Quark-x

Un brevetto del 1953 anticipa l’E-Cat Quark-X  e le reazioni LENR ? (Alan Smith)

patent.jpg

di Camillo

Abbiamo trovato questo interessante brevetto del ’53  che descrive un generatore di energia elettrica che ricorda molto nel suo funzionamento il Quark-x di Rossi, e sembra sfruttare  reazioni Lenr per ottenere energia elettrica :

A NEW APPARATUS 1953 UK 763062(1)

Daremo nel seguito dell’articolo una traduzione del brevetto, ma prima aggiungo alcune considerazioni.

Secondo le ultime dichiarazioni di A. Rossi il Quark x potrebbe essere commercializzato già nel 2018, ma visto come sono andate le precedenti previsioni, sono in pochi a credere che accada.

Quark X

Tuttavia l’articolo in Internet di “catworld” ha messo curiosità a qualche ricercatore in più, risulta strano che esista un brevetto degli anni 50 che sostanzialmente dichiara gli effetti proposti dal Quark X di Rossi: produrre elettricità da una miscela di polveri reagenti in modo sconosciuto.  

La rivendicazione del brevetto porta la data del 1953 seguita da un secondo  brevetto nel 56, allora nessuno parlava di fusione fredda.

Supporre che con una semplice onda da 300 Mhz si potesse attivare un processo radioattivo era risibile.

Oggi con la faccenda delle LENR e tutto il dibattito inerente, la cosa assume un valore probabilistico diverso.

Le mie esperienze poi mi portano a credere che non solo le LENR esistano, ma che il fenomeno sia catalogabile nel tipo quantistico con collegata possibile interferenza con lo sperimentatore.

Del fenomeno quantistico abbiamo verifiche date per esempio da generatori random quantici che dimostrano di risentire dell’atteggiamento mentale dei presenti o dello specifico sperimentatore. C’è università americana che ha dedicato e dedica tuttora notevoli risorse umane e finanziarie sul fenomeno quantistico di interazione fra esperimento e sperimentatore.

Per me stesso ho avuto modo di verificare sperimentalmente ed inequivocabilmente che con certi soggetti il fenomeno esiste anche nella vita quotidiana quindi in certe occasioni esso lascia i confini del microcosmo e realizza fenomeni che cozzano contro le leggi conosciute;  il punto chiave è la ripetibilità ha un tale fenomeno?

Tenendo conto che si vorrebbe creare un generatore che funziona con tutti, sia con lo sperimentatore scettico che fideista, è fondamentale stabilire se altre persone hanno fatto funzionare questo generatore, e in tal caso, che rendimenti ha avuto massimi e minimi.

La domanda che aleggia sempre in queste ricerche di confine è: il brevetto è opera di fantasia? Di qualche burlone? O di qualche sognatore? E’ stato effettivamente costruito un apparato che ha prodotto kW di potenza?

D’altra parte appare strano che gli autori del brevetto siano semplicemente dei burloni.

Prché non è entrato in commercio?

Evidentemente non era ripetibile da terze parti, e su questo punto si accorda perfettamente con le caratteristiche del LENR cioè la NON RIPRODUCIBILITA’.

Sulla rete si trova una sorprendente  quantità di materiale in merito.

Evidentemente più di una persona ha ritenuto che le affermazioni fossero degne di verifica.

Ecco un elenco di link con filmati su questo brevetto.

Parte 2°

parte 3°

parte 4°

parte 5°

 

parte 6°

parte 7°

parte 8°

 

Parte 9° Illustra apparato

Parte 10° teoria possibile

Nei filmati si osserva la costruzione pratica di prototipi e si vedono vari test di prove.

I risultati paventati  dal brevetto non si sono visti, tuttavia incredibilmente si sono avuti fenomeni inaspettati, anche se di entità modesta.

Apparato reale 2

Qui vediamo un prototipo di prima generazione.

Apparato reale 1

Questo è un prototipo più sofisticato in cui sono stati messi i grossi elettromagneti.

Schermo piombo

Poiché incredibilmente si è visto che si produceva radioattività, il sistema è stato schermato con un cubo di piombo spesso, appoggiato su una base pure di piombo.  Le antenne sono state portate fuori dal cubo dato che esso impedirebbe la ricezione essendo di materiale conduttore

Complessivo

La radioattività viene misurata con un opportuno strumento posto nella sommità del cubo di piombo.

Rilevatore radioattività

Da quello che si capisce dai filmati si è ottenuta una certa radioattività e una modestissima quantità di corrente in alcuni casi. Sembra che un ltro ricercatore lituano abbia avuto emissione di 150W 650W e 1000W di potenza, ma non c’è documentazione.

Se fosse vera la cosa si ripeterebbe quello che capita con i fenomeni LENR : l’innesco sembra difficile, addirittura impossibile, ma per alcuni casi invece si verifica e allora è come iun fiammifero che innesca una fiammo.

  1. Rossi ad un certo punto ha cominciato a dirlo chiaro e tondo: ho trovato una configurazione minima che si innesca con buona ripetibilità. Egli chiama questa configurazione minima il topo.

Il topo accende un fuoco più grande il gatto. Quindi parla del gatto che insegue il topo.

Una possibile spiegazione sta nel fatto che con livelli di potenza da 1kW l’apparato tende a fondere per il calore, divenendo ben presto inutilizzabile.

Però se anche fosse così un fenomeno così fuori schema dovrebbe aver suscitato notevole scalpore, ma solo se era dimostrabile anche se con scarsa ripetibilità.

  1. Rossi ha ripercorso questa strada? Ha modificato aggiungendo polvere di nichel?

Da quando Rossi ha detto di aver trovato una configura di innesco del fenomeno piuttosto ripetibile,  ha usato tale ripetibile LENR come fiammifero di innesco. Chiamando l’innesco il topo e il gatto l’apparato più grande che insegue il topo.

Alcuni amici mi hanno detto di aver inviato a suo tempo il testo del brevetto a A. Rossi, in quella occasione apparentemente Rossi non ha dato importanza al brevetto, ma anni dopo rilancia la cosa col nome di E-CAT quark X, forse perché avendo in mano una buona ripetibilità ha potuto lavorarci sopra.

In effetti Rossi all’inizio parlava di poter ottenere molti più Watt poi solo 100 W poi si è ridotto a 50 W infine si parla di soli 20 W Sembra che il problema non stia nella quantità di potenza massima ottenibile, ma nell’instabilità che porta l’apparato a fondere per il troppo calore.

La faccenda del doppio apparato compare anche nelle foto del quarkX


Diamo ora una traduzione del brevetto del 1956

SPECIFICA DEL BREVETTO  763.062

Data idi completamento delle specifiche 22 set 1954

No 17167/53

Un nuovo apparato per produrre energia Elettrica.

 Noi. Harold Victor Colman inglese. …. e Ronald Willam David Seddon-

Gillespie cittadino canadese della contea di Warwick, con il  qui presente  dichiariamo l’invenzione per la quale chiediamo  che ci sia concesso un brevetto  e il metodo attraverso il quale questo  viene eseguito  è descritto specificatamente nella seguente dichiarazione:

Questa invenzione concerne un nuovo apparato per produrre corrente elettrica, trattandosi  di una forma di batteria secondaria completamente nuova

Scopo della presente invenzione è quello di offrire  sistemi del tipo sopra descritto che sono considerevolmente più leggeri   e che  hanno  una durata  infinitamente maggiore delle batterie finora conosciute o di sistemi elettrici simili e  che possono  essere riattivate come e quando richiesto in un tempo minimo.

Secondo la presente invenzione si procede a dare uno sguardo detta macchina comprendente un’unità generatore, tale unità  comprende  un magnete atto a produrre un campo magnetico, che allo scopo di  sospendere una miscela chimica in detto campo. La  miscela è composta da elementi i cui nuclei diventano instabili a causa  di  un  bombardamento con onde corte,  tale che    gli elementi diventano radioattivi  rilasciando inoltre  energia elettrica.

La miscela è posizionata in modo da essere in mezzo e in contatto elettrico tra  due  metalli diversi,  come ad esempio rame e zinco.

Viene montato un condensatore  tra suddetti metalli e  un  terminale viene collegato elettricamente a ciascun  metallo allo scopo di convogliare  le onde alla miscela; uno schermo di piombo circonda l’unità per prevenire radiazioni nocive da detta miscela.

La miscela è composta preferibilmente  dagli  elementi Cadmio, Fosforo e Cobalto che hanno rispettivamente i  pesi atomici  12, 31 e 59.  La miscela che  può essere di forma in polvere  viene inserita  in un reattore formato da un  tubo di quarzo (o altro materiale non conduttore termoisolante ad alta resistività), ed  è compressa  tra un granulato di zinco da una parte del tubo e da granulato di rame all’altra estremità, la estremità del tubo essendo chiusi da capsule in ottone e il tubo essendo portato in una culla adatta in modo che si trovi tra i poli del magnete.

tubo quarzo con polveri.jpg

Il magnete è preferibilmente un elettromagnete ed è eccitato dalla corrente prodotta dall’unità.

I mezzi per convogliare le onde alla miscela può comprendere una coppia di antenne (in rosso) che sono esattamente simili alle antenne del radio  trasmettitore usato per produrre le onde. Ogni antenna  si sporge  dal ciascun  cappuccio in ottone  che si trova alle due  estremità del tubo .

Il trasmettitore  usato per attivare il generatore  può essere  di qualsiasi

tipo convenzionale in commercio che operi su onde ultracorte ed è preferibile sia controllata a cristallo al di  sopra frequenza rosso.

L’invenzione è illustrata nei disegni che seguono dove troviamo :

  • FIGURA 1 è uno spaccato  laterale di una forma di  generatore
  • figurauno
  • FIGURA 2 vista laterale
  • figuradue.jpg
  • FIGURA 3 è uno schema circuitalefiguratre

Nella forma dell’illustrazione della nostra  invenzione, l’unità generatore comprende :

n°10  una base isolante su cui sono montati i vari componenti. La base ha  una coppia di braccia  che si sporgono verso l’alto.

n° 11 la coppia di braccia  sono disposte  in modo da sostenere una culla

n°  12  la culla (o alloggiamento)   fatta preferibilmente di materiale elastico dilatabile per   alloggiare il

n° 13  tubo di quarzo   in modo che esso sia mantenuto saldamente fissato ma che sia anche amovibile. Le braccia ( n. 11) dei supporto verticali  sono così orientate rispetto ai

 poli magnetici n° 14  di un

n° 15  elettromagnete

quando il tubo di quarzo (n.13)  è in posizione   è collocato immediatamente tra i poli dei magneti (in modo tale da non essere direttamente a contatto ma posto immediatamente a fianco,  sospeso come un cuscino)  così da trovarsi  nel punto dove si forma il  più forte campo magnetico.

Il magnete serve a controllare  i raggi alfa e beta emessi dalla cartuccia quando è in funzione.

Entrambe le estremità del tubo di quarzo n° 13 sono  fornite  di

n° 16 un cappuccio in ottone  la forma di questi cappucci è strutturata in modo che si possano inserire   stabilmente tra le molle dell’alloggiamento (culla) e

n° 17 (fig. 1) le bobine  associate al  magnete. Queste  sono  disposte in modo tale che, se la base 10 del unità si trova in un piano orizzontale  allora il  tubo di quarzo 13  è orizzontale e  i poli 14 del magnete sono in un piano sostanzialmente verticale. (ndr Quindi il campo è perpendicolare al tubo di quarzo 13, nella fig. 1 si capisce male)

Inoltre collegato attraverso le culle c’è anche

n° 18 un  condensatore (o quarzo) al  piombo che può essere comodamente  collocato nella base 10 dell’unità. Collegato in parallelo al condensatore 18  c’è un idonea
n° 19 bobina d’induttanza (solenoide) ad alta frequenza. L’unità è provvista con

n° 20  una schermatura  di piombo che viene messo in modo da impedire che provengano radiazioni nocive dal tubo di quarzo come sarà  descritto.

Il tubo di quarzo n° 13 ha montato al suo interno in ciascuna  estremità  una quantità di rame granulato. Il rame è  in contatto elettrico con i cappucci di  ottone  n°16 che tappano le estremità del tubo;  montato entro il tubo e in contatto con il granulato di rame c’è una miscela chimica  che è il combustibile  e che è in grado di rilasciare energia elettrica e che diventa radioattiva quando viene sottoposta a bombardamento da  onde ultra corte senza fili

Montato su l’altra estremità  del tubo in contatto con l’altra estremità  della miscela chimica  in polvere c’è una quantità di zinco granulato che a sua volta è in contatto con il cappuccio in ottone; la miscela chimica interna si trova  compressa tra il rame granulato e lo zinco granulato.

fig4.jpg

Da ciascun tappo di ottone 16  si proietta  all’esterno

n° 21 un antenna

che vi è collegata elettricamente; ciascuna antenna n° 21 corrispondente esattamente in qualità e dimensione e caratteristiche elettriche   all’antenna  associata al  trasmettitore che deve produrre  le onde ultracorte sopramenzionate.,

Gli elettromagneti n° 15 sono opportunamente tenuti fermi da

n° 22 un pilastro disposto centralmente che è fortemente agganciato  alla base 10 portante.

Su  questo stesso pilastro n° 22 alla sua  estremità superiore  è fissato

n°  23 un supporto orizzontale  su cui è fissata la  bobina ad alta frequenza n° 19.

L’altra estremità di questa supporto traversale n° 23 è piegata in forma arcuata rotonda come mostrato in n° 24 ed  è atta ad appoggiare contro una porzione arcuata 25 della base 26 del l’elettromagnete 15.

Mezzi di bloccaggio sono  previsti per fissare le due porzioni arcuate 24 e 25 nell’angolo desiderato.
la posizione del polo n° 14 del elettromagnete può essere regolata sulla asse del tubo di quarzo n° 13.
L’unità dell’apparato radio trasmittente  può essere  qualsiasi tipo convenzionale per la produzione di onde ultra corte e può essere controllato a quarzo per garantire che opererà alla frequenza desiderata senza la necessità di messa a punto. Anche se  la trasmittente  viene impiegata solo  per operare in un intervallo breve, può essere convenientemente sostituire le pile ed essere azionato da un’alimentazione elettrica adatta,

La radio trasmittente  deve essere sintonizzata e messa a punto, può essere azionato da un quadrante provvisto di un scala micrometrica in modo che la necessaria “Finezza” di messa a punto può essere raggiunta.
La miscela che è contenuto all’interno del tubo di quarzo è composto di elementi  cadmio, fosforo e cobalto avente atomico pesi rispettivamente 112;   31;  e 59. In linea di massima
questi elementi possono essere presente nel seguenti proporzioni in peso:

proporzioni.jpg

La cartuccia che consiste del tubo n° 13 con la miscela chimica è preferibilmente ivi

composto da un numero di piccole cellule poste in serie. In altre parole, considerando la
cresta da un’estremità all’altra e in contatto con il tappo in ottone, ci sarebbe
essere uno strato di rame in polvere, poi uno strato di miscela chimica, poi uno strato di polvere Zinco, uno strato di rame in polvere etc. con un
uno strato di zinco in polvere a contatto con la cappuccio in ottone all’altra estremità della cartuccia.

cartuccia.jpg

Con una cartuccia circa quarantacinque millimetri  e lunga e cinque millimetri di diametro, circa  quattro  singole celle di polveri chimiche compresse native  (definite= celle native compresse) possono essere incluse.

cellanativa.jpg

I tappi in ottone n° 16  imperniati nella culla n° 12,   possono comprendere dei terminali da cui l’uscita dell’unità può essere prelevata.
In alternativa, una coppia di terminali n° 27 può essere  questi terminali collegati ai capi delle culle n° 12
I n° 27 essendo essi stessi provvisto di idonei antenne n° 28, che corrispondono esattamente alla
dimensioni, forma e caratteristiche elettriche all’antenna associato alla trasmettente queste antenne n° 28. Se disponibile, sostituendo la n° 21 antenne.

Nel funzionamento con il tubo di quarzo contenente la suddetta miscela si trova tra la granulati
rame e zinco granulato e con il tubo stesso in una posizione tra i poli con il  trasmettitore  acceso,  il magnete  Le onde ultra corte  derivanti sono ricevuto dall’antenna montata a ciascuna estremità
del tubo e in contatto con il rame e Zinco rispettivamente.

Le onde, quindi passano attraverso il rame e zinco e attraverso la miscela in modo che la miscela è bombardato dalle  onde corte e il cadmio, fosforo e cobalto associato con la miscela diventa
irradiante  di energia elettrica attiva che viene anche rilasciata;  viene trasmesso al rame granulato
e zinco granulato provocando una corrente i.  In un modo simile alla corrente  prodotto da una termocoppia. E ‘stato stabilito che con una miscela avente la suddetta composizione rilascia   la migliore  energia quando il trasmettitore è opera ad una frequenza di 300 megacicli per secondo.

La fornitura di un tubo al quarzo  è necessario poiché la miscela emana una considerevole quantità
di calore mentre esso reagisce come un risultato della bombardamento dalle onde corte.

Si trova che il tubo durerà solo per un’ora e che il tubo si scarica, dopo il funzionamento di un’ora. Sembra che l’azione radioattiva indotta duri circa questo tempo.
Se l’unità deve operare con continuità dovrà essere “stimolata” per un periodo da quindici a 30 secondi di durata una volta ogni ora.

