La fusione fredda di Andrea Rossi

di Urbani Camillo

Era il lontano  23 marzo 1989 quando Fleishmann e Pons annunciavano,  nel generale  scetticismo  della comunità scientifica mondiale,  di essere riusciti ad ottenere per la prima volta la fusione fredda. Sono passati 30 anni e la fisica continua a trattare con diffidenza questo argomento . Ancora oggi, la fusione fredda è considerata una pseudoscienza e i ricercatori  che se ne occupano  non sono visti come  veri scienziati, ma come illusi inseguitori di sogni impossibili.

Uno dei personaggi più controversi e chiacchierati,  che opera in questo campo, è sicuramente Andrea Rossi; negli ultimi 10 anni si sono susseguiti  svariati suoi annunci  che promettevano  il lancio imminenti di tecnologie  che sfruttavano la fusione fredda per ricavare energia o calore. Purtroppo tutti questi annunci  non sembravano fino ad ora, ad aver  portato a  risultati concreti.  Questo  ha alimentato ancor più lo scetticismo generale e la  mancanza di interesse da parte del mondo accademico e dei media nei suoi confronti, e in quello dei suoi apparati.  Per questo potrebbe succedere che la più importante scoperta energetica del secolo (a detta dal prof. Sergio Focardi ex preside della facoltà di fisica di Bologna) faccia il suo ingresso nella storia completamente snobbata  dai Media.

Sono un laureato in fisica ed ho seguito la faccenda della Fusione Fredda fin dagli albori. Ho fatto delle sperimentazioni  nel mio laboratorio casalingo, e mi è capitato di assistere a degli  effetti strani e difficilmente spiegabili,  ma niente di certo. Come fisico non posso portare dati verificabili, ma posso affermare, e non sono il solo, di  avere assistito a fenomeni strani e inspiegabili,  in questo tipo di esperimenti.

L’errore che spesso si compie nel cercare di capire il fenomeno della fusione fredda è quello di  voler dare delle spiegazioni  usando  meccanismi e concetti conosciuti e familiari, adatti a descrivere e spiegare il solido mondo materiale.

La realtà ha due facce, due modi di essere compresa, uno è il modo pragmatico della scienza ufficiale di cui la massima espressione è la Fisica, la seconda faccia riguarda il suo  aspetto “trascendente” derivante dall’Alchimia e da altre incredibili tradizioni che in questo momento storico sono completamente ignorate o ridicolizzate.

L’uomo  ha delle fortissime convinzioni preconcette rispetto al mondo che lo circonda. Queste idee  gli vengono  instillate sin dalla nascita da altri individui della società a cui appartiene.   Si tratta delle  convinzioni più disparate,  che nei secoli  e in diverse aree geografiche,  si sono modificate così   tanto, da essere spesso  in contrapposizione.  Alla luce di ciò dovremmo essere  un po’ più cauti sulle  nostre sicurezze rispetto alle leggi che governano l’universo che ci circonda.

Nei vari momenti storici, l’essere umano,  ha  difeso a spada tratta idee e concetti  che riteneva  verità immutabile e assoluta.  Idee che poi sono state  ribaltate dagli eventi o da cambiamenti di moda. La verità e le convinzioni dell’uomo sono sempre in evoluzione, l’ incontestabile di oggi, potrebbe risultare ridicolo domani.

E’ utile ricordare che il nostro benessere e la nostra tecnologia sono il frutto e la risultanza della ricerca di grandi personaggi del passato, che avevano delle convinzioni ben diverse dalle nostre e che oggi ci farebbero sorridere.  I più grandi studiosi del passato erano anche   grandi alchimisti  mistici ed iniziati.  Per esempio  il grande Newton oltre ad essere un grande scienziato era un ancor piu’ grande alchimista. 

Questa nota introduttiva ha lo scopo di proporre a chi legge un atteggiamento  più possibilista rispetto agli argomenti che andremo a sviluppare.

Ipotizziamo  che la realtà materiale sia oggettiva solo  per  quel gruppo di individui che fanno parte di una   stessa  organizzazione percettiva  accordata,  ben radicata è condivisa tra tutti. Tramite  un accordo interpretativo questo gruppo di individui  crea  le basi e la struttura che regge la  realtà condivisa, così che  essa   viene  da loro vissuta e percepita come reale, verificabile e ripetibile.

Se la stessa realtà fosse vista da consapevolezze, non accordate,  con premesse percettive differenti, e quindi non in risonanza con  quell’accordo interpretativo, essa non avrebbe per loro alcuna qualità e  sarebbe per essi  equivalente a ciò che definiamo  come “materia oscura”.

Con la fisica noi non penetriamo l’essenza delle cose, ma ci accontentiamo di  dargli una descrizione, certo si tratta di  una descrizione molto utile e precisa, ma resta sempre e solo una descrizione.  Nel  tentativo di scoprire la realtà che ci circonda  andiamo per approssimazioni successive. Per esempio per capire  l’atomo prima è stato dato un modello atomico sul  tipo del  sistema solare con palline al centro (neutroni e protoni) e palline che girano intorno. Poi il modello è stato modificato perché il modello cozzava con l’idea che  gli elettroni essendo  cariche elettriche in movimento,  girando avrebbero perso energia; quindi è stata introdotta l’idea di  onde stazionarie.. e così siamo poi arrivati alla  teoria degli orbitali… le palline (neutroni, protoni elettroni) hanno cessato  di essere solo palline, ma  sono state  considerate come onde (solo a volte  però…). Poi occorreva risponde ad altre domande del  tipo: come fa l’energia a concentrarsi in una zona sferica (quando sono palline)? Non c’è un involucro che la confini, perché mai  dovrebbero auto-confinarsi? E così via, a continue  domande si  risponde  cambiando e/o ampliando il modello. Siamo passati  a equazioni d’onda, pacchetti d’onda con l’elaborazione di nuove formulazioni matematiche. Così il modello rappresentativo si è  tramutato  nelle equazioni di Schrödinger (Vienna, 12 agosto 1887 – Vienna, 4 gennaio 1961).  Schrodinger è stato un fisico austriaco, di grande importanza per i contributi fondamentali alla meccanica quantistica e in particolare per l’equazione a lui intitolata, per la quale vinse il premio Nobel per la fisica nel 1933

Si  ritiene che un  fenomeno fisico reale avvenga  per una serie di elementi che lo determinano. Si tratta di una specie di scomposizione in serie, dove f1 f2 … sono le forze che determinano il fenomeno.

