dallo spazio.

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Che sia positiva o negativa non saprei proprio dire, ma di sicuro è arrivata tagliente e sottile come una enorme scure dall’etere,  e gli alberi che si sono trovati nella sua traiettoria non hanno retto all’impatto.   Questo per me sta a dimostrare la vita e la potenza, e mi pongo una domanda: che ci sia stata sofferenza?  Ora, lascio a voi  le vostre considerazioni “.

 

ENERGIA DEGLI ALBERI

Dal libro Tao yoga. Chi Nei Tsang. Terapie del massaggio Chi per gli organi interni.

Di Mantak Chia, Maneewan Chiatao

 

 

Raccogliere l’Energia degli alberi

Le qualità curativi degli alberi

I maestri Taoisti osservano che gli alberi sono delle piante oltremodo potenti. Non solo possono  assorbire l’anidride carbonica e trasformarla in ossigeno, ma possono assorbire anche le forze negative e trasformarle in positive. Gli alberi sono profondamente radicati nella Terra e più le loro radici sono profonde più in alto si levano possenti verso il Cielo. Gli alberi quindi assorbono l’Energia della Terra e la Forza Universale del Cielo.

Gli alberi e tutte le altre piante possiedono la capacità di assorbire la luce delle energie e di trasformarla in nutrimento; infatti, gran parte del loro fabbisogno nutritivo dipende dalla luce, mentre l’acqua e i Sali minerali ne costituiscono soltanto il 30%, Gli alberi possono vivere a lungo.

RADICI

Gli alberi come guaritori e amici

Gli alberi sono le piante più grandi e più avanzate spiritualmente della Terra. Essi stanno continuamente in meditazione e l’energia sottile costituisce il loro linguaggio naturale. Quando la vostra capacità di comprendere tale linguaggio aumenta, potete iniziare ad avere relazioni con loro. Essi possono aiutare ad aprire i vostri canali energetici e a coltivare la calma, la presenza e la vitalità. A vostra volta potete aiutarli ad eliminare i loro blocchi e le parti devitalizzate. E’ una benefica relazione reciproca che merita di essere coltivata.

Scegliere un albero con cui operare

Nel corso della storia gli esseri umani hanno usato tutte le parti dell’albero per produrre medicine con cui curarsi. A tal scopo gli alberi miglior sono quelli grandi, soprattutto i pini. Questi irradiano la Chi, nutrono il sangue, rafforzano il sistema nervoso e contribuiscono ad assicurare la longevità. Allo stesso tempo nutrono l’anima e lo spirito. I pino sono gli “alberi immortali” e la poesia e la pittura cinesi antiche sono piene di attestati di ammirazione per loro.

Sebbene i pini siano spesso la scelta migliore, possono essere usate molti altri tipi di alberi o piante. Quelli più grandi contengono il massimo dell’energia e i migliori sono quelli che sitrovano vicino ai corsi d’acqua. Alcuni di loro sono più caldi o più bollenti di altri, alcuni più freschi o più freddi e soltanto la pratica consente di distinguere le diverse proprietà delle varie specie.

  1. cipressi ei cedri abbassano la temperatura e nutrono l’energia Yin.
  2. I salici aiutano a combattere i venti secchi ad eliminare dal corpo l’eccesso di umidità, a ridurre la pressione sanguigna e a rafforzare il tratto urinario e la vescica.
  3. gli olmi calmano la mente e rafforzano lo stomaco.
  4. gli aceri combattono i venti secchi ed aiutano a ridurre il dolore
  5. i carrubi aiutano ad eliminare il calore interno e a bilanciare le condizioni del cuore
  6. Gli alberi di banyan (fichi bengalesi) purificano il cuore ed aiutano ad eliminare l’umidità corporea.
  7. i cinnamoni possono eliminare il freddo dal cuore e dallo stomaco
  8. Gli abeti aiutano a far assorbire le contusioni a ridurre la sudorazione e fanno guarire prima le fratture ossee.
  9. i biancospini aiutano la digestione, rafforzano l’intestino e combattono la pressione bassa.
  10. Le  Betulle abbassano la temperatura corporea, eliminano l’umidità corporea e aiutano a disintossicare l’organismo.
  11. I pruni nutrono, la milza. Lo stomaco, il pancreas e calmano la mente.
  12. 12.i fichi eliminano  l’eccesso di calore corporeo incrementando la salivazione, nutrono la milza e aiutano a curare la diarrea.
  13. i ginco aiutano a rafforzare la vescica e ad alleviare i problemi urinari nelle donne.