Con un tubo di quarzo avente una lunghezza complessiva di circa quarantacinque millimetri e un  diametro interno di cinque millimetri saranno  contenenti circa 30  milligrammi della miscela chimica, l’energia stimata che sarà dato  in uscita dal tubo di scarico  per un’ora è
tra 100 e 110 volt a 10 ampere.  (1000 Watt)
Per consentire il tubo di sprigionare questo scarico è solo necessario azionare il trasmettitore alla
frequenza desiderata per un periodo di 15 a 30 durata secondi.

La corrente che è data in uscita durante lo scarico è in forma di corrente continua.
Durante lo scarico dal tubo delle radiazioni dannose vengono emesse sotto forma di gamma
e alfa e beta-raggi ed è per questo necessario  montare l’unità all’interno di uno schermo piombo,
in modo da evitare le radiazioni nocive.
Personale e oggetti nelle vicinanze dell’unità. I raggi alfa e beta che sono emessi dalla cartuccia quando è in funzione sono controllati dal magnete.

Quando l’unità è collegata ad alcuni apparati che assorbono  la potenza emessa è  necessario fornire
opportuni fusibili per la protezione contro la cartuccia, essendo cortocircuitata durante lo scarico.
Si dovrebbe verificare che la cartuccia possa esplodere.

Il peso stimato di tale unità comprendente la necessaria schermatura.

Per kilowatt ora di uscita il peso  è circa venticinque per cento di qualsiasi tipo standard di accumulatore che in uso oggi e si stima che la vita della miscela chimica sia probabilmente nella
regione di settantotto anni, quando sotto uso costante.

Abbiamo fornito una nuova forma di apparecchio per la produzione di un generatore  notevolmente più leggera del tipo standard di accumulatore attualmente conosciuto, che ha una vita  maggiore di qualunque tipo di accumulatore noto e quali possono essere ricaricate o riattivate come e quando desiderato e da una posizione remota a seconda  della potenza del trasmettitore.

Tale forma di batteria ha molte applicazioni.
Uno per esempio, di cui è l’uso di tali batterie in marcatore e altri boe che sono utilizzati in porti e luoghi simili e quali potrebbero essere riattivate in determinati intervalli da stazione di trasmissione centrale di base di riva.

Quello che pretendiamo è:

l. Apparecchio per la produzione di corrente elettrica
Comprendente un gruppo generatore, detto generatore
Unità comprendente un magnete atto a produrre un campo magnetico, mezzo per sospendere una Miscela di sostanze chimiche,   detta miscela essendo composta di elementi i cui nuclei diventano instabili come conseguenza del bombardamento da onde corte così che gli elementi diventano radioattivi e in più rilasciano energia elettrica.

Detto composto è montato in contatto elettrico con un paio di metalli diversi, come rame e
zinco. Un condensatore, un terminale collegato elettricamente a ciascuno di essi.
Metallo, mezzi per convogliare dette onde a detta miscela e uno schermo di piombo che circonda la detta unità per evitare radiazioni nocive da detti miscela.

2. Apparecchiatura secondo la rivendicazione 1 in cui la miscela è di forma in polvere ed è
tenuta in un tubo di non-conduttivo, con resistività ad alto calore.
Essa  viene compressa tra rame granulato e rame granulato all’altra  estremità, le estremità del tubo essendo chiusa da tappi di idoneo materiale conduttore.

3. Apparato secondo la rivendicazione 2 in cui i tappi sono di ottone e in cui i tappi si agganciano in una apposita culla formata da materiale conduttivo  detto culla che serve per individuare il tubo tra i poli del magnete.

4. Apparato secondo la rivendicazione 3 in cui il magnete è in forma di elettromagnete ed è adattato per essere eccitato dalla corrente prodotto dall’unità.

5. Apparecchiatura secondo una qualsiasi delle precedenti  rivendicazioni in cui la miscela è composta dagli elementi Cadmio. Fosfonia e Cobalto con pesi atomici di 112  e  31;  59 rispettivamente.

Apparecchiatura secondo una qualsiasi delle precedenti   rivendicazioni in cui i mezzi di trasporto
le onde corte alla miscela comprendono una coppia di antenne che sono fisicamente ed elettricamente simili alle antenne della unità di trasmissione.
Ogni antenna  e stata fissata al tappo in ottone ad ogni estremità del tubo.

 

 

 

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FISICA 4.0

Di Camillo U.(tratto da alcuni post  nel  blog 22 passi)

Il nuovo livello della fisica.

Durante il congresso tenutosi il 30 giugno 2017 a Roma, “La Via Italiana alla nuova Energia” :

cardone

è stato fatto il punto  sulla sperimentazioni italiani nel campo LENR; vista la quantità di trasmutazioni della materia presentate, certificate e ripetibili,  ho  fatto le seguenti considerazioni. Provo a esporle di seguito e   mi rendo conto che c’è bisogno di  menti molto aperte.

La Fisica in evoluzione

L’uomo ha sempre cercato di comprendere  e svelare i segreti dell’universo, in parte  perché spinto dalla sue necessità primarie, ma anche per  acquisire vantaggi dalla conoscenza o anche solo spinto dalla sua innata curiosità.

L’accesso alla conoscenza avviene per gradi.  La conoscenza  viene rilevata attraverso il passaggio per livelli successivi sempre più ampi;  ognuno dei quali comprende il  precedente. Possiamo vedere la cosa come strati i una cipolla.

L’avanzamento della comprensione può essere descritto da una funzione matematica scomponibile in termini successivi.

Detta F(t) la funzione “conoscenza della fisica” nella variabile t = tempo, possiamo pensare la funzione  come scomponibile in termini di approssimazione successiva.

F(x)= f1+f2+f3+f4….   dove

f1 rappresenta il primo termine che corrisponde alla conoscenza della fisica Newtoniana

f2 rappresenta il passo successivo dato dalla relatività ristretta e generale

f3 rappresenta la meccanica ondulatoria e la meccanica quantistica, che è l’attuale frontiera

f4 rappresenta, in base alla mia esperienza, il livello in cui si amplia il concetto che compare sporadicamente già al 3° livello, in quantistica. In questo livello  l’osservato e l’osservatore sono un tutt’uno, con il corollario che lo stato mentale, emozionale… dell’osservatore influenza ciò che osserva. Nel quarto livello questo concetto viene ampliato di molto.

Fisica del quarto termine: detta anche fisica dell’attenzione o del “mentalismo”:

“Tutto è mente

Sotto la spinta evolutiva incessante la materia finisce con il produrre strutture organiche con capacità crescenti di consapevolezza, attenzione, analisi, volontà, creatività.

Col termine “CONSAPEVOLEZZA” riassumiamo tutte le suddette proprietà e molte altre.

Da una semplice analisi storica si constata come tutto l’universo tenda a creare, ampliare e conservare la “CONSAPEVOLEZZA”.

In tutta questo sviluppo interviene un fattore fondamentale detto “energia”.

L’energia è vista nei primi tre livelli sotto  un aspetto meccanicistico ben definito essa è uguale ad una forza in grado di effettuare uno spostamento in una specifica direzione .

Al quarto livello le cose cambiano l’energia viene  vista sotto un aspetto diverso, sembra che una definizione di prima approssimazione possa essere questa:

L’energia corrisponde ad un accumulo di attenzione.

Preciso che nel quarto livello è la consapevolezza  il punto di riferimento, in questo livello non si parla più di forza ma questo concetto  viene sostituita dall’attenzione.

L’energia viene vista come attenzione moltiplicata per tempo (implica volontà, determinazione, costanza)

Per comprendere questo livello della fisica, occorre rendersi conto che la realtà, che nei tre precedenti livelli di fisica appare solida e stabile,  quando si passa al quarto livello può essere intesa  come  un’immagine su di uno schermo tridimensionale, cioè un ologramma. Per semplificare immaginiamo la realtà come immagini su di un monitor gestite da un computer remoto.

Se noi operiamo sul monitor, per quanto ci sforziamo non riusciremmo mai a cambiare la realtà proposta dal monitor, ma se dopo aver sviluppato un sufficiente grado di consapevolezza riusciamo a capire che dietro alle immagini c’è un programma che le gestisce. A questo punto  cominciamo a renderci consapevoli che riuscendo ad interagire con il  computer e modificandone  il programma c’è la possibilità di cambiare le immagini  in modo incredibilmente più semplice di quanto lo lasciavano supporre le conoscenze raggiunte nei primi tre livelli (fisica newtoniana, relativistica, quantistica).

Una volta accettata l’esistenza del 4° livello della Fisica occorre comprendere come utilizzare pragmaticamente questa nuova informazione.

In questo processo si arriva a conoscere strane strade alternative quali lo sciamanesimo e si riscopre la vecchia cara “alchimia”, quest’ultima grande scienza che fu gettata dalla finestra dall’illuminismo e dalla “Santa Inquisizione”, ora rientra dalla porta,  sotto una nuova visione.

A questo punto la visione alchemica viene collocata nel livello che le spetta. L’alchimia è una scienza profonda, ma poco utile in quanto non ripetibile dai più, entrare in questa conoscenza prima di aver sviluppato un saggio equilibrio e una retto comportamento è deleterio per l’individuo. L’inesperienza potrebbe portare a fare il passo più lungo della gamba, non maturando le necessarie riflessioni e non comprendendo che la realtà dei primi tre livelli è una necessità evolutiva che genera consapevolezze creative che evolvono principalmente sfruttando l’interscambio culturale.

È la comunicazione ben accordata tra emittente e ricevente che accelera l’acquisizione di nuovi concetti, nuovi schemi di pensiero, l’individuo NON è costretto a fare tutte le esperienze, ma può avanzare a piccoli passi usufruendo e accettando l’esperienza altrui. C’è in sostanza una crescita di gruppo, che nel caso dell’umanità si estenderebbe a tutto il mondo, in attesa di abbracciare  tanti mondi, e tanti universi.

La comunicazione per essere efficace deve essere accordata, i simbolismi di base devono essere un patrimonio in comune. Questo implica la necessità di un universo percepito in modo stabile, con punti fermi quasi immutabili, ciò vien fatto agganciando la struttura dei corpi fisici alla memoria dei genitori e degli avi in genere. Il DNA è una specie di “hard disk” che permette di dare a tutti una stessa base percettiva, ma nello stesso tempo introduce piccole variazioni individuali per favorire anche l’aspetto creativo, immagazzinando quindi i nuovi cambiamenti in un continuo miglioramento del DNA. La creatività implica la necessità di avere sviluppato una percezione simile, ma non uguale.

Risulta poi evidente che la percezione sensoriale viene organizzata attraverso l’educazione che si riceve nella prima parte della vita, essa introduce un nuovo parametro nel gioco evolutivo.

Il linguaggio diventa il miglior metodo di comunicazione, esso evolve verso la precisione, aumentando i vocaboli man mano che si entra in una analisi più fine della realtà.

Potrebbe essere arrivato il tempo in cui una grossa fetta dell’umanità possa comprendere il 4° livello della fisica senza che la sua evoluzione ne sia frenata; siamo in un’epoca in cui molto di ciò che prima era nascosto nel linguaggio alchemico, può  essere tranquillamente rivelato. La grande massa di informazioni presenti in Internet fa sì che l’individuo venga bombardato da mille informazioni in cui c’è tutto e il contrario di tutto. Pertanto alla fine spetterà a lui stesso la scelta di abbracciare una teoria piuttosto che un’altra, in altre parole è libero, quindi può evolvere.

Viene così scavalcato il pericolo che assillava gli antichi alchimisti, “non dare le perle ai porci”, cioè “non dare la bomba atomica in mano ai bambini!”

alchimia.jpg


 

Entrando più nel dettaglio di quanto è stato detto durante la conferenza voglio soffermarmi sul  lavoro del Dott. Cardone  che è stato sicuramente uno dei punti salienti dell’incontro.

L’essenza del discorso è questa:

Hanno costruito un macchinario detto “SONOTRODO CAVITATORE” che  è un amplificatore di ultrasuoni a 20000Hz 100W. E’ importante per il corretto funzionamento dello  strumento che la forma sia mantenuta fissa, perché anche piccole dilatazioni dovute alla temperatura rompono le onde stazionarie; a tale scopo sono stati posti  anelli di raffreddamento a gas.

sonotrodo

La macchina opera in risonanza con un recipiente contenente un liquido in cui è sciolto il sale con l’elemento da analizzare.

attivando la macchina ci si accorge che esiste un discreto periodo in cui nulla accade, si tratta di una specie di apparente accumulo energetico che “deforma probabilmente” progressivamente qualche campo di contenimento da quello che posso capire.

Dopo un  certo tempo a comparire le trasmutazioni; l’elemento in analisi, supponiamo si tratti di ferro, diminuisce di concentrazione mentre compaiono altri elementi.

E’ degno di nota il fatto che non si rilevano raggi di alcun tipo durante la trasformazione, il che è apparentemente ASSURDO, fuori da ogni ragionevole aspettativa, ma tant’è!

Usando un elemento radioattivo che avrebbe  tempi di dimezzamento di due anni, si ottiene in pochi minuti  il suo  dimezzamento, anche qui NIENTE RADIAZIONI. Incredibile!!!!

Ci sono altre cose sui neutroni ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Per evitare  di  travisare inconsapevolmente, preferisco riportare di seguito alcuni  stralci di quanto detto da  Cardone . (Mi scuso anticipatamente con Cardone nel caso prospettassi qualcosa di inesatto)

http://lalternativo.altervista.org/verso-il-nucleare-pulito-2/?doing_wp_cron=1499167450.1718890666961669921875

Il prof Cardone sostiene che …”bisogna pensare prima di agire, ma senza troppi preconcetti o pregiudizi, consapevoli che la logica della natura non è quella umana, altrimenti la scienza sarebbe davvero troppo facile…”

L’idea di partenza era che lo spazio attorno ai nuclei atomici non fosse piatto come un foglio di carta posato su un tavolo, ma che fosse possibile per le forze nucleari deformare lo spazio microscopicamente almeno entro certi limiti, (ndr  in questa situazione lo spazio viene immaginato   come un foglio  ma  accartocciato e spiegazzato).

Considerando la tavola degli elementi… tutti i nuclei a partire dal più piccolo, il Deuterio, fino al più grande, l’Uranio, sono ordinati secondo il valore crescente della loro energia di legame per componente. Tra i due estremi vi è il Ferro, che si trova circa a metà tra Deuterio e Uranio, inoltre il Ferro possiede il valore più alto dell’energia di legame per componente tra tutti i nuclei degli elementi, ed in più il Ferro è inerte, cioè non radioattivo. Per questa sua proprietà di avere l’energia di legame più alta, il ferro è il più svantaggiato per produrre energia nucleare ed anche il meno incline a farlo. Scherzando si può dire che il suo nucleo è… “duro come il ferro” e quindi sarebbe l’elemento meno opportuno da considerare, almeno secondo il buon senso, come avrebbe detto Fermi. Ma tutto questo in condizioni normali, ossia in un spazio piatto. Viceversa in uno spazio deformato dalle energie nucleari, il Ferro si trova in posizione avvantaggiata. Infatti se vi è una soglia di energia da raggiungere, che è al di sopra di tutte le energie di legame, il nucleo con l’energia più alta è quello più vicino, quello che a parità di potenza fornita la supera per primo fra gli altri nuclei e, cosa più importante, nel minor tempo… Questo è un ragionamento di estrema semplicità ed eleganza che riassume una serie di ragionamenti e calcoli alquanto complessi ed è dovuto al fisico italiano W. Perconti.

L’ESPERIENZA

Certo che esigere dal ferro un’emissione di energia nucleare, per giunta nell’arco ragionevole di poche decine di minuti sembrava essere quanto di più avventato si potesse pretendere. Con gli ultrasuoni poi…

…Per comprendere l’enormità della cosa si consideri il fatto che gli ultrasuoni agiscono sugli atomi che sono 100.000 volte più grandi del loro nucleo, invece il nucleo ha un’energia 100.000 volte più grande dell’atomo, da cui l’enorme disparità tra l’energia nucleare e quella chimica.

Eppure l’idea era quella che nello spazio deformato, in presenza quindi di una geometria deformata, si potesse cambiare una leva tragicamente svantaggiosa in spudoratamente vantaggiosa.

Collaudato e realizzato dalle forze armate, il “cavitatore” (questo il nome assegnato all’apparecchiatura) presentava due punti di forza non considerati nei precedenti esperimenti americani e di Perugia: la separazione del “sonotrodo” dalla camera di reazione e un sistema di raffreddamento di nuova concezione.

Senza scendere in dettagli le proporzioni del sonotrodo e della camera di reazione dovevano avere una geometria estremamente precisa a causa delle dilatazioni termiche cui sarebbero state sottoposte. La cura estrema di questi aspetti (geometria e sistema di raffreddamento), avrebbero consentito il funzionamento a regime della macchina senza limiti di tempo.

La macchina funzionava in modo stabile. Emissione di ultrasuoni a 20Khz (20.000 oscillazioni per secondo) con un intensità di 100 watt.

Nei 90 minuti di durata dell’esperimento non fu misurata nessuna emissione di neutroni per quanto riguarda Litio e Alluminio. Ma con il Ferro rimanemmo di sasso: primo esperimento e primo successo. I controlli incrociati con i nostri tre sistemi di rivelazione cominciarono a dare in perfetto accordo segnali di attività nucleare (emissione di neutroni) dopo 50 minuti circa

Nessuna presenza di radiazioni alfa e beta al di fuori della camera di reazione, né durante i 90 minuti della prova, né postuma a esperienza conclusa e macchina spenta. Nessuna presenza di radiazioni gamma in ogni condizione. Ulteriori comparazioni vennero effettuate con cloruro di Ferro e nitrato di Ferro, sempre con i medesimi risultati. La forma chimica non influenzava la produzione di neutroni, solo la presenza del ferro era determinante.