Fenomeno = f1+ f2+f3… fn

La scienza in questo periodo storico considera solo termini dati da forze meccaniche di varia natura. Ma in altri periodi si consideravano anche  elementi più eterici come per esempio le “influenze astrali”.  Galileo e  Newton, per esempio, facevano gli oroscopi, considerando l’influenza degli astri come componente importante che agiva su un fenomeno, e le sperimentazioni ne tenevano quindi opportuno conto.

Consideriamo quindi la nostra formula  che descrive il Fenomeno, ogni termine della serie ha una sua “pesata” o fattore di importanza; in diversi tempi storici l’importanza delle “pesate” è mutata. In Alchimia c’è un termine ritenuto molto  importante ed è dato dall’atteggiamento mentale dello sperimentatore. Si tratta di un modo di porsi con volontà, con sicurezza  e  con fede. Il peso di questo addendo ai giorni nostri viene normalmente trascurato  cioè un fenomeno non dipende dallo sperimentatore o dall’osservatore.

In medicina  negli studi su placebo  l’importanza dell’atteggiamento sia del malato, che del medico, però è stata ben osservata e se ne tiene debito conto.

Con lo sviluppo della fisica quantistica poi le cose sono cambiate anche per la scienza. Gli esperimenti della doppia fenditura e quello  della scelta ritardata di Mandel  implicano un interazione netta tra fenomeno e osservatore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_cancellazione_quantistica_a_scelta_ritardata

Abbiamo quindi  ipotizzato che  la realtà possa essere la risultanza di un accordo tra tutti gli “osservatori” che hanno aderito a quella realtà, e che in alcuni casi la volontà di un osservatore possa  giocare un ruolo particolare nell’indirizzare  e/o modificare localmente la realtà .

Cioè la realtà è fondamentalmente  rigida, immutabile   e consequenziale,  segue  regole prestabilite e accordate. Ma allo stesso tempo,  gli individui, localmente, in casi particolari possono “dissociarsi” e  apportare delle piccole modifiche nei limiti  della propria energia/fede/volontà e  alla “disponibilità/malleabilità” che gli viene loro concessa dagli  altri individui che gli stanno attorno.  

Passiamo ora a parlare della fusione fredda di Andrea Rossi,  una scoperta che ritengo stia per sconvolgere il mondo così come lo conosciamo. E’  incredibile come venga ignorata e ridicolizzata, ma forse questo atteggiamento è un  bene perché  se nessuno ci crede allora nessuno la ostacola.

Abbiamo visto che Il fenomeno della fusione fredda parte da lontano, con elettrolisi di palladio in deuterio, con ripetitività quasi inesistente.

Per chi volesse conoscere dettagliatamente la storia delle diverse sperimentazioni che si sono succedute nel  campo della fusione fredda,  può trovare informazioni in questo articolo : http://www.fisicamente.net/FISICA_2/index-1926.pdf

Per quanto mi riguarda ritengo che la vera partenza della fusione fredda sia da collocarsi con glie esperimenti del Prof. Piantelli che con una barra di nichel e idrogeno rilevò anomalie di calore.

Anche qui ripetibilità modestissima o nulla. Provai per un anno a riprodurre nel mio laboratorio casalingo l’esperimento pubblicato sulla rivista di Fisica “nuovo cimento”. Assieme ad  un altro ricercatore dell’INFN creammo un monitoraggio in continua e procedemmo a cicli di adsorbimento e rilascio dell’idrogeno da una barretta di nichel, passando da 90° a 400° e poi spegnendo. Si vedevano  qua e la picchi strani di temperatura ma niente di certo. Scrivemmo a Piantelli  che ci rispose che anche per lui la riproducibilità era aleatoria.  Però   non ci parlò del suo elemento  “segreto”, lui usava un impulsatore, cioè invece di riscaldare la resistenza con corrente continua, usava impulsi intensi e brevi la cui sommatoria introduceva l’energia richiesta per riscaldare. Questa notizia emerse successivamente  da un racconto di Focardi ancora disponibile su YouTube.  Il prof. Focardi disse che la stanza dove Piantelli eseguiva le sue sperimentazioni, era piccola,  ad un certo punto  consigliò Piantelli di ripulirla, “Per esempio”, racconta Focardi: “che ci faceva un impulsatore in quella stanza? Confonde e basta.” Piantelli non raccontava tutta la verità a Focardi, l’alimentazione ad impulsi era una parte del segreto per la ripetibilità.

Arrivò quindi Andrea Rossi, un personaggio eclettico, imprenditore,  filosofo con la passione per la fisica e la ricerca.

Rossi aveva alle spalle un passato  turbolento, una sua innovativa azienda che operava trasformando  rifiuti industriali per la produzione di idrocarburi, aveva intaccato interessi di politici ed ecomafie, i quali per ringraziamento gli scatenarono una guerra mediatica e  legale obbligandolo alla resa totale e alla chiusura degli impianti. Rossi  si era interessato a Tesla e da questi studi aveva ricavato un informazione che sarà   fondamentale per lo sviluppo della sua tecnologia. Tesla aveva notato che  un conduttore  che venisse sottoposto a un impulso molto  intenso, tanto intenso che se venisse  prolungato  lo  distruggerebbe,  potrebbe invece  sopravvivere se l’impulso  fosse dato in tempuscoli brevissimi al limite della sopportazione.

