FERMENTI DI VITA !

L’uomo nel suo cammino verso il progresso si è convinto sempre più della sua superiorità rispetto a tutto e a tutti,  e questo lo ha fatto   allontanare dalla sua dimensione naturale. Il ritmo di vita, nuovi sistemi di alimentazione, di preparazione e conservazione del cibo, l’inquinamento  ambientale del suolo dell’aria ed anche elettromagnetico, hanno alterato il suo equilibrio biologico e creato  nuove patologie sia fisiche che mentali. L’uomo moderno, nella sua ricerca di  modernità  ha rifiutato i legami col passato, cercando di liberarsi da credenze e  superstizioni. A tale scopo ha affidato  ciecamente il suo destino nelle mani di medici e scienziati che hanno promesso di avere risposte a tutto.  Purtroppo non si è tenuto conto che queste categorie sono sono schiave di interessi economici enormi, e spesso  perdono di vista, o negano  le soluzioni più facili perchè non economicamente interessanti o sfruttabili.  Negli ultimi anni però  si è evidenziata una maggiore sensibilità  verso argomenti naturali;  sempre più persone sentono il bisogno di un cambiamento di atteggiamento, e la ricerca di sistemi di vita, di nutrizione e di cura più naturali e compatibili con la loro natura.

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Fermentare o non fermentare questo è il dilemma….

Quando non esistevano sistemi  di conservazione   con il freddo,  per poter preservare il cibo venivano utilizzavati  i sistemi più svariati tra cui  la fermentazione. Tutte le culture fanno più o meno uso di  fermentati dal pane, al vino alla birra… Molti di questi  alimenti fermentati sono  riconosciuti per le loro caratteristiche benefiche come lo Yogurt, Miso,  Kefir, Kombucha etc.

Nella cultura Tailandese  la medicina tradizionale si basa principalmente sull’uso di particolari  fermentati di frutta e vegetali. Secondo questa concezione i microorganismi probiotici che si producono durante la speciale fermentazione prolungata , racchiudono ed  esasperano caratteristiche curative, disinfettanti e ricostituenti.  Stefano Abbruzzese un’italiano che vive in Tailandia  è venuto a contatto con questa realtà, e ne è rimasto completamente affascinato e coinvolto. Ha cercato così di portare a chi è rimasto nel bel paese,  la  sua esperienza e conoscenza sull’argomento tramite una pagina Facebook (https://www.facebook.com/groups/143859002440406/)  in cui dispensa informazioni e consigli per tutti quelli che vogliono sperimentare questa tecnica.

 

In Tailandia, Pa Cheng  una Sig.ra Tailandese molto speciale che tra mille difficoltà, processi, ostacoli governativi, gestisce una piccola TV satellitare al solo scopo di diffondere e informare su questi miracoli della natura. A prezzi bassi, la signora Cheng, vende anche alcuni prodotti che potrebbero risolvere i problemi sanitari del mondo intero.  Vende tra l’altro  bottigliette di fermentati (12 anni) per la cura di ogni problema di vista, e fermentati molto potenti che si sono dimostrati  efficaci nella cura contro il cancro. Il lavoro della Sig.ra Cheng ha incuriosito  alcuni ricercatori della Chian Mai University, i quali hanno studiato i fermentati della Sig.ra Cheng ed hanno pubblicato i risultati in questo documento  che mostra la straordinaria presenza di elementi antiossidanti) .

 

L’UOMO E L’AMBIENTE: l’importanza della simbiosi con i batteri e i micro organismi benefici per la salute, per l’ambiente, per la terra e tutti suoi abitanti.

di Marinella Galletti

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‘’ C’era una volta…miliardi di anni fa… un pianeta inospitale, la cui atmosfera era ricca di gas venefici e tossici priva di ossigeno ma che conteneva metano, ammoniaca e biossido di carbonio; la temperatura dell’aria era alta; il terreno era poco più che magma solidificato, bruciante e sulfureo. In questo scenario inospitale ai nostri occhi, quando la temperatura finalmente scese  sotto i 300° e comparvero le prime piogge,  iniziarono a comparire anche  forme di vita molto semplici.

 

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Si trattava dapprima di organismi monocellulari seguiti poi da pluricellulari, che iniziarono a nutrirsi delle sostanze tossiche di cui quel pianeta era composto…scindendole e trasformandole..e riducendoli  ad atomi semplici di Idrogeno, Ossigeno, Carbonio, Azoto…  Queste forme primordiali di vita crebbero e si moltiplicarono, e di conseguenza la  trasformazione dell’atmosfera, dell’acqua, e del terreno di quel pianeta divenne sempre più sostanziale, creando così i presupposti affinché altre forme di vita sempre più complesse potessero prendere  forma; si manifestarono così i licheni, i muschi..ed i funghi; poi crebbero i primi vegetali;..dapprima piccoli arbusti e poi piante sempre più grandi, che contribuirono sempre più, insieme ai primi batteri, a modificare l’atmosfera, l’acqua ed il terreno di quel pianeta,fino alla comparsa delle prime forme di vita animali via via più complesse. Il pianeta assunse sempre più l’aspetto che conosciamo da qualche centinaio di migliaio di anni; cioè da quando il primo uomo  fece la sua comparsa in quel pianeta. Avrete certo capito che parlavo della TERRA. “evoluzione

Questo è molto sinteticamente, ciò che è successo; in origine la terra non era  adatta all’esistenza della vita biologica animale  e vegetale che ci è familiare; le prime forme di vita che si sono impiantate  e che hanno proliferato in quei tempi lontanissimi  sono state delle famiglie di batteri primordiali. Batteri che hanno trasformato la composizione chimica dell’atmosfera, dell’acqua e del terreno del nostro pianeta, rendendo possibile lo sviluppo di tutto ciò che noi conosciamo oggi e a cui diamo il nome di Vita biologica.

Quei batteri primordiali erano batteri anaerobici; essi vivevano , cioè, in assenza di ossigeno.  Il loro lavoro di  scoposizione  ha permesso all’atmosfera terrestre di arricchirsi  di ossigeno, così che altre famiglie di batteri, aerobici , potessero svilupparsi sulla terra… e le prime alghe nell’acqua. I batteri anaerobici, però, non sono spariti; essi  sono tuttora esistenti e in maggior parte sono  penetrati nelle profondità del terreno.. dove a tutt’oggi possiamo trovarli.. e dove continuano il loro lavoro silente di cooperazione con l’uomo e tutto l’ecosistema.. se noi li lasciamo fare.

Nella terra intesa come terreno,troviamo almeno due famiglie di batteri/microorganismi benefici: gli aerobici sulla superficie e nei primi 3-5 cm di crosta terrestre; gli anaerobici dai 5-7 cm in poi, all’interno del terreno.

Ma anche l’essere umano vive grazie alla presenza, al suo interno di batteri/microroganismi.BACILLO

Siamo martellati su riviste e nei media di ogni genere di pubblicità sui bifidi.. tutti sanno che l’uomo ha una flora batterica intestinale… e che da essa dipende molto il suo  benessere psicofisico.

 

In verità, dentro di noi non ci sono solo i bifidi..o i lactobacilli in genere; il nostro intestino, che nella concezione estesa della medicina cinese va dalla bocca all’ano, conta milioni di batteri (in alcune pubblicazioni si stima siano circa un Kg di peso) che vengono raggruppati tutti sotto il nome di SIMBIOTA INTESTINALE.

DIGESTIVO

E’ grazie alla presenza di questi batteri che il nostro intestino ha funzioni endocri
ne (produce ormoni), funzioni digestive (scinde il cibo e ne governano l’assimilazione), funzioni neurologiche (sistema nervoso enterico) e funzioni immunitarie (le più estese del nostro organismo).

Non a caso tutto il gruppo dei microroganismi/batteri che popolano il nostro intestino, la nostra pelle e ogni cellula del corpo prende il nome di SIMBIOTA; la nostra vita dipende dalla vitalità di questi batteri.. senza di loro..o se loro sono ammalati..noi ci ammaliamo; ecco perché occorre che impariamo a prendercene cura in modo sano.

Prima di tutto ..da cosa dipende la vitalità del SIMBIOTA INTESTINALE? Dalla qualità del cibo che viene ingerito .