Non c’è bisogno di inoltrarsi in una foresta per trovare l’albero giusto con cui lavorare.

Gli alberi che sono abituati ad avere gente intorno comprendono la nostra energia e sono in realtà più accessibili e disponibili di quelli che si trovano nelle zone più selvagge. I parchi cittadini e i cortili suburbani  sono pieni di alberi potenti ed accessibili che amerebbero avere rapporti più stretti con gli esseri umani che dominano il loro ambiente.

Esistono certe dimensioni che rendono gli alberi più accessibili agli esseri umani.

Quando un albero è troppo piccolo, non possiede abbastanza energia per agire segnatamente su di voi. Quando è troppo piccolo non possiede abbastanza energia per agire segnatamente su di voi. Quando è troppo piccolo, non possiede abbastanza energia per agire segnatamente  su di voi. Quando è troppo grande si verifica il problema opposto, e quindi è necessario insistere per ottenere che si interessi di voi. Come fonte di energia curativa è necessario insistere per ottenere che si interessi a voi. Come fonte  di energia curativa è pertanto meglio scegliere un albero grande e robusto di taglia media, per una interazione piacevole uno di taglia piccola. Sebbene non sia necessario arrampicarsi su un albero per iniziare una relazione, tuttavia ciò fa scoprire un mondo completamente  nuovo. Arrampicatevi  facendo attenzione di non procurare danni all’albero.

Stabilire una comunione con un albero

Ci sono metodi precisi per avvicinare, interagire, ritirarsi ed abbandonare un albero. Seguendo una progressione specifica potete creare un rito di comunione silenziosa che può essere capito da voi e dall’albero, per aumentare il potenziale di una interazione armoniosa. Tale progressione è il frutto dell’osservazione del corso naturale degli eventi nella comunione dell’energia sottile e si può applicare a qualsiasi cosa: alberi, rocce, esseri umani o animali, sebbene quanto segue è stato concepito specificatamente per gli alberi.

Prima di tutto, ogni albero, al pari di ogni persona, possiede una personalità, dei desideri e una vita propri. Gli alberi differiscono assai per quanto riguarda i propri gusti nei contatti umani. Alcuni sono molto generosi e desiderosi di fornire tutta l’energia che potete prendere. Altri sono deboli o malati e hanno bisogno del conforto della vostra energia curativa. Alcuni sono delle anime amiche che godono della compagnia umana. Altri ancora sono alquanto indifferenti . Potete imparare a crescere lavorando con tutti loro. Cercate di essere rispettosi e aperti, piuttosto che pressarli per piegarli ai vostri scopi. In questa maniera vi forniranno qualcosa di più di un’altra fonte di Chi: amicizia, un’espressione gioiosa e amore.

Gli alberi operano su una scala temporale più lunga di quella degli esseri umani. Si può superare questa differenza, tornando e ritornando dallo stesso albero, fino a quando la relazione non nasce. Visitatelo regolarmente in modo tale che l’albero sappia quando deve aspettarvi e possa aspettare con ansia di vedervi. Potreste avere la netta impressione che l’albero senta davvero la vostra mancanza, quando ne state lontani per un tempo più lungo del solito.

La comunione spirituale con gli alberi ricorda il fare l’amore più di qualsiasi altra attività umana e, di conseguenza , ci dovrebbe sempre essere della sensualità e della tenerezza. Non dovete tenere sempre la situazione sotto controllo, concedetevi del tempo per rilassarvi e per fondervi in tale comunione. Lasciate che sia l’albero a guidarvi nelle meraviglie della sua vita interiore. Lavorare  con un albero in tal caso può aiutare a mitigare la frustrazione sessuale..

