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Incontro con Ighina

di Camillo

Premessa:

Ighina è un personaggio molto controverso e il suo pensiero può apparire bizzarro e a volte infantile, ma ciò non toglie che gli apparati che lui costruiva facevano cose bizzarre e inspiegabili. Egli sosteneva di aver acquisito facoltà di vedere gli atomi, la vista si sarebbe potenziata per mezzo di un particolare microscopio con lenti ruotanti. Le lenti avevano una rigatura che creava un effetto stroboscopico costringendo la vista ad adeguarsi ad un diverso scorrere delle immagini. Sembra però che i microscopio  funzionasse solo con lui.

 Ighina era molto convinto delle sue idee, e cercava in tutti i modi a volte anche usando dei sotterfugi,  di  propagare la sua visione del mondo.

A causa di ciò nei suoi racconti ci sono spesso  incongruenze,   fantasia e mezze verità. Alcuni episodi sono stati addirittura inventati di sana pianta per spingere le persone a credere, ma hanno  ottenuto  spesso l’effetto contrario.

Non ho affrontato questo personaggio  da  fisico, ma mi sono approcciato a mente aperta, con un atteggiamento alternativo di chi ha visto aspetti alchemici stranissimi, per cui per me  il limite tra  il possibile e l’impossibile è  vastissimo.

 Ighina considerava tutto come materia, anche i fotoni che lui  chiamava atomi di luce.  Rifiutava il concetto di spazio vuoto curvo, egli sosteneva che  il vuoto è vuoto e non ha proprietà. In questo aveva una visione simile a Tesla.  Egli vedeva tutto dominato da una sub-particella che lui  chiamava atomo-magnetico che descrive come l’elemento a più piccolo di qualsiasi particella conosciuta, dal nostro punto di vista la cosa che più si  avvicina è forse il neutrino della fisica.

 Una cosa è  assodata, il  fatto che la sua macchina “metereologica”  per regolare il tempo funzionava, è stato  constatato da centinaia di persone se non migliaia, compreso  gli inviati di Rai3. Se non fosse per quella dimostrazione incredibile, i suoi racconti non avrebbero avuto alcun seguito.


La prima volta che andai da Ighina con un amico egli era già avanti negli anni; io ero molto fiducioso e avevo preparato una serie di domande inerenti al suo libro.

Durante il primo colloquio però fu evidente che l’età e la malattia avevano fatto il loro corso, non riuscii ad ottenere risposte precise e non insistetti.

La cosa che mi colpì però  fu quando disse:

“In questa apparecchiatura, ci sono i miei 90 anni di ricerca”.  mi mostrò un oggetto bizzarro  formato da spirali di alluminio  colorate di colori molto accesi, sembrava un giocattolo per bambini e lui lo  chiamava ERIM.

erim

Da un lato ero  incuriosito e dall’altro ero stupito.  Mi ero avvicinato a lui credendo che  fosse un ricercatore che usava apparecchiature elettroniche o magneti ruotanti, quello che mi stava mostrando  era invece un tipico esempio di apparato da rabdomante; certo, differente da altri nella forma, ma uguale nel significato utilitaristico. Ighina disse che quel “coso” equilibrava le energie, purificava l’aria, annullava la geopatia ecc.

Molte altre volte avevo visto cose simili sia fisicamente che su riviste specializzate.

30 anni fa ebbi modo di interagire con un personaggio dotato di “facoltà paranormali”, negli  anni in cui l’ho frequentato ho potuto constatare che nonostante  un guazzabuglio di strane idee  e comportamenti strani, egli dimostrò di avere effettivamente delle capacità straordinarie.

Due anni prima del nostro incontro Ighina aveva avuto un ictus. Quando lo incontrai non riusciva più ad esprimersi chiaramente, gli chiesi se si poteva filmare il colloquio per poterlo riascoltare successivamente, egli accettò di buon grado.

Rivedendo il colloquio, ho potuto apprezzare come   Ighina parlasse a ruota libera, senza cercare l’accordo; egli  esprimeva liberamente le proprie idee  e passava dall’aspetto scientifico a quello esoterico con una tranquillità sbalorditiva. Egli  disse che pur essendo in una sedia a rotelle, riusciva ancora a proiettare la sua consapevolezza fuori  dal corpo. Recentemente aveva preso contatto con il sole, disse che nella realtà più profonda esso risultava vivo e stranamente non era per niente caldo; sembrava un gigantesco cuore che pulsava. Aggiunse che il contatto con una tale potente vibrazione lo aveva messo in difficoltà, con grave rischio per la sua salute.

Poi l’argomento scivolò sul “microscopio lenticolare” citato nel suo libro, Ighina disse che le lenti e l’occhio si devono fondere in un tuttuno, aggiunse che la scienza ufficiale, non avendo avuto a disposizione un tale strumento, stava analizzando la realtà partendo dalla coda invece di partire dalla testa.

Infine mi consigliò di prendere contatto con il suo attuale assistente che poteva dare ulteriori indicazioni.

Presi contatto con il suo collaboratore, (ci furono anche altri che avevano  collaborato con Ighina negli anni precedenti). L’assistente di Ighina si dimostrò molto disponibile, potei prendere visione del materiale cartaceo e mi furono date molte delucidazioni a voce . Purtroppo non potei visionare i vari i strumenti costruiti nel tempo da Ighina. Mi resi conto che dal punto di vista scientifico era tutto fuori schema.

Mi dissero che avevano dato informazioni a vari gruppi, ma che non possedevano più nulla. Alla fine per essere sicuro di aver capito bene   per evitare  malintesi, realizzai un plastico  a cui mi riferii per le domande e risposte.

 

monopolo.jpg

ighina1.jpg

Mi resi disponibile a creare un uno progetto organico per poter costruire il macchinario che aveva reso popolare   Ighina : “la macchina per il controllo meteorologico.”


PROGETTO  GENERALE PER IL CONTROLLO  METEREOLOGICO

Schema generale.

Il progetto si può suddividere in 4 blocchi.

cerchiamo ora di capire come funziona l’insieme.

elicarotante

L’elica rotante riceve energia magnetica positiva o negativa proveniente dal generatore del monopolo magnetico attraverso un cavo di rame molto grosso, si tratta di un cavo flessibile, formato da molti fili  da 5 a 10 millimetri di diametro, tipo quello usato per le messe a terra degli impianti elettrici.

Su questo cavo viaggia l’energia di monopolo creata artificialmente che può essere positiva o negativa a seconda di come viene alimentata l’elettrocalamita ruotante interna.

La ”spirale aerea” serve a catturare e accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici positivi provenienti dal sole (detti anche monopoli positivi ).

L’accumulatore interrato” serve a catturare ed accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici negativi provenienti dalla terra (detti anche monopoli negativi).

Ma come si fa a cambiare il meteo?

Ighina sostiene che ammassamenti di “energia magnetica” positiva lanciati nell’atmosfera allontanano le nubi, al contrario se viene lanciata “energia magnetica” negativa le nuvole vengono attirate.

Le nubi del cielo, vengono caricate positivamente  dal sole.

Se si vuole far piovere occorre  irradiare energia negativa, perciò bisogna dare corrente agli elettromagneti, in modo da produrre energia negativa e inviarla all’elica assieme a quella proveniente dall’accumulatore sotterraneo.

ELICA ESTERNA RUOTANTE

L’apparecchiatura esterna che rilascia energia è formata da tre elementi:

Il primo elemento è dato da una specie di elica ruotante formata da due “pale” lunghe 6 metri l’una, costituite da due tubi di alluminio di diametro  80 mm con spessore di 3-4 millimetri. I tubi sono riempiti di polvere di alluminio richiusi con tappi in legno.  L’elica è sostenuta da un palo metallico di alluminio che la alza fino ad una altezza di circa 3-4 metri da terra. Questo perno che regge l’elica è collegato con un contatto mobile ad un grosso filo di rame al  “generatore di monopoli.”

Questo perno deve essere isolato dal suolo, perciò è sostenuto da un supporto in legno.

L’elica è fatta ruotare da un motore che la fa girare a velocità di 10-20 giri al minuto circa.  Il motore è collegato con una cinghia di gomma al perno dell’elica in modo da evitare perdite di energia. In tutto l’apparato non bisogna usare materiali ferromagnetici o calamite. Perché la conduzione dell’“energia magnetica” viene alterata dal magnetismo.

monopoli2

LA SPIRALE AEREA 

energia magnetica positiva” dal sole (Yang)

spiraleighina

Il secondo elemento esterno è una raggiera che chiameremo “spirale aerea”, essa è formata da 7 tubi di alluminio di diametro 80 mm (o 50 mm) lunghi 6 metri e  riempiti di polvere di alluminio, chiusi con tappi in legno o sughero alle due estremità.

La polvere di alluminio serve ad accumulare “l’energia magnetica” del sole.

Esistono in commercio tre tipi di granulometria per la polvere di alluminio:  grossa, media, finissima. Presumo che vadano bene tutti i tipi in quanto Ighina a volte parla addirittura di trucioli di alluminio, mentre in un altra  un’occasione  Ighina ha affermato che l’alluminio è un materiale che può essere ridotto nella più piccola polvere possibile.

Ighina sostiene che l’energia magnetica penetra per qualche millimetro entro la struttura cristallina dell’alluminio, quindi eventuali trucioli di alluminio non devono superare 2-3 mm di diametro massimo.

Dato che  in fisica si stà studiando strutture granulari microcristalline per accumulare idrogeno, personalmente  penso che più la polvere è fine meglio è.  Va detto però che il costo della polvere ultrafine è molto più elevato del’alluminio trucciolare.

I sette tubi sono collegati fra loro con un filo di rame piuttosto grosso da 4 a 7 millimetri di diametro; si tratta del comune filo di rame usato per la messa a terra degli impianti elettrici.

Il collegamento è doppio, cioè c’è un filo che  percorre un perimetro esterno  ed un altro filo dà una circonferenza interna; inoltre i tubi di alluminio hanno  un filo di rame nudo che li percorre all’interno. I tubi sono sollevati da terra con un sistema di pali in legno fino ad una altezza di 2 metri. La struttura è collocata in modo concentrico al perno che supporta l’elica.

La disposizione è a raggiera con  un angolo di 51 gradi in modo che i 7 tubi si dispongano equamente nei 360 gradi.

Ogni tubo di alluminio é colorato con i sette colori dell’arcobaleno, (di questo daremo  spiegazione più avanti) la lunghezza di 6 metri è quindi suddivisa in sette parti colorate diversamente.

Dalle foto dell’apparecchiatura di Ighina si notano parecchi fili più sottili che sembrano collegare tra loro i vari tubi, oltre ai due grossi fili delle due circonferenze esterne ed interne. Penso siano fili di rame aggiunti per facilitare la distribuzione dell’energia, o fili di alluminio per aumentare la superficie ricevente. Comunque non sembrano essenziali.

Ognuno dei 7 tubi è sostenuto da tre pali di legno di 10 x 10 centimetri, lunghi 3 metri (o più) , un metro è sprofondato nel terreno, i due metri sporgenti sono colorati  alternativamente, il primo metro di colore azzurro  (vicino alla terra) e il metro superiore  in  giallo (proiettato verso il sole) .

Il sistema risulta isolato rispetto al terreno infatti è sostenuto da pali di legno, colorati in giallo nella parte alta, e in azzurro nella parte bassa.

Da tutto parte un grosso cavo da che va al luogo ove si trova il “generatore elettromagnetico dei monopoli”, questo luogo, infatti, funge anche da centrale di comando.

Schema della “spirale aerea” posta su di un piano orizzontale a 2-3 metri d’altezza dal suolo.

palarotante


ACCUMULATORE INTERRATO

Per l’“energia magnetica negativa” (YIN)

spiraleighina2

 

Chiameremo il terzo elemento, che completa l’apparato esterno “Accumulatore interrato”; si tratta  di 7 depositi di polvere di alluminio da 100 Kg l’uno per un totale di 700 Kg.

Non sono in possesso di schemi di questi depositi.

Alla richiesta di chiarimenti in data 25/3/2003 Ighina ha parlato in tubi in duro-alliminio interrati verticalmente ad una profondità  superiore o uguale a 2 metri, con diametro di  circa 15 cm. Questo mi fa pensare ad una disposizione a raggiera simile a quella aerea. (Ma probabilmente è sufficiente mettere dei parallelepipedi pieni di alluminio e collegati tra loro.)