Il fattore interessante era il comportamento del conduttore, che dopo essere stato sottoposto a quell’intenso trattamento presentava anomalie rispetto alla fisica classica. Rossi si presentò a Focardi che in quel momento era una delle personalità più riconosciute in questo  campo, e gli  mostrò le sue sperimentazioni.

 Usò polvere di idruri di nichel e litio che sottopose a riscaldamenti con resistenze riscaldatrici pilotate a impulsi fortissimi e unidirezionali (impulsi tipo Tesla). Rossi non  spiegò tutto a Focardi, che per correttezza assicurò di non voler sapere  i segreti di Rossi, per rispettare la sua proprietà intellettuale. Rossi continuò a depistare tutti  cominciando ad accennare alla presenza di un misterioso catalizzatore che avrebbe favorito il fenomeno e accentuò il tutto chiamando il suo generatore: E-cat.

Focardi decise di fare delle valutazioni sulla bontà degli esperimenti di Rossi, per prima cosa immerse in un secchio d’acqua il piccolo E-Cat e misurò personalmente energia elettrica in ingresso ed energia di calore in uscita ottenendo risultati sbalorditivi. Mentre le prove con Piantelli davano al massimo guadagni di pochi Watt l’E-Cat di Rossi dava kW di potenza con rendimenti variabili; si parlò di COP 6 ma anche di COP 100 in certe prove.

Focardi protrasse le prove con i secchi d’acqua per tempi così lunghi che nessuna reazione chimica poteva realizzarli,  infine consigliò di approntare un esperimento molto più lungo che durò settimane, con un raffreddamento a scambiatore di calore. Il capannone dove Rossi mostrava il  fenomeno ricevette parecchi visitatori. (Ci sono ancora i filmati).  Rossi era convinto di poter entrare sul mercato nel giro di pochi mesi e  cominciò a proteggere la sua scoperta mettendo in giro voci infondate. Per esempio in tutte le foto del laboratorio metteva in bella mostra una grossa bombola di Idrogeno, oppure una piccola di deuterio.

Si seppe poi che usava solo polveri di idruri, fra l’altro sbalorditivamente la massa usata era piccola si parla di 50g / 100g appena.  Le radiazioni sembravano essere assenti o al massimo c’erano  un pò di raggi  gamma facilmente schermabili.  Cominciarono quindi le prime prove pubbliche..

La prima fu contestata in quanto si basava su evaporazione dell’acqua, ma il vapore uscente non era trasparente (cioè era umido e non secco) e questo comportava errori madornali nel calcolo del calore.  La prova pubblica successiva, a mio avviso fu  buona e  dava COP 3 ma si disse che l’esperimento era inficiato da  una valvola di misura che era troppo vicina ad un’altra … In verità a conti fatti da me e da altri questa cosa influiva pochissimo al massimo il COP scendeva a 2,5.  Seguirono altre prove, una in particolare creò perplessità. Si tratta di  quella di Bologna da 1 MW di potenza. Rossi aveva collocato centinaia di E-Cat in un container. Per pilotarli aveva preso in affitto un generatore di corrente molto grosso.   Mi fu riferito in seguito, da una persona che aveva partecipato all’esperimento,  che alcuni giorni prima della prova annunciata, un sovraccarico del generatore mandò fuori uso un sacco di resistenze riscaldatrici degli E-Cat. Mi dissero che più di metà furono inutilizzabili. La prova quindi si svolse con poco più di un terzo dei generatori funzionanti,  e invece del tempo previsto l’esperimento  fu  inaspettatamente breve. Rossi operava come libero sperimentatore,  non aveva finanziamenti statali ma solo fondi privati, che gli erano  arrivati  grazie alla sua società “Leonardo C.” Dopo la sperimentazione Rossi sosteneva di essere  pronto a entrare sul mercato, ma passava il tempo e di E-Cat sul mercato nemmeno l’ombra. La cosa poi peggiorò quando Rossi per un po’  di tempo  intrattenne rapporti con un piccolo gruppo di sperimentatori greci, forse sperando nell’arrivo di finanziamenti da parte del governo o di qualche facoltoso magnate;  ma quando sfumò questa possibilità, la collaborazione si chiuse in malo modo. I greci sfruttarono le conoscenze acquisite dalla collaborazione e fondarono una società denominata “Defkalion”. Paventavano di poter replicare  il fenomeno Rossi,  e cosi facendo riuscirono ad attirare a loro volta finanziamenti. Da subito Rossi sostenne di non avere dato  ai greci il segreto dell E-cat, ma non venne creduto.

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L’ing. Italiano F. Cappiello finanziò per un po’ le prove ma infine si accorse che i greci  baravano. Questo episodio assieme al fatto che nel mercato non si vedeva nulla, cominciò a creare dubbi anche a chi in un primo momento aveva creduto nella tecnologia di  Rossi. Cominciai a dubitare pure io, ma avendo visto qualcosa sull’esperimento Piantelli rimanevo convinto che il fenomeno c’era ma non era stato capito. Si arrivò al 2014, e  Rossi anziché  mettere sul mercato una generatore E-Cat,  rilanciò un nuovo prodotto, detto “Hot-Cat”. Questo, a suo dire, era una evoluzione più interessante rispetto al semplice E-Cat in quanto operava a temperature superiori arrivando addirittura a 1200°. Questo apriva prospettive di generare vapore a 500° con la possibilità di utilizzare  dalle turbine a vapore per produrre elettricità. Dopo queste dichiarazioni, molti ricercatori possibilisti erano ancor più perplessi, perché a quelle temperature saltava anche la poca e indigesta teoria che veniva fino a quel momento usata  per spiegare il fenomeno LERN.