Cosa rende un cibo ‘di qualità’? la qualità del cibo dipende da una serie di fattori, tutti importanti:

  • Metodo di coltivazione/allevamento: come abbiamo visto sopra, i microorganismi sono nel terreno, nell’acqua, nell’aria; ma le coltivazioni intensive dell’ultimo secolo hanno impoverito enormemente questo patrimonio attraverso la pratica dell’aratura (che ha fatto sì che batteri aerobici e anaerobici si scambiassero di posizione, con l’inevitabile morte di molti di loro), l’utilizzo dei disinfestanti a anticrittogamici, oltre che dei fertilizzanti chimici (che hanno privilegiato solo alcuni componenti del terreno, a discapito di altri, contribuendo anch’essi all’impoverimento anziché l’arricchimento del terreno). L’industrializzazione ha caricato l’atmosfera terrestre e l’acqua del pianeta di sostanze inquinanti, che sono, gioco forza, entrate a fare parte del ciclo biologico del cibo (sia i vegetali che gli animali si nutrono di acqua e respirano). Tutto questo discorso vale chiaramente anche per gli animali, che per essere sani e vitali hanno bisogno di alimenti coltivati secondo natura.. e di vivere essi stessi secondo la propria natura e non, come accade, in spazi angusti e ristretti, all’ingrasso, nutriti con mangimi sintetici arricchiti di antibiotici, ormoni o altri farmaci per farli sviluppare ed ingrassare più in fretta.
  • Tempo di raccolta: soprattutto per ciò che riguarda la frutta e la verdura, esse raggiungono il massimo contenuto di sali minerali e vitamine negli ultimi 4-5 gg di maturazione sulla pianta o nel suolo. Va da sé che se un frutto è raccolto acerbo per poter sopportare giorni di viaggio prima di arrivare a destinazione, magari sostando anche in celle frigorifere o altri spazi conservativi.. arriva sulle nostre tavole notevolmente impoverito delle sue sostanze vitali.
  • Metodo di conservazione/trasformazione : da sempre nella nostra tradizione contadina si fanno conserve; ma certo esse sono valide sono se partono da una materia prima matura, se vengono lavorate nelle giuste condizioni igieniche e, soprattutto, prive di conservanti sintetici, coloranti o qualsivoglia additivo alimentare; un ottimo modo per preservare i cibi, mantenendo quasi inalterata la loro bioenergia oltre che i valori nutrizionali.. è l’essicazione (esistono in commercio essicatori anche casalinghi) o il congelamento (che però va sempre eseguito da fresco.. e non va mai interrotta anche se per poco la ‘catena del freddo’). Nella moderna industria alimentare, invece, vengono spesso lavorate materie prime stoccate anche da diverso tempo, pretrattate con antimicotici o antibatterici per prevenire la formazione di muffe, funghi e batteri venefici.. e che poi proseguono il loro viaggio insieme alla materia prima, fino al prodotto finito che viene esposto sugli scaffali dei supemercati ed arriva nei nostri piatti.
  • Metodo di cottura: molte delle proprietà del nostro cibo, se ne vanno durante la cottura, soprattutto se questa è errata. Buona norma è mangiare a crudo tutto ciò che si può. Per i cibi cotti, preferire la cottura a vapore, in pentola a pressione o al forno. Usare acqua per cuocere priva di calcare e metalli pesanti (si ottiene con impianti a osmosi inversa o altri tipi di depurazione). I materiali migliori per la cottura sono la pietra, il vetro, la ceramica (non smaltata con vernici contenenti metalli pesanti) e la terracotta. L’acciaio, che è molto comodo, rilascia comunque Nichel… e può essere usato per cotture veloci, avendo l’avvertenza di non lasciare poi dentro alla pentola gli avanzi di cibi cotti, al fine di evitare che l’acidificazione del cibo faccia rilasciare più nichel al tegame.

Tutti questi fattori insieme contribuiscono a formare la biovitalità del cibo, che non è solo la somma dei suoi nutrienti biochimici, ma che è sensibilmente influenzata dalle sue origini e trattamento.

biovitalità

Come possiamo utilizzare i microorganismi per migliorare il nostro pianeta, il nostro ambiente, la nostra salute?

Grazie allo studioso giapponese Teruo Higa abbiamo notizie certe sul ruolo fondamentale dei microorganismi (da lui definiti Micororganismi Effettivi) per la salute della terra e di tutti i suoi abitanti.

In circa 25 anni di studi, egli ha selezionato 10 diverse famiglie di microorganismi, che sono formate da circa 80 specie diverse, che coesistono simbioticamente in un’unica miscela formata da:

·        Batteri della fotosintesi

·        Lieviti (come quelli della birra..o del pane.. o del Kefir)

·        Batteri dell’acido lattico (come quelli contenuti nello yogurt..o nei formaggi)

Come agiscono questi microorganismi?

Essi agiscono secondo quattro principi fondamentali:

1) Principio di prevalenza o dominanza:

 Secondo tale principio in natura esistono 3 tipi di microrganismi :

·        degenerativi o patogeni ( attraverso il processo ossidativo producono i radicali liberi )

·        neutrali, opportunistici ( rappresentano la maggioranza )

·        rigenerativi ( ostacolano l’ossidazione, producendo sostanze antiossidanti)

secondo il principio della prevalenza, i microrganismi neutrali seguono il gruppo predominante, cosiddetto “leader”.

Introducendo quindi in natura, nelle coltivazioni, negli animali ed in noi, questi microorganismi che fanno parte dei ‘rigenerativi’, noi trasciniamo tutti quei microorganismi neutri, dando vita di nuovo al fenomeno di trasformazione delle sostanze tossiche/inquinanti che devastano ormai ogni ambito del nostro pianeta e del nostro corpo.

 

2) Principio della fermentazione:

I microorganismi rigenerativi favoriscono la fermentazione (c.d. maturazione) a discapito della degenerazione/putrefazione.

In agricoltura , ad esempio, essi contribuiscono a:

·        fissare l’azoto atmosferico

·        rendere solubili sostanze nutritive

·        sviluppare sostanza organica nel suolo, attraverso la fotosintesi

·        migliorare le proprietà fisiche del suolo

·        scomporre la sostanza organica presente nel suolo

·        rendere il cibo animale più digeribile

·        eliminare i cattivi odori degli allevamenti

·        contrastare i processi ossidativi

 

3) Principio antiossidante:

 L’ossidazione, come processo chimico, avviene quando ad un elemento vengono sottratti degli elettroni. Nel corpo umano ed animale, si parla di ossidazione anche quando c’è un eccesso di ‘radicali liberi’, che sono le sostanze di scarto del metabolismo cellulare, che tanto sono più numerosi quanto , oltre alla biochimica naturale di questo o quel composto, le nostre cellule si vedono arrivare sostanze inquinanti quali metalli pesanti, conservanti, coloranti, ecc ecc.

Le sostanze con proprietà antiossidanti (cioè in grado di contrastare l’ossidazione) sono molteplici: vitamine, minerali, aminoacidi essenziali…e microorganismi rigenerativi.

4) Principio De-ionizzzante

 Favorisce la riduzione degli elementi in forma ionica. In tal modo si garantisce la stabilità e si riduce la reazione chimica fra

le molecole.

Lo sviluppo dei radicali liberi viene bloccato.

 E’ chiaro quindi, dopo questa lunga premessa, che possiamo utilizzare i microorganismi rigenerativi per trasformare il nostro ambiente e migliorare lo stato di salute nostro, degli animali e delle piante, del pianeta in toto; usandoli nelle pulizie di casa, nella preparazione di detergenti e saponi , lavando il cibo che consumiamo, assumendoli nelle bevande, irrorando i terreni, il cibo per gli animali e i loro ricoveri, ecc

 

Dove possiamo trovare i microorganismi rigenerativi?

Possiamo trovare soluzioni già pronte in commercio dagli importatori dei prodotti fatti secondo le indicazioni del Prof. Teruo Higa, sotto il nome di EM – Microorganismi effettivi®

Oppure…possiamo autoprodurli con una semplice ed efficace tecnica di fermentazione; anch’essa è sperimentata da anni in Tahilandia, e divulgata tramite un canale satellitare (purtroppo solo in Thai) dalla signora Pa Cheng, che condividendo con la popolazione la tecnica di fermentazione, sta insegnando a tutti coloro che vogliono curarsi da soli e migliorare la loro vita e l’ambiente come fare. Essa fa tutto questo senza chiedere soldi; vende i suoi fermentati molto invecchiati al mercatino di Bangkok solo a quelle persone che sono molto ammalate non possono aspettare anni per avere fermentati abbastanza potenti per curarsi efficacemente e in fretta.

La tecnica tailandese consiste nel  mettere in un contenitore possibilmente di plastica o di  vetro 3 parti del prodotto da fermentare, 5 parti di acqua (depurata meglio o oligominerale) e 1 parte  di miele (o zucchero di canna integrale bio).

I micoroganismi rigenerativi si nutrono di sostanza zuccherina; lo zucchero o il miele servono quindi per innescare la fermentazione e la loro riproduzione, in modo che poi vadano anche ad utilizzare lo zucchero che trovano nelle frutta che mettiamo a fermentare, ma che utilizzeranno solo quando avranno raggiunto un certo numero di individui colonizzatori.

La prima che parte è la fermentazione zuccherina; poi si trasforma in acetica (e questa rimane per un bel po’ di tempo) poi rimane solo quella autorigenerante (ma succede non prima dell’anno di fermentazione).

 

EM – Microorganismi effettivi®

 Tra i vari usi dei fermentati ricordiamo anche gli studi del Prof. Teruo Higa insegnante presso la Facoltà di Agraria dell’Università Ryukyu di Okinawa in Giappone.

higaIl Professor Higa ha scoperto, dopo quasi 20 anni di intense ricerche, un mix di
microrganismi che si è rivelato estremamente utile ed efficace nelle svariate applicazioni. Si tratta di una coltura mista di ceppi selezionati di microbi, p.es. batteri di acido lattico, lieviti e batteri di fotosintesi. Questi convivono in una coltura fluida e si integrano nella loro attività.  La maggior parte di questi microorganismi viene usato singolarmente da sempre nella produzione d’alimentazione p.es. pane, crauti, vino, birra.  Alcuni di questi microorganismi, quando sono in contatto con materiale organico, producono sostanze bioattive come vitamine, acido organico, minerali ed antiossidanti. Questo processo  usato in agricoltura aumenta il contenuto dell’ humus nel terreno che così è in grado di mantenere sostanzialmente un’ alta qualità produttiva d’alimentazione naturale
Ormai la tecnologia EM si è diffusa in più di 150 paesi del mondo, dove viene impiegata con grande successo nei campi più diversi. Vi sono dei paesi, in cui l’adozione di EM fa addirittura parte di programmi governativi. 
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Come preparare i fermentati di frutta

Abbiamo accennato prima velocemente di cosa è composto un fermentato. Riteniamo  sia importante far conoscere, diffondere ed aiutare le persone ad autoprodurre i Microrganismi dai vegetali che la natura ci dona. I Fermenti di Vita o microrganismi Primigeni sono quelli che hanno creato la vita.