I tubi hanno un’anima centrale con un filo di rame nudo e sono collegati tra loro con fili di rame. Dalla foto non appaiono visibili fili superficiali di collegamento, ma i fili evidentemente scorrono sotto il suolo. Da quanto ho  capito i coni larghi che emergono dal suolo, indicati da Ighina nella foto, servono da protezione e/o per l’ispezione dei collegamenti, ad essi connessi.

Ci potrebbero essere anche delle parabole di alluminio a livello di superficie (il collaboratore attuale ricorda delle larghe piastre sagomate a forma di parabola di alluminio) non visibili dalla foto perché ricoperte d’erba.

Probabilmente sono state aggiunte in un secondo tempo per aumentare la potenza dell’apparato. Purtroppo quando sono stato a visitarlo io l’apparato era già stato smontato e non ho potuto vederlo.

Dall’insieme parte un grosso cavo da che va all’interruttore deviatore come si vedrà più avanti.

sottosuolo

Ighina ha detto che si può risparmiare polvere di alluminio interrando 7 spirali di tubo di alluminio riempite di polvere colorate di azzurro  2-3 metri sotto terra. Collegate tra loro dal cavo di rame.

ighinacono


IL “GENERATORE DI MONOPOLI” O GENERATORE DI ATOMI MAGNETICI

generatoremonopoli

Il generatore di monopoli consiste in una elettrocalamita che viene fatta ruotare.  La rotazione avviene all’interno di un contenitore;  le pareti interne del contenitore sono rivestite da una rete di ferro a maglie fine tipo rete da zanzariera.  La rete deve essere collegata ad un cavo di rame  in più parti; un grosso cavo di rame  raccoglie i “monopoli” che si formano e li porta fuori  dal contenitore per essere utilizzati.

Viene da pensare che ci sia come una specie di centrifugazione dei “monopoli” creati dalla elettrocalamita, questi si depositano sulla rete metallica che riveste le pareti e passano poi sul grosso cavo di rame.

Dal disegno pubblicato nel 1987 risulta che la tensione che alimenta le elettrocalamite deve essere fornita da accumulatori (le comuni batteria della macchina); ne servono 11 in serie ben cariche.

Viene sconsigliato l’uso della corrente di rete con trasformatori, questo sembra trovare la sua spiegazione, in parte dal fatto che si possono raggiungere elevate correnti di spunto, in parte perché ci potrebbero essere delle strane influenze di controreazione che creerebbero seri problemi.

In un colloquio in data 2003 viene però data una nuova versione, Ighina ha detto che la tensione di alimentazione è di 12 volt, inoltre esiste una camma, equivalente alle puntine platinate delle auto, che da per un attimo l’alimentazione, col risultato di avere una sovratensione di spunto, e un miglior raffreddamento dell’avvolgimento.

A questo punto però mi è rimasto un dubbio a riguardo l’alimentazione .

Quindi rimane aperta la possibilità che il tutto sia alimentato con 132 volt, comunque niente vieta di fare le varie prove.

In un’intervista Ighina racconta che assieme a Marconi avevano realizzato i due avvolgimenti in modo da alimentarli con 24 Volt. Quando provarono l’apparato con i 24 volt non riuscirono ad ottenere l’effetto desiderato, così  aumentarono ancora aggiungendo accumulatori ma  non successe niente. Disperati in un impulso di rabbia alimentarono il tutto con tutte le batterie a loro disposizione cioè 132 Volt ben coscienti che avrebbero rischiato di bruciare tutto; ma, non solo gli avvolgimenti non si fusero, al contrario produssero i monopoli con effetti  simili all’effetto Hutchison (è “un’insieme di fenomeni scoperti casualmente da John Hutchison)

Il racconto prosegue citando i vari esperimenti.  Marconi era  preoccupato per un possibile uso bellico  del “raggio della morte” e pertanto  decise di NON divulgare  tutto. Diede l’incarico ad Ighina di divulgare l’apparato dopo 50 anni sperando in una umanità più evoluta. Mi chiedo se lo sia?

Quello che è certo è che l’ultimo assistente di Ighina, ha dovuto rifare questi avvolgimenti, confermando che essi operano al limite della sopportabilità.

Se ho capito bene, non ha importanza la tensione di alimentazione, basta costruire gli avvolgimenti per sopportare un quinto della corrente che poi sarà utilizzata.

Per esempio: volendo usare 12 Volt di alimentazione, utilizzando un filo da 0,7 mm di diametro che sopporta 3 Ampere di corrente, calcoleremo una lunghezza di filo in grado di sopportare 3 ampere con una alimentazione da 2,5 Volt.

Dalla legge di Ohm si ricava 2,5V : 3A = 0,833333 Ohm  che rappresentano la resistenza totale del filo.

Tenendo conto che la resistenza per metro di un filo di 0,7mm di diametro è 0,034, occorrono 24,5 metri di filo per i due solenoidi, cioè circa 12,2 metri per ogni singolo solenoide.

E’ certo l’uso di  “puntine platinate”  poiché anche Ighina ha dato grande risalto alla “grande scintilla che si formava”. Guardando bene il disegno originale di Marconi si può rilevare il contatto mobile.

Trovo strano però che non sia menzionato nella spiegazione.

La corrente continua proveniente dalle batterie arriva alle bobine per due percorsi:

un percorso passa attraverso ad una barra di rame interna al tubo rotativo orizzontale e deve essere opportunamente isolata rispetto al ferro del tubo ruotante;

il secondo percorso è ottenuto sfruttando il tubo ruotante  e il ferro ad U ad esso collegato, il contatto mobile è fornito dai cuscinetti a sfera; in tal modo la corrente passa attraverso al ferro magnetizzato.

Forse questo non è solo un espediente per risparmiare contatti mobili,  ma la corrente, passando per il ferro magnetizzato, potrebbe acquistare caratteristiche particolari. (Vedi gli apparati di Coller , sulla rivista NEXUS )

Comunque, nel dubbio, è bene non portare modifiche in questo punto e conviene trasportare la corrente attraverso il ferro come da progetto.

Non ci sono invece problemi nell’alimentazione del motore, basta che riesca a far fare 200 giri al minuto all’elettrocalamita e che la cinghia sia isolante.

Il cavo che raccoglie l’energia del “monopolo” è costituito da un grosso cavo tipo quello usato per la messa a terra degli impianti, dalla foto si può pensare a un diametro di 4 mm o più.

Questo cavo deve essere ben collegato alla rete  metallica che, come una gabbia di Faraday,   avvolge completamente le elettrocalamite, Ighina ha insistito su questo punto.

Per controllare se tutto funziona, si può ripetere l’esperimento di Ighina, egli mostra delle foto nelle quali un pezzo di cavo viene avvicinato ad una bussola producendo deviazioni dell’ago. Il fenomeno di deviazione dell’ago della bussola, se venisse confermato,  appare come una possibile conferma che questo apparato produce  qualche cosa fuori dalla fisica classica; presentando anche i canoni della ripetitività richiesti.

manometro

  1.  Foto al centro si ha il cavo senza energia, la disposizione dell’ago rosso della bussola è posta in modo che il Nord punti verso il cavo.
  2.  Foto a sinistra l’elettrocalamita gira in un senso, il filo percorso dal flusso monopolare così generato, sposta l’ago rosso verso destra.
  3.  Foto a destra  la corrente è invertita e l’ago cambia direzione.

Da prove da me effettuate ho costatato che facendo attraversare il filo, posto come in fotografia, con corrente continua di 12V    6A è si ha una deviazione dell’ago, 10 volte inferiore a quella visibile nella figura.


CHIARIMENTI DEL DISEGNO MARCONI DEL GENERATORE DI MONOPOLI

centrostudimagnetici.jpg

centrostudimagnetici2.jpg

Barra in ferro dolce sezione quadrata   4 x 4 cm. lunga   100 cm.  divisa in tre parti piegata a forma di U

Bobina di induttanza : vedi specifica

Cuscinetti a sfera con diametro interno da 4 cm. Un cuscinetto serve a trasmettere la corrente.

Tubo in ferro saldato alla sbarra ad U diametro 4 cm. Lungo circa 65cm. Nella parte interna passa un filo di rame isolato tipo quello delle candele delle auto. Alla fine del tubo si inserisce un tappo di isolante, forato al centro per il passaggio del filo di rame.

Puleggia per la trasmissione occorre una rotazione di circa 200 giri al minuto. Pertanto se il motore da 600 giri la puleggia ha il diametro di 18 cm.

Puleggia del motore con  le condizioni precedenti ha un diametro di 5 cm.

Cuscinetto a sfera per trasmettere l’alimentazione al filo interno al tubo.

Filo isolato di uscita flessibile con molti fili interni e isolante all’esterno diametro grande. Ben collegato internamente alla rete di ferro. La rete deve essere a maglie rigide (nella foto sembra rete sottile tipo zanzariera) deve formare un involucro avvolgente e ben collegato con il filo di uscita. Su questo filo di uscita si controlla con una bussola il tipo di monopolo.

La corrente per il motore può essere quella normale di rete, mentre la tensione continua per gli elettromagneti DEVE NECESSARIAMENTE provenire da accumulatori o pile. Su questo punto non esistono dubbi, Ighina è stato chiaro e categorico.

Ighina usava le comuni batterie di piombo delle auto.

COME INVERTIRE LA POLARITA’

Per cambiare polarità si mantiene la rotazione destrorsa di circa 200 giri al minuto ma si  INVERTONO I COLLEGAMENTI ALLE DUE BOBINE.

Questa affermazione sembra chiarire un punto fondamentale dell’apparato e cioè come vanno polarizzate le due elettrocalamite.

Dopo aver chiesto spiegazioni  su questo punto al precedente collaboratore di Ighina, risulta che gli avvolgimenti sono messi in modo da formare da una parte il Nord e l’altro il Sud.

Da quello che mi è stato detto ho capito che  una calamita permanente a ferro di cavallo che ruoti all’interno della cella suddetta NON GENERA MONOPOLI, essa crea invece una modificazione dello spazio, lo spazio tende a strutturarsi in una sorta di spirale che imita il monopolo. Ighina sosteneva che tale modificazione è pericolosa e pertanto non bisogna sostare nelle vicinanze di una calamita permanente ruotante.

Nel libro Ighina sostiene che i magneti permanenti che si trovano nelle dinamo dei motorini, dopo un certo numero di ore di funzionamento, creano radioattività attorno; egli sosteneva di aver verificato la cosa col contatore Gaigher.

ATTENZIONE!!

Il contenitore con l’elettrocalamita ruotante è pericoloso, nel senso che si riempie di  “atomi magnetici di tipo positivo o negativo”.

Ecco perché l’elettrocalamita ruotante deve essere racchiusa da schermi, formati da 3 strati isolanti fatti da:

materiali inerti che assorbono la radiazione come: mattoni, gesso, polistirolo; 

E’ meglio  sovradimensionarli piuttosto che sottovalutarli


CENNI SULLA TEORIA ORGONICA

Quanto segue è frutto di una ricerca personale che è durata 30 anni. In questi anni ho studiato,  osservazioni e verificato i più  svariati campi è da questa lunga esperienza multidisciplinare ho tratto alcune  conclusioni ed idee  che cerco di esporre qui di seguito. Da questo punto userò un  linguaggio  meno formale cercando di evitare formalismi matematici:

La più piccola particella subatomica del piano materiale è chiamata da Ighina “Atomo Magnetico”.

Wilhem Reich (psicologo, guaritore vissuto prima metà del 1900)  identifica questa stessa particella col nome di “Orgone”.

Atomo Magnetico = Orgone

Nel taoismo cinese si parla di energia primordiale e ci si concentra sul suo duplice aspetto Yin e Yang

Mi sembra appropriato pertanto attribuire il nome di Orgone Yang “all’atomo magnetico positivo” descritto da  Ighia; Orgone Yin “all’atomo magnetico negativo”

L’orgone è piccolissimo, sicuramente migliaia di volte più piccolo dell’elettrone.

Così come il numero uno genera tutti gli altri numeri attraverso la somma di se stesso preso innumerevoli volte, analogamente l’orgone genera tutte le altre particelle, attraverso l’aggregazione di se stesso preso innumerevoli volte.

L’orgone è quindi il padre ti tutta la materia.

Voglio ricordare qui, che nessuno ha mai visto come è fatto un atomo nel suo interno, abbiamo solo modelli atomici ricavati scientificamente che ci permettono operare con gli atomi prevedendo i risultati.

Man mano che un modello non regge alla sperimentazione e compaiono dei comportamenti anomali, viene modificato il modello in modo da far quadrare tutto.

Ecco quindi che il modello atomico di Bohr, che paragona l’interno dell’atomo ad un sistema solare in miniatura, diventa alla fine, un modello matematico basato sulla probabilità.