Inizialmente si supponeva che il fenomeno fosse legato alla capacità di far adsorbire ioni H+ nella struttura cristallina del nichel o metalli simili con affinità per l’idrogeno (come palladio, titanio, nichel..). Persino un gruppo di ricercatori dell’ENEA di Frascati replicarono in parte il LERN proprio usando l’adsorbimento di idrogeno nel cristallino del nichel :

Con il nuovo Hot-cat si raggiungevano temperature troppo alte perchè il cristallino dei metalli reggesse.

Quindi qualcosa di scientifico e oggettivo c’era, ma le quantità di energia in surplus era modestissima. Rossi parlava di migliaia di Joule, invece  i ricercatori riuscivano a stento a vedere  pochi Joule, poco sopra l’errore di misura;  se non fosse stato per marcatori di conferma come piccole radiazioni che comparivano nessuno gli  avrebbe dato peso. Non parevano esserci prospettive di industrializzazione. Per questo e altri motivi (forse militari) i finanziamenti furono tolti, con grande disappunto dei valenti ricercatori di Frascati.

Con temperature sopra i 500° tutto il discorso dell’adsorbimento di idrogeno in nichel saltava. A quelle temperature il cristalli di nichel “rammolliscono”,  a 1000° poi … assurdo. La teoria non reggeva più e  i dubbi su   Rossi crebbero esponenzialmente, quello che diceva era fuori da ogni possibilità teorica.

Il grosso dei ricercatori seri rimase dell’idea che qualcosa c’era ma non utilizzabile sul piano pratico, si trattava di fenomeni di confine da inquadrare con ricerche approfondite. Rossi organizzò una conferenza a Pordenone per la presentazione dell’Hot-Cat.  Ci andai anch’io,  in quel momento l’attenzione era alta, tant’è che si riempirono due sale di spettatori. Io riuscii a entrare nella prima sala e a fare anche una domanda a Rossi su dove provenisse secondo lui tutta quella energia in surplus. In quella sede conobbi molti personaggi come  Passerini del blog “22 passi”, Aldo Proia, che era in quel momento in società con Rossi, Paolo Mazzorana… e molti altri. Credo che quello fu l’apice di interesse mediatico in Italia. Da lì in poi prevalsero i dubbi e la demolizione della credibilità del  personaggio . Associazioni tipo CICAP cominciarono una forte  opera denigratoria. I mesi passavano e anche i miei dubbi crescevano, cosa aveva in mano veramente Rossi?  Un bel giorno ricevetti una telefonata in cui mi si proponeva di andare a misurare il rendimento di un E-Cat di Rossi. Accettai e diedi dei consigli per realizzare una prova inconfutabile. Il metodo che scelsi fu quello suggerito da Focardi, e cioè di scaldare una grande quantità di acqua. Allestimmo  una vasca coibentata contenente 125 litri. Se le misure operavano al di sotto dei 60° la quantità di calore sottratta per evaporazione sarebbe stata modesta. La prova fu interessante, l’E-Cat era fornito da un ex dipendente di Rossi che ne aveva partecipato anche alla  costruzione. Lui sapeva moltissime cose in merito. Era in attrito con Rossi per  essere stato licenziato quando quest’ultima aveva deciso di trasferirsi nel Stati Uniti.

Durante l’esperimento eravamo in 6 persone,  oltre a me , c’era un ingegnere e 4 periti industriali, le condizioni erano ideali per una verifica seria, al di fuori di possibili taroccamenti da parte di Rossi. Avevano un E-Cat come quello che si vedeva dentro il container.

Durante il test ho scoperto che:

1° L’innesco era una manovra molto più complessa di quanto detto da Rossi, se non ci fosse stato il tecnico (ex collaboratore) col cavolo che avremmo  visto qualcosa!

2° L’innesco usava impulsi, ON OFF con pause (la temperatura fu raggiunta in un ora quando sarebbero bastati 15 minuti se l’impulso fosse stata costante; chiesi al tecnico perché usassero un sistema così macchinoso,  mi rispose che se non si faceva quella manovra la reazione non partiva. Mi mostrò come individuare la reazione analizzando le curve di temperatura nel computer portatile collegato ai sensori dell’E-Cat. Quando la reazione partiva, le curve diventavano esponenziali, in quel caso l’alimentazione elettrica veniva spenta;  si osservava che, pur in assenza di qualsiasi input energetico, la temperatura saliva o rimaneva alta per periodi di tempo variabili e a volte di 10 o più minuti, come era possibile? Quando la temperatura cominciava a scendere venivano inviati nuovi impulsi di alimentazione finchè non ripartiva, o si arrivava ai 110°. Non sempre le curve erano esponenziali, il che significava che l’innesco era aleatorio, a volte sì a volte no. Quello che contava era che in media qua e la avveniva. Chiesi se a volte non avvenisse mai, mi rispose sì, ma non si capiva il perché.

3° Il contatore geiger non segnava nulla (ne avevo due).

4° Il processo durò circa 5 ore. Il calore in uscita lo misuravo con uno scambiatore di calore consistente in un lungo tubo di rame immerso in una vasca coibentata contenente 125 lt d’acqua.  Presi così tanta acqua per evitare di andare sopra i 60° temperatura, sopra tale valore l’evaporazione è alta e asporta un sacco di calore. Ricordo  che 1 grammo di  acqua si riscalda con circa 4 Joule di energia per ogni incremento di un grado centigrado. Un grammo di acqua che evapora, a causa del cambiamento di stato, sottrae invece una quantità ENORME di energia ben 2227 Joule e la misura diventa imprecisa. Alla fine feci la somma di tutta l’energia in ingresso, ma proprio tutta, partendo dall’inizio e, nelle incertezza, consideravo il  caso più sfavorevole, in modo da essere certo. Non considerai neanche il calore che comunque era disperso per trasmissione, per evaporazione e altro, e  trovai comunque un rendimento poco superiore a 1 ma certamente  superiore. (Ripeto senza conteggiare in uscita un sacco di calore disperso). L’ingegnere calcolò tutto e arrivò a 2,5 di COP facemmo la media dei due COP nella relazione.