Cercherò di spiegare sinteticamente come si preparano i fermentati di PaCheng. Premetto che si tratta solo di una sintesi, e che la questione merita un ulteriore approfondimento; Vediamo quindi come si può facilmente partire per produrre fermentati che potranno poi essere usati sia per  scopi curativi che in agricoltura o come  coadiuvanti a prodotti di pulizia e igenizzazione.

Il primo passo è procurarsi un contenitore. In base alla quantità di fermentati che volete produrre scegliete la grandezza del contenitore.

La mia proporzione di partenza è:

-3kg di frutta

a (o altro materiale organico, vedremo successivamente),

-5 litri di acqua,

-1kg di zucchero di canna grezzo (o meglio ancora miele).

Per questo preparato servirà quindi un contenitore di almeno 10 litri di capacità. Se avete un contenitore da 20 litri potete raddoppiare le quantità. Se vorrete provare da un contenitore piccolo, da un litro per esempio, metterete 300g di frutta, mezzo litro d’acqua e un etto di zucchero.

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Nel caso si abbia una certa quantità di frutta basterà mantenere la proporzione  5-3-1  (5 di acqua + 3 di frutta e 1 di zucchero o miele). Quindi partendo da un data quantità di frutta è possibile trovare le proporzioni giuste da aggiungere di acqua e miele.

Consideriamo  F la quantità di frutta,  il calcolo delle proporzioni è abbastanza semplice:

l’acqua si trova applicando la formula    5/3*F

lo zucchero o miele si ricava da  F/3 (quindi è sempre pari a un terzo della frutta)

e la quantità totale del fermentato sarà paria  3*F (ossia tre volte il peso della frutta)

Mentre nel caso contrario che conosciamo la capienza di un contenitore ( )  e vogliamo trovare quanta frutta dobbiamo metterci,  dobbiamo tenere conto che va lasciato  un pò di spazio per l’aria il contenitore infatti non va mai riempito completamente.  In questo caso per rendere più facile il calcolo consideriamo di mantenere le seguenti proporzioni : 5 parti di acqua, 3 parti di frutta, 1 parte di miele o zucchero e 1 parte di aria.  Troveremo facilmente  le quantità che ci interessano usando le seguenti proporzioni:

per trovare l’acqua applicheremo la formula 5/10* V

Per trovare la frutta  faremo 3/10 * V

il miele sarà pari a  1/10 * V

e …il resto è aria….

Accorgimenti:

·        la frutta (o erba o radici, ecc) dovrebbe essere, possibilmente, Bio o (ancora meglio) da agricoltura biodinamica, permacultura o spontanea.

·        L’acqua deve essere priva di metalli pesanti e calcare (va bene acqua di fonte, depurata, oligominerale o distillata)

·        Anche il miele o lo zucchero, per un prodotto di buona qualità, dovrebbero essere bio.

·        La capienza del contenitore deve essere tale, che una volta riempito con tutti gli ingredienti, rimanga uno spazio vuoto di 5-6 cm sotto il tappo. Le dosi sopra sono per un contenitore da 10 litri.

Il contenitore deve essere di plastica o di vetro, tutti gli altri materiali non permettono la formazione di microrganismi benefici, inoltre deve avere una imboccatura larga e non deve essere riempito fino all’orlo.

Nei primi quattro o cinque mesi del processo di fermentazione il contenitore non dovrà essere sigillato, ma coperto in maniera non forzata. Quindi  per esempio nel caso di tappo a vite, non si dovrà avvitare  fino in fondo, in modo che, nella prima fase della maturazione, ci sia sempre contatto con l’aria esterna.

Perché il processo di maturazione avvenga velocemente e con successo i prodotti utilizzati devono essere il più possibile naturali e puri, l’acqua deve essere distillata o filtrata per osmosi inversa (in modo tale che sia priva di metalli e  veleni o prodotti disinfettanti), frutta sana, non troppo matura, possibilmente biologica e accuratamente lavata con bicarbonato di sodio, aceto naturale o,meglio ancora con microrganismi, e zucchero di canna grezzo biologico o meglio ancora miele. Anche il contenitore dovrà essere ben lavato con detergenti non aggressivi e molto ben risciacquato.

Per preparare i  fermentati si comincia versando nel contenitore l’acqua,  aggiungendo  lo zucchero e mescolando fino alla perfetta miscela, si  aggiunge poi  la frutta e si  chiude il coperchio senza sigillare.

E’ importante perché durante la fermentazione si liberano dei gas che rischiano di fare  scoppiare il contenitore  se non hanno modo di uscire.  Nelle prime settimane di maturazione è opportuno aprire il contenitore ogni due o tre giorni e spingere la frutta (o altro materiale) sotto al liquido, con un gesto semplice e delicato, passato il primo mese è consigliabile lasciar fermentare senza fare alcuna azione.Di solito, questo è necessario solo nel primo mese di fermentazione;  serve anche per controllare che non si formino muffe o altre cariche patogene negative; il  controllo continua  anche nei mesi successivi e serve affinché i batteri rigenerativi abbiano il sopravvento su quelli degenerativi. Normalmente nel primo periodo  il liquido appare torbido, la frutta tende a galleggiare  e  sulla superficie si può notare una certa attività, con a volte la formazione di bollicine, muffette  e affioramenti vari. Poi  con il passare del tempo, la situazione tende a tranquillizzarsi, il liquido diventa più limpido, non si formano  più bollicine, la frutta scende, le muffe vengono riassorbite e può forma invece sulla superficie una velatura di gelatina, che è un sistema di protezione dei microorganismi.  Se tutto procede per il meglio, dopo almeno 4/5 mesi (in caso di una fermentazione di un prodotto singolo) si può cominciare a consumare per via orale  il liquido ricco di microrganismi benefici che si è formato, se è un liquido nobile, fermentazione di frutta particolarmente nutritiva, se invece proviene dagli scarti della cucina, meglio aspettare qualche mese ancora prima di assumerlo. Oppure  indirizzarlo a scopi meno nobili (apparentemente) come la pulizia del corpo, al posto di dentifrici, saponi, shampoo, detergente piatti o lavatrice…. o come antiparassitario per animali e per piante e, come concime, diluito con acqua. Per esempio se spruzzate fermentati nel composter organico e sparirà ogni tipo di puzza. si può iniziare ad usare il liquido per tutti gli usi. (almeno 6 mesi se si mettono a fermentare più prodotti e/o  bucce e scarti di cucina… o se la materia prima di partenza è contaminata da pesticidi o altri prodotti inquinanti).

Più è alta la qualità organolettica della frutta utilizzata e più i vostri fermentati saranno adatti all’uso alimentare, terapeutico e preventivo. Quindi se vorrete un preparato per la salute utilizzate frutta o verdura particolarmente ricca nei valori nutrizionali, come MELE (meglio quelle rosse), MELAGRANA, FRUTTI DI BOSCO, LIMONI, ma anche AGLIO, CAVOLFIORI…. Io che vivo in una zona tropicale ho la fortuna di usare Mangostano, Noni, Graviola, Amla, Dragon fruit e altre meraviglie di cui neanche conosco il nome in italiano, perchè, probabilmente neanche ce l’hanno un nome in italiano.

Per tutti gli altri usi, pulizia della casa, giardinaggio, pulizia personale… utilizzate qualsiasi tipo di frutta, verdura, scarti di cucina, valve…. con lo stesso procedimento sopra citato.

Se vorrete preparare fermentati destinati a solo ed esclusivo uso terapeutico, quindi usando una pianta come l’aloe arborescens per esempio, terminata la maturazione del liquido (di 4 o 5 mesi), e un’ulteriore fase di maturazione e purificazione di altri 4 o 5 mesi, sigillate ermeticamente il tappo e conservate per almeno 5 anni. Passato questo periodo i fermentati avranno decuplicato la loro potenzialità e avrete nel vostro contenitore un farmaco portentoso, molto, ma molto, più potente del prodotto fresco o dei fermentati giovani, per cui ne basteranno poche gocce per ottenere risultati evidenti.

Procedura particolare per fermentazione di erbe o altri materiali voluminosi ma ‘leggeri’

 Quella descritta sopra è la procedura con le proporzioni standard da usare quando mettiamo a fermentare frutta o altri materiali che hanno un peso specifico uguale o maggiore di quello dell’acqua; quando invece mettiamo a fermentare erbe oficinali, fiori, foglie o altri materiali che pesano poco ma fanno molto volume, occorre aggiustare le dosi.

Possiamo scegliere tra queste due procedure:

·        Raddoppiamo o triplichiamo la dose di acqua e zucchero. Ad esempio, se ho 6 Hg di lavanda, dovrei mettere, secondo la procedura standard, 1 litro di acqua e 200 g di miele (o zucchero di canna integrale). Con queste proporzioni, però, il liquido non è sufficiente  a far sì che l’erba sia totalmente ricoperta; dovrò quindi raddoppiare o triplicare  la dose di acqua /zucchero, che diventerà quindi 2 litri acqua e 400g di miele nel caso di dose doppia… o 3 litri d’acqua e 600 g di miele per dose tripla. In alcuni (rari) casi..occorre anche quadruplicare la dose di acqua e miele(o zucchero). CI DOBBIAMO ASSICURARE CHE IL LIQUIDO, PIGIANDO BENE L’ERBA, LA COPRA DI CIRCA 3-4 CM.