Nessuno può dire con certezza come stiano le cose all’interno dell’atomo, pertanto un modello vale l’altro, purché però dia spiegazione del comportamento degli atomi.

Vediamo come vede l’atomo Ighina. Ricordo che Ighina si è servito di un microscopio inventato da lui chiamato “microscopio lenticolare”, che solo in parte funziona con le leggi dell’ottica. In qualche modo questo microscopio sembra si agganciasse a delle facoltà latenti nell’uomo, potenziandole; con il risultato di poter ottenere ingrandimenti, a suo dire, di quasi due miliardi di volte. (Impossibile secondo la fisica classica)

 

Facendo un atto di fede iniziale, andiamo a vedere cosa ha visto.

L’orgone è formato una piccola nebulosa centrale (Ighina la chiama “nebula”) circondata da un mantello esterno che funge da membrana.

La nebulosa centrale è una specie di cuore che batte cioè pulsa. La pulsazione può avvenire in due modi:

Pulsazione Yang o centrifuga, si ha quando si nota un anello luminoso che parte dal centro della nebulosa e si allarga verso la membrana esterna dove si deposita.

Pulsazione Yin o centripeta, si ha quando l’anello luminoso parte dalla membrana esterna e si restringe verso l’interno.

Ighina sostiene che l’anello luminoso ha origine dal centro della nebulosa ove c’è un “vuoto”, sembra che questo “vuoto”  comunichi con un’altra dimensione da cui sbuca l’energia.

In fisica esistano i “buchi neri” che ingoiano l’energia e la materia, in contrapposizione si suppone che esistano  i “buchi bianchi” che la riammettono.

Ebbene nel centro dell’orgone Yang ci sarebbe un “buco bianco”, nel centro dell’orgone Yin ci sarebbe un “buco nero”.

Ighina sostiene inoltre che gli atomi sono sempre in vibrazione, hanno cioè una sorta di frenesia e questo non gli permetteva di poterli vedere con il suo “microscopio lenticolare”; per riuscire a calmarli Ighina gli affiancava con sostanze in grado di assorbire l’energia. L’assorbimento dell’energia avveniva attraverso a dei “canaletti”.

Ighina  mostra una foto scattata da lui col suo “microscopio lenticolare”, ovviamente dal punto di vista della fisica classica questa foto non può esistere…

I 5 raggi luminosi, corrispondono ai “canaletti” che stanno asportando l’energia in modo da fermare l’atomo.

atomomagnetico2

Orgoni Yang

spiraleighina

quelli centrifughi che pulsano partendo dal centro espandendosi verso  l’esterno, corrispondono agli atomi magnetici positivi, o ai  monopoli positivi. Sono prodotti dal Sole e sono catturabili con una spirale in filo di alluminio, meglio se dipinta di giallo.

Sono in sintonia col maschile, calore, dinamico, aereo…Tutte caratteristiche con cui stanno bene assieme.  Possiamo dire che  insieme delle qualità che appartengono all’orgone Yang hanno   un effetto di risonanza, la loro presenza permette un miglior  contatto con l’orgone.

Quando gli Orgoni Yang  si muovono lungo una retta, si trasformano da particella ad onda, in tal caso hanno una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione, occorre innanzitutto fissare un asse orientato; prendiamo  la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe allontanarsi l’orgone Yang in rotazione in senso orario.

 

Orgoni Yin

spiraleighina2 quelli centripeti che pulsano partendo dall’esterno verso l’interno,                     corrispondono agli atomi magnetici negativi. Tendono a    concentrare la materia, cioè cercano di raggruppare il      massimo di informazioni nella minima quantità di energia.

Sono emessi dalla Terra verso l’esterno.

Sono catturabili con una spirale di alluminio meglio se       dipinta di azzurro. Ruotano in senso antiorario.

Sono in sintonia col femminile, il riflessivo, il ricevente…

Gli orgoni Yin sono generati dagli orgoni Yang che partono dal Sole vengono assorbiti dalla Terra, si concentrano al suo centro, si trasformano in Yin e vengono riemessi. Anche gli Orgoni Yin  si muovono con una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione occorre innanzitutto fissare un asse orientato, prendiamo lo stesso di prima, la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore  abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe avvicinarsi l’orgone Yin in rotazione in senso  antiorario orario.

Insomma vi sto raccontando i principi dell’agopuntura. (Per inciso la pratico da più di 20 anni) Lo Yang genera lo Yin e viceversa.

 

Esistono infine gli Orgoni misti, essi creano la vita.  Si tratta di due orgoni  uno Yang e l’altro Yin che si “scambiano effusioni”. La vita si basa sull’equilibrio delle forze opposte. Ighina attribuisce il colore verde a questi orgoni misti, infatti, la vegetazione, unica forma di vita che si nutre di luce solare e Terra, è di colore verde e si crea proprio nella superficie della Terra dove le due forze si mescolano. Il verde è la combinazione tra giallo e azzurro. Gli studiosi di fisica affermerebbero che sono una forma d’onda stazionaria, l’una va, l’altra viene.

 

Esiste anche una formula matematica che può descrivere gli orgoni, detta “equazione cosmologica” di Renato Palmieri, purtroppo non è semplice occorrono nozioni di matematica e trigonometria per capirla. Quando questa funzione viene impostata per generare un fotone elementare, essa genera una figura  geometrica che corrisponde alla foto dell’atomo magnetico di Ighina e vista in movimento, evidenzia delle bolle circolari che partono dal centro e si ammassano alla periferia. Esattamente come descritto da Ighina. Incredibile coincidenza!

Renato Palmieri (vedi appendice) nel suo sito dà l’ordine di grandezza geometrico del diametro dell’orgone, (fotone elementare per Palmieri) nel caso si potesse considerare sferico. Si avrebbe una particella 10 miliardi di volte più piccola del diametro di un protone.

Per chi desiderasse approfondire, si tratta di una funzione d’onda in coordinate polari limitate a due dimensioni c’è il raggio  in funzione dell’angolo,   r = f(angolo). Vedi appendice a fine pagina. Consiglio comunque di scaricare dal sito, il piccolo file che vi permetterà di generare i grafici cambiando i parametri. Bello a vedersi!

pentagramma

Risultato della formula di Palmieri applicata alla particella elementare minima denominata Fotone, se potete guardatela nel sito in movimento.

 

 

Stato di ESSERE e stato di DIVENIRE.

Gli orgoni sia Yin che Yang possono trovarsi in due possibili stati fondamentali:

Nello “stato d’ESSERE” sono energie potenziali, non hanno uno scopo urgente, sono tranquilli.

Aggregandosi formano particelle sempre più grosse: quark, elettroni, protoni, atomi, molecole, cristalli…

 

Nello “stato di DIVENIRE” sono forze,  hanno uno scopo e cercano di realizzarlo.

In questo stato si compartano come un portalettere che deve urgentemente consegnare la posta, ad un ben determinato indirizzo; sono irrequieti si muovono in cerca della particella bersaglio e quando la trovano, per mezzo del fenomeno della risonanza, depositano su di essa l’informazione, che trasportano.

Quindi  sono forze che producono dei cambiamenti e questi possono essere utili o dannosi.

In fisica questa dualità potrebbe corrispondere:

“stato di particella” (ESSERE);

“stato d’onda” (DIVENIRE)

 

Imprinting o modulazione degli orgoni.

Gli orgoni prodotti dall’elettrocalamita rotante  devono ricevere un “imprinting” o modulazione, in altre parole gli orgoni devono essere comandati ad eseguire un certo lavoro, raggiungere un certo scopo, avere una certa qualità.

Per chi conosce il funzionamento dei computer, possiamo dire che, ogni orgone  è paragonabile a una stringa numerica in “linguaggio macchina” tipo 0110011… con infinite cifre.  Le informazioni che si possono scrivere su un singolo orgone sono praticamente infinite.

L’ermetismo occulto, sostiene che in ogni cosa c’è tutto.

“IL TUTTO E’ IN TUTTO, ed è TUTTO IN TUTTO” Kybalion

 

In un articolo di Nexus riguardante la cella Joe, un ricercatore dice:

“Per catturare e comandare gli orgoni  è fondamentale rendersi conto che essi sono vivi, intelligenti, con loro predilezioni, e un loro linguaggio. Niente e nessuno costringeranno gli orgoni ad accumularsi nella cella Joe se non accettano la cosa.

Quindi per accumularli dobbiamo creare un posto accogliente e invitarli ad entrare.”

 

Don Juan quando descrive l’universo, così come lo “vedono” gli stregoni, dice che esso appare formato da un numero infinito di filamenti (orgoni), e ogni filamento è vivo e cosciente. Castaneda gli chiede in che senso vivo? “Vivo come lo sei tu, ha percezioni, emozioni…”

 

Alcune leggi degli orgoni

– Gli orgoni, quando sono nello stato d’ESSERE (energia), non hanno direzione o verso, ma se uniti ad una sorgente luminosa, o altro, sono guidati e trasportati da questa.

 

– Gli orgoni, quando sono nello stato di DIVENIRE (forze) si comportano in modo simile all’elettricità e alle onde.

 

– Gli orgoni, sono disturbati dal magnetismo, e quando si muovono, cercano di evitare di passare attraverso materiali ferromagnetici.

 

– Pertanto buoni conduttori di elettricità sono anche buoni conduttori orgonici, però il ferro non va bene perché magnetizzabile, mentre l’acciaio inox 18/10,  essendo molto meno magnetizzabile, va bene.

 

– Gli orgoni hanno la tendenza ad accumularsi, “effetto gregge”; in questo differiscono molto dall’elettricità. Le cariche elettriche dello stesso segno si respingono e se possono, si disperdono, gli orgoni fanno il contrario per loro vale il principio alchemico di risonanza “il simile attira il simile”. Più gli orgoni hanno lo stesso imprinting più facilmente si cercano.

Questo permette di creare accumulatori specifici ed ha a che fare con il principio dei farmaci omeopatici.

 

L’agopuntura ha sempre sfruttato queste conoscenze

Torniamo all’imprinting, forse un esempio pratico chiarisce più di tanta teoria.

Prendiamo un ago usato oggi in agopuntura, c’è un filo sottile di acciaio con punta che funge da ago, avvolto con una spirale di filo di rame. Se  si considera il verso,  dalla coda alla punta, il filo è avvolto in modo orario, quindi se rivolto con punta a Terra e coda al Sole, corrisponde alla spirale gialla cattura Yang.

spirale3

Faccio notare che Ighina, per fare le prime spirali usava il rame, poi si è accorto che l’alluminio andava meglio. Per inciso si potrebbe usare anche altri materiali, si usa per esempio l’argento.

Ora se dovessimo infliggere un ago in un punto della pelle dove manca l’energia Yang (pelle fredda, pallida…) e volessimo aumentare il più possibile l’introduzione degli orgoni Yang cosa dovremmo fare? Provate a rispondere a queste domande:

1° mentre penetriamo la pelle, quale movimento dell’ago aumenterebbe lo Yang, orario o antiorario?

2° Se usassimo aghi colorati di che colore li scegliereste?

3° Se dovessimo scegliere se scaldare o raffreddare cosa fareste?

4° Se doveste scegliere il tempo atmosferico scegliereste il sole o la pioggia?

5° Se doveste scegliere una stagione quale?

 

Ognuno di questi fattori aggiunge un po’ di “energia orgonica Yang”. Cioè prepara il terreno ed invita gli orgoni Yang ad entrare ed accumularsi.

L’energia orgonica Yang che sarà iniettata sarà il risultato della somma di tanti fattori, non tutti però hanno lo stesso peso, il più importante è di gran lunga l’agopuntore.

L’essere umano può riuscire a gestire con il suo corpo notevoli livelli di energie orgoniche; quando il guaritore manipola l’ago con intenzioni e volontà adeguate,  può trasferire quantità ottimali di energie al paziente.

Le energie, che l’agopuntore trasferisce al paziente toccando l’ago, o anche con la sua sola presenza, hanno ricevuto il suo imprinting, e soprattutto la sua intenzione.

Per questi motivi, in agopuntura, è l’agopuntore che conta; più della metodologia, più della tecnica usata.

Nella Cina antica quello che contava era il risultato, non la fama, non i diplomi; il mandarino pagava l’agopuntore solo se lo manteneva in salute; quando insorgeva una malattia, lo stipendio era immediatamente sospeso.