5° Ricordavo che Focardi aveva raccontato di aver misurato deboli raggi gamma in uscita, io non avevo strumentazione adatta per fare questo tipo di rilevazioni, però presumo che i gamma c’erano in quanto il mio Wattmetro collegato in serie si bloccò e dovetti smontarlo togliere batterie tampone e farlo ripartire. L’ingegnere aveva un grosso Wattmetro professionale che funzionava con una pinza amperometrica e che  era scollegato da tutto;  sentiva solo i campi elettromagnetici su un filo conduttore dell’alimentazione. Anche questo funzionava a batterie, e si bloccò. Dovemmo smontarle. Per fortuna, tolte le pile e risistemate ripartì a funzionare. Anche il contatore ENEL che andai a guardare sia prima che dopo per avere altra conferma, era bloccato e sfarfallava a caso. Mettemmo sotto il mio generatore elettrico da 3 kW di potenza,  a benzina; funzionò bene per soli 15 minuti ma poi cominciò a perdere colpi. Ora i raggi gamma possono fare quelli effetti, la probabilità di tutte quelle rotture insieme è molto scarsa.

6° Autosostentamento finale per almeno 15 minuti Il bello però arrivò alla fine delle cinque ore. Staccammo tutto per chiudere l’esperimento, era attaccato solo il computer portatile a batteria autonoma, il tubo di uscita dell’E-Cat era lasciato scaricare in aria, non si vedeva vapore uscire. Prudentemente misi la mano molto lontana dal tubo di uscita per verificare… Sorpresa c’era vapore secco trasparentissimo che usciva a 110°! Presi una bruciatura e ritirai la mano. Come era possibile! La quantità di calore sottratta per evaporazione raffredda rapidissimamente e la temperatura dovrebbe scendere a vista d’occhio. Invece per almeno 15 minuti usciva vapore secco e la temperatura rimaneva a 110° quando non saliva addirittura. Per chi se ne intende è come vedere un asino volare. Incredibile! Cosa poteva esserci all’interno per fornire tutta quell’energia? In seguito l’E-cat  fu aperto e smontato, si costatò che dentro non c’era nulla di più di quello che Rossi aveva sempre detto.

Focardi aveva fatto la stessa prova immergendo un E-Cat in un secchio rosso pieno d’acqua (ci sono le foto) e ha misurato energia in ingresso ed energia di calore in uscita, trovando COP notevoli. Focardi disse con quel metodo, per quanto rozza sia la prova è impossibile sbagliarsi! E’ così, e qualsiasi fisico degno di questo nome ve lo può confermare. Ma i denigratori scrivono che Focardi era vecchio (ma non era ancora malato in quelle prove).

La diffidenza sui vari test fatti da Rossi è una costante,  così si legge che molti verificatori di terze parti nella prova di Lugano sarebbero in realtà amici di Rossi, e che  altri avrebbero taroccato perché pagati… è sempre la stessa cosa, anche se mostrassi le foto dei test che abbiamo fatto noi, si troverebbe una scusa per dire che sono taroccate.  Insomma è tutta fuffa e siamo  tutti allocchi ingannati dal mago A. Rossi.

Per quanto mi riguarda, la verifica che potemmo eseguire sull’E-cat cambiò tutto; i miei dubbi sparirono e diventai un “credente” non per fede ma per verifica sul campo. Il mistero però si infittiva, c’era qualcosa non quadrava. Per cominciare  non c’era controllo del fenomeno, l’innesco era aleatorio e rendeva  il generatore inutilizzabile a livello pratico. Non si può vendere una caldaia che a volte va a volte non va. Rossi lo sapeva bene e non la raccontava giusta. Lo giustificai tenendo conto che aveva bisogno di finanziamenti da privati, se avesse cercato di cooperare con una università gli avrebbero dato disponibilità solo se avesse procurato  i finanziamenti. Insomma la ricerca aveva un costo e servivano soldi.

La parola chiave era “RIPETIBILITA’”. Provai  a riascoltare gran parte delle dichiarazioni di Rossi, con sorpresa, scoprii che la parola ripetibilità non era mai pronunciata. Lasciava intuire che ci fosse ma non lo diceva. Il fenomeno comunque c’era e veramente era gigantesco a livello di kJoule, se solo ci fosse stata la ripetibilità, tutto  sarebbe decollato alla grande. Ma non c’era, ecco spiegato il comportamento.

Mi chiedevo cosa stesse facendo Rossi per rimediare alla non ripetibilità, Il tecnico mi aveva raccontato delle polveri che Rossi mescolava, mi disse che la maggior parte delle prove era fatta in modo approssimativo non stechiometrico. Cercava di capire se il fenomeno aumentava o diminuiva. Da quello che emerse le variazioni erano poche, usare Deuterio al posto di Idrogeno, aggiungere idruri di ferro, rame…, o altri microelementi davano variazioni modeste.

Nelle ultime prove da Stoccolma in poi Rossi aveva aggiunto un apparato elettronico che emanava un segnale radio di frequenza opportuna. Rossi asseriva che “favoriva” il fenomeno, io dedussi: “diventava più ripetibile”.