All’incremento delle quantità di ferro inserite nella camera di reazione corrispondeva un incremento del tempo necessario alla produzione di neutroni. Questo confermò definitivamente l’esistenza di un’inerzia e quindi di un campo di attesa nel processo di produzione delle reazioni piezonucleari mediante ultrasuoni e cavitazione.

L’assenza di radiazioni gamma da noi riscontrata, fu campo di indagine approfondito anche di altri ricercatori: esperienze accurate usando spettrometri con cristallo di Ioduro di Sodio e Tallio, confermarono ulteriormente l’assenza di radiazioni gamma.

Fu a questo punto molto interessante quanto proposto dall’allora Presidente del CNR dopo aver supervisionato i risultati: la comparazione tra la nostra macchina a ultrasuoni e un reattore nucleare convenzionale ad Uranio (in dotazione al centro ENEA di Roma-Casaccia).

UN’ALTRA SORPRESA

Ma come si sarebbe comportato un elemento che a differenza del ferro fosse stato radioattivo? Con il Torio, un elemento moderatamente radioattivo, accadeva qualcosa di inatteso e sorprendente. Vennero preparate soluzioni a bassissimo contenuto dell’isotopo Torio228. Questo è composto da 90 protoni e 138 neutroni e dato che è un esa-alfa emettitore emette 6 particelle alfa che formano su una lastra fotografica di policarbonato un’immagine come le dita di una mano aperta. La sua radiazione è quindi inconfondibile anche in mezzo ad altre radiazioni ambientali. Il tempo naturale in cui la sua radiazione e il suo contenuto si dimezzano è di circa due anni.

Dei dodici campioni preparati 8 sarebbero stati sottoposti a cavitazione nella nostra macchina e gli altri 4 sarebbero serviti alla comparazione. Al termine dell’esperienza i campioni cavitati furono sottoposti all’analisi con uno spettrometro di massa ad alta risoluzione (quadrupolare a settore magnetico) riscontrando che sia il contenuto che la radioattività risultavano esattamente dimezzati!!

a misurazione dei neutroni non aveva dato risultati significativi.

Cosa si doveva ritenere?

Che il torio sottoposto a cavitazione si era trasformato in un tempo 10.000 volte più rapido di come accade naturalmente, concludendo che questi era stato soggetto a reazioni piezo-nucleari che ne avevano alterato la natura facendogli superare la soglia di energia della forza radioattiva aldilà della quale anche la geometria di tale forza… non era più piatta.

Il caso del Ferro e del Torio potrebbero diventare emblematici di un altro fatto, che il superamento della soglia di deformazione è un po’ attraversare “lo specchio di Alice” per entrare in un luogo in cui il ferro inerte emette neutroni anche se è il più sfavorito a farlo, mentre il Torio radioattivo perde la sua radioattività in un tempo troppo breve producendo una situazione inerte….

CONCLUSIONE

Le prospettive sono molteplici e inimmaginabili. Si pensi soltanto alla possibilità di neutralizzare le attuali scorie radioattive delle centrali atomiche convenzionali. Per non parlare della quantità di energia ricavata dal ferro, un elemento presente in natura con proporzioni impressionanti rispetto al petrolio e incredibili in confronto all’uranio

Cardone ha fatto vedere delle foto con il mercurio in una vaschetta e con l’effetto della trasmutazione poi in pochi secondi era cambiato, abbiamo tentato di estorcergli ulteriori informazioni ma ci ha detto: “Signori per il momento accontentatevi del fatto che cambia, del fatto che è ripetibile, anche se i bilanci energetici e le modalità cambiano, l’analisi dell’aspetto energetico è incredibile è come entrare nell’inferno”

La recensione on line del libro  di Cardone dice :

Un “segreto” rivelato agli occhi di tutti, l’immagine di copertina implica una geometria, quella geometria naturale grazie alla quale avvengono tutti i fenomeni naturali.

Prima di ipotizzare teorie da fuori di testa il ricercatore, in questo caso, ha scomposto il fenomeno utilizzando le basi della fisica. Se esiste o è evidente un nuovo fenomeno, non l’ha inventato l’uomo, l’ha solo scoperto perché fa già parte della natura. La forma del corpo vibrante, della camera di reazione (una bottiglia commerciale da 1 euro con il fondo concavo, della quale Cardone racconta con sottile e meritata soddisfazione) e la frequenza, fanno tutte parte di una regola geometrica che se viene rispettata, nelle condizioni opportune di spazio e tempo, può accadere un miracolo per un cristiano, o la visione di un nuovo fenomeno mai prima osservato per uno scienziato.

Non ci sono segreti su come far avvenire le reazioni del prof. Cardone, basta leggere le pubblicazioni e i primi brevetti.

http://www.ingentaconnect.com/content/asp/jap/2016/00000005/00000001/art00012

In questo articolo del 2016 “Ultrasonic Neutron Emissions” sono ben descritti i sistemi di misura dei neutroni e non solo, per la prima volta azzardano un conto energetico.

Due piccioni… sia per misure nucleari che per misure calorimetriche.

Comportamenti “superfluidi” della luce

icnrespatura

Da secoli gli scienziati sanno che la luce è composta da onde. Il fatto che la luce possa comportarsi come un  liquido, increspandosi e muovendosi a vortice  attorno agli ostacoli come  farebbe la corrente di un fiume, è una scoperta   recente   ancora argomento di attività di  ricerca. Le proprietà liquide della luce si presentano in  particolari circostanze, quando  protoni che formano  onde di luce sono in grado di interagire tra di loro.

I ricercatori del CNR NANOTEC di Lecce in collaborazione con Il Politecnico di Montreal in Canada hanno mostrato che nel caso di  luce “rivestita” di elettroni succede un effetto ancora piu particolare. La luce diventa superfluida  mostrando  un flusso privo di frizione che scorre attraverso un ostacolo e si ricongiunge alla fine senza nessuna increspatura.

Daniele Sanvitto, che ha condotto il Gruppo di ricerca sperimentale che ha osservato questo fenomeno ha affermato “la superfluidità è un effetto impressionante, normalmente è osservato solo a temperature vicino allo zero assoluto (-273 gradi Celsius), in elementi come l’elio liquido e gas atomici ultrafreddi.elio

L’osservazione straordinaria di  questo nostro lavoro è di aver dimostrato che la superflidità può avvenire anche a temperatura ambiente, su condizioni di ambiente normali, usando particelle di luce-materia chiamati polaritroni (wikipedia: Un polaritone è una quasiparticella risultante dall’accoppiamento di un eccitone con un fotone. Essendo l’eccitone a sua volta una quasiparticella a carattere bosonico, ed essendo il fotone un bosone, il polaritone ha le caratteristiche di un bosone.)”

“la superflidità  è la caratteristica che permette a un fluido in assenza di viscosità di traspirare letteralmente fuori dal proprio contenitore” ha aggiunto Sanvitto. “ è collegata alla capacità di tutte le particelle di condensarsi in uno stato chiamato condensato di Einstein –Bose, conosciuto anche come il quinto stato della materia, in cui le particelle si comportano come un onda macroscopica singola, oscillando alla stessa frequenza (solitone).

Qualcosa di simile succede per esempio nei superconduttori: gli elettroni in coppia si condensano, dando luogo a superfluidi o super correnti in grado di condurre elettricità senza dispersione”

Questi esperimenti hanno mostrato che è possibile ottenere superfluidi a temperatura ambiente, dove fino ad ora questa proprietà era raggiungibile solo a temperature vicino allo zero assoluto. Questo potrà portare  in futuro al utilizzo  per strumenti fotonici.

Stéphane Kéna-Cohen, il cordinatore del gruppo di Montreal ha affermato “per raggiungere la superfluidità a temperatura ambiente, abbiamo utilizzato  un  film  ultrafino  di molecole  organiche racchiuso  tra due  specchi altamente riflettenti.

sandwich

La luce interagiva in modo molto importante con le molecole  mentre rimbalzava avanti e indietro tra i due specchi e questo ci ha permesso di formare  un fluido ibrido di luce e materiale organico. In questo modo abbiamo potuto combinare le proprietà dei fotoni come la loro effettiva leggerezza (ndr il fotone ha massa nulla e non trasporta alcuna carica elettrica) e altissima velocità, con forti interazioni che avvengono con gli elettroni entro le molecole. In normali condizioni, un fluido  si increspa e crea vortici attorno a tutto ciò che interferisce con il suo corso. In un superfluido, queste turbolenze si smorzano attorno al ostacolo, facendo si che il flusso continui la sua strada  inalterato”.

“il fatto che tale effetto sia osservato in condizioni di temperature ambiente” dice il team di ricerca, “puo  generare  un grande lavoro di ricerca nel futuro, non solo per  studiare i  fenomeni fondamentali  relativi  ai condensati Bose-Einstein, con esperimenti   da tavolo, ma anche per concepire e progettare futuri dispositivi a base di superfluidi fotonici in cui le perdite sono completamente soppresse e nuovi fenomeni inaspettati possono essere sfruttati”.
Giovanni Lerario, Antonio Fieramosca, Fábio Barachati, Dario Ballarini,    Konstantinos S. Daskalakis, Lorenzo Dominici, Milena De Giorgi, Stefan A. Maier, Giuseppe Gigli, Stéphane Kéna-Cohen & Daniele Sanvitto
vedi anfonte:  Superfluidità a temperatura ambiente in condensato polaritonico

http://www.lescienze.it/lanci/2017/06/12/news/cnr_superfluidita_a_temperatura_ambiente-3565398/

 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/6690/uno-zampillo-di-luce-superfluida

Incontro con Ighina

di Camillo

Premessa:

Ighina è un personaggio molto controverso e il suo pensiero può apparire bizzarro e a volte infantile, ma ciò non toglie che gli apparati che lui costruiva facevano cose bizzarre e inspiegabili. Egli sosteneva di aver acquisito facoltà di vedere gli atomi, la vista si sarebbe potenziata per mezzo di un particolare microscopio con lenti ruotanti. Le lenti avevano una rigatura che creava un effetto stroboscopico costringendo la vista ad adeguarsi ad un diverso scorrere delle immagini. Sembra però che i microscopio  funzionasse solo con lui.

 Ighina era molto convinto delle sue idee, e cercava in tutti i modi a volte anche usando dei sotterfugi,  di  propagare la sua visione del mondo.

A causa di ciò nei suoi racconti ci sono spesso  incongruenze,   fantasia e mezze verità. Alcuni episodi sono stati addirittura inventati di sana pianta per spingere le persone a credere, ma hanno  ottenuto  spesso l’effetto contrario.

Non ho affrontato questo personaggio  da  fisico, ma mi sono approcciato a mente aperta, con un atteggiamento alternativo di chi ha visto aspetti alchemici stranissimi, per cui per me  il limite tra  il possibile e l’impossibile è  vastissimo.

 Ighina considerava tutto come materia, anche i fotoni che lui  chiamava atomi di luce.  Rifiutava il concetto di spazio vuoto curvo, egli sosteneva che  il vuoto è vuoto e non ha proprietà. In questo aveva una visione simile a Tesla.  Egli vedeva tutto dominato da una sub-particella che lui  chiamava atomo-magnetico che descrive come l’elemento a più piccolo di qualsiasi particella conosciuta, dal nostro punto di vista la cosa che più si  avvicina è forse il neutrino della fisica.

 Una cosa è  assodata, il  fatto che la sua macchina “metereologica”  per regolare il tempo funzionava, è stato  constatato da centinaia di persone se non migliaia, compreso  gli inviati di Rai3. Se non fosse per quella dimostrazione incredibile, i suoi racconti non avrebbero avuto alcun seguito.


La prima volta che andai da Ighina con un amico egli era già avanti negli anni; io ero molto fiducioso e avevo preparato una serie di domande inerenti al suo libro.

Durante il primo colloquio però fu evidente che l’età e la malattia avevano fatto il loro corso, non riuscii ad ottenere risposte precise e non insistetti.

La cosa che mi colpì però  fu quando disse:

“In questa apparecchiatura, ci sono i miei 90 anni di ricerca”.  mi mostrò un oggetto bizzarro  formato da spirali di alluminio  colorate di colori molto accesi, sembrava un giocattolo per bambini e lui lo  chiamava ERIM.

erim

Da un lato ero  incuriosito e dall’altro ero stupito.  Mi ero avvicinato a lui credendo che  fosse un ricercatore che usava apparecchiature elettroniche o magneti ruotanti, quello che mi stava mostrando  era invece un tipico esempio di apparato da rabdomante; certo, differente da altri nella forma, ma uguale nel significato utilitaristico. Ighina disse che quel “coso” equilibrava le energie, purificava l’aria, annullava la geopatia ecc.

Molte altre volte avevo visto cose simili sia fisicamente che su riviste specializzate.

30 anni fa ebbi modo di interagire con un personaggio dotato di “facoltà paranormali”, negli  anni in cui l’ho frequentato ho potuto constatare che nonostante  un guazzabuglio di strane idee  e comportamenti strani, egli dimostrò di avere effettivamente delle capacità straordinarie.

Due anni prima del nostro incontro Ighina aveva avuto un ictus. Quando lo incontrai non riusciva più ad esprimersi chiaramente, gli chiesi se si poteva filmare il colloquio per poterlo riascoltare successivamente, egli accettò di buon grado.

Rivedendo il colloquio, ho potuto apprezzare come   Ighina parlasse a ruota libera, senza cercare l’accordo; egli  esprimeva liberamente le proprie idee  e passava dall’aspetto scientifico a quello esoterico con una tranquillità sbalorditiva. Egli  disse che pur essendo in una sedia a rotelle, riusciva ancora a proiettare la sua consapevolezza fuori  dal corpo. Recentemente aveva preso contatto con il sole, disse che nella realtà più profonda esso risultava vivo e stranamente non era per niente caldo; sembrava un gigantesco cuore che pulsava. Aggiunse che il contatto con una tale potente vibrazione lo aveva messo in difficoltà, con grave rischio per la sua salute.

Poi l’argomento scivolò sul “microscopio lenticolare” citato nel suo libro, Ighina disse che le lenti e l’occhio si devono fondere in un tuttuno, aggiunse che la scienza ufficiale, non avendo avuto a disposizione un tale strumento, stava analizzando la realtà partendo dalla coda invece di partire dalla testa.

Infine mi consigliò di prendere contatto con il suo attuale assistente che poteva dare ulteriori indicazioni.

Presi contatto con il suo collaboratore, (ci furono anche altri che avevano  collaborato con Ighina negli anni precedenti). L’assistente di Ighina si dimostrò molto disponibile, potei prendere visione del materiale cartaceo e mi furono date molte delucidazioni a voce . Purtroppo non potei visionare i vari i strumenti costruiti nel tempo da Ighina. Mi resi conto che dal punto di vista scientifico era tutto fuori schema.

Mi dissero che avevano dato informazioni a vari gruppi, ma che non possedevano più nulla. Alla fine per essere sicuro di aver capito bene   per evitare  malintesi, realizzai un plastico  a cui mi riferii per le domande e risposte.

 

monopolo.jpg

ighina1.jpg

Mi resi disponibile a creare un uno progetto organico per poter costruire il macchinario che aveva reso popolare   Ighina : “la macchina per il controllo meteorologico.”


PROGETTO  GENERALE PER IL CONTROLLO  METEREOLOGICO

Schema generale.

Il progetto si può suddividere in 4 blocchi.

cerchiamo ora di capire come funziona l’insieme.

elicarotante

L’elica rotante riceve energia magnetica positiva o negativa proveniente dal generatore del monopolo magnetico attraverso un cavo di rame molto grosso, si tratta di un cavo flessibile, formato da molti fili  da 5 a 10 millimetri di diametro, tipo quello usato per le messe a terra degli impianti elettrici.

Su questo cavo viaggia l’energia di monopolo creata artificialmente che può essere positiva o negativa a seconda di come viene alimentata l’elettrocalamita ruotante interna.

La ”spirale aerea” serve a catturare e accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici positivi provenienti dal sole (detti anche monopoli positivi ).

L’accumulatore interrato” serve a catturare ed accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici negativi provenienti dalla terra (detti anche monopoli negativi).

Ma come si fa a cambiare il meteo?

Ighina sostiene che ammassamenti di “energia magnetica” positiva lanciati nell’atmosfera allontanano le nubi, al contrario se viene lanciata “energia magnetica” negativa le nuvole vengono attirate.

Le nubi del cielo, vengono caricate positivamente  dal sole.

Se si vuole far piovere occorre  irradiare energia negativa, perciò bisogna dare corrente agli elettromagneti, in modo da produrre energia negativa e inviarla all’elica assieme a quella proveniente dall’accumulatore sotterraneo.

ELICA ESTERNA RUOTANTE

L’apparecchiatura esterna che rilascia energia è formata da tre elementi:

Il primo elemento è dato da una specie di elica ruotante formata da due “pale” lunghe 6 metri l’una, costituite da due tubi di alluminio di diametro  80 mm con spessore di 3-4 millimetri. I tubi sono riempiti di polvere di alluminio richiusi con tappi in legno.  L’elica è sostenuta da un palo metallico di alluminio che la alza fino ad una altezza di circa 3-4 metri da terra. Questo perno che regge l’elica è collegato con un contatto mobile ad un grosso filo di rame al  “generatore di monopoli.”