Anche la medicina ufficiale ha dovuto prendere atto dell’influenza della psiche nel rapporto malato paziente, per verificare l’efficacia oggettiva di un farmaco non basta più la prova in “cieco” (il paziente non sa se sta prendendo un medicina o un placebo)

Ma serve il “doppio cieco” (ne il paziente ne il medico sanno se stanno prendendo una medicina o un placebo)

 

Ma ecco ora le risposte. 1° orario   2° giallo    3° calore (il riscaldamento dell’ago si chiama moxa, vegono bruciate particolari erbe per ottenere adeguati imprinting)

4° il sole   5° l’estate.

Avete risposto esattamente, bravi! State diventando agopuntori. Altrimenti rileggete.

 

Ighina sostiene che se si fanno passare gli atomi magnetici attraverso una sostanza, all’uscita gli atomi magnetici acquistano la caratteristica vibrazionale. (Solo se ne hanno voglia aggiungerei io).  Quando si opera con piccole particelle elementari non vale più la fisica classica, i comportamenti cambiano, la ripetibilità risulta incerta.

 

L’orgone va considerato per metà materiale, cioè ubbidiente alle leggi fisiche, per l’altra metà mentale, cioè è in grado di percepire, reagire o subire un pensiero intenso e volitivo.

E’ come se ci fossero due mondi uno che genera l’altro; c’è il mondo della mente, emozioni, desideri, e c’è il mondo della materia fisica; il primo genera il secondo ma anche il secondo cambia il primo (sempre lo stesso ritornello, lo Yang genera lo Yin e viceversa); ebbene l’orgone è la più piccola particella del mondo fisico e nello stesso tempo la più grande particella del mondo mentale.

Forse per questo i sensitivi lo colgono usando l’altro corpo, i fisici invece non lo possono catturare, infatti, non hanno niente di più piccolo da mandarli addosso per rivelarlo.

Ighina era sicuramente poco scientifico, non si curava di dare dimostrazioni, dava soprattutto le conclusioni, senza dare possibilità di verifiche indipendenti, se non gli credevano …peggio per loro. Ovviamente la scienza lo ha sempre ignorato o …peggio. Alla fine diceva di essere passato nella categoria dei “E chi se ne frega.”

Come sensitivo Ighina era eccezionale. Egli scopriva, più che con l’intuito, con la vista sensitiva.

 

Dove porta tutto questo discorso?

Ritorniamo al contenitore entro il quale ruota l’elettromagnete pulsato, esso dunque contiene orgoni in grande quantità, essi possono sembrare innocui, non si vedono e quasi sempre sono tranquilli o ricevono imprinting non nocivi. Siccome le condizioni fisiche, chimiche, emozionali, mentali in cui gli orgoni sono immersi cambiano, può succedere questo:

Un individuo vuole osservare il funzionamento dell’elettrocalamita ruotante, toglie le protezioni apre e costata che non succede niente. Col tempo si abitua a trascurare ogni precauzione e considera l’energia orgonica innocua. Un brutto giorno però ha uno stato d’animo arrabbiato con se stesso o altro, è anche molto concentrato è quasi una fissità, apre la camera dell’elettrocalamita sembra che non succeda niente. Il giorno dopo però il braccio gli fa male e tende a paralizzarsi… non capisce, e non collega la causa con l’effetto. Ighina racconta alcuni fatti di questo tipo, dovette intervenire per demagnetizzare l’organo malato.

Giocherellare con il filo nudo di rame, mentre è in rotazione l’elettrocalamita è come giocare con il filo di un parafulmine, va bene 1000 volte ma se va male…

 

Ighina ha sempre sostenuto che la morte di Marconi aveva a che fare con gli orgoni.

Ecco cosa dice in un’intervista:

“…Difatti Marconi è morto per quello. Io ero dal ’36 che abitavo già qui ad Imola. Glielo avevo detto: ‘Mi raccomando Guglielmo, telefona se hai bisogno di fare qualche esperimento, mi raccomando…’. Lo avevo già salvato due volte. In una stavo per rimetterci la pelle anch’io. Perché lui adoperava i monopoli con facilità.

 E i monopoli cosa fanno?

Fanno la scomposizione della materia sulla materia stessa. Lui ha fatto l’esperimento e c’è rimasto. Si, effettivamente aveva messo lo schermo magnetico, ma non era sufficiente. Quando sono andato a Roma a vederlo nella bara, ho notato che egli aveva sotto la pelle come degli gnocchetti neri. Allora ho capito che era morto perché non era più circolato il sangue. I medici avevano detto che aveva una cosa nel cuore, come la chiamano loro? Boh… Tutti dicevano che Marconi era morto di Angina Pectoris…”

Mi rendo conto che tutto questo sembra pazzesco, per di più non posso dimostrarvelo; i colleghi di fisica potrebbero criticarmi in tanti i modi e a ragione, dal loro punto di vista.

Servirebbe a qualcosa dirvi che ho potuto far crescere le piante del 300% in più rispetto ad un gruppo di controllo, solo usando la volontà?

Che ho visto usare la mente per far sparire oggetti con assoluta impossibilità di trucco? E… molto altro.

No! Non servirebbe. Anche voi vorreste una prova, una verifica che non posso darvi, e siccome io sono d’accordo col metodo scientifico vi do ragione.

Viva il C.I.C.A.P.  (comitato italiano controlli affermazioni paranormale)

Così voi dormite sogni tranquilli. Io purtroppo no, perché sono impegnato a dimenticare ciò che ho verificato e che ammette come unica soluzione, l’esistenza dell’orgone mentale.

Ma siccome sono invidioso del vostro quieto riposare, aggiungo un’altra pulce nell’orecchio.

 

La pulce riguarda Ighina e la sua medianità poco nota.

Riporto testualmente  un pezzo dell’articolo di Leo Talamonti sulla rivista “Scienza ed ignoto” l’anno dovrebbe essere 1972.

Antefatto: succede che previsioni di Ighina relative a un contatto con extraterrestri va buco. Erano intervenute più di 2000 persone.

Il giornalista Leo Talamonti fa una domanda che teneva in serbo da tempo ad Ighina e i suoi collaboratori.

 …Si sono guardati per un attimo indecisi, e poi si sono arresi. Non ricordo le parole precise che avevo dette, ma il senso era questo:

 “Voi sapete troppe cose insolite e strane, e tutte queste storie sull’atomo magnetico non le avete inventate voi, è inutile negare: chi ve le ha suggerite, o raccontate?”

E’ allora che è venuta a galla tutta la storia “vera”, e cioè quella di Ighina che cade ogni tanto in trance  “cade proprio li, su quel punto del pavimento” e  nel corso della trance riceve notizie, ammaestramenti ed ordini: soprattutto ordini.

  1. “Chi li impartisce, questi ordini? “.
  2. “A volte l’uno, a volte l’altro: ma è Scegustori, che comanda”.
  3. “E chi è questo Scegustori ”
  4. “Il Capo”.
  5. “E’ mai venuto qui?”
  6. “Si, una volta, con una decina di altri”.
  7. “E com’erano fatti?”
  8. “Vagamente umani… Ma io vedevo bene solo lui, Scegustori, gli altri erano un po’, evanescenti”.

 Ora il volto di Ighina è teso più che mai, e ammicca involontariamente con gli occhi. L’interrogatorio prosegue:

  1. “Se ho ben capito, Lei è come un soldato che sia stato arruolato suo malgrado; è cosi?”
  2. “Fatto abile e arruolato”, come dicono ai giovanotti di leva”. Annuisce.

Altra domanda; chiave: “E ha provato mai a disobbedire”?

 E’ o non è vera e propria angoscia, quella che si dipinge per un attimo sul suo volto?

  1. “Direi di si.”

 Mi narra di una macchina – una dalle tante – che era in corso  di allestimento, e che lui aveva voluto far funzionare prima del tempo, contro il divieto esplicito del Capo. La punizione fu immediata: un incendio tremendo che stava devastando il laboratorio, e che i pompieri non riuscivano a domare; non potevano neppure avvicinarsi, tanto il calore era forte. Ma si avvicinò Ighina, protetto dal “campo” della poltrona magnetica, e spense in un batter d’occhio l’incendio, con un idrante strappato dalle mani di un pompiere.

 

Data l’apertura alle confidenze, vengono a galla molte cose, alcune delle quali inattese. Ighina – stando a questa seconda e più attendibile versione che ci dà di se stesso – non solo cade in trance, ma si sdoppia: per esempio, può andare a vedere che sta facendo il figlio in questo preciso momento, oppure può mettere paura, o far dispettucci, a persone lontane.

Sentiamo che la verità è questa non l’altra.

A volte gli balena qualche intuizione che riguarda l’avvenire; e così via…

Ora che ci pensiamo, non è il solo medium che si vergogni di esserlo, e che – essendo posseduto, per così dire, dal suo sogno – ottenga anche un qualche effetto paranormale, avendo cura pero’ di mascherarlo accuratamente con una elaborata trama pseudo-scentifica.

A Faenza. per esempio ce n’è un altro; e poi c’è un frate benedettino – specialista di musica antica – il quale ama far credere di aver inventato e costruito apparecchi di una tale fantascientifica potenza, che quelli di Ighina, al confronto, scompaiono. Possono fotografare il passato, pensate. Non siamo sicuri di poterle chiamare imposture: se mai, si tratta di “fiabe vissute”, e alle quali sono gli stessi protagonisti, i primi credere.

 

PRIGIONIERI DEL SOGNO

Sono i prigionieri del sogno, i teleguidati. Se si vuol parlare di inganni, è bene precisare che i primi ad essere ingannati sono proprio loro; e da chi?

Qui i pareri divergono a seconda che si ammetta, o no, l’azione di un’ intelligenza estranea. Esiste veramente, questo  Scegustori?  E chi è, o cos’è?

E’ troppo presto per tentare di rispondere a una domanda come questa…

                                                                                               Leo Talamonti

 

Bravo Talamonti!  Fa bene a non trarre conclusioni affrettate la medianità è una brutta bestia da capire, ti sguscia dalle mani come un’anguilla.

Quando raggiungi una certezza, ecco che accade qualcosa che te la smonta e viceversa. Me lo confermò anche il compianto De Boni che ne aveva viste di cotte e di crude.

D’altra parte bisogna comunque dare una risposta a questa domanda:

Come fa il pensiero a condizionare la materia?

Stranamente Ighina dà una visione possibile, in concordanza con quella cinese  e con la teoria orgonica di Wilhem Reich, con l’alchimia, … insomma quadra tutto.

L’obbiezione più ricorrente che viene fatta è la seguente: Ighina sosteneva che la terra è ferma il sole pure e i pianeti sono cavi, era evidentemente matto.

Ma supponiamo che l’universo sia come una realtà virtuale a due dimensioni rappresentata su un monitor controllato da un computer; noi che viviamo sullo schermo sosteniamo che c’è un Sole una Terra che gli gira attorno ecc. Ad un certo punto alcuni degli abitanti dello schermo si accorgono di vivere nel computer, cominciano a dire che il Sole e la Terra sono fermi ma che l’unica cosa che si muove sono dei dati che scorrono che simulano tutto, insomma sto descrivendo quello che è espresso nel film Matrix.

Come possono essere creduti da chi non conosce altro che ciò che è rappresentato sullo schermo?

 

 

Un lato molto positivo e poco conosciuto di Ighina

Da ultimo vorrei ricordare come Ighina si dedicava a curare gli ammalati.

Dal Libro Pier Luigi Ighina profeta Sconosciuto:

…Con l’energia ritmico magnetica si possono guarire moltissime malattie anche gravi. Per questo nel laboratorio di Imola avevamo costruito una poltrona magnetica che dava dei risultati veramente notevoli. Una sera – parlo di 34-35 anni fa – venne a trovarci un medico di Bologna che era molto aperto nei confronti delle cure alternative. Aveva sentito parlare dell’energia magnetica e voleva avere delle spiegazioni in merito. Gigi (Ighina) sapeva ormai a memoria tutta la presentazione che non si stancava mai di ripetere anche più volte al giorno.

 Il medico ci disse che la teoria era affascinante, ma che lui voleva vederne in pratica la validità. Gigi (Ighina) rispose che avevamo curato e guarito diversi malati, ma che ultimamente era venuto l’ufficiale sanitario, accompagnato dai vigili, e che aveva minacciato di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica se avessimo continuato. Al che il dottore disse che lui era medico e che nessuno poteva impedirgli di sperimentare i nostri strumenti. Al momento aveva appunto una paziente che era già stata operata per tumore al seno.

L’avevano sottoposta alla cobalto terapia ma ormai non c’era più alcuna speranza perché le metastasi si erano diffuse in tutto l’organismo. “Avrà sì e no due o tre settimane di vita – disse – Domani ve la porto e vediamo un po’ cosa succede”.