Oppure

·        Mettiamo acqua e miele fino a coprire la metà della capacità del contenitore (ad esempio, se ho un contenitore da 5 litri, metto 2,5 litri d’acqua e 500 g di miele o zucchero). Poi metto erba fino a quanta ce ne sta sotto il liquido, avendo cura di pressarla al massimo, che il liquido stia sempre quei 3-4 cm sopra l’erba e rimangano almeno 4-5 cm vuoti sotto il tappo del contenitore. In questo secondo modo non peso l’erba, ma mantengo le proporzioni di acqua e miele(o zucchero).

Dopodichè, come nella procedura base, chiudo il coperchio senza sigillare e rimescolo tutti i giorni per spingere  a fondo l’erba.. che tenderà a diminuire di volume.

Anche questi fermentati li posso usare per diversi usi, trascorsi i soliti 4 mesi di fermentazione, controllando ogni tanto che non si siano formate muffe o proliferazioni degenerative.

Tenendo conto che i fermentati hanno tutti un’azione simile, ma, naturalmente, mantengono le informazioni della materia prima da cui sono ricavati, posso  usare questa caratteristica per destinarli ad usi specifici: per la cura del terreno magari userò fermentati di erbe che migliorano la concimazione; per l’uso come anticrittogamico, posso fermentare erbe che abbiano questa funzione in natura; per la cura di patologie o disturbi del corpo umano, posso fermentare erbe che abbiano efficacia in quei disturbi/patologie. Il mondo dei fermentati è in continuo divenire e sperimentazione: il contributo e l’esperienza di ognuno sono, se condivise, patrimonio comune.

 

Alcuni esempi di come usare i microrganismi li potete trovare nella  pagina dedicata a superfrutti ricette e casistica. 

Se allevate o coltivate microrganismi benefici da frutta nobile è preferibile non mescolarla ad altra frutta, cosichè la maturazione sia più armoniosa, omogenea e veloce. Potranno  magari essere mescolati dopo una lunga maturazione, almeno 5 anni, con fermentati di altra frutta con caratteristiche simili per scopi comuni. Se si preparano fermentati di aloe arborescens, noni e graviola dopo la lunga maturazione (per esempio dopo 10 anni), questi possono essere mescolati, per preparare  un farmaco naturale, superconcentrato, in grado di sconfiggere ogni tipo di cancro.

Non ho da fornirvi prove scientifiche, e  la medicina ufficiale non  le riconoscerebbe mai, ma l’esperienza centenaria degli antichi popoli della Thailandia ne testimoniano l’efficacia. A supportare questa tesi ci sono anche le sperimentazioni del ricercatore giapponese Teruo Higa, che confermano risultati strabilianti, che noi dovremmo accettare come normali, perchè la malattia dovrebbe essere una rarità della vita umana.

Esistono in commercio i  prodotti EM@ che sono certamente di valore, anche se non vengono prodotti da frutta nobile, ma da parti vegetali di scarto e di fermentazione breve. Comunque efficaci per gli usi non terapeutici, suppongo.

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COSA SONO I MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

emI MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

non sono composti da un singolo microrganismo, ma da un folto gruppo di microrganismi non modificati geneticamente ( in totale 10 generi di microrganismi ed 80 differenti specie ) che coesistono simbioticamente in un’unica miscela , fra i quali :

batteri della fotosintesi

 lieviti ( come quelli contenuti nella birra e nel pane )

batteri dell’acido lattico ( come quelli contenuti nello yogurt,  nel burro e nel formaggio )

La potenzialità di tali microrganismi esistenti in natura e la loro capacità di coesistere  in tale formula simbiotica è stata scoperta e sviluppata più di 25 anni fa da un pool di ricercatori , mossi dalla volontà di trovare prodotti alternativi ai fertilizzanti ed ai pesticidi usati nell’agricoltura tradizionale, sviluppando una cultura di microrganismi che promuovesse la vita, in alternativa all’utilizzo di composti chimici .

I MICRORGANISMI  EFFETTIVI applicati all’agricoltura, hanno un ampio spettro di effetti :

• fissare l’azoto atmosferico

• rendere solubili sostanze nutritive

• sviluppare sostanza organica nel suolo, attraverso la fotosintesi

• migliorare le proprietà fisiche del suolo

• curare le malattie attraverso la produzione di antibiotici

• scomporre la sostanza organica presente nel suolo • rendere il cibo animale più digeribile

• eliminare i cattivi odori degli allevamenti

• contrastare i processi ossidativi

Sebbene questi meccanismi fossero già stati scoperti da alcuni scienziati,  il loro approccio era “unilaterale”, avendo essi studiato l’effetto di una singola specie di microrganismi su uno dei processi sopra menzionati.

La scoperta dei  MICRORGANISMI  EFFETTIVI® ha reso invece possibile affrontare uno svariato numero di problemi con una singola miscela di microrganismi.

Approfondimento sui MICRORGANISMI  EFFETTIVI

… … … …  Perché  “ Effettivi ”  ?

Il termine “ effettivi ”  è stato adottato non già nel suo comune significato di  “ effettivo ” (  vero , reale  ) ma per semplice assonanza con il termine inglese “ effective ”  ( utilizzato dal prof. Higa per descrivere gli  “ Effective Microrganisms ” della cui miscela è stato scopritore )  la cui corretta traduzione italiana è “ efficace ” , quindi   “ microrganismi efficaci ”                   ( letteralmente “ che producono un effetto ” ).

L’utilizzo dell’aggettivo “ effettivo ” permette di imprimere al marchio MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

una chiara connotazione di unicità e di riconoscibilità , che trascende il semplice aggettivo  “ efficace ”.

Come già menzionato, i  MICRORGANISMI  EFFETTIVI®  non sono composti da un singolo microrganismo, ma da un folto gruppo di microrganismi non modificati geneticamente ( in totale 10 generi di microrganismi ed 80 differenti specie ) che coesistono simbioticamente in un’unica miscela . Fra i più importanti ricordiamo :

 • I batteri della fotosintesi

Sono microrganismi indipendenti ed autoBATTERIconservativi; essi ricostruiscono sostanze utili tramite la metabolizzazione delle secrezioni delle radici delle piante, del materiale organico e dei gas nocivi, ed utilizzano come sorgente di energia il sole ed il calore del terreno.  Le sostanze da loro prodotte contengono amminoacidi, acidi nucleici e sostanze biologicamente attive. Sintetizzano il glucosio, sostengono l’attività degli altri microrganismi facenti parte degli EM, ed utilizzano efficacemente i prodotti metabolici di altri microbi.

I batteri dell’acido lattico

Producono l’acido lattico dallo zucchero e dai carboidrati che sono metabolizzati dai batteri della fotosintesi e dai lieviti. L’acido lattico è un forte sterilizzante che inibisce microrganismi dannosi e promuove la decomposizione accelerata del materiale organico

 • I lieviti Sintetizzano le sostanze antimicrobiche ed utili degli amminoacidi e degli zuccheri isolati dai batteri foto-sintetici. I lieviti producono ormoni ed enzimi che partecipano nella scissione cellulare e le loro secrezioni costituiscono un substrato utile per microrganismi attivi come gli acidi lattici e gli attinomiceti.

Nei MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

convivono microrganismi aerobici ( che vivono in presenza di ossigeno ) ed anaerobici ( che si sviluppano in assenza di ossigeno ) . Nella miscela MICRORGANISMI  EFFETTIVI®; queste due tipologie di microrganismi, solitamente antagonisti , sono entrambe presenti in uno stato di convivenza anziché di concorrenza. Le sostanze prodotte dagli uni sono fondamentali per l’esistenza degli altri.

AEROBICOANAEROBICO

COME AGISCONO I MICROORGANISMI EFFETTIVI®?

L’attività dei MICRORGANISMI  EFFETTIVI®?

si basa sul principio della prevalenza o dominanza, secondo cui  in natura esistono 3 tipi di microrganismi :

• degenerativi o patogeni ( attraverso il processo ossidativi producono i radicali liberi )

• neutrali ( rappresentano la maggioranza )

Microrganismi ANAEROBICI

• rigenerativi ( ostacolano l’ossidazione, producendo sostanze antiossidanti )  secondo il principio della prevalenza, i microrganismi neutrali seguono il gruppo predominante, cosiddetto “leader”.

I MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

, che appartengono al gruppo dei microrganismi rigenerativi,  quando vengono applicati correttamente rimpiazzano i microrganismi degenerativi assumendo così la leadership, e trascinano nella propria direzione i microrganismi neutrali ( che diventano loro alleati ) . In tal modo essi originano un ambiente rigenerativo ( pro-biotico ) con un processo auto-generante nel tempo.  I MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

laddove applicati,  migliorano effettivamente ed efficacemente l’ambiente microbiologico.  I MICRORGANISMI  EFFETTIVI®

favoriscono la fermentazione utile ( c.d. maturazione ) a discapito della fermentazione nociva ( c.d. putrefazione ) de-componendo molecole complesse e generando al contempo prodotti metabolici come antibiotici, enzimi ed antiossidanti.