Questo perno deve essere isolato dal suolo, perciò è sostenuto da un supporto in legno.

L’elica è fatta ruotare da un motore che la fa girare a velocità di 10-20 giri al minuto circa.  Il motore è collegato con una cinghia di gomma al perno dell’elica in modo da evitare perdite di energia. In tutto l’apparato non bisogna usare materiali ferromagnetici o calamite. Perché la conduzione dell’“energia magnetica” viene alterata dal magnetismo.

monopoli2

LA SPIRALE AEREA 

energia magnetica positiva” dal sole (Yang)

spiraleighina

Il secondo elemento esterno è una raggiera che chiameremo “spirale aerea”, essa è formata da 7 tubi di alluminio di diametro 80 mm (o 50 mm) lunghi 6 metri e  riempiti di polvere di alluminio, chiusi con tappi in legno o sughero alle due estremità.

La polvere di alluminio serve ad accumulare “l’energia magnetica” del sole.

Esistono in commercio tre tipi di granulometria per la polvere di alluminio:  grossa, media, finissima. Presumo che vadano bene tutti i tipi in quanto Ighina a volte parla addirittura di trucioli di alluminio, mentre in un altra  un’occasione  Ighina ha affermato che l’alluminio è un materiale che può essere ridotto nella più piccola polvere possibile.

Ighina sostiene che l’energia magnetica penetra per qualche millimetro entro la struttura cristallina dell’alluminio, quindi eventuali trucioli di alluminio non devono superare 2-3 mm di diametro massimo.

Dato che  in fisica si stà studiando strutture granulari microcristalline per accumulare idrogeno, personalmente  penso che più la polvere è fine meglio è.  Va detto però che il costo della polvere ultrafine è molto più elevato del’alluminio trucciolare.

I sette tubi sono collegati fra loro con un filo di rame piuttosto grosso da 4 a 7 millimetri di diametro; si tratta del comune filo di rame usato per la messa a terra degli impianti elettrici.

Il collegamento è doppio, cioè c’è un filo che  percorre un perimetro esterno  ed un altro filo dà una circonferenza interna; inoltre i tubi di alluminio hanno  un filo di rame nudo che li percorre all’interno. I tubi sono sollevati da terra con un sistema di pali in legno fino ad una altezza di 2 metri. La struttura è collocata in modo concentrico al perno che supporta l’elica.

La disposizione è a raggiera con  un angolo di 51 gradi in modo che i 7 tubi si dispongano equamente nei 360 gradi.

Ogni tubo di alluminio é colorato con i sette colori dell’arcobaleno, (di questo daremo  spiegazione più avanti) la lunghezza di 6 metri è quindi suddivisa in sette parti colorate diversamente.

Dalle foto dell’apparecchiatura di Ighina si notano parecchi fili più sottili che sembrano collegare tra loro i vari tubi, oltre ai due grossi fili delle due circonferenze esterne ed interne. Penso siano fili di rame aggiunti per facilitare la distribuzione dell’energia, o fili di alluminio per aumentare la superficie ricevente. Comunque non sembrano essenziali.

Ognuno dei 7 tubi è sostenuto da tre pali di legno di 10 x 10 centimetri, lunghi 3 metri (o più) , un metro è sprofondato nel terreno, i due metri sporgenti sono colorati  alternativamente, il primo metro di colore azzurro  (vicino alla terra) e il metro superiore  in  giallo (proiettato verso il sole) .

Il sistema risulta isolato rispetto al terreno infatti è sostenuto da pali di legno, colorati in giallo nella parte alta, e in azzurro nella parte bassa.

Da tutto parte un grosso cavo da che va al luogo ove si trova il “generatore elettromagnetico dei monopoli”, questo luogo, infatti, funge anche da centrale di comando.

Schema della “spirale aerea” posta su di un piano orizzontale a 2-3 metri d’altezza dal suolo.

palarotante


ACCUMULATORE INTERRATO

Per l’“energia magnetica negativa” (YIN)

spiraleighina2

 

Chiameremo il terzo elemento, che completa l’apparato esterno “Accumulatore interrato”; si tratta  di 7 depositi di polvere di alluminio da 100 Kg l’uno per un totale di 700 Kg.

Non sono in possesso di schemi di questi depositi.

Alla richiesta di chiarimenti in data 25/3/2003 Ighina ha parlato in tubi in duro-alliminio interrati verticalmente ad una profondità  superiore o uguale a 2 metri, con diametro di  circa 15 cm. Questo mi fa pensare ad una disposizione a raggiera simile a quella aerea. (Ma probabilmente è sufficiente mettere dei parallelepipedi pieni di alluminio e collegati tra loro.)

I tubi hanno un’anima centrale con un filo di rame nudo e sono collegati tra loro con fili di rame. Dalla foto non appaiono visibili fili superficiali di collegamento, ma i fili evidentemente scorrono sotto il suolo. Da quanto ho  capito i coni larghi che emergono dal suolo, indicati da Ighina nella foto, servono da protezione e/o per l’ispezione dei collegamenti, ad essi connessi.

Ci potrebbero essere anche delle parabole di alluminio a livello di superficie (il collaboratore attuale ricorda delle larghe piastre sagomate a forma di parabola di alluminio) non visibili dalla foto perché ricoperte d’erba.

Probabilmente sono state aggiunte in un secondo tempo per aumentare la potenza dell’apparato. Purtroppo quando sono stato a visitarlo io l’apparato era già stato smontato e non ho potuto vederlo.

Dall’insieme parte un grosso cavo da che va all’interruttore deviatore come si vedrà più avanti.

sottosuolo

Ighina ha detto che si può risparmiare polvere di alluminio interrando 7 spirali di tubo di alluminio riempite di polvere colorate di azzurro  2-3 metri sotto terra. Collegate tra loro dal cavo di rame.

ighinacono


IL “GENERATORE DI MONOPOLI” O GENERATORE DI ATOMI MAGNETICI

generatoremonopoli

Il generatore di monopoli consiste in una elettrocalamita che viene fatta ruotare.  La rotazione avviene all’interno di un contenitore;  le pareti interne del contenitore sono rivestite da una rete di ferro a maglie fine tipo rete da zanzariera.  La rete deve essere collegata ad un cavo di rame  in più parti; un grosso cavo di rame  raccoglie i “monopoli” che si formano e li porta fuori  dal contenitore per essere utilizzati.

Viene da pensare che ci sia come una specie di centrifugazione dei “monopoli” creati dalla elettrocalamita, questi si depositano sulla rete metallica che riveste le pareti e passano poi sul grosso cavo di rame.

Dal disegno pubblicato nel 1987 risulta che la tensione che alimenta le elettrocalamite deve essere fornita da accumulatori (le comuni batteria della macchina); ne servono 11 in serie ben cariche.

Viene sconsigliato l’uso della corrente di rete con trasformatori, questo sembra trovare la sua spiegazione, in parte dal fatto che si possono raggiungere elevate correnti di spunto, in parte perché ci potrebbero essere delle strane influenze di controreazione che creerebbero seri problemi.

In un colloquio in data 2003 viene però data una nuova versione, Ighina ha detto che la tensione di alimentazione è di 12 volt, inoltre esiste una camma, equivalente alle puntine platinate delle auto, che da per un attimo l’alimentazione, col risultato di avere una sovratensione di spunto, e un miglior raffreddamento dell’avvolgimento.

A questo punto però mi è rimasto un dubbio a riguardo l’alimentazione .

Quindi rimane aperta la possibilità che il tutto sia alimentato con 132 volt, comunque niente vieta di fare le varie prove.

In un’intervista Ighina racconta che assieme a Marconi avevano realizzato i due avvolgimenti in modo da alimentarli con 24 Volt. Quando provarono l’apparato con i 24 volt non riuscirono ad ottenere l’effetto desiderato, così  aumentarono ancora aggiungendo accumulatori ma  non successe niente. Disperati in un impulso di rabbia alimentarono il tutto con tutte le batterie a loro disposizione cioè 132 Volt ben coscienti che avrebbero rischiato di bruciare tutto; ma, non solo gli avvolgimenti non si fusero, al contrario produssero i monopoli con effetti  simili all’effetto Hutchison (è “un’insieme di fenomeni scoperti casualmente da John Hutchison)

Il racconto prosegue citando i vari esperimenti.  Marconi era  preoccupato per un possibile uso bellico  del “raggio della morte” e pertanto  decise di NON divulgare  tutto. Diede l’incarico ad Ighina di divulgare l’apparato dopo 50 anni sperando in una umanità più evoluta. Mi chiedo se lo sia?

Quello che è certo è che l’ultimo assistente di Ighina, ha dovuto rifare questi avvolgimenti, confermando che essi operano al limite della sopportabilità.

Se ho capito bene, non ha importanza la tensione di alimentazione, basta costruire gli avvolgimenti per sopportare un quinto della corrente che poi sarà utilizzata.

Per esempio: volendo usare 12 Volt di alimentazione, utilizzando un filo da 0,7 mm di diametro che sopporta 3 Ampere di corrente, calcoleremo una lunghezza di filo in grado di sopportare 3 ampere con una alimentazione da 2,5 Volt.

Dalla legge di Ohm si ricava 2,5V : 3A = 0,833333 Ohm  che rappresentano la resistenza totale del filo.

Tenendo conto che la resistenza per metro di un filo di 0,7mm di diametro è 0,034, occorrono 24,5 metri di filo per i due solenoidi, cioè circa 12,2 metri per ogni singolo solenoide.

E’ certo l’uso di  “puntine platinate”  poiché anche Ighina ha dato grande risalto alla “grande scintilla che si formava”. Guardando bene il disegno originale di Marconi si può rilevare il contatto mobile.

Trovo strano però che non sia menzionato nella spiegazione.

La corrente continua proveniente dalle batterie arriva alle bobine per due percorsi:

un percorso passa attraverso ad una barra di rame interna al tubo rotativo orizzontale e deve essere opportunamente isolata rispetto al ferro del tubo ruotante;

il secondo percorso è ottenuto sfruttando il tubo ruotante  e il ferro ad U ad esso collegato, il contatto mobile è fornito dai cuscinetti a sfera; in tal modo la corrente passa attraverso al ferro magnetizzato.

Forse questo non è solo un espediente per risparmiare contatti mobili,  ma la corrente, passando per il ferro magnetizzato, potrebbe acquistare caratteristiche particolari. (Vedi gli apparati di Coller , sulla rivista NEXUS )

Comunque, nel dubbio, è bene non portare modifiche in questo punto e conviene trasportare la corrente attraverso il ferro come da progetto.

Non ci sono invece problemi nell’alimentazione del motore, basta che riesca a far fare 200 giri al minuto all’elettrocalamita e che la cinghia sia isolante.

Il cavo che raccoglie l’energia del “monopolo” è costituito da un grosso cavo tipo quello usato per la messa a terra degli impianti, dalla foto si può pensare a un diametro di 4 mm o più.

Questo cavo deve essere ben collegato alla rete  metallica che, come una gabbia di Faraday,   avvolge completamente le elettrocalamite, Ighina ha insistito su questo punto.

Per controllare se tutto funziona, si può ripetere l’esperimento di Ighina, egli mostra delle foto nelle quali un pezzo di cavo viene avvicinato ad una bussola producendo deviazioni dell’ago. Il fenomeno di deviazione dell’ago della bussola, se venisse confermato,  appare come una possibile conferma che questo apparato produce  qualche cosa fuori dalla fisica classica; presentando anche i canoni della ripetitività richiesti.

manometro

  1.  Foto al centro si ha il cavo senza energia, la disposizione dell’ago rosso della bussola è posta in modo che il Nord punti verso il cavo.
  2.  Foto a sinistra l’elettrocalamita gira in un senso, il filo percorso dal flusso monopolare così generato, sposta l’ago rosso verso destra.
  3.  Foto a destra  la corrente è invertita e l’ago cambia direzione.

Da prove da me effettuate ho costatato che facendo attraversare il filo, posto come in fotografia, con corrente continua di 12V    6A è si ha una deviazione dell’ago, 10 volte inferiore a quella visibile nella figura.


CHIARIMENTI DEL DISEGNO MARCONI DEL GENERATORE DI MONOPOLI

centrostudimagnetici.jpg

centrostudimagnetici2.jpg

Barra in ferro dolce sezione quadrata   4 x 4 cm. lunga   100 cm.  divisa in tre parti piegata a forma di U

Bobina di induttanza : vedi specifica

Cuscinetti a sfera con diametro interno da 4 cm. Un cuscinetto serve a trasmettere la corrente.

Tubo in ferro saldato alla sbarra ad U diametro 4 cm. Lungo circa 65cm. Nella parte interna passa un filo di rame isolato tipo quello delle candele delle auto. Alla fine del tubo si inserisce un tappo di isolante, forato al centro per il passaggio del filo di rame.

Puleggia per la trasmissione occorre una rotazione di circa 200 giri al minuto. Pertanto se il motore da 600 giri la puleggia ha il diametro di 18 cm.

Puleggia del motore con  le condizioni precedenti ha un diametro di 5 cm.

Cuscinetto a sfera per trasmettere l’alimentazione al filo interno al tubo.

Filo isolato di uscita flessibile con molti fili interni e isolante all’esterno diametro grande. Ben collegato internamente alla rete di ferro. La rete deve essere a maglie rigide (nella foto sembra rete sottile tipo zanzariera) deve formare un involucro avvolgente e ben collegato con il filo di uscita. Su questo filo di uscita si controlla con una bussola il tipo di monopolo.

La corrente per il motore può essere quella normale di rete, mentre la tensione continua per gli elettromagneti DEVE NECESSARIAMENTE provenire da accumulatori o pile. Su questo punto non esistono dubbi, Ighina è stato chiaro e categorico.

Ighina usava le comuni batterie di piombo delle auto.

COME INVERTIRE LA POLARITA’

Per cambiare polarità si mantiene la rotazione destrorsa di circa 200 giri al minuto ma si  INVERTONO I COLLEGAMENTI ALLE DUE BOBINE.

Questa affermazione sembra chiarire un punto fondamentale dell’apparato e cioè come vanno polarizzate le due elettrocalamite.

Dopo aver chiesto spiegazioni  su questo punto al precedente collaboratore di Ighina, risulta che gli avvolgimenti sono messi in modo da formare da una parte il Nord e l’altro il Sud.

Da quello che mi è stato detto ho capito che  una calamita permanente a ferro di cavallo che ruoti all’interno della cella suddetta NON GENERA MONOPOLI, essa crea invece una modificazione dello spazio, lo spazio tende a strutturarsi in una sorta di spirale che imita il monopolo. Ighina sosteneva che tale modificazione è pericolosa e pertanto non bisogna sostare nelle vicinanze di una calamita permanente ruotante.

Nel libro Ighina sostiene che i magneti permanenti che si trovano nelle dinamo dei motorini, dopo un certo numero di ore di funzionamento, creano radioattività attorno; egli sosteneva di aver verificato la cosa col contatore Gaigher.

ATTENZIONE!!

Il contenitore con l’elettrocalamita ruotante è pericoloso, nel senso che si riempie di  “atomi magnetici di tipo positivo o negativo”.

Ecco perché l’elettrocalamita ruotante deve essere racchiusa da schermi, formati da 3 strati isolanti fatti da:

materiali inerti che assorbono la radiazione come: mattoni, gesso, polistirolo; 

E’ meglio  sovradimensionarli piuttosto che sottovalutarli


CENNI SULLA TEORIA ORGONICA

Quanto segue è frutto di una ricerca personale che è durata 30 anni. In questi anni ho studiato,  osservazioni e verificato i più  svariati campi è da questa lunga esperienza multidisciplinare ho tratto alcune  conclusioni ed idee  che cerco di esporre qui di seguito. Da questo punto userò un  linguaggio  meno formale cercando di evitare formalismi matematici:

La più piccola particella subatomica del piano materiale è chiamata da Ighina “Atomo Magnetico”.

Wilhem Reich (psicologo, guaritore vissuto prima metà del 1900)  identifica questa stessa particella col nome di “Orgone”.

Atomo Magnetico = Orgone

Nel taoismo cinese si parla di energia primordiale e ci si concentra sul suo duplice aspetto Yin e Yang

Mi sembra appropriato pertanto attribuire il nome di Orgone Yang “all’atomo magnetico positivo” descritto da  Ighia; Orgone Yin “all’atomo magnetico negativo”

L’orgone è piccolissimo, sicuramente migliaia di volte più piccolo dell’elettrone.

Così come il numero uno genera tutti gli altri numeri attraverso la somma di se stesso preso innumerevoli volte, analogamente l’orgone genera tutte le altre particelle, attraverso l’aggregazione di se stesso preso innumerevoli volte.

L’orgone è quindi il padre ti tutta la materia.

Voglio ricordare qui, che nessuno ha mai visto come è fatto un atomo nel suo interno, abbiamo solo modelli atomici ricavati scientificamente che ci permettono operare con gli atomi prevedendo i risultati.

Man mano che un modello non regge alla sperimentazione e compaiono dei comportamenti anomali, viene modificato il modello in modo da far quadrare tutto.