 Il giorno dopo tornò con la donna che a stento si reggeva in piedi. Dovemmo trasportarla su una sedia fino alla poltrona magnetica dove si sedette. Evidentemente il medico era rimasto favorevolmente impressionato perché aveva portato con sé una cinepresa con la quale riprese la paziente seduta in poltrona a torso nudo. Povera donna! Dove era stato asportato il seno, c’era un enorme ferita purulenta e maleodorante.

Cominciammo ad irradiarla di energia per circa 20 minuti, dopo di che la congedammo, non senza averle consegnate due bottiglie di acqua minerale magnetizzata. Quel giorno era un martedì e le fissammo un appuntamento per il sabato successivo. Ma il venerdì sera vedemmo arrivare il medico senza alcun preavviso in uno stato a dir poco euforico. “Ma cosa c’è in quell’acqua che le avete dato? – esordì – Lo sapete che dopo averla bevuta ha ripreso appetito?! Il colorito del viso sta ritornando roseo, ha riacquistato le forze e riesce a camminare! Ma la cosa più stupefacente è che sulla ferità si sta formando un velo epiteliale!!”. Naturalmente il suo entusiasmo si comunicò pure a noi. Il medico aveva portato con sé una coltura contenente una varietà di amebe microscopiche, voleva osservare quale effetto produceva l’acqua magnetizzata sugli organismi viventi. In laboratorio avevamo alcuni microscopi che arrivavano a circa 200 ingrandimenti, più che sufficienti per osservazioni di quel tipo. Sia il medico che io mettemmo una goccia di coltura sul vetrino ed osservammo quanta vita era rinchiusa in quel piccolo spazio. Le amebe si muovevano e si riproducevano. Era veramente uno spettacolo affascinante. A questo punto aggiungemmo una goccia di acqua irradiata che provocò un piccolo maremoto, al termine del quale le amebe erano scomparse. Facemmo diverse prove sempre col medesimo risultato. Allora il dottore disse che aumentando il volume della goccia, forse le amebe si rifugiavano nel fondo e non si riusciva a metterle a fuoco.

 “Faremo così – disse – lei Alberto cerchi di inquadrarne una, e quando ci riesce io toccherò la goccia di coltura con la punta di uno stecchino intinto nell’acqua, vediamo cosa succede”.

 Dopo un po’ centrai con l’oculare un’ameba che ruotava su se stessa.

“Ce l’ho, dottore. Tocchi la goccia!”. Come la punta dello stecchino venne a contatto, vidi l’ameba esplodere, disintegrarsi come un bomba.

-“E’ esplosa dottore! L’ameba è esplosa!”

-“Impossibile – disse lui – anche se si fosse trattato del più potente dei veleni si sarebbe bloccata o deformata, ma mai esplosa!!”

-“Senta, provi lei. lo ho visto bene e sono sicuro che è esplosa”.

Dopo un po’ anche il dottore inquadrò un’ameba e appena io toccai la goccia urlò:

“E’ esplosa! E’ esplosa per davvero! Adesso ho visto anch’io.”

Ripetemmo l’esperimento più volte sempre col medesimo risultato: le amebe esplodevano. Il dottore disse che bisognava ripetere gli esperimenti e preparare una relazione che egli avrebbe presentato al prossimo congresso medico e che comunque, visti gli effetti dell’acqua irradiata, non disperava di veder guarita anche l’ammalata che stava curando.

 Il dottore ed io eravamo entusiasti mentre Gigi sembrava non voler partecipare alla nostra euforia. Infatti disse al medico che le cure magnetiche applicate alle malattie croniche determinavano come un regresso nel tempo dell’organismo malato, che cioè ricapitolava all’incontrario le fasi che avevano portato al suo aggravamento. Tale ricapitolazione avveniva in un tempo breve, ma era inevitabile un temporaneo aggravarsi dei sintomi dolorosi. Il giorno dopo il dottore tornò con l’ammalata che riuscì a camminare e a sedersi sulla poltrona da sola. Era veramente migliorata in modo eccezionale. Dopo averla irradiata per altri 20 minuti ed averle consegnato altre due bottiglie d’acqua, Gigi ritenne doveroso avvertire la signora che il giorno dopo avrebbe avvertito dei dolori e di non preoccuparsi perché essi annunciavano un miglioramento e cioè il ripristino della vitalità organica. “Dolori? – disse lei – Ma io ho già sofferto tanto e non voglio più soffrire!”. Succedeva questo: mentre il corpo della malata era disponibile a reagire positivamente agli stimoli energetici, l’animo della donna ormai era come morto perché non riusciva più ad affrontare le sofferenze della vita. Così come Gigi aveva predetto, il giorno dopo la donna fu assalita da forti dolori che cercò di attenuare assumendo una dose massiccia di calmanti e dal quel momento si rifiutò di proseguire le cure.

Visse ancora sei mesi e poi morì. Due giorni dopo il medico tornò. Ci disse che era dispiaciuto di non poter portare a termine ciò che era iniziato in maniera così promettente, ma che noi tuttavia avevamo la prova dell’efficacia delle cure magnetiche e ci propose di ripetere l’esperimento con le amebe.

Ci mettemmo subito all’opera e costatammo con grande sorpresa che le amebe non esplodevano più, anzi sembrava che il contatto con l’acqua magnetizzata accelerasse il loro metabolismo ed accrescesse la loro vitalità. Infatti si muovevano con brio e si riproducevano più velocemente. Provammo allora a caricare al massimo di energia l’acqua, ma non ci fu niente da fare: le amebe non esplodevano più. lì dottore ed io restammo delusi e scoraggiati dopo di che lui se ne andò e da quel giorno non lo vedemmo più. Gigi come al solito era restato imperturbabile insegnandoci col suo comportamento l’importanza di saper accettare la negatività. Passò del tempo ma io non riuscivo a liberarmi dagli interrogativi: perché le amebe prima erano esplose e poi vitalizzate? Come ci si poteva fidare di un’energia che dava dei risultati così contraddittori? Queste domande mi ossessionavano. Poi improvvisamente un lampo di luce illuminò la mia mente: “Ho capito!” gridai dentro di me. La sera delle esplosioni il nostro stato d’animo era euforico, quindi nell’acqua magnetizzata non c’era solo l’energia prodotta dall’elettrocalamita ma anche quella irradiata dal nostro entusiasmo!” Non mi aveva forse insegnato Gigi che esisteva nell’universo un’unica energia che si differenziava per riflessione e comunque era la causa efficiente di tutti i fenomeni? Nel primo esperimento la semplice energia vitale contenuta nelle amebe messa in comunione con la vibrazione altissima del nostro entusiasmo non aveva resistito ed era esplosa, mentre la seconda volta il nostro stato d’animo era normale, forse anche un po’ depresso e quindi non aveva aggiunto alcun apporto energetico umano all’acqua magnetizzata. Ma allora se le cose stavano così, lavorando con l’energia magnetica non si poteva più scindere “quel che si è da quel che si fa”. Quindi nel campo delle esperienze con l’energia ritmico-magnetica il concetto del distacco, dell’obiettività scientifica, non aveva più alcun valore perché chi è quell’uomo che può dire di non aver desideri, speranze, paure, sia nella mente che nel cuore? Quindi era necessario predisporsi con valori positivi interiori per ottenere dei risultati corrispondenti all’esterno. Così l’amore, la passione e la fede con cui si effettuavano gli esperimenti, diventavano un elemento indispensabile per la loro riuscita. Ora capivo perché i veri alchimisti dicevano che si poteva fabbricare l’oro solo distillando, sublimando e trasformando le sostanze più vili che corrispondevano alle umane passioni, con un lungo e paziente lavoro di purificazione. La pietra filosofale non era altro che il corrispondente materiale della Fede certa e priva di dubbi. Corsi subito da Gigi per dargli la grande notizia:

–  “Gigi, ho scoperto che con la Fede si può far tutto anche i miracoli!”. Lui sorridendo mi disse:

-“Quel che dici è vero. Con la fede possiamo provocare delle modifiche anche sostanziali all’energia presente in ogni materia vivente e non, purché vi sia in noi una fonte di energia superiore più potente di quella presente in ciò che vogliamo modificare e sai chi è quella fonte?”

-“Dio”.

-“Proprio così” rispose Gigi mentre il suo viso s’illuminava di una luce che pareva

venisse da un altro mondo. “Vedi, gli scienziati sono talmente imprigionati nella gabbia…

 

Conclusione

Rimane infine da stabilire come manovrare l’apparato. Su questo punto mi mancano informazioni.

Per chiarire la cosa mi sono recato da Ighina con un plastico in scala dell’apparato ed ho chiesto, come dovevano essere collegati i due cavi provenienti dalla spirale aerea e da quella sotterranea, Ighina è apparso in difficoltà nel capire e nel rispondere aveva 92 anni e aveva appena superato un ictus. Il collaboratore attuale faceva un po’ da interprete perché Ighina pronunciava male le parole.

In un primo tempo Ighina ha detto che bisognava collegare all’uscita della rete che avvolge l’elettrocalamita o l’uno o l’altro dei fili.

Collegando il cavo della spirale aerea con monopoli positivi, assieme all’energia proveniente dall’elettrocalamita regolata in modo che produca monopoli positivi, si ha la somma delle positività e si respingono le nuvole.

Idem con i monopoli negativi.

Tuttavia poco dopo nel corso di chiarimenti Ighina ha dato una seconda versione.

Da quello che ho capito  ritengo che  il filo della spirale aerea va collegato ad un polo della batteria, il filo proveniente dall’accumulatore sotterraneo va collegato all’altro polo della batteria. E’ come se ci fossero due batterie in parallelo.

Io pensavo che  l’energia di monopolo poteva scaricarsi attraverso la batteria, tentai di fare questa obbiezione ma non riuscii a farmi capire.

Uscii molto perplesso, mi sembrava strano che ci fossero tutte queste incertezze su dei punti così fondamentali. Negli incontri avevo avuto la sensazione netta di trovarmi di fronte ad un medium più che ad un uomo di scienza. Ero abituato a conoscere questi personaggi, preciso che a quel tempo non avevo letto l’articolo di Talamonti succitato; c’era una domanda che mi prudeva:

La macchina meteorologica ha funzionato anche quando Ighina non era presente?

Posi questa domanda  all’assistente ma egli non seppe rispondere, allora gli confidai i miei dubbi e gli dissi: “Leggendo gli scritti pensavo che Ighina fosse uno scienziato alternativo, con un pizzico di sensitività, ma ho l’impressione che sia molto sensitivo e poco scienziato”.

Ci fu una reazione appassiona di difesa, quasi avessi fatto una grave offesa.

Ora dopo aver letto l’articolo di Talamonti penso che avevo proprio ragione.

Ecco cosa mi è stato recentemente riferito da un ex collaboratore di Ighina precedente:

“Nell’ultimo periodo della sua vita, Ighina nella buona stagione, rimaneva seduto per molte ore su una poltrona nel cortile antistante la sua casa. Non potendo più andare in laboratorio, si divertiva a stupire quanti andavano a trovarlo, facendo annuvolare o schiarire il cielo accendendo e spegnendo di continuo un telefono portatile. Naturalmente non era il telefono ad agire sulle nuvole; esso serviva solo come strumento di concentrazione al servizio della volontà della sua fede (ndr o meglio dire volontà). Con questo non voglio dire che il generatore e le altre apparecchiature fossero inefficaci o inutili; tutt’altro.  L’energia da essi prodotta “innescava” l’utilizzazione della fede quale canale d’accesso al serbatoio inesauribile di energia spirituale di origine divina presente negli innumerevoli centri neutri sparsi in tutto l’universo ma in perenne comunione fra loro.”

Tornato a casa meditai sulla cosa, decisi che il tutto andava approfondito con calma, partendo dalla verifica di piccole cose facili.

Ighina introduce una strumentazione, perché allora non verificare almeno le cose semplici?

Il generatore elettromagnetico di monopoli e la deviazione dell’ago magnetico appaiono alla nostra portata. Certo può succedere che tutto funzioni solo per una parte, l’altra parte (l’imprinting) probabilmente deve essere fatta da una mente volitiva ed educata, ma si tratta solo di allenamento.

Infine cosa ha guadagnato Ighina da tutto ciò, gli ho fatto questa domanda nel 2003 mi ha detto: “Ho guadagnato conoscenza, ma purtroppo, solo per me stesso” comunque ha aggiunto “ne è valsa la pena.”

E’ così che da un anno ho la casa piena di spirali d’alluminio, e l’orto inframmezzato dalle stesse. Devo dire che la verdura è più sana.