 

Qui di seguito, alcune diluizioni consigliate per gli usi più comuni secondo le esperienze di Teruo Higa:

·        Scarichi:  elimina incrostazioni; lasciare agire senza diluire

·        cappa aspirante: elimina depositi di unto;  nebulizzare 1:500

·        contenitore rifiuti biologici: pulisce / elimina odori; nebulizzare 1:100

·        piastrelle / rubinetteria :pulisce; nebulizzare 1:250

·        lavastoviglie: potenzia il detersivo / risparmio sul detersivo; puro

·        piano cottura / forno:  pulisce ;nebulizzare  puro o 1:100

·        elettrodomestici:  pulisce;  pulire con diluizione 1:500

·        frigorifero / interno:  elimina gli odori / pulisce; nebulizzare 1:500

·        taglieri: pulisce / disinfetta;  nebulizzare 1:500

·        panni per pulire: pulisce / elimina gli odori ; ammollo diluizione 1:100

·        scarichi: contro gli odori e gli intasamenti; lasciar agire non diluito

·        water: contro odori e incrostazioni;  20/30 ml al giorno nello sciacquone

·        lavatrice: contro le incrostazioni / potenzia il detersivo; 20/30ml a lavaggio

·        piante da appartamento: per annaffiare per microclima; diluizione 1:500 o nebulizz. diluiz. 1:1000

·        ambienti combatte gli odori / migliora il microclima ; nebulizz. diluiz. 1-2 ml/ lt

·        muffa su muri / parete:  impedisce la formazione;  nebulizz. diluiz. 1:100 (non inumidire troppo)

·        cani / gatti : combatte l’odore; nebulizzare 1:500.

 

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MICROORGANISMI DA SCARTI DI CUCINA

Merita sicuramente  interesse  la questione del fermentato Misto. Questo fermentato viene spesso, a torto, sottovalutato. Il fermentato misto pur essendo il più lento, è anche quello più ricco di sostanze nutrizionali perchè raggruppa le caratteristiche dei vari componenti e quindi un fermentato ad ampio spettro.
Questo fermentato matura molto più lentamente, quindi per un primo periodo, di 5,6,7 mesi, è meglio non usarlo per assunzione alimentare, ma, dopo il primo anno di età diventa il fermentato più completo
Il sistema più comodo è di tenere  in zona cucina un bidoncino riempito in buona parte di acqua e zucchero di canna nelle giuste proporzioni. Poi ogni volta che si  mangia frutta o che si cucina verdure si devono mettere  le bucce nel bidoncino, mescolando bene con movimento verticale. E’ fondamentale che gli scarti siano puliti e non compromessi. Non vanno messi nel fermentato pezzi di materiale putrido o infetto. Vanno bene tutti i pezzi di scarto, foglie, ossi etcc  purchè puliti e  sani. Noi li chiamiamo scarti, ma spesso è il meglio del frutto! (dal punto di vista nutrizionale almeno). Si possono  aggiungere ogni giorno, anche a più riprese. Dato che è difficile pulire gli scarti, è importante che la frutta o la verdura sia stata preventivamente  ben lavata.  Per questa operazione  di lavaggio, si possono usare i  fermentati, o aceto naturale (che già contiene microrganismi) o bicarbonato lasciando in immersione qualche minuto. Come data di inizio, per i fermentati misti, si deve considerare il giorno in cui si è finito di riempire il bidoncino,  nelle giuste (approssimative) proporzioni. Per le dosi si va a occhio. (impossibile tenere il conto quando  se ne fanno molti). Per esempio per un bidoncino di 10 litri si mettono  5 litri di acqua, un kg di zucchero e si aggiunge materiale organico  fino a raggiungere quasi l’orlo del contenitore. Comunque non serve una precisione svizzera
Tenete presente che ci deve sempre essere  uno strato di aria.
Noi usiamo il fermentato misto per tutti gli usi esterni, come detergente, per pulire e curare la pelle, per pulire il pavimento, per il giardinaggio, per gli animali. Ora però ha quasi un anno ed è già un potente farmaco.
I fermentati misti vanno preparati anche  per uso esterno ma quando sono  fatti maturare per molti anni possono anche essere ingeriti.

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METODI DI PREPARAZIONE DI SUPER FERMENTATI

Come fare per i fermentati che compiono 6 mesi in caso si decida per la loro conservazione a lungo termine. Ci sono due possibilità (che io sappia, magari anche di più):

una è chiudere semplicemente il contenitore ermeticamente  per almeno 5 anni senza aprirlo mai,

l’altra è aprilo dopo un anno,  separare il fermentato dalla frutta e aggiungerci acqua e miele nelle medesime quantità in un nuovo contenitore e poi ripetere le medesima operazione ogni anno se vuoi quantità oltre che qualità.

il primo metodo è  più semplice, si lascia  la fermentazione al suo corso sigillando il coperchio, non si deve fare aggiunte, non si deve fare nulla. Dopo 5 anni si apre il fermentato, si filtra il contenuto ed è pronto per essere usato  come meglio ci aggrada
il metodo 2 è  più complicato; Dato che il problema del metodo 2 è l’eccessiva quantità essendo una progressione aritmetica di anno in anno ,  allora possiamo ridurre la quantità di partenza. In questi casi potrebbe esserci un problema a trovare un  contenitore, perchè  alla fine ne servirebbe uno enorme, allora potremmo distribuire il contenuto in più contenitori separati o magari, per alcuni interrompere la fermentazione dopo 2 o 3 anni, insomma anche qui, dobbiamo usare un po’ la fantasia

Riepilogando  togliamo il fermentato e togliamo la gelatina…resta la frutta già indebolita, a questa aggiungiamo acqua e miele nella quantità che abbiamo tolto e si potrà richiudere facendo ripartire per un tempo che decideremo. Inoltre aggiungendo acqua e miele alla  gelatina di 5 anni, che abbiamo prelevato,  possiamo far ripartire  la fermentazione, e  dopo solo un mese  avremo un fermentato che ha le caratteristiche di uno di  5 anni ..

Al fermentato  di 5 anni da cui è stato tolto il liquido si deve aggiungere acqua e miele… nella stessa proporzione, per esempio un litro di fermentato, un kg di miele, un litro di acqua. Il tempo può variare ma in meno di un mese il nuovo fermentato riassume la sua piena e armoniosa maturità, ovvero i 5 anni di età
Non dobbiamo spaventarci di avere tanti fermentati, li possiamo usare, vendere, regalare, diffondere nell’ambiente, è tutta energia benefica
il miele è sempre meglio, ma Pa cheng usa lo zucchero anche per i fermentati più importanti lei però riesce a procurarsi uno zuccero di canna di ottima qualità

Personalmente  i miei fermentati  misti li ho usati molto quindi, anche se invecchieranno ci vorranno molti anni perchè diventino superfermentati come quelli di supercheng. Come dice Mari, alcuni fermentati sono destinati alla fermentazione lunga, e sono quelli dei frutti di più largo spettro terapeutico, come la graviola, il noni, l’aloe (anche la vera ha moltissime proprietà, non è un falso aloe come qualcuno asserisce), il mangostano, il longan, la clitoria ternatea, il mirabolano, l’uvaspina indiana…… Questi fermentati saranno poi destinati ad unirsi in modo che insieme coprano ogni tipo di patologia come o forse più del nostro fermentato misto. Insomma, fare fermentati è abbastanza semplice, anche il loro utilizzo, ma fare superfarmaci diventa leggermente più complicato, personalizzato, creativo. Io per esempio non metterei i 6 frutti di supercheng per il superfermentato di 7 anni: lei non mette la curcuma per esempio, mentre io lo ritengo uno dei fermentati migliori, lei non mette la graviola, che non è molto conosciuta da queste parti, e nemmeno l’aloe. Però il noni vale quanto un fermentato misto copre uno spettro di 101 malattie, calma persino le crisi di astinenza da tossicodipendanza. Quindi dobbiamo metterci molto anche di nostro.

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FRUTTA E GELATINA DA SUPERFERMENTATI

La frutta che resta, dopo la fermentazione lunga potrebbe non essere più in grado di nutrire un nuovo fermentato, quindi è meglio usarla come starter per far ripartire la fermentazione, ma deve essere aggiunta a della frutta fresca per dare vigore ai micorganismi. Nonostante la frutta fresca si avrà  comunque un fermentato invecchiato! la frutta dopo lunga fermentazione  perde la sua forza nutritiva, quindi, dopo aver aggiunto acqua e zucchero per avviare un nuovo fermentato, e in seguito potrebbe essere necessario sostituire la frutta.

la frutta dopo 5 anni è ormai scarica e rischia di rallentare il fermentato quindi si toglie  il liquido, si  aggiunge  acqua e miele, il miele è un nutrimento più immediato quindi il fermentato riprende vigore, e  con la gelatina possiamo avviare un ulteriore fermentato
la gelatina non serve al vecchio fermentato, è meglio usarla per avviare un nuovo fermentato ex novo. I microrganismi sono già nel liquido ed hanno tutte le caratteristiche della frutta da cui provengono e il nutrimento necessario per continuare a crescere e a produrre nuova gelatina
I microorganismi sono anche nella gelatina, quindi questa può essere addizionata  di acqua e miele e avere altri fermentati di 5 anni
la frutta si può usare anche solo come innesco e  poi può essere sostituita  dopo un paio di mesi, il fermentato che è stato tolto e arricchito con miele e acqua può essere sigillato  e lasciato  a fermentare. Mentre le gelatine, possono essere messe  in un contenitore nuovo con acqua e miele per avviare un nuovo fermentato. Poi si  decide se si vuole proseguire con tre fermentati, con uno o con due ho notato che quando separo il fermentato dalla frutta questo comincia a crescere velocissimo come se la frutta lo rallentasse, ma il contatto con la frutta è assolutamente necessario nel primo periodo