Ecco quindi che il modello atomico di Bohr, che paragona l’interno dell’atomo ad un sistema solare in miniatura, diventa alla fine, un modello matematico basato sulla probabilità.

Nessuno può dire con certezza come stiano le cose all’interno dell’atomo, pertanto un modello vale l’altro, purché però dia spiegazione del comportamento degli atomi.

Vediamo come vede l’atomo Ighina. Ricordo che Ighina si è servito di un microscopio inventato da lui chiamato “microscopio lenticolare”, che solo in parte funziona con le leggi dell’ottica. In qualche modo questo microscopio sembra si agganciasse a delle facoltà latenti nell’uomo, potenziandole; con il risultato di poter ottenere ingrandimenti, a suo dire, di quasi due miliardi di volte. (Impossibile secondo la fisica classica)

 

Facendo un atto di fede iniziale, andiamo a vedere cosa ha visto.

L’orgone è formato una piccola nebulosa centrale (Ighina la chiama “nebula”) circondata da un mantello esterno che funge da membrana.

La nebulosa centrale è una specie di cuore che batte cioè pulsa. La pulsazione può avvenire in due modi:

Pulsazione Yang o centrifuga, si ha quando si nota un anello luminoso che parte dal centro della nebulosa e si allarga verso la membrana esterna dove si deposita.

Pulsazione Yin o centripeta, si ha quando l’anello luminoso parte dalla membrana esterna e si restringe verso l’interno.

Ighina sostiene che l’anello luminoso ha origine dal centro della nebulosa ove c’è un “vuoto”, sembra che questo “vuoto”  comunichi con un’altra dimensione da cui sbuca l’energia.

In fisica esistano i “buchi neri” che ingoiano l’energia e la materia, in contrapposizione si suppone che esistano  i “buchi bianchi” che la riammettono.

Ebbene nel centro dell’orgone Yang ci sarebbe un “buco bianco”, nel centro dell’orgone Yin ci sarebbe un “buco nero”.

Ighina sostiene inoltre che gli atomi sono sempre in vibrazione, hanno cioè una sorta di frenesia e questo non gli permetteva di poterli vedere con il suo “microscopio lenticolare”; per riuscire a calmarli Ighina gli affiancava con sostanze in grado di assorbire l’energia. L’assorbimento dell’energia avveniva attraverso a dei “canaletti”.

Ighina  mostra una foto scattata da lui col suo “microscopio lenticolare”, ovviamente dal punto di vista della fisica classica questa foto non può esistere…

I 5 raggi luminosi, corrispondono ai “canaletti” che stanno asportando l’energia in modo da fermare l’atomo.

atomomagnetico2

Orgoni Yang

spiraleighina

quelli centrifughi che pulsano partendo dal centro espandendosi verso  l’esterno, corrispondono agli atomi magnetici positivi, o ai  monopoli positivi. Sono prodotti dal Sole e sono catturabili con una spirale in filo di alluminio, meglio se dipinta di giallo.

Sono in sintonia col maschile, calore, dinamico, aereo…Tutte caratteristiche con cui stanno bene assieme.  Possiamo dire che  insieme delle qualità che appartengono all’orgone Yang hanno   un effetto di risonanza, la loro presenza permette un miglior  contatto con l’orgone.

Quando gli Orgoni Yang  si muovono lungo una retta, si trasformano da particella ad onda, in tal caso hanno una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione, occorre innanzitutto fissare un asse orientato; prendiamo  la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe allontanarsi l’orgone Yang in rotazione in senso orario.

 

Orgoni Yin

spiraleighina2 quelli centripeti che pulsano partendo dall’esterno verso l’interno,                     corrispondono agli atomi magnetici negativi. Tendono a    concentrare la materia, cioè cercano di raggruppare il      massimo di informazioni nella minima quantità di energia.

Sono emessi dalla Terra verso l’esterno.

Sono catturabili con una spirale di alluminio meglio se       dipinta di azzurro. Ruotano in senso antiorario.

Sono in sintonia col femminile, il riflessivo, il ricevente…

Gli orgoni Yin sono generati dagli orgoni Yang che partono dal Sole vengono assorbiti dalla Terra, si concentrano al suo centro, si trasformano in Yin e vengono riemessi. Anche gli Orgoni Yin  si muovono con una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione occorre innanzitutto fissare un asse orientato, prendiamo lo stesso di prima, la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore  abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe avvicinarsi l’orgone Yin in rotazione in senso  antiorario orario.

Insomma vi sto raccontando i principi dell’agopuntura. (Per inciso la pratico da più di 20 anni) Lo Yang genera lo Yin e viceversa.

 

Esistono infine gli Orgoni misti, essi creano la vita.  Si tratta di due orgoni  uno Yang e l’altro Yin che si “scambiano effusioni”. La vita si basa sull’equilibrio delle forze opposte. Ighina attribuisce il colore verde a questi orgoni misti, infatti, la vegetazione, unica forma di vita che si nutre di luce solare e Terra, è di colore verde e si crea proprio nella superficie della Terra dove le due forze si mescolano. Il verde è la combinazione tra giallo e azzurro. Gli studiosi di fisica affermerebbero che sono una forma d’onda stazionaria, l’una va, l’altra viene.

 

Esiste anche una formula matematica che può descrivere gli orgoni, detta “equazione cosmologica” di Renato Palmieri, purtroppo non è semplice occorrono nozioni di matematica e trigonometria per capirla. Quando questa funzione viene impostata per generare un fotone elementare, essa genera una figura  geometrica che corrisponde alla foto dell’atomo magnetico di Ighina e vista in movimento, evidenzia delle bolle circolari che partono dal centro e si ammassano alla periferia. Esattamente come descritto da Ighina. Incredibile coincidenza!

Renato Palmieri (vedi appendice) nel suo sito dà l’ordine di grandezza geometrico del diametro dell’orgone, (fotone elementare per Palmieri) nel caso si potesse considerare sferico. Si avrebbe una particella 10 miliardi di volte più piccola del diametro di un protone.

Per chi desiderasse approfondire, si tratta di una funzione d’onda in coordinate polari limitate a due dimensioni c’è il raggio  in funzione dell’angolo,   r = f(angolo). Vedi appendice a fine pagina. Consiglio comunque di scaricare dal sito, il piccolo file che vi permetterà di generare i grafici cambiando i parametri. Bello a vedersi!

pentagramma

Risultato della formula di Palmieri applicata alla particella elementare minima denominata Fotone, se potete guardatela nel sito in movimento.

 

 

Stato di ESSERE e stato di DIVENIRE.

Gli orgoni sia Yin che Yang possono trovarsi in due possibili stati fondamentali:

Nello “stato d’ESSERE” sono energie potenziali, non hanno uno scopo urgente, sono tranquilli.

Aggregandosi formano particelle sempre più grosse: quark, elettroni, protoni, atomi, molecole, cristalli…

 

Nello “stato di DIVENIRE” sono forze,  hanno uno scopo e cercano di realizzarlo.

In questo stato si compartano come un portalettere che deve urgentemente consegnare la posta, ad un ben determinato indirizzo; sono irrequieti si muovono in cerca della particella bersaglio e quando la trovano, per mezzo del fenomeno della risonanza, depositano su di essa l’informazione, che trasportano.

Quindi  sono forze che producono dei cambiamenti e questi possono essere utili o dannosi.

In fisica questa dualità potrebbe corrispondere:

“stato di particella” (ESSERE);

“stato d’onda” (DIVENIRE)

 

Imprinting o modulazione degli orgoni.

Gli orgoni prodotti dall’elettrocalamita rotante  devono ricevere un “imprinting” o modulazione, in altre parole gli orgoni devono essere comandati ad eseguire un certo lavoro, raggiungere un certo scopo, avere una certa qualità.

Per chi conosce il funzionamento dei computer, possiamo dire che, ogni orgone  è paragonabile a una stringa numerica in “linguaggio macchina” tipo 0110011… con infinite cifre.  Le informazioni che si possono scrivere su un singolo orgone sono praticamente infinite.

L’ermetismo occulto, sostiene che in ogni cosa c’è tutto.

“IL TUTTO E’ IN TUTTO, ed è TUTTO IN TUTTO” Kybalion

 

In un articolo di Nexus riguardante la cella Joe, un ricercatore dice:

“Per catturare e comandare gli orgoni  è fondamentale rendersi conto che essi sono vivi, intelligenti, con loro predilezioni, e un loro linguaggio. Niente e nessuno costringeranno gli orgoni ad accumularsi nella cella Joe se non accettano la cosa.

Quindi per accumularli dobbiamo creare un posto accogliente e invitarli ad entrare.”

 

Don Juan quando descrive l’universo, così come lo “vedono” gli stregoni, dice che esso appare formato da un numero infinito di filamenti (orgoni), e ogni filamento è vivo e cosciente. Castaneda gli chiede in che senso vivo? “Vivo come lo sei tu, ha percezioni, emozioni…”

 

Alcune leggi degli orgoni

– Gli orgoni, quando sono nello stato d’ESSERE (energia), non hanno direzione o verso, ma se uniti ad una sorgente luminosa, o altro, sono guidati e trasportati da questa.

 

– Gli orgoni, quando sono nello stato di DIVENIRE (forze) si comportano in modo simile all’elettricità e alle onde.

 

– Gli orgoni, sono disturbati dal magnetismo, e quando si muovono, cercano di evitare di passare attraverso materiali ferromagnetici.

 

– Pertanto buoni conduttori di elettricità sono anche buoni conduttori orgonici, però il ferro non va bene perché magnetizzabile, mentre l’acciaio inox 18/10,  essendo molto meno magnetizzabile, va bene.

 

– Gli orgoni hanno la tendenza ad accumularsi, “effetto gregge”; in questo differiscono molto dall’elettricità. Le cariche elettriche dello stesso segno si respingono e se possono, si disperdono, gli orgoni fanno il contrario per loro vale il principio alchemico di risonanza “il simile attira il simile”. Più gli orgoni hanno lo stesso imprinting più facilmente si cercano.

Questo permette di creare accumulatori specifici ed ha a che fare con il principio dei farmaci omeopatici.

 

L’agopuntura ha sempre sfruttato queste conoscenze

Torniamo all’imprinting, forse un esempio pratico chiarisce più di tanta teoria.

Prendiamo un ago usato oggi in agopuntura, c’è un filo sottile di acciaio con punta che funge da ago, avvolto con una spirale di filo di rame. Se  si considera il verso,  dalla coda alla punta, il filo è avvolto in modo orario, quindi se rivolto con punta a Terra e coda al Sole, corrisponde alla spirale gialla cattura Yang.

spirale3

Faccio notare che Ighina, per fare le prime spirali usava il rame, poi si è accorto che l’alluminio andava meglio. Per inciso si potrebbe usare anche altri materiali, si usa per esempio l’argento.

Ora se dovessimo infliggere un ago in un punto della pelle dove manca l’energia Yang (pelle fredda, pallida…) e volessimo aumentare il più possibile l’introduzione degli orgoni Yang cosa dovremmo fare? Provate a rispondere a queste domande:

1° mentre penetriamo la pelle, quale movimento dell’ago aumenterebbe lo Yang, orario o antiorario?

2° Se usassimo aghi colorati di che colore li scegliereste?

3° Se dovessimo scegliere se scaldare o raffreddare cosa fareste?

4° Se doveste scegliere il tempo atmosferico scegliereste il sole o la pioggia?

5° Se doveste scegliere una stagione quale?

 

Ognuno di questi fattori aggiunge un po’ di “energia orgonica Yang”. Cioè prepara il terreno ed invita gli orgoni Yang ad entrare ed accumularsi.

L’energia orgonica Yang che sarà iniettata sarà il risultato della somma di tanti fattori, non tutti però hanno lo stesso peso, il più importante è di gran lunga l’agopuntore.

L’essere umano può riuscire a gestire con il suo corpo notevoli livelli di energie orgoniche; quando il guaritore manipola l’ago con intenzioni e volontà adeguate,  può trasferire quantità ottimali di energie al paziente.

Le energie, che l’agopuntore trasferisce al paziente toccando l’ago, o anche con la sua sola presenza, hanno ricevuto il suo imprinting, e soprattutto la sua intenzione.

Per questi motivi, in agopuntura, è l’agopuntore che conta; più della metodologia, più della tecnica usata.

Nella Cina antica quello che contava era il risultato, non la fama, non i diplomi; il mandarino pagava l’agopuntore solo se lo manteneva in salute; quando insorgeva una malattia, lo stipendio era immediatamente sospeso.

Anche la medicina ufficiale ha dovuto prendere atto dell’influenza della psiche nel rapporto malato paziente, per verificare l’efficacia oggettiva di un farmaco non basta più la prova in “cieco” (il paziente non sa se sta prendendo un medicina o un placebo)

Ma serve il “doppio cieco” (ne il paziente ne il medico sanno se stanno prendendo una medicina o un placebo)

 

Ma ecco ora le risposte. 1° orario   2° giallo    3° calore (il riscaldamento dell’ago si chiama moxa, vegono bruciate particolari erbe per ottenere adeguati imprinting)

4° il sole   5° l’estate.

Avete risposto esattamente, bravi! State diventando agopuntori. Altrimenti rileggete.

 

Ighina sostiene che se si fanno passare gli atomi magnetici attraverso una sostanza, all’uscita gli atomi magnetici acquistano la caratteristica vibrazionale. (Solo se ne hanno voglia aggiungerei io).  Quando si opera con piccole particelle elementari non vale più la fisica classica, i comportamenti cambiano, la ripetibilità risulta incerta.

 

L’orgone va considerato per metà materiale, cioè ubbidiente alle leggi fisiche, per l’altra metà mentale, cioè è in grado di percepire, reagire o subire un pensiero intenso e volitivo.

E’ come se ci fossero due mondi uno che genera l’altro; c’è il mondo della mente, emozioni, desideri, e c’è il mondo della materia fisica; il primo genera il secondo ma anche il secondo cambia il primo (sempre lo stesso ritornello, lo Yang genera lo Yin e viceversa); ebbene l’orgone è la più piccola particella del mondo fisico e nello stesso tempo la più grande particella del mondo mentale.

Forse per questo i sensitivi lo colgono usando l’altro corpo, i fisici invece non lo possono catturare, infatti, non hanno niente di più piccolo da mandarli addosso per rivelarlo.

Ighina era sicuramente poco scientifico, non si curava di dare dimostrazioni, dava soprattutto le conclusioni, senza dare possibilità di verifiche indipendenti, se non gli credevano …peggio per loro. Ovviamente la scienza lo ha sempre ignorato o …peggio. Alla fine diceva di essere passato nella categoria dei “E chi se ne frega.”

Come sensitivo Ighina era eccezionale. Egli scopriva, più che con l’intuito, con la vista sensitiva.

 

Dove porta tutto questo discorso?

Ritorniamo al contenitore entro il quale ruota l’elettromagnete pulsato, esso dunque contiene orgoni in grande quantità, essi possono sembrare innocui, non si vedono e quasi sempre sono tranquilli o ricevono imprinting non nocivi. Siccome le condizioni fisiche, chimiche, emozionali, mentali in cui gli orgoni sono immersi cambiano, può succedere questo:

Un individuo vuole osservare il funzionamento dell’elettrocalamita ruotante, toglie le protezioni apre e costata che non succede niente. Col tempo si abitua a trascurare ogni precauzione e considera l’energia orgonica innocua. Un brutto giorno però ha uno stato d’animo arrabbiato con se stesso o altro, è anche molto concentrato è quasi una fissità, apre la camera dell’elettrocalamita sembra che non succeda niente. Il giorno dopo però il braccio gli fa male e tende a paralizzarsi… non capisce, e non collega la causa con l’effetto. Ighina racconta alcuni fatti di questo tipo, dovette intervenire per demagnetizzare l’organo malato.

Giocherellare con il filo nudo di rame, mentre è in rotazione l’elettrocalamita è come giocare con il filo di un parafulmine, va bene 1000 volte ma se va male…

 

Ighina ha sempre sostenuto che la morte di Marconi aveva a che fare con gli orgoni.

Ecco cosa dice in un’intervista:

“…Difatti Marconi è morto per quello. Io ero dal ’36 che abitavo già qui ad Imola. Glielo avevo detto: ‘Mi raccomando Guglielmo, telefona se hai bisogno di fare qualche esperimento, mi raccomando…’. Lo avevo già salvato due volte. In una stavo per rimetterci la pelle anch’io. Perché lui adoperava i monopoli con facilità.

 E i monopoli cosa fanno?

Fanno la scomposizione della materia sulla materia stessa. Lui ha fatto l’esperimento e c’è rimasto. Si, effettivamente aveva messo lo schermo magnetico, ma non era sufficiente. Quando sono andato a Roma a vederlo nella bara, ho notato che egli aveva sotto la pelle come degli gnocchetti neri. Allora ho capito che era morto perché non era più circolato il sangue. I medici avevano detto che aveva una cosa nel cuore, come la chiamano loro? Boh… Tutti dicevano che Marconi era morto di Angina Pectoris…”

Mi rendo conto che tutto questo sembra pazzesco, per di più non posso dimostrarvelo; i colleghi di fisica potrebbero criticarmi in tanti i modi e a ragione, dal loro punto di vista.

Servirebbe a qualcosa dirvi che ho potuto far crescere le piante del 300% in più rispetto ad un gruppo di controllo, solo usando la volontà?

Che ho visto usare la mente per far sparire oggetti con assoluta impossibilità di trucco? E… molto altro.