Mio cognato un giorno mi chiese cosa facessero tutte quelle spirali d’alluminio, mia moglie si mise a ridere; allora lo portai a vedere. C’erano 6 cavoli cappucci gli dissi guarda le foglie più esterne sono rosicchiate dagli insetti, “osserva questa pianta è perfettamente sana vero?”  “Si è l’unica che non ha buchini  fatti da animaletti parassiti.” Rispose.

“Ebbene non trovi strano che sia l’unica pianta circondata da una spirale d’alluminio?”

“Ma questa è un’evidente dimostrazione che funziona” disse

“Occorrono altre verifiche” esclamai.

Però pensavo: “Sono io con la mia sensitività e la spirale è solo una scusa, o essa porta un reale contributo? “ Non va dimenticato che sono riuscito ad ottenere un aumento del 300%, senza spirali e posizionando le piante a 2 Km di distanza da me.

Se avessi confidato questi dubbi a mio cognato, se avessi detto che la mente, quando allenata e resa volitiva, può controllare la materia, se avessi detto che L’UNIVERSO è MENTALE avrei goduto ancora della sua amicizia?

Non ho rischiato e me ne sono stato zitto.

 

 

 

 

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E-Cat Qx – A Paradigm change!

by Camillo

ecat

THE RESEARCH PHILOSOPHY

The fool  with a “copy & paste” culture, he defends his ignorance, sheltering under mother-Science  protector wings. He pretends to be what he is not; he has not aknowledge,  he does not know deeply what he reads, He just repeat  what he has heard from others in order to appear wise and saccent. The fool likes officiality, for him   speakers’ fame  is more important than what speaker is actually saing.

Physics teaching is very much about rigor, reproducibility and verification.

The fool who wants to appear clings to this rigorous attitude,  he want to be became  “don chiscotte”  of science.

Once I read: “A Physicist can not tell a theory if he cannot prove it. In that case it should stay shut up! ”

What a stupidity!  Those persons would like that  scientist  do research in great secret, and they can speak about it, only after having strictly verified. Only when they are certain to  provee it they might reveal to others what they have experienced!

Are we joking! Exposing theories, making personal checks, before being able to demonstrate something, is very common.  Research to be creative and innovative goes through stages of continuous uncertainty,  demonstrations, hypotheses of all kinds. It is really different to  give a discovery to the world,  or just  saying  “I saw this phenomenon, it is not 100% repeatable but I’m sure it happened.”

A researcher who find  into an odd phenomenon, evaluates it, and  if he realize that he has consistency,  he assumes the responsibility to be wrong and courageously  divulge it (it is an act of humility other than arrogance!). He  says so even if it is not repeatable, he risk, he  puts himself into play, simply admitting that he is not able to repeat it, but indicates what   he has seen;  at that point, other researchers will assume the responsibility to repeat it, knowing that there is no certainty. This mode of operation is normal in frontier research, and without this  we would not have reached our  technology  level  and  our aknowledge.

Let’s give an example:

Piantelli is a great electrochemical, (colleagues told me that it is a exceptional mind), one day while he was testing electrolysis with nickel electrodes he sees an abnormal heat production. He was atonished ad curious about, so he started to check carefully what was happening, eventually he realized that the phenomenon was sure (for him)
but unpredictable and therefore it was not provable.

Should he not divulged the information because it could not prove the effect with repeatability? No! Piantelli decided to divulge it, sayd that he was certain and warns colleagues to pay attention to that phenomenon.

Piantelli decided to deepen and with Focardi made experiments that paved the way for others such as the Japanese Arata and eventually Rossi.

focardi

ROSSI  ARRIVAL

Rossi began a research path with Prof. Focardi, that brought uncertain  results, but in higher orders of magnitude compare Piantelli.  The power went from  few dozen watts to kiloWatts.

Rossi seemed to possess a hidden factor that widened the phenomenon.

He called it  E-Cat phenomenon with clear intent to lead people  to  believe that there was a mysterious catalyst. In some demonstrations, it started to appear a mysterious electrical power generator, which remained lit even when system  was self-sustaining.

Some reflections led me  think of Tesla impulse.

When Rossi passed from the E-Cat to the Hot-Cat at higher temperatures, strange inconsistencies emerged, the calculation of  internal heating resistance, gave a resistance value that was adequate to receive a much higher power supply of 6000W. The Hot-Cat shown, however, operated at a much lower power, max 900W; … why?

So the internal resistance was much lower than necessary, ..  plus the ohms are lower, and better are results of Tesla impulse.

When I had the opportunity to measure the first version of E-Cat, in addition to the strange phenomena, I could not understand why the ignition was made with alternating pulse trains with rest periods with a very strange shutdown and ignition.

Everything led to the conclusion that the catalyst had nothing to do with it, the secret was the impulses. Rossi’s smart acting,  had diverted everyone’s attention to the wrong place. This was his way of protecting himself against possible theft of the intellectual property of the invention.

I started investigating on Rossi and I found that he  was very interested in Tesla.

Until then, all the lenr and cold fusion theories were based on  chemical aspects, researchers  thought that it was necessary to introduce into the lattice more Nickel  protons.

But above 600 ° the lattice begins to lose stiffness, not to mention  temperatures of 1200 °; all the theories based on lattice saturation  with  protons  forced to enter the cells at this point was not longer acceptable.

Experts in chemistry and nuclear phisic who had already twisted their nose with adsorption theories, rightly closed the case considering all as a  scam, and  in a way they were right.

It was evident at that point that: o Rossi was cheating  or there was a new class of LENR phenomena related to “cold fusion”.

But how was it possible? It was easyer to get rid considering it  as a fake, on the other hand  the tests carried out by Rossi often showed some deficiencies that were  often over exaggerated from detractors.

For example, in a test that in my opinion was conducted in decent way, just for a bad positioned valve or sensor, the whole experiment was disqualified, even if, at the end, that setting mistake was real and brought a little difference in the output data,  it did not had great influence   in performance and  consequences of defect did not have a big weight in the general calculation. At the end the negationist preferred to “throw  born-child and dirty water”.

Finally trials made in Lugano by third parties, were not taken in consideration, because third parties were supposed Rossi’s friends. But then with this system you can always say that something can not be verified, this method of discrediting is absolutely non-scientific, and in this case also damaging for credibility of   verifiers. They are accused of being sold cheaters without a bit of evidence; this is done by people who demand rigorous verification. Accusing without checking … what  inconsistency! The ordinary man could not make-up his own idea, and at some point, exasperated by the lack of practical accomplishments ceases to trust and joins the chorus of the skeptics.

Despite this negative background, a courageous and pragmatic industrialist, seeing that the thing was actually working,  he made a contract with Rossi to receive the supply for a year of 1 MW of heat power. An industrial investor of millions of dollars can not do it lightly..he does controls using high-level engineers; if he risked it is because he had valid proof.

The full year of operation of 1 MW plant was recorded day by day and were published but were ignored because provided by the parties involved. Detractors liquidate what they were not able to invalidate with evidence, simply saying that it was not possible to  trust the data provided by people  involved. The refrain of “involved parties” has never been used so much.

It is true that this contract ended bad and Rossi has had legal issues. In fact, the buyer at the end refused to pay  Rossi for the money agreed  in the contract. In court the client did not contest the data provided by the report, but denied that the plant  had sufficient industry requirements”.

The 1MW generator prototype provided by Leonardo  company  owned by  Rossi needed continually unforeseen and unpredictable adjustments. Eventually, the dispute closed with a plea (I believe a tens of millions of dollars) in  Rossi’s favour, and with Patent ownership remained  in Rossi  hands. If the buyer had been sure that generator had not been able to provide adequate heat output (it was requested at least a 6 COPs as a contract), he would have preferred to continue the process without paying, and even claiming damages to Leonardo.

We have to aknowledge to skeptical  people  had some points in argueing that from a physical point of view the phenomenon does not square. The nuclear and chemical scientists have also immediately pointed out any imprecision and  mistakes made in the public demos and have emphasized this.

For example, at a certain point, Rossi proposed LENR phenomena at such high temperatures, for which the reagent material was necessarily in a melting state (and not in the crystalline state), a condition comparable to a plasma form.

It was already difficult to accept the theory of  adsorption phenomenon in the nickel lattice, which compared to the orthodox physics was out of the question, but in this case there was not longer lattice … How silly! I think that even Piantelli didn’t beleived that there was cold fusion from adsorbation in E-Cat over 600° . So the critical attitude of the detractors had a more valid reason, lacking entirely of a justifiable theory.

 

“Once you eliminate the impossible, whatever remains, no matter how improbable, must be the truth.”

Sherlock Holmes (A.C. Doyle)

We start here with the hypothesis that the LERN phenomenon exists and that the Stockholm demonstration is valid.

How can we explain this new physical effect? If this will be confirmed, the theorists will try to find mathematical formulations, with high maths incomprehensible to the most, to support the veracity of the effect. But it will be a posthumous demonstration perhaps made by the same ex-detractors converted.

At this point I would like to propose a simplified explanation that is easy to understand even to those who do not digest math. Orthodox physicist and “scientist”,  well rooted in reality, would do well not appreciate the following, so they better avoid the reading so they can continue to sleep quietly.

Imagine that here is starting a science fiction novel by Asimov …

I will call “Plasma LENR” what is happening within the E-Cat Qx

In physics and chemistry, plasma is a ionized gas consisting of a set of electrons and ions and globally neutral (whose total electric charge is zero). Plasma is considered to be the fourth state of matter, so matter exists in the state: solid, liquid, aeriform and plasmatic.

The fourth state of matter is the most widespread in the universe and it is at very high temperatures, the stars have the matter that is in that state.

Let’s consider the various types of ways in which the LENRs appear to be happening

1 ° For electrolysis: Hydrogen or deuterium gas is adsorbed into a suitable metal using Fleischmann’s electrolysis

fleichman

2° Gas adsorbation as Piantelli and Arata

piantelli

3° now we have to add newcomer “Plasma LENR” from Rossi

lenr

The theory of adsorption in crystal lattice already controversial itself can not be a valid explanation in ambient with temperatures above 600 ° C in plasma states (because the lattice no longer there).

Let us now give an explanation by exploiting the ancient knowledge of alchemy in a nnew revisitation key.

smeraldina

Alchemy has basic principles that are synthesized with phrases or allegorical images:

The universe is mental
Everything vibrates
Everything is done with opposites
The universe maintains the equilibrium so that the summation is always = 0
etc.

In alchemy to explain the concept of “mental universe” we used the comparison with the dream, today we prefer the example of virtual reality (Matrix) and computer.

It should be pointed out that the allegorical illustration of the computer is very challenging, but it is always and only, a model.

Actually, what exists is just a modulated carrier wave that is the very universe we know. The universe of billions of galaxies is a carrier wave that supports various types of modulation. Each modulation creates an object. Each object has its own frequency and intensity.

ondaportante

Unlike what we are accustomed to perceiving, in alchemy, reality is something fluid. Therefore, alchemists believe that they can transmutate elements from one to another.

Personally I also saw complex objects transmuting into my hand.

According to this science, to transmutate one element into another, a “right frequency” must be realized, which is the very essence of the element. Alchemists say that it is necessary to “feel” the essence of the element; it is a wider perception than the five senses with which we are accustomed to describing the sensations. During the transmutation, the alchemist “perceives” the modulation on the carrier wave that creates the object, resonates with it, then superimposes the new modulation relative to the element it wants to obtain. He has to do some sort of imprinting on the modulation of the carrier wave, a true “modulation-creation” work. Therefore, to get the transmutation he must be a skilled receiver and transmitter. Great really?

But that is not so simple, because in general we are not used to perceiving the modulation of elements, we are used to stopping at the name and description of the object and we do not penetrate the essence. To carry out a transmutation, the alchemist must possess a sort of high-minded will and mental determination that corresponds in the physical world to “energy” (energy is meant in the broad sense).

When a man succeeds in changing one thing in another is called “activator”, alchemy is said to have achieved the “great work”.

Generally, the adepts are dedicated to obtaining gold from other elements. To achieve this goal they have to undergo a hard work on themselves. Some of the points on which to focus are: raising awareness, adopting an impeccable attitude, strengthening their willpower; they must then work on internal aspects such as the erasure of traumas, unnecessary desires, in short, inner cleansing, other elements are the surrender, the attainment of a state of inner silence that is said to “stop the internal dialogue”.

These concepts are not common to our scientific way of thinking. Personally I find myself in a position NOT to agree with the very great totality of people. Only among alchemists, or shamans or other esoteric schools, I find myself.

I have personally verified the possibility that a human being with “energy surplus” can modify matter with his will, transmitting complex objects into others.