Il tecnico era completamente all’oscuro di quella cosa, lui era un perito meccanico, costruiva gli E-Cat, li testava, ma nulla sapeva della parte elettronica. Nel frattempo Rossi era approdato in USA e aveva trovato una ditta a cui fornire 1 MW di potenza per un anno. Le cose non  andarono come sperato,  c’erano continue interruzioni. Più tardi Rossi raccontò che passava intere notti nel container col lo stetoscopio. “Uno stetoscopio?” ma che se ne faceva. Rossi ammise  che fu un periodo molto difficile, e lo fu di certo, perché alla fine la ditta non fu per niente soddisfatta, confutò i dati forniti da Rossi che aveva garantito COP 6 e lo citò perfino in giudizio. Si arrivò al processo, e il tutto finì con un patteggiamento, la proprietà del brevetto sarebbe rimasta a Rossi ma la ditta non avrebbe corrisposto i milioni di dollari pattuiti. Comunque per il lavoro svolto e il raggiungimento della fornitura di calore pur fatta in modo discutibile Rossi ricevette alcuni milioni di dollari e poté proseguire nelle sue ricerche.

Sulla vicenda si scatenarono le polemiche, ci sono versioni contrastanti del processo, ma nei racconti in rete a mio avviso ci sono esagerazioni e falsità che non concordano con altre versioni. Sicuramente Rossi rischiò molto grosso, non aveva portato tutto  ciò che paventava. Chi legge questo articolo:

https://oggiscienza.it/2017/04/14/fusione-fredda-processo-andrea-rossi/

 senza aver avuto come me, esperienze sul campo non può che pensare  che il personaggio Rossi sia discutibile, e probabilmente  un truffatore.

Mi è capitato altre volte di essere chiamato a vedere e valutare  apparati Free Energy, per accertarne la validità, ho conosciuto così molti individui più o meno in buona fede; devo dire che Rossi è infinitamente diverso, si impegna personalmente, cerca di dimostrare le use ragioni , tiene un blog di relazione con il pubblico e risponde a molte domande. Come cultura a parte alcune sviste commesse sulle  unità di misura tipo kW a posto di kWh  (errori comuni che si possono commettere nella fretta) Rossi dimostra una notevole conoscenza negli argomenti tecnici che tratta, con agganci esterni che esprimono cultura e ricerca. Certo questo è solo il mio parere,  ripeto che egli non corrisponde al modello di truffatori che operano nel campo della free energy e che mi è capitato di incontrare.

Sicuramente nella sua carriera non ha sempre detto la verità:  esagerato, depistato, fuorviato. Sicuramente non era in una posizione comoda, con tutto il mondo accademico contro, con una tecnologia senza una teoria solida, con dei generatori che funzionavano a fasi alterne, con idee da difendere dalla competizione  e dovendo pure  autofinanziarsi e procurarsi i soldi della ricerca, ha dovuto anche lui arrangiarsi.

La faccenda del processo fu esaustiva: il prodotto E-Cat non aveva caratteristiche atte alla vendita industriale. Questo concordava esattamente con quanto avevo visto nella prova fatta sull’E-Cat. Il fenomeno c’era  ma era ben  lungi da essere vendibile.

Il punto vero di svolta si ebbe successivamente quando Rossi presentò un apparato che differiva moltissimo dal vecchio E-Cat si trattava dell’E-cat Qx che fu presentato il 24 Novembre 2017 a Stoccolma.

Il filmato completo è visibile qui :

Un piccolo tubo di vetro di alcuni centimetri di lunghezza e circa un cm di diametro, contenente presumibilmente un pò  di idruri di Nichel e Litio ha alle sue estremità due elettrodi a cui viene applicato un brevissimo ma intensissimo impulso (impulso Tesla) che produce un lampo di luce innescando una corrente plasmatica di scarica. Questa corrente viene mantenuta attiva per alcuni secondi fornendo un’onda elettromagnetica di pochi volt di frequenza intorno ai 100 kHz.

Non è stato fornito il dato sulla condizione iniziale si sa solo che all’inizio la resistenza elettrica tra i due capi è infinita, cioè è un circuito aperto, poi la scarica impulsiva accende un plasma esattamente come nelle scariche delle lampade al Neon;  a questo punto interviene una conduttività, ma si dice, senza resistenza, questa conduttività viene aiutata e mantenuta nel tempo da un’opportuna onda elettromagnetica da 100KHz circa, fornita per 4 secondi. Poi si spegne il tutto per far ritornare la situazione allo stato di equilibrio di partenza e si mantiene tutto  spento per altri 4 secondi.

Quando ho visto come veniva pilotato  il sistema  mi è stato subito chiaro ed ho capito cosa cercava di fare.  Gli ultimi sostenitori di Rossi, che non avevano  ancora perso la speranza  nella bontà della scoperta non capirono molto di quella sperimentazione e  bocciarono la prova come inutile, mentre per me  era una conferma  preziosa, avevo intuito giusto, e ne ho scritto in questo articolo:

https://gradientitemporali.wordpress.com/2017/11/26/e-cat-qx-cambio-di-paradigma/

Si stava ritornando  da dove si era  partiti:  Tesla! L’impulso Tesla applicato al plasma, destabilizza le leggi della fisica classica, esattamente come rilevato dal grande Tesla alla fine del 1800.  In qualche modo Rossi era riuscito a sfruttare questa destabilizzazione.

Nella dimostrazione di Stoccolma Rossi pronunciò finalmente la parolina magica: “ripetibilità”. Nella relazione del 31 gennaio 2019 sull’E-Cat SK parlò molto più a fondo  di ripetibilità. In quel caso non potendo valutare  la percentuale di ripetibilità, dato che non vi erano istituti  o  operatori esterni  che avessero potuto duplicare l’esperimento, andò a prendere il linguaggi della fisica nucleare e parlò di “sigma 4”

Normalmente si dà la probabilità di un evento in percentuale, più recentemente per descrivere il grado di certezza della scoperta, i ricercatori  hanno iniziato a parlare di  “1 sigma ”, “2 sigma ”, … “5 sigma”. Ma che

cosa significa “ 5 sigma”?