Alcune immagini dal libro sui metodi di  lavoro sugli alberi :

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storie di alberi… parte due

Ci sono persone dotate di  particolare sensibilità  in grado di percepire cose inaccessibili ai più. Queste persone sono dotate di un sesto senso che li mette in grado di rapportarsi con energie e consapevolezze diverse e le esperienze che ne ricevono sono a volte sconcertanti. Alcune di queste persone  riescono a gestire la loro abilità e grazie alle loro esperienze e capacità  vengono riconosciute dalla società come persone speciali: medium, stregoni  o veggenti. In altri casi queste esperienze possono essere talmente scioccanti da  far destabilizzare chi le subisce.   Per questa ragione chi è in grado di interagire con queste energie deve  necessariamente essere dotati  di  una grande  forza e stabilità interiore per poterle reggere.

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Lo scrittore Jone Chioccarello è una di queste persone speciali, che proprio a causa delle sue  capacità  si è trovato spesso testimone  involontario di comunicazioni particolari, quasi fosse una calamita che attrae situazioni bizzarre.

Alcune di queste sue avventure autobiografiche ci hanno spaventato, commosso o divertito nel libro “Un sentiero verso l’ignoto”. I suoi racconti a volte sconvolgenti ed agghiaccianti sono sempre  vissuti con una serenità e una pace interiore, che forse è il  segreto che gli permette di   non  perdere la propria lucidità ed equilibrio mentale di fronte a  situazioni destabilizzante. Dopo averci deliziato con l’aneddoto del faggeto (che possiamo leggere qui) torna con un’altra toccante storia dedicata sulla natura che ci dovrebbe far riflettere :

“...voglio raccontare un altro episodio che mi è successo alcuni anni dopo, questa volta  non con alberi enormi, ma con alberelli da appartamento, un ficus beniamino e una pianta di limoni. Un fatto anomalo che anche se non a livello del precedente è comunque interessante.

Non so come dire  ma a volte mi sento come il “prezzemolo”,   che cresce in maniera incontrollata e a volte è anche infestante; sembra che io arrivi di proposito dove ci sono delle anomalie. Mi sembra di essere un mezzo per condividere forse con altri,  molti fenomeni inspiegabili e probabilmente anche irripetibili.

Un sabato sera mi sono recato a casa di un mio dipendente per prendere accordi e definire alcune modalità per il lavoro che dovevamo riprendere il lunedì mattina.    Suono il campanello e mi viene ad aprire la moglie. A malincuore ho visto che il suo viso portava i segni di freschissime percosse. Ho domandato cosa fosse successo, lei scuotendo la testa e asciugandosi le lacrime “ stavo preparando la cena, e dieci minuti fa, lui con tono imperativo mi ha imposto di andare  dal tabaccaio a comperagli le sigarette. Gli ho fatto notare che stavo a cuocendogli la cena, mi sono arrivati in faccia due ceffoni così sonori che ho ancora un orecchio che mi brucia e mi fischia, comunque siedi che dovrebbe arrivare a momenti”.   

Mi sono accomodato in una comoda e soffice poltrona che aveva il ficus dal lato sinistro e l’alberello di limoni a destra.   Dopo pochi secondi mi sono sentito accarezzare dietro al braccio sinistro. Era estate e indossavo una maglietta senza maniche,  ho fatto un leggero sussulto pensando ad un insetto, ma come mi sono girato ho visto che il ficus “benjamin” aveva le foglie dal mio lato che tremolavano tutte come ci fosse una leggera brezza.

ficusMi sembrava una cosa stranissima, ho avuto per un attimo la sensazione che volesse parlarmi e che chiedesse protezione.  A questo punto ritengo doveroso fare un quadretto di Carlo (il mio dipendente):  appena trent’anni, disintossicato da poco dall’alcool dopo un gravissimo coma etilico, un tipo egoista che molto spesso lasciava trasparire dai suoi atteggiamenti e  discorsi parecchia cattiveria e a volte anche crudeltà. Una cosa che  non mi piaceva perchè sembrava odiasse il mondo intero.

Non so se la cosa fosse da imputare all’abuso di alcool oppure il suo carattere così negativo fosse dovuto a un difetto nel DNA, comunque sta di fatto che nutriva ammirazione solo per sua madre e penso che questo possa bastare.