No! Non servirebbe. Anche voi vorreste una prova, una verifica che non posso darvi, e siccome io sono d’accordo col metodo scientifico vi do ragione.

Viva il C.I.C.A.P.  (comitato italiano controlli affermazioni paranormale)

Così voi dormite sogni tranquilli. Io purtroppo no, perché sono impegnato a dimenticare ciò che ho verificato e che ammette come unica soluzione, l’esistenza dell’orgone mentale.

Ma siccome sono invidioso del vostro quieto riposare, aggiungo un’altra pulce nell’orecchio.

 

La pulce riguarda Ighina e la sua medianità poco nota.

Riporto testualmente  un pezzo dell’articolo di Leo Talamonti sulla rivista “Scienza ed ignoto” l’anno dovrebbe essere 1972.

Antefatto: succede che previsioni di Ighina relative a un contatto con extraterrestri va buco. Erano intervenute più di 2000 persone.

Il giornalista Leo Talamonti fa una domanda che teneva in serbo da tempo ad Ighina e i suoi collaboratori.

 …Si sono guardati per un attimo indecisi, e poi si sono arresi. Non ricordo le parole precise che avevo dette, ma il senso era questo:

 “Voi sapete troppe cose insolite e strane, e tutte queste storie sull’atomo magnetico non le avete inventate voi, è inutile negare: chi ve le ha suggerite, o raccontate?”

E’ allora che è venuta a galla tutta la storia “vera”, e cioè quella di Ighina che cade ogni tanto in trance  “cade proprio li, su quel punto del pavimento” e  nel corso della trance riceve notizie, ammaestramenti ed ordini: soprattutto ordini.

  1. “Chi li impartisce, questi ordini? “.
  2. “A volte l’uno, a volte l’altro: ma è Scegustori, che comanda”.
  3. “E chi è questo Scegustori ”
  4. “Il Capo”.
  5. “E’ mai venuto qui?”
  6. “Si, una volta, con una decina di altri”.
  7. “E com’erano fatti?”
  8. “Vagamente umani… Ma io vedevo bene solo lui, Scegustori, gli altri erano un po’, evanescenti”.

 Ora il volto di Ighina è teso più che mai, e ammicca involontariamente con gli occhi. L’interrogatorio prosegue:

  1. “Se ho ben capito, Lei è come un soldato che sia stato arruolato suo malgrado; è cosi?”
  2. “Fatto abile e arruolato”, come dicono ai giovanotti di leva”. Annuisce.

Altra domanda; chiave: “E ha provato mai a disobbedire”?

 E’ o non è vera e propria angoscia, quella che si dipinge per un attimo sul suo volto?

  1. “Direi di si.”

 Mi narra di una macchina – una dalle tante – che era in corso  di allestimento, e che lui aveva voluto far funzionare prima del tempo, contro il divieto esplicito del Capo. La punizione fu immediata: un incendio tremendo che stava devastando il laboratorio, e che i pompieri non riuscivano a domare; non potevano neppure avvicinarsi, tanto il calore era forte. Ma si avvicinò Ighina, protetto dal “campo” della poltrona magnetica, e spense in un batter d’occhio l’incendio, con un idrante strappato dalle mani di un pompiere.

 

Data l’apertura alle confidenze, vengono a galla molte cose, alcune delle quali inattese. Ighina – stando a questa seconda e più attendibile versione che ci dà di se stesso – non solo cade in trance, ma si sdoppia: per esempio, può andare a vedere che sta facendo il figlio in questo preciso momento, oppure può mettere paura, o far dispettucci, a persone lontane.

Sentiamo che la verità è questa non l’altra.

A volte gli balena qualche intuizione che riguarda l’avvenire; e così via…

Ora che ci pensiamo, non è il solo medium che si vergogni di esserlo, e che – essendo posseduto, per così dire, dal suo sogno – ottenga anche un qualche effetto paranormale, avendo cura pero’ di mascherarlo accuratamente con una elaborata trama pseudo-scentifica.

A Faenza. per esempio ce n’è un altro; e poi c’è un frate benedettino – specialista di musica antica – il quale ama far credere di aver inventato e costruito apparecchi di una tale fantascientifica potenza, che quelli di Ighina, al confronto, scompaiono. Possono fotografare il passato, pensate. Non siamo sicuri di poterle chiamare imposture: se mai, si tratta di “fiabe vissute”, e alle quali sono gli stessi protagonisti, i primi credere.

 

PRIGIONIERI DEL SOGNO

Sono i prigionieri del sogno, i teleguidati. Se si vuol parlare di inganni, è bene precisare che i primi ad essere ingannati sono proprio loro; e da chi?

Qui i pareri divergono a seconda che si ammetta, o no, l’azione di un’ intelligenza estranea. Esiste veramente, questo  Scegustori?  E chi è, o cos’è?

E’ troppo presto per tentare di rispondere a una domanda come questa…

                                                                                               Leo Talamonti

 

Bravo Talamonti!  Fa bene a non trarre conclusioni affrettate la medianità è una brutta bestia da capire, ti sguscia dalle mani come un’anguilla.

Quando raggiungi una certezza, ecco che accade qualcosa che te la smonta e viceversa. Me lo confermò anche il compianto De Boni che ne aveva viste di cotte e di crude.

D’altra parte bisogna comunque dare una risposta a questa domanda:

Come fa il pensiero a condizionare la materia?

Stranamente Ighina dà una visione possibile, in concordanza con quella cinese  e con la teoria orgonica di Wilhem Reich, con l’alchimia, … insomma quadra tutto.

L’obbiezione più ricorrente che viene fatta è la seguente: Ighina sosteneva che la terra è ferma il sole pure e i pianeti sono cavi, era evidentemente matto.

Ma supponiamo che l’universo sia come una realtà virtuale a due dimensioni rappresentata su un monitor controllato da un computer; noi che viviamo sullo schermo sosteniamo che c’è un Sole una Terra che gli gira attorno ecc. Ad un certo punto alcuni degli abitanti dello schermo si accorgono di vivere nel computer, cominciano a dire che il Sole e la Terra sono fermi ma che l’unica cosa che si muove sono dei dati che scorrono che simulano tutto, insomma sto descrivendo quello che è espresso nel film Matrix.

Come possono essere creduti da chi non conosce altro che ciò che è rappresentato sullo schermo?

 

 

Un lato molto positivo e poco conosciuto di Ighina

Da ultimo vorrei ricordare come Ighina si dedicava a curare gli ammalati.

Dal Libro Pier Luigi Ighina profeta Sconosciuto:

…Con l’energia ritmico magnetica si possono guarire moltissime malattie anche gravi. Per questo nel laboratorio di Imola avevamo costruito una poltrona magnetica che dava dei risultati veramente notevoli. Una sera – parlo di 34-35 anni fa – venne a trovarci un medico di Bologna che era molto aperto nei confronti delle cure alternative. Aveva sentito parlare dell’energia magnetica e voleva avere delle spiegazioni in merito. Gigi (Ighina) sapeva ormai a memoria tutta la presentazione che non si stancava mai di ripetere anche più volte al giorno.

 Il medico ci disse che la teoria era affascinante, ma che lui voleva vederne in pratica la validità. Gigi (Ighina) rispose che avevamo curato e guarito diversi malati, ma che ultimamente era venuto l’ufficiale sanitario, accompagnato dai vigili, e che aveva minacciato di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica se avessimo continuato. Al che il dottore disse che lui era medico e che nessuno poteva impedirgli di sperimentare i nostri strumenti. Al momento aveva appunto una paziente che era già stata operata per tumore al seno.

L’avevano sottoposta alla cobalto terapia ma ormai non c’era più alcuna speranza perché le metastasi si erano diffuse in tutto l’organismo. “Avrà sì e no due o tre settimane di vita – disse – Domani ve la porto e vediamo un po’ cosa succede”.

 Il giorno dopo tornò con la donna che a stento si reggeva in piedi. Dovemmo trasportarla su una sedia fino alla poltrona magnetica dove si sedette. Evidentemente il medico era rimasto favorevolmente impressionato perché aveva portato con sé una cinepresa con la quale riprese la paziente seduta in poltrona a torso nudo. Povera donna! Dove era stato asportato il seno, c’era un enorme ferita purulenta e maleodorante.

Cominciammo ad irradiarla di energia per circa 20 minuti, dopo di che la congedammo, non senza averle consegnate due bottiglie di acqua minerale magnetizzata. Quel giorno era un martedì e le fissammo un appuntamento per il sabato successivo. Ma il venerdì sera vedemmo arrivare il medico senza alcun preavviso in uno stato a dir poco euforico. “Ma cosa c’è in quell’acqua che le avete dato? – esordì – Lo sapete che dopo averla bevuta ha ripreso appetito?! Il colorito del viso sta ritornando roseo, ha riacquistato le forze e riesce a camminare! Ma la cosa più stupefacente è che sulla ferità si sta formando un velo epiteliale!!”. Naturalmente il suo entusiasmo si comunicò pure a noi. Il medico aveva portato con sé una coltura contenente una varietà di amebe microscopiche, voleva osservare quale effetto produceva l’acqua magnetizzata sugli organismi viventi. In laboratorio avevamo alcuni microscopi che arrivavano a circa 200 ingrandimenti, più che sufficienti per osservazioni di quel tipo. Sia il medico che io mettemmo una goccia di coltura sul vetrino ed osservammo quanta vita era rinchiusa in quel piccolo spazio. Le amebe si muovevano e si riproducevano. Era veramente uno spettacolo affascinante. A questo punto aggiungemmo una goccia di acqua irradiata che provocò un piccolo maremoto, al termine del quale le amebe erano scomparse. Facemmo diverse prove sempre col medesimo risultato. Allora il dottore disse che aumentando il volume della goccia, forse le amebe si rifugiavano nel fondo e non si riusciva a metterle a fuoco.

 “Faremo così – disse – lei Alberto cerchi di inquadrarne una, e quando ci riesce io toccherò la goccia di coltura con la punta di uno stecchino intinto nell’acqua, vediamo cosa succede”.

 Dopo un po’ centrai con l’oculare un’ameba che ruotava su se stessa.

“Ce l’ho, dottore. Tocchi la goccia!”. Come la punta dello stecchino venne a contatto, vidi l’ameba esplodere, disintegrarsi come un bomba.

-“E’ esplosa dottore! L’ameba è esplosa!”

-“Impossibile – disse lui – anche se si fosse trattato del più potente dei veleni si sarebbe bloccata o deformata, ma mai esplosa!!”

-“Senta, provi lei. lo ho visto bene e sono sicuro che è esplosa”.

Dopo un po’ anche il dottore inquadrò un’ameba e appena io toccai la goccia urlò:

“E’ esplosa! E’ esplosa per davvero! Adesso ho visto anch’io.”

Ripetemmo l’esperimento più volte sempre col medesimo risultato: le amebe esplodevano. Il dottore disse che bisognava ripetere gli esperimenti e preparare una relazione che egli avrebbe presentato al prossimo congresso medico e che comunque, visti gli effetti dell’acqua irradiata, non disperava di veder guarita anche l’ammalata che stava curando.

 Il dottore ed io eravamo entusiasti mentre Gigi sembrava non voler partecipare alla nostra euforia. Infatti disse al medico che le cure magnetiche applicate alle malattie croniche determinavano come un regresso nel tempo dell’organismo malato, che cioè ricapitolava all’incontrario le fasi che avevano portato al suo aggravamento. Tale ricapitolazione avveniva in un tempo breve, ma era inevitabile un temporaneo aggravarsi dei sintomi dolorosi. Il giorno dopo il dottore tornò con l’ammalata che riuscì a camminare e a sedersi sulla poltrona da sola. Era veramente migliorata in modo eccezionale. Dopo averla irradiata per altri 20 minuti ed averle consegnato altre due bottiglie d’acqua, Gigi ritenne doveroso avvertire la signora che il giorno dopo avrebbe avvertito dei dolori e di non preoccuparsi perché essi annunciavano un miglioramento e cioè il ripristino della vitalità organica. “Dolori? – disse lei – Ma io ho già sofferto tanto e non voglio più soffrire!”. Succedeva questo: mentre il corpo della malata era disponibile a reagire positivamente agli stimoli energetici, l’animo della donna ormai era come morto perché non riusciva più ad affrontare le sofferenze della vita. Così come Gigi aveva predetto, il giorno dopo la donna fu assalita da forti dolori che cercò di attenuare assumendo una dose massiccia di calmanti e dal quel momento si rifiutò di proseguire le cure.

Visse ancora sei mesi e poi morì. Due giorni dopo il medico tornò. Ci disse che era dispiaciuto di non poter portare a termine ciò che era iniziato in maniera così promettente, ma che noi tuttavia avevamo la prova dell’efficacia delle cure magnetiche e ci propose di ripetere l’esperimento con le amebe.

Ci mettemmo subito all’opera e costatammo con grande sorpresa che le amebe non esplodevano più, anzi sembrava che il contatto con l’acqua magnetizzata accelerasse il loro metabolismo ed accrescesse la loro vitalità. Infatti si muovevano con brio e si riproducevano più velocemente. Provammo allora a caricare al massimo di energia l’acqua, ma non ci fu niente da fare: le amebe non esplodevano più. lì dottore ed io restammo delusi e scoraggiati dopo di che lui se ne andò e da quel giorno non lo vedemmo più. Gigi come al solito era restato imperturbabile insegnandoci col suo comportamento l’importanza di saper accettare la negatività. Passò del tempo ma io non riuscivo a liberarmi dagli interrogativi: perché le amebe prima erano esplose e poi vitalizzate? Come ci si poteva fidare di un’energia che dava dei risultati così contraddittori? Queste domande mi ossessionavano. Poi improvvisamente un lampo di luce illuminò la mia mente: “Ho capito!” gridai dentro di me. La sera delle esplosioni il nostro stato d’animo era euforico, quindi nell’acqua magnetizzata non c’era solo l’energia prodotta dall’elettrocalamita ma anche quella irradiata dal nostro entusiasmo!” Non mi aveva forse insegnato Gigi che esisteva nell’universo un’unica energia che si differenziava per riflessione e comunque era la causa efficiente di tutti i fenomeni? Nel primo esperimento la semplice energia vitale contenuta nelle amebe messa in comunione con la vibrazione altissima del nostro entusiasmo non aveva resistito ed era esplosa, mentre la seconda volta il nostro stato d’animo era normale, forse anche un po’ depresso e quindi non aveva aggiunto alcun apporto energetico umano all’acqua magnetizzata. Ma allora se le cose stavano così, lavorando con l’energia magnetica non si poteva più scindere “quel che si è da quel che si fa”. Quindi nel campo delle esperienze con l’energia ritmico-magnetica il concetto del distacco, dell’obiettività scientifica, non aveva più alcun valore perché chi è quell’uomo che può dire di non aver desideri, speranze, paure, sia nella mente che nel cuore? Quindi era necessario predisporsi con valori positivi interiori per ottenere dei risultati corrispondenti all’esterno. Così l’amore, la passione e la fede con cui si effettuavano gli esperimenti, diventavano un elemento indispensabile per la loro riuscita. Ora capivo perché i veri alchimisti dicevano che si poteva fabbricare l’oro solo distillando, sublimando e trasformando le sostanze più vili che corrispondevano alle umane passioni, con un lungo e paziente lavoro di purificazione. La pietra filosofale non era altro che il corrispondente materiale della Fede certa e priva di dubbi. Corsi subito da Gigi per dargli la grande notizia:

–  “Gigi, ho scoperto che con la Fede si può far tutto anche i miracoli!”. Lui sorridendo mi disse:

-“Quel che dici è vero. Con la fede possiamo provocare delle modifiche anche sostanziali all’energia presente in ogni materia vivente e non, purché vi sia in noi una fonte di energia superiore più potente di quella presente in ciò che vogliamo modificare e sai chi è quella fonte?”

-“Dio”.

-“Proprio così” rispose Gigi mentre il suo viso s’illuminava di una luce che pareva

venisse da un altro mondo. “Vedi, gli scienziati sono talmente imprigionati nella gabbia…

 

Conclusione

Rimane infine da stabilire come manovrare l’apparato. Su questo punto mi mancano informazioni.

Per chiarire la cosa mi sono recato da Ighina con un plastico in scala dell’apparato ed ho chiesto, come dovevano essere collegati i due cavi provenienti dalla spirale aerea e da quella sotterranea, Ighina è apparso in difficoltà nel capire e nel rispondere aveva 92 anni e aveva appena superato un ictus. Il collaboratore attuale faceva un po’ da interprete perché Ighina pronunciava male le parole.

In un primo tempo Ighina ha detto che bisognava collegare all’uscita della rete che avvolge l’elettrocalamita o l’uno o l’altro dei fili.

Collegando il cavo della spirale aerea con monopoli positivi, assieme all’energia proveniente dall’elettrocalamita regolata in modo che produca monopoli positivi, si ha la somma delle positività e si respingono le nuvole.

Idem con i monopoli negativi.

Tuttavia poco dopo nel corso di chiarimenti Ighina ha dato una seconda versione.

Da quello che ho capito  ritengo che  il filo della spirale aerea va collegato ad un polo della batteria, il filo proveniente dall’accumulatore sotterraneo va collegato all’altro polo della batteria. E’ come se ci fossero due batterie in parallelo.

Io pensavo che  l’energia di monopolo poteva scaricarsi attraverso la batteria, tentai di fare questa obbiezione ma non riuscii a farmi capire.