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PREPARAZIONE DI SUPERFERMENTATI DI PA CHENG

in sintesi quello che fa Pa Cheng per fare il suo superfermentato di 6 frutti di 7 anni. Fa fermentare i 6 frutti separatamente per una anno sigillando il contenitore dopo 3 o 4 mesi di fermentazione. Allo scadere del primo anno toglie il liquido fermentato dei 6 contenitori e lo mette tutto insieme in un unico contenitore, poi ci aggiunge la medesima quantità di zucchero e di acqua. Per esempio se toglie un litro da ognii contenitore (6 litri in tutto) aggiunge 6 kg di zucchero e 6 litri di acqua. poi sigllla questo nuovo preparato per un anno, allo scadere del quale ripete l’operazione, ossia, a questi presunti 18 litri di fermentato aggiunge 18 kg di zucchero e 18 litri di acqua, poi sigilla per un anno alla fine del quale aggiunge ai 54 litri di fermentato 54kg di zucchero e 54 litri di acqua e così via per 7 anni. Non tanto semplice come procedimento, non serve che arriviamo a tanto, già i tuoi fermentati di 6 mesi possono curare il cancro, anche se il 7 anni di PaCheng lo farebbe in maniera più rapida e repentina.
Nel metodo 1 Pa Cheng parlava di  un’eventualità, di una possibilità per il fermentato di perdere forza stando 5 anni o più solo con il nutrimento iniziale… però Pa Cheng fa anche fermentati di 10-12 anni
nei primi 5 anni non succede nulla.  Ho però notato che separando il fermentato dalla frutta, questo comincia a fermentare più velocemente e a fare gelatine in quantità, quindi al quinto anno per fare un esempio, filtrerei e aggiungerei miele e acqua

Non prima di 5 anni però perchè prima rischi di alterare l’equilibrio necessario, Pa Cheng non parla di questa eventualità

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RIGENERARE I FERMENTATI

Tra le infinite proprietà dei fermentati c’è anche quella della rigenerazione.

Se abbiamo la fortuna di ritrovarci con un fermentato che ha percorso un processo di maturazione di almeno un anno abbiamo la facoltà di coltivarlo e di renderlo perenne in modo da averlo sempre a disposizione aumentandone la quantità, senza intaccare il suo potenziale.

Innanzitutto dobbiamo estrarre dal fermentato invecchiato la quantità che vogliamo utilizzare subito, una quantità sufficiente per un bel po’ di mesi in modo da non dover intaccare il fermentato nella prima fase della rigenerazione; si tenga presente che i fermentati invecchiati si assumono a gocce, per cui pochi cl copriranno tempi abbastanza lunghi.

Il resto del fermentato da rigenerare va pesato e sistemato in un contenitore dalla capacità di almeno il triplo del suo volume, quindi aggiunto di acqua pari alla quantità di fermentato e miele del medesimo peso del fermentato iniziale, mescolando per bene i due nuovi elementi prima di aggiungerli.

Faccio un esempio, se rigeneriamo un litro di fermentato (che ha peso specifico di circa un kg), ci aggiungiamo un litro d’acqua e un kg di miele.

Dopo aver “triplicato” il fermentato chiudiamo il contenitore senza sigillare per qualche giorno (potrebbero esserci delle impurità negli elementi aggiunti) e in una settimana circa la nostra famiglia di microrganismi benefici avrà totalmente colonizzato la nuova miscela introdotta.

Quindi sigilliamo e non tocchiamo il fermentato ottenuto fino a quando non sarà necessario. Come tutti i fermentati va fatto riposare e maturare con tranquillità, troppe operazioni ne potrebbero compromettere  potenzialità ed efficacia.

Passato un periodo di almeno 6 mesi è possibile ripetere l’operazione, salvare una parte del fermentato per l’utilizzo e triplicare la parte restante per rimetterla in maturazione, ma il mio consiglio è di farlo a scadenza annuale oppure a seconda delle esigenze di ciascuno, ma comunque sia, ad intervalli non inferiori ai 6 mesi.

Naturalmente il fermentato in questione continua nel suo percorso di invecchiamento diventando sempre più potente ed efficace.

Per rigenerare fermentato possono esserci gelatine oppure no, le gelatine vanno considerate allo stesso modo della parte liquida anche se ovviamente non possono venire assunte a gocce. Non è consigliabile usare solo gelatine per rigenerare un fermentato invecchiato, è necessario avere anche soltanto una piccola parte di fermentato liquido al quale le gelatine fanno da acceleratore nella colonizzazione della nuova miscela zuccherina introdotta.

Spero sia chiaro che i fermentati a cui mi riferisco hanno avuto il loro percorso di maturazione stando per un anno almeno a contatto con la frutta (ma anche di più, a discrezione) e che la frutta non va più aggiunta nei processi di rigenerazione; aggiungere frutta significherebbe depotenziare tantissimo il fermentato e farlo partire quasi da capo. Viceversa è molto salutare aggiungere qualche goccia di fermentato invecchiato come innesco alle nuove fermentazioni, come garanzia ulteriore di una fermentazione benefica.

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POSOLOGIA
Un Fervìda è maturo quando ha sufficiente limpidezza, spiccato gusto acetico e profumo fruttato e non ha odore alcolico, gusto dolce e muffe (anche benefiche) . Appurata l’avvenuta maturazione ecco come assumerlo.

Anzitutto vanno sempre bevuti com molta acqua e possibilmente dopo i 3 pasti principali, soprattutto se si vuole perdere un po’ di peso, altrimenti, prima dei pasti creano appetenza.

Partiamo dai FV giovani, di appena 4-6 mesi.
Si sceglie una dose di partenza che potrebbe essere un cucchiaio dopo ogni pasto, per un totale di 3 cucchiai al giorno. Ci si osserva con questa modalità di assunzione e se non ci sono disturbi, causati dalla purificazione, si aumenta gradatamente la dose fino a raggiungere quello che è il nostro apporto ideale giornaliero di Fervìda. Qualora si presentassero disturbi si scende alla dose di assunzione precedente. Sconsigliate dosi abbondanti con FV giovani.

Sono considerati invecchiati i ferVìda oltre l’anno di età, l’efficacia aumenta quindi ne bastano poche gocce anche se non vi sono più limiti all’assunzione.
Pa Cheng consiglia di partire da 3 gocce diluite in acqua dopo i pasti e aumentare la posologia fino a che l’effetto benefico è percepibile.

Per chi si approccia meglio procedere per gradi, quando questo tipo di assunzione sopra descritto non crea problemi di sorta, allora si puo’ estendere il loro impiego a tutti i modi che conosciamo, usando i FV come condimento, per purificare l’acqua da bere, per dare un tocco di sapore a bibite e tisane ecc…

La posologia del “collirio” (Fervìda invecchiato 12 anni preparato da Pa Cheng) è di 2 gocce per ogni occhio la mattina prima di entrare nel pieno delle attività e la sera, prima di addormentarsi, quindi, in tutto, 8 gocce al giorno. Perchè la cura sia efficace e bene darle continuità. Per i più sensibili è possibile assumere anche una sola goccia per occhio, ovviamente l’effetto sarà più blando, per i più temerari invece si possono assumere anche 3 gocce per volta, ma, così facendo si potrebbero avere dei disturbi, mal di testa e sonnolenza per esempio, ma l’efficacia sarebbe ancora maggiore.

Per chi si approccia all’assunzione mi sento di consigliare cautela, gli effetti della depurazione e della purificazione sono a volte fastidiosi. Chi parte nell’avventura dei Fermenti Di Vita sappia che la sua vita cambierà e, come ogni cambiamento, potrebbe essere sofferto e doloroso. Quindi rendete armonioso il viaggio, siate morigerati, non strapazzatevi.

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CONTENITORI

Per scegliere i contenitori si possono fare ordini online
ce ne sono di ogni tipo io li ho presi tutti qui a partire da 25 CC fino a 60 Lt

Bottiglioni collo largo

http://www.unclebeto.com/contenitori_fusti_bocca_larga_rotondi.aspx

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i contenitori in plastica per la conservazione dei cibi in frigorifero con il coperchio a pressione potrebbe dare problemi, perchè nel primo periodo hanno bisogno di traspirare e producono molto gas, però non devono entrare moscerini, quindi lo sfiato deve essere microscopico

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DOMANDE E RISPOSTE :

1) il contenitore (in plastica o vetro) dev’essere per forza trasparente o anche opaco ?

Il contenitore può essere opaco (se vedi i video della sig.ra Cheng usa anche i fusti blu)?

2) i fermentati devono stare al buio o alla naturale luce di una stanza? (magari non proprio a luce diretta)

possono stare alla luce naturale, anche fuori, ma non al sole diretto

3) la frutta e la verdura,oltre ad essere pulita,di qualità etc etc, dev’essere mondata dai semi,per le bucce invece, è bene metterle o no?

qualità della merce di partenza = qualità del fermentato. Consigliabile quindi frutta, erbe, verdura biologica, biodinamica, spontanea.. se usi materia prima scadente, i microorganismi dovrebbero migliorarla con la fermentazione, ma per avere un buon prodotto dovrai aspettare più tempo prima di usarlo. Come regola generale per la frutta ok con la buccia, anzi meglio. perchè spesso molti principi attivi sono proprio lì. Per le erbe si preferisce mettere le foglie di solito. Se parti diverse della pianta possono essere utilizzate, è preferibile fare fermentati distinti, per avere una omogeneità di fermentazione; per intenderci: i fiori fermentano prima delle foglie, le foglie prima delle parti legnose e delle radici

4) la verdura o la frutta, vanno scelte in base all’uso di destinazione prescelto oppure non importa ma quello che fa la differenza è l’età del fermentato? mi spiego meglio se si fa un fermentato di aglio  ha più effetto di un fermentato di mela (a parità di “stagionatura”)?