Ho chiamato sua moglie e le ho fatto notare il fenomeno, lo stupore l’ha assalita immediatamente confermando lei stessa che si trattava di una stranezza. In quel momento abbiamo udito Carlo chiudere  il basculante del garage e aprire il portoncino che dava nella tromba delle scale. Come ha iniziato a salire i gradini è iniziato il vero spettacolo.   Al rumore dei passi, i due alberelli hanno incominciato a vibrare, le foglie agitandosi sembravano  indirizzarsi  verso di me come attirate de un aspirapolvere, quella scena mi ha fatto stringere il cuore e ho passato le mie mani dentro ai loro ramoscelli accarezzando quella paura. Anna si è portata le mani alle guance sussurrando “non è possibile che la cattiveria di quello zoticone possa far paura anche a loro. Intanto i passi di Carlo si avvicinavano, quattro rampe di scale e un lungo corridoio condominiale, sono stati sufficienti per intuire una situazione tutt’altro che positiva. Anna ha incrociato le labbra con un dito in segno di silenzio eclissandosi in cucina e chiudendo la porta, ho dato uno sguardo alle piante e mi sentivo avvolto dal loro terrore e nello stesso istante Carlo ha infilato la chiave nella serratura. Quello è stato un attimo intenso, mi è sembrato che la stanza si fosse svuotata, come se fossero spariti i rumori e anche la forza di gravità, è durato un istante fino all’apertura della porta, e in quel frangente gli alberelli si sono bloccati.

Dopo averlo salutato l’ho subito aggredito con una domanda a bruciapelo “cosa fai a questi poveri alberelli che li trovo malconci?”  E lui con tono sprezzante “ppfff questi quattro stecchi sono il mio divertimento, scotto loro le foglie con l’accendino, spengo le sigarette sulla loro corteccia, trapasso loro le foglie  con un filo per  unirne  alcune  e ci appendo piccoli pesi, e poi guarda “….       Ha tirato fuori da dietro la poltrona una batteria da 12 volt,“ con questa?!, pianto due ferri nella terra, abbevero per bene e poi attacco i cavi, dovresti vedere che bello, se ci sono dei lombrichi escono in superficie.   Che dire?!  Mente contorta, atteggiamenti sadici e violenti con tutti o cos’altro?

Fattostà che anche la due povere pianticelle erano terrorizzate dal suo comportamento carico di cattiveria e me l’hanno dimostrato abbondantemente.

Qua si potrebbe rimanere a fare commenti forse inutile e anche infinite deduzioni per molto tempo, io mi fermo a raccontare l’essenziale di un episodio che merita moltissima attenzione.  Mi auguro che quanto scritto sopra serva per far riflettere almeno qualcuno, ricordando e sottolineando che dove c’è vita c’è energia, e si può sempre attingere qualche insegnamento.

Storie di Alberi e… magia…

Chi ha visto Avatar è rimasto sicuramente affascinato dall idea di un mondo in cui gli alberi comunicano tra di loro e interagiscono con le persone.

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Forse la realtà  qui sulla terra non è così distante da quel mondo di fantasia; negli anni  numerosi studi   hanno dimostrato che le piante sono esseri sensibili  in grado di comunicare.

Qualche anno fa di Guillermo Murphy e Susan Dudley (http://www.amjbot.org/content/96/11/1990.full.pdf)   hanno dimostrato che i vegetali sono organismi sociali, che possono perfino mostrare comportamenti altruistici tra di loro.

Clinton Francis del National Science Foundation (NSF) National Evolutionary Synthesis Center,  ha provato che gli alberi sono sensibili ai rumori elevati che  possono influire negativamente  sulla loro crescita  con conseguenze che perdurano per decenni anche quando la fonte del rumore è scomparsa.

Stefano Mancuso, responsabile del LINV, assieme ai ricercatori dell’University of Western Australia Monica Gagliano, Michael Renton e Martial Depczynski hanno dimostrato che le piante sono in grado di apprendere e di conservare memoria delle informazioni e che le piante sono inoltre  capaci di percepire il pericolo e di sapere esattamente cosa “fare” per evitare i predatori.

Uno dei fenomeni più affascinanti legato al mondo vegetale,  e forse anche  il più sorprendente, è poi la loro capacità di cantare e comporre musica. Questa capacità è stata sondata e studiata dai ricercatori della  Federazione di Damanhur.

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Vi sono anche alberi che sembrano in grado di spostarsi come  le walking palm tree (Socratea exorrhiza) che si trovano in america latina.

Insomma il mondo vegetale è molto più sensibile e vivo di quello che siamo abituati a credere.