This is similar to the work of a skilled programmer, who can edit an object on the screen, using his ability to know the computer language. He can find the file expressed by a binary numeric string and reprogram the file.

Alchemical Model:

As mentioned, in Alchemy the known universe has a bearing wave as a basis, and material elements are like modulation segments. If a carrier wave was seen as an infinite line, then every chemical element would be equivalent to a particular deformation of the straight line.

linea

The bearing wave is an infinite line, with every deformation it corresponds to a chemical element or an object.

It is possible to create modulation by operating on many dimensions. Each universe has a certain number of dimensions, which differ in quality and quantity from one universe to another. So every universe has its waves brought with its peculiarities.

This modulation was explained in ancient times by taking the sound as an example, so it was said that there was a particular sound for each object, and the sound and the object were the same thing, today the electromagnetic wave is the best known example.

oom

For example, we can think of hydrogen coupled with the sound obtained by pronouncing the “i” vocal, while the aluminum is matched to the “a” vowel, nickel to the vocal “or”, and so on.

Suppose we have a mixture of various materials that are subjected to a very high voltage for a very short time (commonly called “Tesla impulse”). The impulse creates a shake on all the bearing wave, a sort of very short earthquake that oscillates the objects present. The wavering wave always tends to balance, so after the jumble the system needs some time to find a new balance, so it must be left quiet and not be subjected to other impulses.

Let’s now imagine introducing a wave train with a special sound that could be, for example, between “a” and “o”. It could also act like a catalyst that favors transmutation to sound “a” or “o” using a “resonance” effect that drags the wave trying to find a new equilibrium in a specific direction.

cimatica

The Tesla impulse will create a destabilization that will need to be compensated and the concomitant “sound” wave train will create the shortest path to restore balance.

We can use appropriate wave trains that in the moment of disequilibrium can push the stabilization of elements that are “becoming” in a specific direction.

Suppose that a mixture contains 30% nickel and 70% aluminum, which are subjected to a Tesla impulse; if the catalytic wave train pushes into Nickel-like sound modulation, we could eventually have 31% Nickel and 69% Aluminum together with a possible residual energy deficit.

This deficit is due to the fact that the variation is unlikely. It is easier that there is a surplus energy to dispose of in the form of heat, light, electricity, sound …

In order to obtain the best result, the operator must experimentally experiment on various mixtures until they find the one with the appropriate elements that accomplish the intended purpose.

For each blend there is a waveform that achieves maximum yield (we want, for example, produces the maximum heat.)

If we want, we can look for the wave train that produces the best light. There is no limit to the testing of mixes and wave trains. It all depends on what you want to get.

The variation is on the catalytic wave train (imprint), while the Tesla impulse is constant, it must be narrow and intense.

Oscilloscopio1

There are some videos of the Stockolm test in which you can clearly see the Tesla pulse that is visible as a luminous flare that occurs periodically at intervals of about 8 sec in a reactor contact point . The impulse is accompanied by a sound that reminds us of a piezoelectric discharge (similar to the one that what we commonly use to turn on gas). In this photo you can see the detail illuminated by a greenish light.

Impulso di potenza

The complete movie is visible here.

The video shows that the power pulse (Tesla pulse) is followed by a period (4 sec) of wave train, then there is an equally long period of quiet and then it start again with a new power pulse.

sequenza pilotaggio

It is important to understand that the jolt caused by the impulse does not transmute the element in itself. In fact, the basic elements are absolutely stable and immutable in the temperature and pressure conditions in which they are located. To understand what happens, it is necessary to take a leap of perspective. It must be understood that the object is not real in itself, but it exists in its essence as an organizational matrix upstream (superstringa).

The element consists of a matrix, similar to a file that governs it and distinguishes it as a kind of DNA.

Once we begin to enter this strange logic we can add variants with new understandings.

It should be understood that when the elements are “dimmed” in their concreteness, under the combined action of Tesla impulse and catalytic wave train, they are found in the presence of many other wave trains that can in turn influence the rebalancing. In fact, in principle all objects in the vicinity are present in variable measure as a disturbing catalytic wave.

In particular, one must realize that there is a very important catalytic wave that is consciously or unconsciously generated by humans through their intentionality and energy. In particular from those beings endowed with energetic surplus and acute sensitivity that can act as voluntary or involuntary “activators”.

This seems the most amazing thing is the thing I was shown before when I started the alchemical route.

I have seen many times transform my objects in my hand, confirming the phenomenon with photos, scales and anything else.

When the phenomenon happened I had no one near, and the cameras proved that I had no illusory visions, I also used a black and white tape recorder, 75 years or so.

These experiments were not carried out with the support of machinery or other, to operate there was only the will of the activator.

My Master of Alchemy made me satisfy my scientific need for sure verification, so that I understand that reality is not as determined and immutable as I was used to believe. With these experiences I lost the crystallization due to the scientific culture that belonged to me and which continues to belong to me, that I was a physics graduate in Padua at the time.

The experience was very hard, I felt the world collapse on me, I told my Master.

He gave me the job of a life: “understand and find the way to intelligently give information.”

It seems like a fairytale, right? It sounds like a raving, the imagination of a dreamer! I have a lot of witnesses, but it matters little. It is difficult even to speculate that it is all true, but it is so. I’m sorry for you people out there. I can be sure of what I have personally experienced, but of course I can not be sure about the whole Qx theory. From my point of view, it’s all so well that it seems impossible to me other explanations.

Do not pretend to be believed in the word, it would be anti-science, would open a dangerous slit where charlatans, idealists, selfish magicians etc. would play good. So I understand PERFECTLY if you do not believe me, but I must repeat what I saw with ABSOLUTE certainty. (If some brave want to know more you are on You Tube “Dalla fisica allo sciamanesimo 1 °”)

Returning to the Qx and the Tesla impulse, I wonder how Rossi would create and / or masquerade him.

When flying with very high tensions, there are very few discharges and development of light and heat to be discharged. Perhaps here lies the explanation of the need to cool the Qx piloting apparatus.

La legge del Calidoscopio

di Camillo

(E-cat Qx – parte seconda)

Facciamo seguito all’articolo recentemente  pubblicato sul funzionamento dell E-cat di Rossi, dove abbiamo dato una possibile spiegazione di funzionamento. Qui di seguito cerchiamo di chiarire meglio il concetto.

Il fenomeno che sta cercando di usare Rossi in alchimia lo potremmo rappresentare con il simbolo del CALIDOSCOPIO (derivazione spagnola)
Calidoscopio = “Apparecchio fatto con due o più specchietti disposti ad angolo entro a un tubo, dove si trovano alla rinfusa piccoli oggetti colorati: le riflessioni multiple formano immagini spesso simmetriche che mutano in modo imprevedibile e variabilissimo a ogni movimento”.

Questo è quello che in definitiva dovrebbe fare il Qx : Scuotere e guardare il cambiamento.

calidoscopio.jpg

Nel caso dello scuotimento dell’ONDA PORTANTE il cambiamento che si ottiene porta a vari effetti il più eclatante è… qualcosa di simile all’antigravità (effetto Hutchison).
Aprire questo velo alchemico, se da una parte apre la via delle stelle, dall’altra apre la via dell’autodistruzione.

Purtroppo l’universo è fatto sempre e comunque da opposti, quindi c’è il lato chiaro altruista, e il lato oscuro egoista.

opposti
Pertanto in alchimia si viaggia molto con segreti, si trasmette tutto con simboli; solo chi conosce la chiave comprende.
Le aperture dei “veli” vanno calibrate, serve il tempo giusto, il modo giusto, l’ambiente giusto, per “non dare le perle ai porci” .
Noi guardiamo qualcosa che è presente per tutti, ma che distrattamente la gente NON coglie, si chiamano “segni o coincidenze”.
Il fatto di escludere certe persone dal ricevere informazioni, non è un atto di razzismo, ma è dovuto alla comprensione che le anime NON hanno tutte lo stesso grado di evoluzione. Non si può pensare che un bambino capisca che è sbagliato rompere gli oggetti con un martello, semplicemente non bisogna dare il martello al bambino per farlo giocare.

il bambino non ha ancora le capacità di discriminare, di comprendere la gravità delle conseguenze: sempl non dategli il martello!
Il bambino è un bambino non trattatelo da adulto.

Qui di seguito cercherà di mescolare la linea scientifica con quella alchemica. Questa non è poi una novità. Il più grande fisico esistito è universalmente riconosciuto essere Newton che era un grande alchimista. Egli riuscì perfettamente a scremare molti concetti alchemici traducendoli in principi fisici descrivibili con la matematica.

isaac

LA LEGGE DEL CALIDOSCOPIO

In matematica questa scrittura si chiama serie.

F= a1 + a2+ a3+a4

Il Qx è uno strumento che opera usando la legge del calidoscopio. Per tradurre questa legge alchemica in formulazione matematica possiamo usare questa formulazione:

Sia data la serie:

Eff = Sc * T~ * ( a(esp) + b(esp) +c(esp) + d(esp)… )

dove i vari termini della serie sono:

Eff → rappresenta l’effetto risultante

Sc → E’ il primo termine che rappresenta lo scuotimento dell’Onda portante (impulso Tesla)

T~ → E’ il Treno d’onda catalitico (potrebbe essere anche una sommatoria di treni d’onda)

a(esp) → sono gli addendi della sommatoria

Esiste un numero grande a piacere di addendi e ognuno apporta una sua caratteristica di cambiamento. La loro incidenza NON è costante.

Se consideriamo che i termini a(esp) + b(esp) +c(esp) …. siano posizionati in ordine di importanza decrescente, potrebbe succedere che in una successiva configurazione i termini stessi si trovino ridimensionati o aumentati di importanza, cosicché un termine che prima si trovava al primo posto può passare in coda perché diventato quasi ininfluente.

Quindi l’ordine di importanza non è fisso il termine a(esp) può diventare molto meno significativo e passare in fondo alla serie perché di ordine inferiore.

(esp) → è l’esponente, e dice sostanzialmente quanto è importante quell’addendo rispetto agli altri.

Purtroppo per i colleghi di fisica l’analogia con la matematica si limita a questo. C’è bisogno di un passaggio di mentalità per aprirsi ad un nuovo paradigma.

A lato pratico la serie si potrebbe leggere così :

Eff =Impulso_Tesla*Treno_d’onda * (miscela_polveri(esp) + temperatura(esp) +ambiente(esp) + d(esp)… )

I vari termini sono intimamente collegati tra di loro, per questo motivo ciascun termine può influenzare in modo più o meno incisivo sulla valenza di un altro termine.

Per esempio possiamo avere una configurazione dove abbiamo una miscela di polveri :

  • se la temperatura è 1000° la componente ambiente potrebbe avere livello di importanza esp =1 (cioè ambiente(1) )
  • se la temperatura è 2000° l’esponente potrebbe diventare di importanza esp =4 quindi ambiente(4). In quel caso la situazione ambientale diventa importantissima, passa in testa nella serie. ( In alchimia si purificava tutto l’ambiente in maniera quasi maniacale)

Come abbiamo visto il treno d’onda ha un importanza più elevata perché è un fattore moltiplicatore.

Ma esso stesso può essere composto da una somma di elementi (onde magnetiche, onde sonore e soprattutto onde mentali)

Le persone presento possono contare moltissimo; la loro presenza può favorire i fenomeni o inibirli totalmente.

I fattori ambientali hanno un’estensione enorme, i più vicini hanno normalmente influenze più elevate. Ma c’è una situazione molto influente, che al giorno d’oggi non è quasi mai considerata o considerate risibili, dovuta alle grandi masse di materia molto distanti da noi: sole, pianeti, costellazioni (che in alchimia erano considerati “viventi”) ma che possono produrre conseguenze.

Naturalmente abbiamo usato una formula matematica per dare una spiegazione equivalente, ma non possiamo sostituire i termini con numeri e fare un calcolo matematico. La formula   è solo una trasposizione simbolico, da simboli alchemici a simboli matematici.

La situazione astrologica, (è dura da credere) eppure conta, certi fenomeni hanno bisogno di condizioni astronomiche esatte. Per fortuna in genere questo addendo è piccolo, ma a volte non si capisce perchè non funziona e la risposta può essere in quel termine. (…Galileo faceva gli oroscopi)

Ora immaginate Andrea Rossi operare con questa roba senza comprendere a fondo le leggi: funziona oggi, non funziona domani, ri-funziona dopodomani, se c’è lui presente va meglio, se c’è uno scettico non va.. C’è da impazzire!

Vende ciò che non ha ma che crede di avere. Quindi ad un certo punto, occorre intervenire e chiarire in cosa consiste la “legge del caleidoscopio” altrimenti sarà difficile potere usare questa tecnologia industrialmente. Mentre il nostro pianeta è al limite della sopportazione e abbiamo bisogno di “free energy” pulita.