Non è la probabilità che l’evento esista o non esista, ma piuttosto la probabilità di ottenere i dati simili a quelli presentati, rifacendo lo stesso percorso di prove.

“La ragione per cui il termine è tanto fastidioso è che le persone vogliono sentire affermazioni perentorie, come per esempio: ‘La probabilità che esista l’Higgs è del 99,9 per cento.

Questa lettera greca viene utilizzata per rappresentare la deviazione standard, che fornisce una misura di quanto si allarga la distribuzione dei dati intorno a un valore medio. Nel caso della fisica delle particelle, la sigma utilizzata è la deviazione standard che deriva da una’ distribuzione normale dei dati, nota familiarmente come curva a campana (gaussiana). In una distribuzione normale si ha praticamente che il 68% delle misurazioni differisce dalla media meno della deviazione standard che è di 95%.

Finalmente! Si cominciava a mettere dei punti fermi: si asseriva che c’era alta ripetibilità. 

Il 31 gennaio del 2019 Rossi sbalordisce tutti con una variante del Qx chiamata SK. Il prodotto presentato è basato sempre su un plasma come il Qx ma è incredibile si direbbe quasi un auto-sostentamento, infatti una volta innescato il plasma basta una piccola onda elettromagnetica per tenerlo acceso ,si tratta ti erogare una potenza piccolissima minore di un milliWatt. Si accende o spegne a volontà. Se si trascura l’energia per raffreddamento il suo rendimento balza a livelli di migliaia di COP. A regime, una potenza di 1 milliWatt in ingresso si produce 22.000 Watt di potenza in uscita.

La cosa è così sbalorditiva che non può essere un inganno, se un truffatore vuole ingannare, darebbe sicuramente valori credibili, accettabili dal buon senso.  La novità del  SK è data inoltre da un plasma espanso, Rossi chiama questo doppio globo di plasma  con il termine “la ballerina”.

Quando la mostrò mi vennero automaticamente alla memoria i lavori dell’Ing. LaPoint che nel 2015 mostrò una serie di tre filmati su YouTube riguardanti il trattamento di un plasma con particolari campi magnetici.

Con un gruppo di magneti ad imbuto, LaPoint crea un a zona sferica in cui all’interno i campi magnetici sono quasi inesistenti, la sfera viene contenuta da campi magnetici che la circondano e che formano una specie di contenitore con dentro il plasma.

 LaPoint suggerisce che nelle particelle elementari il confinamento sia di questo tipo. In altre parole l’energia di una particella come l’elettrone non si autoconfina in una sfera come fa la materia con la gravità, NON c’è un equivalente di una forza gravitazionale interna che aggrega, ma si tratta di un’energia in forma plasmatica che rimane intrappolata all’interno di un vuoto senza campi magnetici;  è come se odiasse i campi magnetici e preferisse le zone dove non ci sono. Il campo magnetico che la circonda finisce con imprigionarla, ma per repulsione,  è una prigione volontaria. Il plasma preferisce  rimanere in quel posto piuttosto di entrare in balia dei ventosi campi magnetici che lo obbligano al loro volere e lo privano della libertà.

LaPoint nei suoi meravigliosi filmati fa vedere come si muove; è probabile che in quella sfera le particella ruotino formando strati di differente consistenza, questi strati finiscono per avere tra di loro una sorta di “attrito”. Si può ipotizzare che in quello stato le particelle siano molto meno coese e si sgretolino interagendo in una sorta di “sfregamento”, liberando energia sotto forma di radiazione.

Siamo in una zona in cui le leggi della fisica  che  conosciamo non sono sufficienti per comprendere quello che succede, siamo come la navicella Enterprise  in viaggio all’esplorazione di nuovi mondi… e di nuovi paradigmi.

Dopo quei filmati LaPoint sembra essere stato “fagocitato” dalla scienza ufficiale, non ne abbiamo più notizie e forse  è stato tutto rilevato dai militari ed è  diventa segreto di stato…

Tornando a Rossi in sue dichiarazioni egli  afferma di aver sottoposto il plasma del Qx a campi magnetici di vario tipo, fino  a trovare la configurazione più redditizia, che era  formata da due sfere plasmatiche leggermente oscillanti, la figura risultante fu chiamata: “la ballerina”.

Penso che anche per Rossi la  cosa sia stata una sorpresa. Il suo atteggiamento ora è cambiato nell’ultima dimostrazione del 31 gennaio 2019 ha curato pochissimo l’evento. E’  un atteggiamento classico di chi si sente sicuro di avere in mano un prodotto vendibile, così vendibile che non necessita di troppa pubblicità.

Il suo modello di business  è cambiato. Ora non pone più l’attenzione sul generatore, ma si limita a proporre la vendita del calore, assumendosi oneri e onori della gestione dell’impianto.  A questo punto, dato che il cliente paga il calore ricevuto, non ci sono discussioni,  Rossi deve essere in grado di ottenere quello che promette. Infatti  con il tipo di contratto offerto da rossi  Il cliente collega in parallelo la caldaia SK e  se questa avesse un malfunzionamento, un relè farebbe ripartire la caldaia tradizionale. Si paga solo dopo aver ricevuto il calore. Rossi invita a tenere un diario per l’ufficialità.

Con questo tipo di tecnologia potrebbe vendere calore a prezzi enormemente più bassi, ma si limita a un 20% di diminuzione per non turbare il mercato.

Rimane da spiegare come funzionava ‘E-Cat di prima maniera. Semplice! Si formavano micro-plasmi, l’Impulso unidirezionale intenso, casualmente formava  localmente delle piccole sfere di plasma che tendevano ad autosostenersi in una sorta di desiderio di  sopravvivenza.