Noi esseri umani viviamo in simbiosi con il mondo vegetale per ottenere l’ossigeno che è necessario alla nostra  sopravvivenza, ma l’influenza che le piante hanno sul nostro benessere, è forse a livello più profondo. In un libro pubblicato recentemente, “Blinded by Science” (www.blindedbyscience.co.uk) l’autore Matthew Silverstone, prova scientificamente che gli alberi migliorano molti aspetti della nostra salute come: malattie mentali, disturbo di deficit di attenzione e iperattività (ADHD), livelli di concentrazione, tempi di reazione, depressione e diminuzione di emicrania.  Quindi  la scienza  ci conferma che “abbracciare” gli alberi ha un  effetto positivo  sulla nostra salute.

abbraccio

 

 

L’uomo ha sempre percepito che  il mondo vegetale è molto più  vivo ed  interconnesso al  nostro di quello che appare a prima vista, così  gli alberi hanno da sempre  ispirato  miti e leggende. Lo scrittore e botanico francese  Jacque Brosse  nel suo   libro  Storie e leggende degli alberi  spiega bene come in diverse civiltà e in periodi diversi  gli alberi siano stati   considerati come manifestazioni delle divinità e portatori di vita. Nella cultura classica ci sono numerosi riferimenti ad alberi dedicati a divinità, alberi sacri dimore di  dei  e  ninfe,  e  il rispetto dei boschi  in passato era quindi molto importante. Forse dovremmo recuperare un po’ di  questo rispetto.

Per farci riflettere sul rapporto che ci lega intimamente al mondo vegetale  riporto qui di seguito un racconto affascinante  dello scrittore “Jone Chioccarello” che ci aveva già stupito con le avventure autobiografiche raccontate nel suo libro  “un sentiero verso l’ignoto”.

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“… Mio padre era morto da appena un mese e per far fronte alla condizione economica alquanto disagiata che avevo ereditato, oltre al mio lavoro, me ne inventavo continuamente di tutti i colori per di racimolare qualche soldo in più.  Avevo ereditato dal nonno una faggeta, un bosco di circa un ettaro con una grandissima quantità di alberi d’alto fusto ( alcuni giganteschi che personalmente non abbatterò mai). Cercavo di vendere della legna perchè  rendeva molto bene e allora il sabato pomeriggio e la domenica mi dedicavo  a fare il boscaiolo, aiutato da un mio operaio, da un amico e da mio suocero, tutte persone abbastanza esperte di boschi e di alberi .

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 Era il 1981 e verso il venti di marzo avevo tolto il gesso al piede fratturato. Pochi giorni di riabilitazione erano stati più che sufficienti perché  non potevo permettermi di ascoltare dolori o guardare gonfiori, dovevo solo stringere i denti e andare avanti. La luna si presentava idonea al taglio degli alberi e mi rimanevano gli ultimi due sabati e domeniche per l’abbattimento,  prima della chiusura del taglio, così mi dovetti  incollare alla motosega senza tanti indugi.    Il primo week end abbiamo lavorato solo io e Graziano, il mio dipendente. Abbiamo messo al suolo circa settecento quintali di alberi, il mio intento era quello di abbatterne circa duemila:  i tronchi diritti andavano in segheria per lavoro e il rimanente come legna da ardere. Il sabato successivo erano venuti anche Mario e  mio suocero Girolamo,  che si  dedicavano alla ramatura e all’accatastamento  dei rami, mentre io e Graziano continuavamo il taglio. Ad un certo punto della mattinata , dopo che entrambi  avevamo finito la miscela delle motoseghe abbiamo optato per una pausa per  rifocillare lo stomaco e riposare un pò i muscoli. C’era un sole stupendo che filtrava attraverso i rami del bosco già pieni di gemme belle gonfie in fase di apertura, la temperatura era decisamente primaverile, non si sentiva un filo d’aria, anzi, lavorando sodo sudavamo  avendo  solo la camicia. Si udiva solamente il canto dei fringuelli e di qualche capinera, il bosco sembrava un angolo di paradiso, e mentre  facevamo  lo spuntino ci scambiavamo i nostri pareri inerenti a quella tranquillità che sembrava irreale .