Uscii molto perplesso, mi sembrava strano che ci fossero tutte queste incertezze su dei punti così fondamentali. Negli incontri avevo avuto la sensazione netta di trovarmi di fronte ad un medium più che ad un uomo di scienza. Ero abituato a conoscere questi personaggi, preciso che a quel tempo non avevo letto l’articolo di Talamonti succitato; c’era una domanda che mi prudeva:

La macchina meteorologica ha funzionato anche quando Ighina non era presente?

Posi questa domanda  all’assistente ma egli non seppe rispondere, allora gli confidai i miei dubbi e gli dissi: “Leggendo gli scritti pensavo che Ighina fosse uno scienziato alternativo, con un pizzico di sensitività, ma ho l’impressione che sia molto sensitivo e poco scienziato”.

Ci fu una reazione appassiona di difesa, quasi avessi fatto una grave offesa.

Ora dopo aver letto l’articolo di Talamonti penso che avevo proprio ragione.

Ecco cosa mi è stato recentemente riferito da un ex collaboratore di Ighina precedente:

“Nell’ultimo periodo della sua vita, Ighina nella buona stagione, rimaneva seduto per molte ore su una poltrona nel cortile antistante la sua casa. Non potendo più andare in laboratorio, si divertiva a stupire quanti andavano a trovarlo, facendo annuvolare o schiarire il cielo accendendo e spegnendo di continuo un telefono portatile. Naturalmente non era il telefono ad agire sulle nuvole; esso serviva solo come strumento di concentrazione al servizio della volontà della sua fede (ndr o meglio dire volontà). Con questo non voglio dire che il generatore e le altre apparecchiature fossero inefficaci o inutili; tutt’altro.  L’energia da essi prodotta “innescava” l’utilizzazione della fede quale canale d’accesso al serbatoio inesauribile di energia spirituale di origine divina presente negli innumerevoli centri neutri sparsi in tutto l’universo ma in perenne comunione fra loro.”

Tornato a casa meditai sulla cosa, decisi che il tutto andava approfondito con calma, partendo dalla verifica di piccole cose facili.

Ighina introduce una strumentazione, perché allora non verificare almeno le cose semplici?

Il generatore elettromagnetico di monopoli e la deviazione dell’ago magnetico appaiono alla nostra portata. Certo può succedere che tutto funzioni solo per una parte, l’altra parte (l’imprinting) probabilmente deve essere fatta da una mente volitiva ed educata, ma si tratta solo di allenamento.

Infine cosa ha guadagnato Ighina da tutto ciò, gli ho fatto questa domanda nel 2003 mi ha detto: “Ho guadagnato conoscenza, ma purtroppo, solo per me stesso” comunque ha aggiunto “ne è valsa la pena.”

E’ così che da un anno ho la casa piena di spirali d’alluminio, e l’orto inframmezzato dalle stesse. Devo dire che la verdura è più sana.

Mio cognato un giorno mi chiese cosa facessero tutte quelle spirali d’alluminio, mia moglie si mise a ridere; allora lo portai a vedere. C’erano 6 cavoli cappucci gli dissi guarda le foglie più esterne sono rosicchiate dagli insetti, “osserva questa pianta è perfettamente sana vero?”  “Si è l’unica che non ha buchini  fatti da animaletti parassiti.” Rispose.

“Ebbene non trovi strano che sia l’unica pianta circondata da una spirale d’alluminio?”

“Ma questa è un’evidente dimostrazione che funziona” disse

“Occorrono altre verifiche” esclamai.

Però pensavo: “Sono io con la mia sensitività e la spirale è solo una scusa, o essa porta un reale contributo? “ Non va dimenticato che sono riuscito ad ottenere un aumento del 300%, senza spirali e posizionando le piante a 2 Km di distanza da me.

Se avessi confidato questi dubbi a mio cognato, se avessi detto che la mente, quando allenata e resa volitiva, può controllare la materia, se avessi detto che L’UNIVERSO è MENTALE avrei goduto ancora della sua amicizia?

Non ho rischiato e me ne sono stato zitto.

 

 

 

 

Nuovo stato della materia: I cristalli temporali

cristallitemporali.jpg

http://www.sciencealert.com/physicists-just-created-the-world-s-first-time-crystal

I fisici hanno creato il primo cristallo temporale.

7 ott. 2016

Il mese scorso  alcuni  fisici hanno creato  la migliore sperimentazione di laboratorio di   cristallo temporale; I cristalli temporali sono strutture ipotizzate a livello teorico, che hanno movimento senza energia, e che potrebbero tecnicamente esistere come oggetti fisici.

Quattro anni dopo che questi sono stati  ipotizzati,  gli scienziati  sono riusciti  per la prima volta ad aggiungere  ad un cristallo, una quarta dimensione, il movimento del tempo,  dandogli la capacità di agire come una specie di cronometro perpetuo .

Proposto originariamente dal  fisico teorico Frank Wilczek nel 2012, vincitore del premio nobel, i cristalli temporali sono strutture ipotetiche che sembrano avere movimento anche nel loro stato più basso di energia,   conosciuto come “stato fondamentale“.

Succedono cose strane quando alcuni oggetti come  cristalli e magneti entrano nel loro stato fondamentale e questo ha stuzzicato  per decenni i fisici. Essi infatti sembrano violare una legge fondamentale della fisica chiamata simmetria di traduzione temporale, e succede   quello che viene definito  come  stato fondamentale asimmetrico .

Il cristallo è  un altro esempio di oggetto fisico con uno stato fondamentale asimmetrico.

I cristalli sono conosciuti per le loro strutture che presentano  forme ripetute,  che in qualche modo  sembrano  uguali quando vengono  viste  da certe direzioni, mentre differiscono se  viste da altre angolazioni. I cristalli così come i magneti, risulteranno diversi a seconda da  dove  li si sta osservando.

Per poter dire che  qualche cosa ha uno stato fondamentale asimmetrico, essa deve raggiungere l’asimmetria mentre è ferma e  senza coinvolgimento di energia.

Pensando a questo, Wilczek ha proposto che fosse possibile creare un oggetto che raggiungeva uno stato fondamentale asimmetrico non attraverso lo spazio come fanno i cristalli o i magnetici normalmente, ma attraverso il tempo.

Come abbiamo spiegato precedentemente in termini molto semplici, Wilczek ha ipotizzato un oggetto che potesse raggiungere  movimenti perpetui ,mentre si trova nel suo stato fondamentale,  di energia-zero, passando periodicamente continuamente e infinitamente tra  diversi stati.

Egli sostiene che  è possibile costruire un tale oggetto mettendo cristalli ordinari in un superconduttore a bassa temperatura, perché i cristalli a basse temperature si allineano naturalmente.

“sembrerebbe ragionevole presupporre che gli atomi in questo tipo di cristalli possano concettualmente continuare a spostarsi e o ruotare e poi tornare al loro stato naturale, come sono soliti fare i cristalli mentre cercano uno stato di energia più basso. “ Ha spiegato Bob Yirka per Phys.org.

Ora un gruppo di ricercatori dell’università del Maryland ha provato a fare questo tipo di  esperimento e sembra che effettivamente funzioni.

Come spiega il rapporto del MIT, in teoria il processo è abbastanza semplice, si deve solo cercare di creare un sistema quantistico, dove si “trattiene” un gruppo di ioni in una forma ad anello, e poi  si devono raffreddare al loro stato di energia più basso.

Quindi si può  vedere che  se il sistema di simmetria si rompe, le leggi della fisica prevedono che l’anello resti perfettamente stazionario, senza nessuna energia per muoversi, ma se si rompe il sistema di simmetria temporale in questo stato fondamentale, allora l’anello può variare, o ruotare periodicamente nel tempo.

“Certo non sarebbe  possibile estrarre energia  e violare la legge di conservazione di energia da questo tipo di movimento”  sostiene  TEch Review “ma la rottura della simmetria temporale si manifesterebbe  come  ripetizione del movimento nel tempo, proprio  come la  rottura della simmetria spaziale si manifesta  come ripetizione delle forme nello spazio.

Se le cose fossero così semplici Wilczek avrebbe costruito  il sistema nel 2012. Ma c’è un problema, perché le particelle quantiche   tendono  a pulsare  dentro e fuori  delle posizioni nello spazio (non sono localizzate nello spazio) e  non sono influenzate da varianti che dipendono dal tempo,  questo significa che non evolvono nel tempo.

Il primo passo  fatto dalla università del Maryland  è stato quello di trovare un sistema quantistico che lo era.

Lo hanno fatto incatenando assieme una fila di ioni di Itterbio con gli spin che interagivano gli uni con gli altri, e li hanno tenuti in uno stato di disequilibrio. Questo ha forzato gli ioni quantistici ad essere localizzati in uno spazio specifico e pertanto ad essere influenzati dal tempo.

Usando un laser, il team ha quindi potuto iniziare a cambiare lo spin di specifici ioni di itterbio e invertendo la rotazione di uno ione, causavano l’inversione dello ione vicino, e cosi via in una azione a catena, fino a che ogni  ione si mettevano ad oscillare.

I ricercatori hanno notato qualche cosa di strano, una volta che il laser veniva usato per  modificare il primo ione si creava una specie di oscillazione che diventava perpetua nel corso del tempo

Come spiega Tech Review:

“Questi ragazzi hanno scoperto che dopo aver permesso al sistema di evolvere, le interazioni  avvenivano ad un tasso che era il doppio del periodo originale. Dato che non c’è una forza motrice che agiva in quel periodo, la sola spiegazione è che  la simmetria temporale poteva essere stata rotta consentendo in tal modo  questi  periodi più lunghi. In altre parole avevano creato un cristallo temporale.

Per essere chiari, non intendiamo parlare di macchine a moto perpetuo  perché per definizione non c’è energia in questo sistema.

Ma questo dimostra che i cristalli temporali possono avvenire in un sistema fisico reale, e il gruppo di lavoro ha detto che questi ci possono aiutare a risolvere  il problema della memoria quantistica, cioè di come mantenere informazioni per le generazioni future nei computer quantistici.

I ricercatori hanno sottoposto i loro risultati al  pre-print website arXiv.org,  per poter essere recepiti e studiati anche da altri fisici, cosi si dovrà  attendere per   vedere se il loro esperimento potrà  essere replicato.  in caso affermativo,  stiamo iniziando a realizzare dei potenziali   bizzarri  cristalli  temporali.

Gli scienziati svelano la nuova forma della materia: il cristallo temporale

http://news.berkeley.edu/2017/01/26/scientists-u.nveil-new-form-of-matter-time-crystals/

Per la maggior parte delle persone, quando si parla di cristalli si intendono diamanti, pietre dure o forse i cristalli di ametista o di quarzo  amati dai collezionisti.

Per Norman Yao, questi cristalli inerti sono solo la punta dell’iceberg.

Se i cristalli hanno una struttura atomica che si ripete nello spazio, come  il reticolo di carbonio di un diamante, perché allora i cristalli non potrebbero avere una struttura che si ripete nel tempo? Cioè un cristallo temporale?

In un documento presentato on line sulla rivista  Physical Review Letters l’assistente  professore di fisica della UC Berkeley   descrive esattamente come fare e misurare le proprietà di tali cristalli, e prevedere anche quali sono le varie fasi che dovrebbero coinvolgere il cristallo temporale, simili alle fasi liquide e gassose nel ghiaccio.

cristallitemporali1

Una catena monodimensionale di ioni di itterbio è stato trasformato in un cristallo temporale dai fsici dell’Università del Maryland sulla base di un modello fornito da Norman Yao della Berkeley. Ogni ione si comporta come lo spin di un elettrone e mostra un lungo raggio di interazione indicato come freccia.

Questa non è solo mera speculazione. Due gruppi hanno seguito le indicazioni di Yao ed hanno già creato i primi cristalli temporali mai prodotti. I gruppi dell’università del Maryland e  dell’università di Harvard hanno riferito nei documenti pubblicati lo scorso anno,  di avere ottenuto dei successi usando due configurazioni completamente diverse , ed hanno sottoposto i loro risultati alla pubblicazione. Yao è il coautore di entrambi i documenti .

I cristalli temporali  si ripetono nel tempo perché sono spinti periodicamente, come se si spingesse ripetutamente sulla gelatina per farla dondolare, ha detto Yao.  Egli sostiene che il punto interessante, non è tanto che questi particolari cristalli hanno una configurazione che si ripete nel tempo , quanto che essi sono i primi di una grande classe di nuovi materiale che sono intrinsecamente fuori equilibrio, incapaci di stabilizzarsi  ad un equilibro immobile come per esempio in un diamante o un rubino .

“si tratta di una nuova fase della materia , ma è anche particolarmente interessante perché si tratta di un primo esempio di materia fuori-equilibrio” ha detto Yao. “Nell’ultimo mezzo secolo abbiamo esplorato  materiali equilibrati come metalli e isolanti, stiamo ora iniziando ad esplorare nuovi orizzonti della materia non in equilibrio.

Mentre per Yao è difficile immaginare l’uso di cristalli temporali, altre fasi proposte di materia non in equilibrio   ci fa pensare teoricamente a sistemi di memorizzazione quasi perfetta che potrebbe essere usata in computer quantici.

Una catena di Itterbio

Il cristallo temporale creato da Chris Monroe e dai suoi collegi dell’ università del Maryland impiega una fila di  10 ioni di itterbio i cui spin elettronici interagiscono, in modo simile ai sistemi qubit testati nei  computer quantistici. Per mantenere gli ioni fuori equilibrio, i ricercatori li colpiscono alternativamente con un laser per creare un campo magnetico efficace, e con un secondo laser per invertire parzialmente gli spin degli atomi ripetendo la sequenza piu’ volte. Dato che gli spin interagiscono, gli atomi si stabilizzano in uno schema ripetitivo di inversione di rotazione  che definisce un cristallo. .

cristallitemporali2

https://www.sciencenews.org/article/time-crystal-created-lab

Gli scienziati all’Università del Maryland e dell’Universita di Berkeley  California, hanno creato una catena di 10 ioni di ytterbium. Questi ioni si comportano come particelle dotate di  spin, una versione quantistica del momento angolare  che può puntare verso il basso o verso l’alto. I fisici usando un laser  hanno invertito la direzione dello spin in una catena di ioni, e permettendo agli ioni di interagire in modo tale che lo spin di ciascun ione influenzasse gli altri. I ricercatori hanno ripetuto questa sequenza a intervalli regolari, invertendo ogni volta la direzione degli ioni e lasciando poi che questi interagissero tra di loro. Quando gli scienziati hanno misurato gli spins degli ioni, hanno riscontrato che mediamente gli ioni hanno compiuto un ciclo  completo, tornando al loro stato originale, nel doppio dell’intervallo di  tempo nel quale erano stati capovolti.

Il comportamento  è sensibile, se ciascuna inversione  gira qualche cosa sottosopra, ci vogliono due  inversioni per ritornare alla posizione originale.  Inoltre gli scienziati hanno rilevato che gli spin degli ioni, sarebbero tornati al loro orientamento originale alla stessa velocità, anche se non fossero stati invertiti perfettamente. Questo dato indica che il sistema di ioni rispondere in un determinato  periodo regolare, il che è un segno distintivo di cristallo temporale,  proprio come gli atomi in un cristallo preferiscono disporsi in u reticolo con degli spazi  perfettamente delimitati. Questi cristalli temporali sono uno dei primi esempi di una nuova fase della materia, ha detto il fisico Norman YHao della Berkeley UC.

I   cristalli temporali  estendono ’idea di rottura della simmetria,  un  importante unificante concetto della  fisica, alla dimensione del tempo. Le leggi fisiche generalmente considerano  egualmente  tutti i punti nello spazio, nessuna posizione  è deversa dalle altre. In un liquido per esempio, gli atomi potrebbero    essere trovati  in qualsiasi posizione dello spazio.  Questo è un continuum di simmetria, in quanto le condizioni sono le stesse in ciascun punto del continuum spaziale. Se il liquido si solidifica in un cristallo, la simmetria si rompe. Gli atomi si troveranno solo in certe posizioni regolari dello spazio, con del vuoto in mezzo. Allo stesso modo, se rotate un cristallo a livello microscopico, sembrerà differenti se visto da angoli diversi, ma il liquido sembrerà lo stesso comunque lo si ruoti. In fisica la di rottura di simmetria stà alla base di argomenti che vanno dai magneti ai  superconduttori al meccanismo di Higgs,  e impregna le particelle elementari  dotate di massa  dando origine al bosone di Higgs.

Nel 2012 il fisico teorico Frank Wilczek del MIT  ha proposto l’idea che la  rottura della simmetria nel tempo avrebbe prodotto dei cristalli temporali. Ma studi successivi hanno mostrato che i cristalli temporali non potevano crearsi in un sistema in  stato di equilibrio, che sia stato posto  in una configurazione stabile. Invece i fisici si sono resi conto che sistemi guidati, che siano turbati periodicamente da una forza esterna, come un laser che inverte lo spin degli ioni, può creare questo tipo di cristalli. Gli esempi originali erano o difettosi o troppo semplici ha detto Wilczek Questo è molto più interessante.

A differenza del continuum di simmetria che viene rotto nella transizione da liquido a un cristallino solido, nel sistema guidato che gli scienziati hanno usato per creare i cristalli temporali, la simmetria è discreta, e appare a intervalli di tempo che corrispondono al tempo tra le perturbazioni. Se il sistema si ripete in intervalli di tempo più lunghi di quello che viene guidato dal laser, come in effetti ha fatto il cristallo temporale creato dagli scienziati (ossia la catena di itterbium ), allora la simmetria viene rotta.