In Alchimia è proprio interpretato così, tutto ha una sua vita, ciò che sta in alto sta anche in basso. La vita ha gradazioni differenti, tempi differenti, interazioni differenti.

La formazione di micro-plasmi è:

1) Favorita da intensi impulsi destabilizzatori.

2) Favorita dal modo di essere della materia, la polvere fine è migliore dello stato solido che ha una  cristallizzazione rigida.

3) Favorita dal calore entro certi parametri.

4) Poiché lo stato della materia plasmatico è molto più sensibile e plasmabile che non lo stato solido liquido e gassoso, la presenza di osservatori particolarmente  determinati  ha interazione con questi elementi particolarmente “plasmabili” e può  favorire  il fenomeno. Quindi la probabilità che esso si presenti diventa  più alta se l‘operatore si pone con una certa attenzione o con un atteggiamento volitivo. (Questa parte naturalmente è legata alla sfera dell’alchimia, ma come abbiamo visto la quantistica  ci porta verso questo tipo di visione )  

5) A mio personale avviso:  se  non si usano impulsi intensi il fenomeno è così raro da non essere visibile, questo spiega la non ripetibilità. Pur usando impulsi intensi il fenomeno non è così frequente, ma la giusta configurazione e la   presenza di  individui “testardi” e determinati  può favorire  il fenomeno  che ha quindi più probabilità di essere notato. Rossi senza esserne cosciente fa parte degli individui di questo tipo.

6) Quando il fenomeno si innesca, è trascinante, in Alchimia si dice: “il simile attira il simile”.   Rossi  diceva che  “il gatto  insegue il topo”, intendendo con questo che se riusciva a mettere in moto con certezza un piccolo topolino era come  accendere un piccolo cerino che dava fuoco alle polveri circostanti. Quando poi esse si accendevano a loro volta tenevano in movimento il topo…

7) Quando si innescava il fenomeno le polveri emettevano uno strano sfrigolio, questo rumore si poteva sentire con lo stetoscopio. Ecco perché Rossi dichiarò di aver passato notti intere con lo stetoscopio a testare gli E-Cat che non funzionavano. Gli E-Cat non redditizi semplicemente non “friggevano”.

Ci sono molte possibilità che si aprono per il il futuro per poter sfruttare questo fenomeno per   la produzione diretta di energia elettrica, per esempio si potrebbe circondare il piccolo sole  detto “la ballerina” con celle fotovoltaiche, magari modificate per quelle precise frequenze di emissione.

Si dovrebbe ottenere facilmente 4 kW elettrici in corrente continua, il resto sarebbe calore da smaltire.

Tesla e altri ricercatori hanno rilevato che legato a questo tipo di fenomeni  possono verificarsi  fenomeni gravitazionali. Esiste uno strano effetto poco ripetibile detto effetto Hutchison : è un’insieme di fenomeni gravitazionali e altro scoperti casualmente da John Hutchison durante i tentativi di studiare le onde longitudinali di Tesla nel 1979 con intensi impulsi Tesla. Egli usava almeno due impulsatori di Tesla abbinati ad onde elettromagnetiche.

È possibile che un domani  la scoperta di Rossi ci porterà all’antigravità. Essa  dovrebbe essere rilevata quando differenti sfere plasmatiche tipo “la ballerina” interagiscono scambiandosi energia o materia. Parte della teoria è stata descritta da Kenneth Shouders, che studiò i microplasmi dati dalle comuni scintille.

Urbani Camillo

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3 pensieri riguardo “La fusione fredda di Andrea Rossi”

  1. @ Camillo Urbani
    “A regime, una potenza di 1 milliWatt in ingresso si produce 22.000 Watt di potenza in uscita.”

    Camillo, a proposito della presentazione del 31 gennaio del 2019 dato che si mostra così edotto in materia, la invito a dimostrare (matematicamente) quanto qui dà per assodato e scrive nel suo lungo Post a proposito quello che definisce essere il valore della “potenza in uscita” (22kW), una dimostrazione priva di vane parole e basata su formule, leggi fisiche e evidenze scientifiche inconfutabili (no racconti o alchimia).

    Farebbe cosa gradita nel non ripetere meramente (come una sorta di eco) i calcoletti della presentazione, serve invece giustificare nel merito ogni legge fisica eventualmente tirata in ballo e la dimostrazione della sua corretta applicazione al caso specifico.
    Attendo fiducioso una sua esauriente e doverosa risposta.

    Saluti

  2. Camillo,
    ho letto il tuo post per intero.
    Mi sembra di capire che tu ora abbia tutti gli elementi per poter mettere a punto un dispositivo del tutto simile a quello di Rossi.
    Mi sbaglio ?

    1. buongiorno Maurizio,

      il fatto di avere delle idee di massima di come funziona l’aggeggio di rossi non vuole necessariamente dire che uno abbia tutti gli elementi per mettere a punto un dispositivo che funziona in modo simile. Per fare sperimentazione ci vuole un laboratorio, tecnici, finanziamenti e motivazione. Da quello che so Camillo è molto fiducioso del fatto che questa nuova configurazione dell’hot cat possa essere sfruttabile anche se non direttamente commercializzabile e per questo non ha nessuna motivazione tanto per cominciare. Rossi ha detto che vende calore e non i generatori perchè i generatori singoli non sono sufficientemente affidabili (e io credo non lo saranno mai visto che pur avendo alla fine buoni Cop a livello statistico hanno andamenti altalenanti e credo siano abbastanza soggetti a manutenzione visto appunto l’instabilità dei sistemi). comunque da quello che so Camillo non ha nessuna intenzione di continuare le sperimentazioni visto che si sta occupando di ben altro.

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