4) Nel lungo periodo (5/ 7 anni) probabilmente le differenze si accorciano molto…ma l’uso di una pianta specifica per quel problema fa la differenza… Se invece vengono usati per  per pulire o irrorare terra e piante si possono fare  anche con gli sfalci dell’erba e gli scarti organici della cucina!! Va considerato che Pa Cheng sostiene che il fermentato migliore che esista è quello degli scarti di cucina, perchè ha varietà nutrizionale molto estesa, anche se ha tempi lunghissimi; poi ognuno trova i propri frutti preferiti, anche in base ai propri gusti.

5) dopo i primi mesi, se la fermentazione va a buon fine, si possano consumare alimentarmente parlando,come e in che quantità ? in che caso vengono diluiti con acqua e in che proporzioni?

Non c’è una risposta fissa, ognuno trova le proprie quantità… l’unico limite è la quantità eccessiva, e per eccessiva si intende una quantità esagerate come mezzo litro al giorno. Comunque se ci si beve molta acqua diventa secondaria anche la quantità. Si può per esempio prendere l’abitudine di aggiungere fermentati a tutta l’acqua che si beve.

6)  Non è detto che si formi la gelatina,in caso affermativo,vale la domanda sopra, me la mangio così, a piacere? e in che quantità?

La gelatina ha svariati usi oltre a mangiarla tale e quale: si può usare per attivare nuovi fermentati, per curare quelli in difficoltà, per cucinare, per preparare frullati, marmellate, dolci vari, per preparare creme o saponi naturali, per applicare su dermatiti, ferite, scottature. Le gelatine sono agglomerati di microrganismi che hanno la stessa efficacia del succo fermentato, anzi superiore.

7) Un fermentato anticancro come e in che quantità giornaliere deve essere consumato?

L’uso terapeutico è più particolare, perchè la purificazione dell’organismo porta effetti collaterali e dolore, quindi è sempre meglio partire da dosi basse (poche gocce) e via via incrementare fino a trovare una dose che non provochi troppa sofferenza, ma sufficientemente potente.

8) si parla di fermentati di 5/10 anni, questi fermentati sono sigillati  e non toccato per 10 anni, oppure si intende che i  fermentati sono composti,consumati e “rabboccati”? in questo caso,come e con che quantità/proporzioni si possono rimpiazzare le quantità consumate?

 In teoria no, se destini un fermentato alla maturazione lunga non lo devi toccare, se non nel periodo iniziale, ma anche qui ci sono molte varianti e ci si può sbizzarrire a sperimentare. Si può anche decidere di aprirlo dopo 2 anni e togliere il fermentato e rabboccare per far ripartire, ma rallenteresti il processo e il tuo fermentato di 5 anni ne avrebbe poi 4 e mezzo… ma non ci sono regole ne numeri invariabili

9) vedo che in genere i pezzi sono abbastanza grossi. E’ un errore tagliare finemente il materiale oppure è meglio lasciarlo grossolano?

Non è un errore, anzi è meglio, ma avrai la pazienza di farlo con tutti i fermentati se ne farai migliaia di litri come faccio io ?

E’ anche una questione di tempi, se ne farai molti non servirà nemmeno tagliare la frutta (i Thai per esempio mettono quasi sempre la frutta intera

10) il super fermentato anticancro viene fatto con prodotti che qui in italia non si trovano, aloe a parte.In alternativa, con quali frutta e/o verdura, coltivabili in italia, si può preparare?

Ci sono moltissimi superfrutti e si possono trovare dei consigli nella pagina dei superfrutti  le fragole sono un superfrutto, il kiwi, i frutti di bosco, il melograno, l’avocado si trova anche in Italia, la rosa canina e tutti i frutti con alto contenuto di vitamina C, l’uva. Il problema è trovarli di buona qualità, bio e non OGM; pomodoro, rapa rossa, cavolfiore, aglio. Nei mercati orientali si può trovare curcuma e zenzero, che sono prodotti fantastici, ma anche timo, rosmarino, salvia hanno ottime qualità nutrizionali e azione anticancro.

11) se si vuole fare il fermentato misto usando  l’umido di cucina (resti di frutta bucce etc)  per  fare un  fermentato potente, ci si può trovare  dentro molti ossi di pesca,albicocche,susine e affini….. si possono  metterci anche quelli? e se sì, interi o considerata la consistenza è meglio  frantumarli?

In questi casi bisogna stare attento però a mettere scarti ben lavati e freschi, non mettere parti scure, marciscenti, bacate. Si mette tutto, noccioli, scorze, gusci. Se si rompono è anche meglio. Gli scarti vanno  trattati  come  la frutta fresca, lavati  bene e messi subito nel contenitore. Un suggerimento, dato che lavare gli scarti non è per niente comodo ne piacevole, è  molto meglio lavare tutto quando si  porta a casa la spesa, tutto durerà di più, se sono prodotti che vanno messi in frigo  igienizzano anche il frigo e non si producono batteri… molto meglio se prima si  lava anche il frigo con un po’ di aceto di mele. Quindi quando si consuma la frutta basta mettere bucce, ossi o semi nel contenitore.

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LINK

http://www.naturaepiacere.it/blog/curarsi-con-i-batteri/

http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/flora-batterica.html

http://www.organicconsumers.org/articles/article_28994.cfm

http://www.damiduck.it/EM.htm#La_propensione_dei_microrganismi_a_seguire_il_leader


26 responses to “FERMENTI DI VITA !

  • silvana fagnano

    vorrei sapere se il calore accelera il fermentato! io ne ho fato uno don due frutti quanto devo aspettare?

    • Stefano

      Ciao Silvana, direi che il freddo invernale rallenta la fermentazione; a temperature miti e calde avviene con regolarità. prima dell’utilizzo devi aspettare circa 3 o 4 mesi, quando il liquido diventa limpido e spariscono le muffe. A volte, se i fermentati sono di molti frutti è meglio aspettare un po’ di più. Il fermentato divente potente quando passa i 6 o 7 mesi di vita

  • Ludmila

    Salve, io ho un fermentato misto di 4 mesi fatto con una trentina di ingredienti (fiori, erbe spontanee, aloe, frutti di bosco, semi d’uva ecc). E’ stato il mio primo esperimento prendendo spunto da questa pagina. Il problema è che ho avuto la “grande idea” di prepararlo in una damigiana di vino, di quelle col collo stretto. Ora come faccio a prendere il fermentato? Posso bucare la gelatina con un tubo e prelevare il liquido con una cannuccia con la pipetta?E la seconda domanda è: la gelatina ha un colore tipo panna (tra bianco e bianco sporco?) e non è tutta liscia, ma tipo grandi grumi uniti tra di loro (tipo cavolfiore o somiglia anche un po’ ai granuli da kefir, ma piatti ed estesi)? Può essere altra 1 cm dopo 4 mesi di preparazione? Non vorrei sbagliarmi, magari qualcosa è andato male e quello che io credo gelatina, in realtà non lo è. Nei primi due mesi apparivano sulla superficie alcune macchiette di muffe poi sono scomparse totalmente e il liquido sotto quell’ammasso bianco è totalmente trasparente. Il fermentato ha un leggero profumo di vino dolce. Mi aiuti per favore! Potrei spedire anche delle foto. Grazie se mi risponderà!

  • Lenina

    Ciao Ludmilla, hai ‘costruito’ un bellissimo fermento, si, la gelatina può essere come tu la stai descrivendo, ci sono tantissimi tipi di gelatina, essa sta a protezione del liquido che ora tu vedi limpido, prova anche ad assaggiarlo, il sapore deve essere acetico.. Per quello che riguarda il problema della damigiana (che capienza ha? per avere un’idea..) ora dovrai ingegnarti …a breve filtrerai il liquido, sarebbe buona norma cercare di smuovere il meno possibile la massa depositata, ma penso farai molta fatica.. però, tu troverai il modo di filtrare cercando di togliere quasi tutto il liquido, quando nella damigiana ne sarà rimasto circa il 10-20% ti fermi.
    Il liquido filtrato lo puoi mettere in un contenitore a bocca larga, sicuramente ti risulterà poco limpido,aspetta magari che si siano depositati eventuali residui.. ma se era limpido prima, ritorna limpido.
    Ora la massa con gli ingredienti e il poco liquido che hai lasciato dentro dovrai cercare di toglierlo dalla damigiana, lo metterai in altro contenitore appropriato e farai il rabbocco, che consiste nel riportare al livello originario il tutto, con nuova soluzione zuccherina, con la proporzione del 5.1 (5 acqua-1 zucchero), lui continuerà nel suo lavoro, quando diversi mesi dopo lo andrai ancora a filtrare, ad esempio tra 10 mesi.. il tuo fermento consideralo invecchiato a tutti gli effetti. Lui avrà circa 13 mesi🙂
    Se vuoi venire a trovarci in questo gruppo, sarai la benvenuta!!

    https://www.facebook.com/groups/143859002440406/368564036636567/?comment_id=368604259965878&notif_t=group_comment_reply

  • littleflower

    ciao Ludmilla
    in genere per un fermentato misto 4 mesi sono comunque pochini. cioè un fermentato di un unico elemento a 4 mesi è già abbastanza pronto ma forse un misto come il tuo potrebbe avere bisogno di un pochino di piu tempo prima di essere filtrato.