   Dopo aver trascorso una mezzora di relax, ci siamo rimessi all’opera riempiendo il serbatoio delle motoseghe, ma con grandissima sorpresa, al primo tentativo di messa in moto tutti i faggi attorno a noi hanno iniziato a muoversi in maniera molto strana, sembrava che un tornado li attorcigliasse su se stessi. Si sentiva un’atmosfera cupa. Ad un certo punto il movimento delle cime è cambiato,  i rami  hanno perso  il movimento rotatorio, mentre sembrava che i rami si fossero animati di una nuova volontà e che  cercassero di muoversi per  intrecciarsi fra di loro come per darsi la mano, per tenersi come i bambini quando fanno il girotondo, sferzavano l’aria come delle piccole frustate;   si udiva un sibilare continuo, come quando si agita velocemente un ramo di salice e la situazione era  diventata alquanto spaventosa , ci sembrava di essere in un incubo, tutti e quattro con la testa verso l’alto a guardare attoniti quel mistero che si era sprigionato solamente attorno a noi, e non riuscivamo a  capire cosa stava succedendo .

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   Mario è stato il primo a dimostrare la sua paura, inginocchiandosi  facendo il segno della croce e mormorando alcune parole che non sono riuscito a sentire  perché la portata del fenomeno era inquietante. Mio suocero che era accanto a me, mi ha messo una mano sulla spalla dicendo ”è una cosa che fa paura,  mi sento il cuore in gola, qua c’è da farsela addosso”, Graziano che stava affilando la catena, dopo essersi bloccato ha semplicemente detto “non sarà mica la fine del mondo?”.  Io che avevo la pelle d’oca anche lungo la spina dorsale e le mandibole inchiodate dalla tensione guardavo e pensavo: “questo potrebbe essere un duro rimprovero fatto anche con ragione” , a quel punto mi sono avvicinato ad un faggio, l’ho abbracciato, sentivo le sue vibrazioni che partivano dalle radici, le ho interpretate come paura, paura di essere tagliati forse, ma sentivo che attraverso quel tronco scorreva tanta energia, io quel faggio l’ho stretto a più non posso e poi l’ho baciato, mi sono poi girato e ho detto ad alta voce ,”da oggi il taglio è chiuso e non riaprirà più se non per pura necessità, perché anche la natura che ci circonda ha il sacrosanto diritto di vivere!”. Da li a pochi secondi  tutti gli alberi avevano smesso la loro singolarissima comunicazione che ci aveva lasciati tutti quattro con il morale in fondo alle scarpe. Ne abbiamo parlato però per molto tempo, perché un caso simile deve essere per forza comunicato ad altri e l’ultimo che ha smesso di raccontarlo è stato mio suocero perché probabilmente si è reso conto che non esiste niente di impossibile.  Io, per conto mio penso a qualsiasi cosa o possibilità, cerco di analizzare tutto senza farmi sfuggire niente mettendo a confronto anche le più piccole stupidaggini. Sono quindi del parere che in quel momento si sia aperta una porta o un possibile condotto di comunicazione tra la (madre) terra  che io ritengo viva e il celo, o meglio il cosmo. E’  come se si fosse aperta una valvola di sfiato di una enorme pentola a pressione. Noi quattro che non so se siamo stati i fautori dell’innesco, ci siamo trovati nel bel mezzo di quell’anomalo vortice avvolti in una atmosfera da brividi, uno più inebetito dell’altro a guardare un fenomeno inspiegabile. Quell’angolo di natura è poi diventato il mio bosco “sacro” e lo paragono a molti luoghi della terra simili al mio , tipo le tombe dei giganti e i nuraghi in Sardegna, Stonehenge , le piramidi di Giza o del Messico, il Machu Picchu, Lourdes e tantissimi luoghi di energia,  non, dove c’è qualcosa di misterioso e irreale che ti avvolge;  e senza lasciarsi prendere dalla suggestione, basta chiudere gli occhi e respirare lentamente a pieni polmoni si può sentire anche l’aria con vibrazioni diverse e il cervello che si svuota dalle problematiche e incomincia a star bene e sorridere   come stessimo viaggiando in un’altra dimensione, comunque sta sempre il fatto che quei faggi dovrebbero aver attinto l’energia da una fonte immensa ed inesauribile aumentando le loro funzione vitali in una comunicazione da brividi che rasenta l’inverosimile o l’umano.”