I cristalli temporali sono troppo nuovi per gli scienziati per avere già degli utilizzi pratici. E’  come un bambino che non sai ancora cosa potrà fare da grande, ha detto Wilczek.  Ma credo che ne sentiremo parlare presto.

Probabilmente ci sono dei sistemi simili ancora da scoprire ha detto Nayak. Stiamo solo  graffiando la superficie di questo tipo di sorprendenti fenomeni, che sono i cristalli temporali, dove si possono avere questo tipo di sistemi  quantistici non in equilibrio.  E’ solo la prima finestra che si apre su un mondo da esplorare.

 

Lo straordinario generatore S.G.W.N.

I Giroscopi hanno sempre affascinato gli scienziati per i loro  strani  comportamenti. Anche agli addetti ai lavori il funzionamento del giroscopio appare a volte bizzarro e difficile da comprendere:

giroscopio01

Si sente parlare ultimamente  di un interessante brevetto che probabilmente sfrutta il moto di precessione giroscopico.

Tre ingegneri di cui due egiziani ed un italiano  hanno fatto la presentazione in Egitto di un generatore che  è stato chiamato S.G.W.N.  Si tratta di un apparato giroscopico in grado di produrre 300 kW di potenza elettrica in uscita, senza apparente alimentazione. Alla presentazione del progetto era presente, tra gli altri, anche uno dei figli del Re dell’Arabia Saudita.

Nella presentazione vengono date le seguenti  informazioni sul generatore:

l’apparato testato ha funzionato per sei mesi ininterrottamente producendo costantemente circa  300 kW di potenza in uscita funzionando 24h su 24h.

Il costo della meccanica per la costruzione di un generatore di questo tipo è valutato in 100 mila euro, che vengono completamente ammortizzati dal valore dell’energia prodotta in meno di un anno di funzionamento ai costi attuali.

La manutenzione è modesta e riguarda il cambio dei cuscinetti rotanti, che viene fatto una volta all’anno con un fermo macchina di 15 giorni.

Questi dati sono sbalorditivi e  se venisse dimostrato da ulteriori test sembrerebbe di avere trovato la soluzione al problema di trovare fonti energetiche alternative pulite.

Dato che i tre ricercatori sostengono che  l’apparato funziona rispettando tutti i principi della fisica, compreso quello della conservazione dell’energia abbiamo chiesto ad un fisico se questo potrebbe essere  vero e come potrebbe funzionare l’apparato.

Ecco la nostra intervista :

Esistono principi fisici che potrebbero giustificare i dati proposti dal GENERATORE S.G.W.N.?

Dobbiamo ricordare le caratteristiche del funzionamento di uno giroscopio.

precessione

una trottola rotante mantiene sempre fisso l’asse di rotazione rispetto a degli assi di riferimento assoluti non legati al moto della terra, ne del sole . Quindi, in linea di principio se si osservasse una grossa trottola sospesa nel vuoto con l’asse verticale non collegata al pavimento, si avrebbe l’impressione di un continuo movimento dell’asse di rotazione rispetto al nostro orizzonte. In realtà quello che osserveremmo è un moto apparente, esattamente come quando osserviamo il sole e lo vediamo ruotare rispetto a noi, mentre in realtà è la terra che ruotando attorno a se stessa  crea l’illusione del movimento solare. 

Questo cosa comporta ?

Occorre tenere presente un secondo dato, se su questa ipotetica trottola si esercitasse una forza in grado di modificare la direzione del suo asse, la trottola risponderebbe in modo molto strano (effetto giroscopico). La prima impressione è che l’asse non si sposti seguendo la direzione della forza applicata, ma invece comparirebbe una forza perpendicolare chiamata forza di precessione

trottola2

Può chiarire meglio questo concetto?

Pensiamo di agganciare  l’asse di rotazione della trottola in modo solidale al terreno. Se ipotizziamo che l’asse sia posto in modo perfettamente verticale al terreno, applicando una forza di trazione sull’estremità in alto dell’asse di rotazione, vedremmo che esso non seguirà la direzione della forza applicata, ma l’asse presenterà un movimento di precessione come in queste immagini:

giroscopio2

rotazioneorizzontale

E questa cosa è sfruttabile per ricavare energia?

La forza di precessione è  proporzionale alla forza utilizzata per cambiare la direzione dell’asse. Quindi in linea teorica se applicassimo un’enorme forza per cambiare la direzione dell’asse, ricaveremmo una proporzionale enorme forza laterale di precessione.

Ma se la forza la diamo noi non c’è nessun guadagno!

Sì! Ha centrato il problema, occorre trovare qualcuno o qualcosa che abbia un’enorme forza e che generosamente  agisca “gratuitamente” al posto nostro per spostare l’asse di rotazione della trottola. Questo gigante buono potrebbe essere dato dal nostro pianeta.

In che senso?

Occorre capire un concetto importante, la verticale al terreno in un dato luogo, cambia continuamente se la riferiamo a degli ipotetici assi assoluti dell’universo. L’osservatore locale non percepisce la variazione di direzione essendo immerso nel moto circolare uniforme. In pratica il punto di riferimento dell’osservatore locale è il suo orizzonte. Egli non si accorge che la verticale ha cambiato direzione rispetto agli assi universali.

sistemaassoluto

Se riusciamo ad agganciare la trottola al terreno, il pianeta terra nel suo movimento cercherà di inclinare l’asse della trottola. Ovviamente la forza di trazione data dall’inerzia di rotazione del pianeta è immensa e “gratuita”.

Questo mi fa pensare che la terra subirebbe comunque un rallentamento nella sua rotazione.

Esatto, l’energia non sarebbe gratuita, ma a spese di un rallentamento della rotazione della terra che  a lungo andare cederebbe un po’ della sua velocità di rotazione allungando il giorno.

Mi sembra pericoloso..

in questo momento non mi è possibile fare dei calcoli precisi, ma in prima approssimazione, direi che se tutta l’energia consumata oggi da questa civiltà  provenisse da questa fonte, ci vorrebbero qualche milione di anni per ridurre la rotazione giornaliera  di un minuto. In verità  il rallentamento esiste già ed è dovuto alla luna che con le maree crea una forza d’attrito che rallenta la terra.

Direi che per i primi mille anni la cosa  è accettabile.

Esatto, si tratterebbe di un energia pulita, pochissimo invasiva in relazione ai tempi umani.

Secondo lei è questo il principio che viene sfruttato per fare funzionare il generatore?

Beh, io non vedo alternative. Certo che oltre al moto di rotazione della terra occorre considerare anche altri moti come quello di rivoluzione attorno al sole e traslazione del sistema solare nella galassia, però direi che il moto sfruttabile è quello di rotazione.

Come pensa abbiano fatto tecnicamente?

La teoria è alla portata di qualsiasi fisico, ma la soluzione tecnica appare piuttosto complessa in quanto occorre capire che il movimento di precessione indotto è piccolissimo anche se è dotato di enorme forza.

Si tratta di utilizzare in modo corretto questa enorme forza, tramite un sistema di ingranaggi che amplifichino enormemente il moto, come avviene  nei cambi della bicicletta. Con una serie di di moltipliche opportune il primo ingranaggio ruota piano mentre l’ultimo è velocissimo.

Quindi è probabile che dentro al cono che si vede nella presentazione ci siano degli ingranaggi rotanti?

Direi di sì, ma non so dire quale soluzione sia stata trovata per ottenere gli strabilianti risultati che vengono citati nella presentazione.  E’ un caso in cui il principio fisico è chiaro ma la soluzione tecnica, per sfruttarlo non è altrettanto chiara. Se ce l’hanno fatta, come sembra, sono stati bravissimi. Sicuramente l’apparato di sincronizzazione deve coniugare una robustezza notevole con una precisione micrometrica. Mi sembra un po’ lo stesso problema che si ha nel movimento dei giganteschi telescopi moderni.

Appendice matematica:

giroscopio4

Se il valore scalare I è il momento di inerzia

il vettore ω è la velocità angolare

La velocità di rotazione di precessione ωè direttamente proporzionale alla forza peso applicata per spostare la direzione dell’asse, direttamente proporzionale al raggio di rotazione, e inversamente proporzionale al momento d’inerzia e alla velocità di rotazione.

Ωp= (m*g*r)/(I*ω)

 

Nel nostro caso  agirà una coppia  di forze che tenderà a modificare l’inclinazione del perno di un angolo φ pari a 0,004167° per ogni secondo. Questo produrrà un moto di precessione costante.

https://www.youtube.com/watch?v=qLP9BEPMeWA

https://www.youtube.com/watch?v=ntWp5f2539s

https://www.youtube.com/watch?v=G79miqRkx7A


Relazione sulla presentazione del  GENERATORE S.G.W.N.      sgwn

 

 

 

Fonte: s-g-w-n-generator_english-1-1

Non è così semplice presentare questo sistema perché  unisce diverse teorie multidisciplinari, partendo dalla teoria del “GIROSCOPIO” alla fisica classica e varie specializzazioni che vanno dalla fisica, alla matematica, Meccanica classica, geodesia, Geofisica Elettro tecnologia, magnetismo ed ecc .

Sulla base di questi concetti è concentrata lo  sforzo di esperimenti e studi effettuati dal nostro team di ingegneri sviluppatori esperti tecnici per costruire macchine diverse per la produzione di energia pulita e rinnovabile.

Tra i numerosi tentativi di possibili soluzioni per la produzione di   elettricità rinnovabile, solo uno di loro ha dato ottimi risultati e anche sorprendente perché è attualmente l’unica tecnologia al mondo con una licenza mondiale che può dare come primo risultato una potenza elettrica di circa 300 kWh.

L’impianto ha una forma geometrica “tronco-conico” con le seguenti dimensioni:

diametro del cerchio di base 2,50 m, diametro del cerchio superiore di 1,20 m ed un’altezza della tronco 6 m.

SPECIFICHE ELETTRICHE

Sgwn-300  Potenza 280 kW

Energia  280 kWh di lavoro in uscita.

Range  temperatura (- 40°: 50°) gradi centigradi.

Umidità relativa – il 90%

Tensione del generatore di tensione del terminale: 380 V +/- 5%

Frequenza di sistema: 50: 60 Hz

I limiti di frequenza dell’Unità SGWN per il funzionamento in continuo deve essere tra la gamma di 58,2 Hz e 61,5

Rapporto cortocircuito (saturo) il valore misurato del rapporto cortocircuito valutazione MVA e tensione nominale non deve essere inferiore a 0,47.

È una macchina costruita manualmente in parte (20%) montata in laboratorio con componenti meccanici esistenti sul mercato mondiale e la parte restante (80%) è prodotta e adattata dal nostro gruppo di ingegneri esperti in base alla esigenze del tempo durante la costruzione dei componenti.

Il sistema è costituito da due motori elettrici inseriti uno all’estremità superiore dell’involucro metallico troncoconico e l’altro  (con funzione di alternatore) collegato alla base ad un asse di rotazione.

Per motivi di sicurezza e per la protezione del brevetto  di questo rivoluzionaria la scoperta, in questa “prima presentazione” non possiamo  svelare il meccanismo all’interno del metallo troncoconico, probabilmente in futuro quando i  governi  aderiranno al programma, sarà possibile dare maggiori dettagli e ulteriori informazioni del sistema per garantire la produzione a livello industriale.

sgwn

Per ora possiamo solo dire in questa breve presentazione che si tratta di un sistema meccanico che opere in conformità con i principi e le leggi che appartengono alle discipline di cui sopra e che, partendo da una potenza elettrica iniziale del motore posto sopra l’involucro metallico di circa 2 kW  Il risultato finale compiuto dal  sistema meccanico  posto all’interno della struttura, porta in uscita  una potenza elettrica da utilizzabile  pari a circa 300 kW che può essere estesa a 5000 valori kW con l’aggiunta di altri moduli.

E ‘importante precisare che il sistema (motore in alto) richiede l’alimentazione elettrica di partenza di circa 2 kW per circa 2/3 minuti, il tempo di   portare a piena velocità di rotazione  i meccanismi interni del sistema, ovviamente questo dispendio energetico  poi viene recuperato dalla potenza finale  in uscita. Una volta avviato, il mantenimento della rotazione è  autonomo, volendo scollegarsi completamente da qualsiasi alimentazione esterna  basta predisporre  una batteria di accumulo. Alla fine il sistema eroga  una corrente elettrica trifase generatore (380 V) di energia elettrica .

Si devono prevedere dei controlli e manutenzione ordinaria e riparazioni periodicamente, almeno una volta all’anno.

È importante sottolineare che il sistema non produce alcun tipo di odore  non trasforma niente, quindi  non avrà alcun tipo di problema per superare  test ecologici e ottenere certificazioni  per quanto riguarda il “problema di impatto ambientale”. Qualora venga installato sottoterra non ci saranno neanche vincoli  paesaggistici o problemi di  qualsiasi disturbo e rumore.

“Questo cambierà il mondo dell’energia per sempre” e così anche la vostra vita.

Il generatore elettrico così concepito e costruito  per la prima volta rappresenta un importante scoperta per il mondo,  possiamo dichiarare di aver raggiunto la vetta dei risultati rispetto alle attuali tecnologie . Possiamo dire di essere proprietari di un “Rivoluzionario impianto unico nel suo genere al  MONDO” per la sua caratteristiche e prestazioni, che produce energia elettrica pulita, rinnovabile senza necessità di risorse alternative per la trasformazione in energia elettrica come combustibile, rifiuti, energia solare, eolica, ecc e quindi non brucia nulla non produce fumo o altre tossine che danneggiano  l’ambiente e la salute delle popolazioni di tutto il mondo.

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Da queste dichiarazioni, sembrerebbe che questa scoperta  tecnologica, costruita dal nostro team di esperti ingegneri, generi  energia dal nulla, non rispettando  i principi e le leggi delle scienze e riconosciuti dalla comunità scientifica mondiale.

Invece è importante riconoscere che questa tecnologia che produce energia pulita  rispetta i principi di conservazione dell’energia e della massa: “nulla si crea, nulla è distrugge ma tutto si trasforma “

A questo punto la domanda che si pone è:

Da dove ha origine l’energia prodotta dalla macchina rivoluzionaria per mantenere se stesso in funzionamento continuo?

La risposta che possiamo dare ora in questa breve presentazione, pur sempre mantenendo la privacy per la  protezione dei brevetti è:

L’energia prodotta da questa macchina è originato da un insieme di caratteristiche fisico-meccaniche e processi gravitazionali, che prendendo in considerazione la “Teoria del giroscopio” da come risultato finale la produzione di energia superiore a quello di origine e quindi anche una maggiore potenza elettrica da utilizzare.

Dopo questa breve presentazione dell’ultima generazione del generatore è importante  che i governi riflettano e prendano  seriamente in considerazione l’esistenza di questa tecnologia e  verifichino i suoi  potenziali, i vantaggi e i benefici che si possono trarre dalla produzione su scala industriale e dalla installazione per interi paesi.

Questo sicuramente aiuterà a salvare il mondo dal punto di vista della salute del nostro pianeta e delle persone che vi abitano dal momento che il generatore produce energia totalmente pulita senza alcun inquinamento.

Il processo di produzione di energia farà risparmiare miliardi di dollari nelle casse del governo, e la costruzione di questi impianti  porrà finalmente fine dell’età di petrolio e gas usati  come combustibili.

Con l’introduzione di questa eccezionale tecnologia, il concetto di generatori di corrente esistenti (come ad esempio il fotovoltaico, termico, ecc) perderà di  valore,  se confrontato in termini di inquinamento di efficienza, costi, spazi,ecc, con questo  generatore di corrente. Questa  tecnologia, con i suoi vantaggi e le potenzialità , potrà introdurre una nuova mentalità e un nuovo modo di vivere,  senza danneggiare  l’equilibrio naturale del nostro pianeta e quindi senza creare i disastri come  è già successo in passato, sicuramente inevitabilmente obbligheranno tutte le coscienze umane a cambiare rotta e dirigersi verso la strada giusta: “LA VIA DELLA SALVEZZA  DEL PIANETA” e quindi l’economia mondiale.

Ora è importante  concentrarsi su questo impressionante scoperta  per rimediare agli eventi che l’uomo stesso ha prodotto su questo pianeta con l’inquinamento da fumi e veleni rilasciati nell’atmosfera, dopo un lungo periodo negativo storico nel mondo così, questa scoperta di questa tecnologia rivoluzionaria arriva al momento giusto per correggere ed equilibrare la situazione energetica e l’attività economica globale, come la realizzazione di esso nel mondo, contribuirà a riequilibrare gli sfasamenti creati dall’inquinamento dall’uomo e quindi tutti quei problemi energetici del paese e di conseguenza la crisi del mondo delle popolazioni attuali e delle generazioni future.

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Ing. Mahmoud Yagub

Dr. Tarek Ramadan Ibraim Ali Hashem

Ing. Marcello Patti


ndr  risulta che l’Ing  Patti e dell’ing. Tarek  compaiono come amministratori di una società  creata a novembre 2016 con un nome che lascia intendere  possa occuparsi di apparati gravitomagnetici :Si tratta della : Graviton H&P Ltd   (20-22 Wenlock Road, London, N1 7GU) Last updated 12 Nov 2016