  • Lè Lè

    Quattro mesi sono davvero il MINIMO di attesa, il fermento sarebbe meglio lasciarlo un po di più, più aspetta più matura e i microorganismi diventano potenti….

  • Ludmila

    Grazie tantissime per le vostre risposte, ora mi iscrivo anche al gruppo di Facebook. Ho capito che le cose sono andate bene ed è questa la cosa più importante. Quello che non ho capito bene è: quando filtrerò ( magari tra un paio di mesi?) visto il collo stretto (è una damigiana da 5 litri), la gelatina senz’altro un po’ si romperà. Devo cercare di recuperarla, tirarla fuori e usarla per i nuovi fermentati o la lascio dentro insieme al poco liquido e a tutto il materiale vegetale sul fondo e preparare il nuovo fermentato lì dentro?

  • LA LUNA NERA

    qual’è il motivo per cui serve zucchero di canna o miele anziche’ zucchero bianco comune?
    e comunque è necessario anche nel caso si usino questi fermentati come detergente o fertilizzante?
    grazie delle importanti informazioni.

  • littleflower

    lo zucchero bianco è molto lavorato e chimicamente trattato. Devo dire che conosco chi ha provato a usare zucchero bianco ma i fermentati avevano un odore diverso, quasi di acetone. Mentre quando viene fatto con il miele hanno sempre un buon aroma. Abbiamo avuto delle brutte esperienze anche con zucchero di canna. Sembra che più è buono il fattore zuccherino e migliore è il risultato. Chi ha usato miele non ha mai avuto problemi. Mentre con alcune partite di zucchero, nonostante si trattasse di zucchero di canna equo solidale (E quindi si presupponeva fosse qualche cosa di piu’ naturale) abbiamo avuto parecchi casi di quello che chiamiamo Blob.
    Chiamiamo blob l’effetto che si ha quando il liquido diventa completamente una specie di colla-gelatina. Una cosa densa che resta compatta, e quando si inserisce il cucchiaio, il blob non si attacca per niente e scivola via. Probabilmente qualche prodotto chimico usato per conservare lo zucchero reagisce e addensa e colla tutto.
    Il blob è inutilizzabile. Ritengo che per prodotti di pulizia si possa provare lo zucchero bianco ma comunque si tratta di prodotto di minore qualità.
    Così come è importante il tipo di frutta, la migliore è naturalmente quella biologica (per biologica (intendo anche ciliege selvatiche, o mele selvatiche colte nel momento di maturazione perchè si tratta di prodotti che hanno in sem piu vitalità), così è importante usare un acqua buona (sarebbe il massimo usare acqua di fonte non trattata ), e importante è usare dei buoni zuccheri.
    bisogna dire che questa tradizione ci arriva dalla tailandia dove è facile trovare zucchero di canna di buonissima qualità.

  • Barbara

    Ciao, ho attivato a metà marzo due fermentati: uno di mele che sta venendo su bene🙂 ed uno di semi di canapa che mi sta dando non pochi problemi: ha prodotto uno strato di muffa verde, che ho tolto perchè ormai copriva tutto e odorava di cattivo e una gran quantità di “polvere” che si deposita sopra i semi, tutti sul fondo quasi da subito.
    Temendo che la polvere (credo un lievito) non mi facesse respirare i semi, oltre a togliere la muffa ho condotto questa operazione:
    Filtraggio con panno dei semi, recupero del liquido, lavaggio dei semi ricomposizione del vaso.
    La situazione sembra stabile ma è riniziata la produzione della polvere.
    Aiuto!

    • littleflower

      ciao Barbara, i semi sono parecchio dispettosi. anche perchè hanno bisogno di proporzioni diverse di parte liquida. Sono capitati anche a me dei fermentati che rilasciano parecchia polvere, però non sono convinta che il filtraggio troppo presto sia la soluzione giusta. piuttosto era meglio una rimestamento.
      comunque consiglio di fare queste domande a le le del gruppo facebook : https://www.facebook.com/groups/143859002440406/?fref=ts
      lei è l’esperta e tra l’altro ha fatto parecchi fermentati di semi compresa la canapa.

  • Carlo

    Buongiorno Littelflower,
    sono incappato in questo sito (affascinante, me lo leggero’ tutto) nella mia ricerca solitaria della salute con mezzi naturali (quelli tradizionali ti ammalano solo di piu’). Ho letto le potenzialita’ degli alimenti fermentati e mi chiedo, visto che mi sembra di aver capito che li produci in proprio, se li metti anche in vendita.
    Ho un serio problema neurologico degenerativo da 7 anni, per il quale che mi hanno detto non c’e’ rimedio ne cura. Non posso aspettare 6 mesi (figurati 5 anni) per provare a fare un fermentato di qualita’ e poi magari fallire e dover ricominciare.
    Ti chiedo pertanto cortesemente e dove eventualmente sono disponibili i tuoi prodotti (o simili)
    Grazie per ogni risposta

  • littleflower

    grazie per il messaggio. io mi sono interessata alla storia dei fermenti perché conoscevo delle persone che se ne stavano producendo e che avevano delle ottime sensazioni a riguardo. Questo un paio di anni fa. da allora la cosa ha preso abbastanza piede e su facebook c’è un gruppo che tratta questo argomento. Io personalmente non vendo i fermenti pero’ se ti iscrivi qui :
    https://www.facebook.com/groups/143859002440406/?fref=ts
    oppure mi contatti personalmente sulla mia mail e ti mando qualche contatto di chi ha disponibile dei fermenti invecchiati.
    Devi comunque considerare che queste cose ti possono aiutare per dei miglioramenti ma non ti creare eccessive aspettative. Alcune persone hanno avuto dei risultati eccezionali ma alcuni meno e il gruppo è un gruppo di sperimenatori. Non è che c’è qualcuno che ha tutte le risposte.

    • Carlo

      Grazie, e’ chiaro che non mi illudo. Quello che spero di fare e’ di aiutare la salute del mio intestino; non mi aspetto certo di guarire.
      Adesso cerco la tua email e ti scrivo.

      Grazie

  • littleflower

    allora è perfetto, in questo tipo di situazione i fermenti danno il massimo🙂

  • Fabio

    Ciao, è possibile far fermentare del succo di noni invece del frutto che non si trova?
    Grazie

  • littleflower

    il problema con i succhi è che contengono conservanti per non farli fermentare….
    la soluzione che è stata adottata da qualcuno che conosco è che si sono fatti arrivare dalla tailandia della gelatina e poi l’hanno rigenerata. da quello che so il noni si trova anche in posti meno esotici tipo israele, alle canarie a cuba. Quindi forse c’è qualche sistema per farlo arrivare …
    penso che potrebbe esserci anche in qualche posto in sicilia volendo.

  • I fermentati thailandesi | Stella Pederzoli - web design e altra vita

    […] La signora Pa Cheng cura malattie gravissime, anche, con fermentati molto invecchiati. QUI e QUI trovate un po’ di informazioni, e QUI c’è il gruppo Facebook dedicato […]

  • Mirella Caporali

    Una domanda per fare i fermenti è possibile utilizzare solo un tipo di scarto. Mi viene in mente lo scarto dei pomodori quando si lavorano per la conservazione e ci sono molti resti di bucce e semi. Possono essere utilizzati anche questi?

  • littleflower

    buongiorno Mirella, si possono usare le bucce e i semi e tutti i prodotti di scarto, a patto che siano stati lavati e che siano integri (non marci per intendersi).
    Anzi direi che l’utilizzo degli scarti è un buon sistema di riciclo sopratutto per produrre fermentati ad uso di pulizia.

  • Cristina

    grazie, sento di essermi affaciata a una meravigliosa finestra dalla quale sbirciare il laboratorio di un saggissimo alchemista evoglio diventare sua discepola

  • Mirella Caporali

    Buon giorno vorrei sapere come fare per fare dei fermenti con degli scarti di mela assolutamente non trattati ma che produco giornalmente e non tutti insieme. Ossia possono aggiungere al liquido di partenza le bucce delle mele ogni giorno fino a raggiungere il peso della quantità richiesta ? Ancora una domanda se utilizzo per le pulizie il liquido della fermentazione si utilizza puro? Se in aggiunta all’acqua quanta acqua? Mi puoi consigliare un libro dove insegna come farli e come utilizzarli con esempi e magari foto? Sono totalmente inesperte e nonostante il tuo scritto sia fatto molto bene non esaurisce tutte le domande e i dubbi che mi pongo.
    Grazie e complimenti

  • littleflower

    buongiorno Mirella, io non sono una espertissima produttrice di fermentati ma posso dire con sicurezza che gli scarti di mela non trattati vanno benissimo per fare il fermentato. qualsiasi scarto vegetale da cucina se non sporco e non trattato va bene soprattutto se si vuole produrre un fermentato per pulizia.
    per produrre il fermentato basta mantenere le proporzioni 3-1-5 dove 3 sono i le parti (kg) del materiale organico (in questo caso gli scarti delle mele, va bene tutto compreso anche i semini)- 1 di parte zuccherina che potrebbe essere miele o zucchero di canna non trattato e 5 le parti di acqua (lt.)
    naturalmente se devi produrre il fermentato per usarlo per la pulizia puoi usare benissimo lo zucchero di canna. Se vuoi fare un fermentato piu’ nobile è meglio il miele. Va benissimo anche il miele fermentato che di solito viene scartato dai produttori di miele .
    comunque se ti interessa questa cosa dovresti visitare il gruppo facebook : microrganismi effettivi panacea universale e magari parlare con Lenina che si occupa di queste cose .

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