Avevo sparso le informazioni un po’ qua e un po’ là. Ora raccolgo le briciole di farina in un’unica pagnotta e fornisco le chiavi di lettura per dare un minimo di realtà a ciò che sto rivelando.

Riguardo al primo termine detto Impulso_Tesla ne ho parlato nell’articolo sulla free-energy.

Riguardo il temine onde_catalitiche(esp) troverete che già nel 1953 esisteva un brevetto che aveva rivelato uno strano effetto. Quell’esperimento non portò a nulla perché mancava l’impulso_Tesla, in quel caso lo scopritore era un “attivatore” inconsapevole con la sua presenza e le sue convinzioni realizzava lo scuotimento dell’onda. Esistono tra noi esseri detti “magnetici” oppure “Nagual” nei racconti sciamanici di Carlos Castaneda quando sono presenti per un bel raggio d’azione, tutta la realtà riceve scossoni e si rammollisce. Ne parlo nell’articolo sul Brevetto 1953

aggiungendo l’impulso tesla e regolando le frequenze si ottengono fenomeni incredibili, perché si entra nel linguaggio binario che gestisce Matrix.

Per correttezza informativa va detto che queste sono onde elettromagnetiche, ma si possono utilizzare altre onde, per esempio le sonore (sta entrando l’informativa con Cardone). Ne parlo nell’articolo Fisica 4.0

Se le onde sonore sono intense possono fare anche a meno dell’impulso_Tesla, ma il tutto si complica a seconda delle capacità attivatorie dei ricercatori. Per il momento penso che saranno in difficoltà con la ripetibilità.

Per la legge alchemica dell’equilibrio l’ho messa qui.

Per quanto riguarda le mie esperienze potete trovarle esposte in questo seminario che ho tenuto “Dalla Fisica allo Sciamenesimo” (mi scuso per il sonoro, abbiate pazienza).

Il discorso degli “attivatori” l’ho presentato come romanzo lo trovate sotto il titolo “sognando Atlantide” oppure lo scaricate qui:

Non so come andrà a finire, io sono solo cinghia di trasmissione.

La meta suggeritami dal mio Maestro è la Costruzione di una superciviltà.

Ringrazio il mio Maestro di alchimia, che mi ha fatto salire i gradini del vero Sapere, Carlos Castaneda per il modo incredibile di raccontare l’alchimia sciamanica, il cerchio77 per la chiarezza, Daskalos e John Cang (agopuntore e arti marziali alchemiche)

Spero di aver seguito umilmente i segni attendendo il momento giusto per coagulare il tutto in un’unica struttura coerente, accessibile ad una parte anche scientifica disponibile ad aprirsi e a presentarsi non come guardiano assoluto del sapere, ma come chi va al sapere con il cappello in mano e il bicchiere vuoto.

 

E-Cat Qx, Cambio di paradigma!

di Camillo

ecat

FILOSOFIA DELLA RICERCA 

Lo stolto dotato di una cultura “copia-incolla”, difende la sua ignoranza, rifugiandosi dietro le sottane di mamma scienza. Cerca di apparire ciò che non è; egli non è colto,  non conosce profondamente ciò che legge, semplicemente riporta quanto ha sentito da altri allo scopo di apparire saccente. Lo stolto ama l’ufficialità,  per lui  è più importante la fama di chi parla rispetto a ciò che  dice.

Nella docenza della Fisica si insite molto sulla rigorosità, riproducibilità e  verifica.

Lo stolto che vuole apparire si aggrappa a questo atteggiamento rigoroso, e si erge a paladino donchisciottesco.

Una volta ho letto:  “Un Fisico non può raccontare una teoria e poi dire che non la può dimostrare. In questo caso  dovrebbe tacere!

Che imbecillità!  Chi parla così vorrebbe che gli scienziati ricercassero  per conto loro in gran segreto,  e solo dopo aver verificato in modo rigoroso essendo  certi di poter  dimostrare, potrebbero rivelare ad altri  ciò che hanno sperimentato!

Ma vogliamo scherzare! Esporre teorie, fare verifiche personali, prima di  essere in grado di dimostrarle è cosa comunissima. La ricerca per essere creatività passa attraverso fasi di incertezza continue, dimostrazioni incerte, ipotesi di tutti i tipi. Un conto è dare una scoperta al mondo, un altro è dire “ho visto questo fenomeno, non è ripetibile ma  sono certo che si è verificato.”

Un ricercatore che incappa in un fenomeno anomalo, lo valuta,  se decide che ha una consistenza, si assume la responsabilità di sbagliare e coraggiosamente, lo divulga (è un atto di umiltà altro che superbia!). Egli lo dice anche se non è ripetibile, rischia, si mette in gioco, ammette semplicemente di non essere in grado di ripeterlo, ma segnala di averlo visto; altri ricercatori a quel punto si assumeranno la responsabilità di ripeterlo ben sapendo che non c’è certezza. Questo modo di operare è normalissimo nella ricerca di frontiera, e senza questo sistema non avremmo raggiunto questo livello tecnologico e di conoscenza.

Facciamo un esempio:

Piantelli è un grosso elettrochimico, (colleghi mi hanno detto che è una mente superiore), un giorno facendo delle elettrolisi con elettrodi di Nichel vede una produzione di calore anomala. Insospettito   controlla attentamente, alla fine si accorge che qua e la il fenomeno appare con certezza (per lui), ma sembra imprevedibile quindi non dimostrabile.

Non avrebbe dovuto divulgare la notizia visto  che non poteva dimostrare l’effetto con ripetibilità?  No! Piantelli lo divulga,  dice che è certo e avverte i colleghi di fare attenzione a quel fenomeno.

Piantelli decise di approfondire  e con Focardi realizzò gli esperimenti che aprirono la strada ad altri come il giapponese Arata e alla fine Rossi.

focardi

 

L’ARRIVO DI ROSSI

Rossi iniziò un percorso di sperimentazione con Focardi che portò ad avere in uscita rendimenti incerti ma di quantità enormemente superiori a Piantelli. La potenza passò da  qualche decina di Watt, a kiloWatt.

Rossi sembrava possedere un fattore nascosto che ingigantiva il fenomeno.

Chiamò il fenomeno E-Cat con chiaro intento di far credere a tutti che ci fosse un misterioso catalizzatore. In alcune dimostrazioni cominciò a comparire un misterioso generatore di impulsi elettrici  che rimaneva acceso anche quando era in auto-sostentamento.

Alcune riflessioni mi portarono a pensare all’impulso Tesla.

Quando Rossi passò dall’E-Cat al Hot-Cat a più alta temperatura, emersero incongruenze strane, il calcolo della resistenza interna riscaldatrice usata, dava un valore di resistenza che era adeguata a ricevere una alimentazione di potenza elettrica molto superiore  6000W. L’Hot-Cat mostrato però, operava con una potenza  molto inferiore,   max 900W; come mai?

Quindi la resistenza interna  risultava molto più bassa del dovuto, più gli ohm sono bassi migliore risulta l’operatività con l’impulso Tesla.

Quando ebbi l’occasione di misurare l’E-Cat prima versione, oltre agli strani fenomeni, non riuscivo a capire perché l’accensione fosse fatta con treni di impulsi alternati a periodi di riposo con una procedura di spegnimenti e accensioni stranissima.

Insomma tutto portava a dedurre che il catalizzatore non c’entrasse per nulla, il segreto stava negli impulsi. Quel furbacchione di Rossi aveva deviato l’attenzione di tutti nel posto sbagliato. Questo era il suo modo di proteggersi da possibili furti di proprietà intellettuale dell’invenzione.

Cominciai ad indagare su Rossi e in un file scoprii che si era interessato moltissimo a Tesla.

Fino a quel momento tutte le teorie lenr e fusione fredda si basavano sull’aspetto chimico, si insisteva che serviva introdurre nel reticolo cristallino di Nichel più protoni possibili.

Ma sopra i 600° il reticolo comincia a perdere rigidità, per non parlare poi a temperature di 1200°; tutte le teorie basate su saturazione dei reticoli con i protoni che venivano forzati ad entrare nelle cellette  a questo punto non reggevano.

Esperti in chimica e nuclearisti che già avevano storto il naso su teorie di adsorbimento, giustamente chiusero il caso come truffa certa,  e, tutto sommato, avevano ragione.

Risultava a quel punto evidente  che: o Rossi barava o  esisteva una nuova classe di fenomeni LENR relativi a  “fusione tiepida”.

Ma come era possibile? Era meglio liquidare il tutto come bufala, d’altronde le prove messe in campo da Rossi mostravano spesso lacune e prestavano il fianco a critiche spesso anch’esse esagerate.

Per esempio in una prova a mio giudizio buona, a causa di  una valvola o sensore  posizionato male  si squalificava tutto l’esperimento,  a ben guardare, pur essendoci un errore nell’impostazione e quindi nel rendimento,  le conseguenze del  difetto non avevano un grosso  peso nel calcolo generale, quindi alla fine si è preferito “buttare il bambino e l’acqua sporca”.

Infine prove fatte a Lugano da terze parti, sono state  cancellate dalla mente,   perché  le terze parti  erano presunti  amici di Rossi.  Ma allora con questo sistema si può sempre dire che una cosa non è verificabile, questo metodo di screditare è assolutamente antiscientifico, e, in questo caso anche lesivo della personalità dei verificatori. Essi vengono accusati di essere dei bari prezzolati senza uno straccio di prove; questo viene fatto da persone che  pretendono la rigorosità della verifica. Accusare senza verificare… che incoerenza! L’uomo della strada non potendosi fare una sua idea ad un certo punto esasperato dalle mancate realizzazioni pratiche smette di avere fiducia e si aggrega al coro degli scettici.

Nonostante questo sottofondo negativo, un  industriale coraggioso e pragmatico, vedendo che la cosa comunque funzionava ha fatto un contratto con Rossi per ricevere la fornitura per un anno di 1 MW di potenza di  calore.  Un industriale che investe milioni di dollari non può farlo in modo  approssimativo, ma scherziamo?   Prima di firmare un contratto di questo tipo mette in pista una serie di controlli a tutto campo avvalendosi di tecnici di alto livello; se ha rischiato è perché aveva prove valide.

I report  dell’intero anno di funzionamento dell’impianto da 1MW sono stati registrati giorno per giorno e sono stati pubblicati, ma sono stati liquidati perché forniti da parti coinvolte. I detrattori  liquidano quello che non possono invalidare con prove, semplicemente dicendo che non ci si può fidare di dati forniti da chi è coinvolto. Il ritornello di “parti coinvolte” non è mai stato usato così tanto.

E’ pur vero che per questo contratto Rossi ha avuto delle grane legali. Infatti  il committente si è rifiutato di pagare a Rossi i compensi stabiliti nel contratto. In tribunale il committente non  ha contestato  i dati forniti dal report, ma ha contestato il fatto che il prodotto “non aveva requisiti di industriabilità”.

Il prototipo di generatore da 1MW fornito dalla ditta Leonardo di Rossi aveva bisogno continuamente  di aggiustamenti imprevisti, e imprevedibili. Alla fine la vertenza si è chiusa con  un patteggiamento (credo  una decina di  milioni di dollari ) a favore di Rossi con la proprietà del brevetto rimasta nelle mani di  Rossi. Se il committente fosse stato sicuro che il generatore non era stato in grado di fornire un emissione di calore adeguata (cioè con   COP inferiore al 6 come da contratto), avrebbe preferito continuare il processo  senza pagare, e anzi, chiedendo i danni a Leonardo.

Spezziamo anche una lancia a favore dei critici che sostengono che  da un punto di vista chimico fisico il fenomeno non quadra. Gli scienziati nuclearisti e chimici hanno subito puntualizzato gli errori fatti nelle demo pubbliche e hanno enfatizzato la cosa.

Per esempio,  ad un certo punto Rossi ha proposto  fenomeni  LENR a temperature così alte, per le quali il materiale reagente era necessariamente in uno stato di fusione (e non allo stato cristallino), uno stato assimilabile ad una forma plasmatica.

Già  era difficile far quadrare la storia del fenomeno per adsorbimento nel cristallo di nichel, che rispetto alla fisica ortodossa si trovava fuori schema, ma  in questo caso  non c’era più nemmeno il cristallo… Che baggianata! Neppure Piantelli, immagino, era disponibile a credere al fenomeno di E-Cat sopra ai 600°. Quindi l’atteggiamento critico dei detrattori aveva un motivo piu’ che valido mancando completamente una teoria giustificativa.

 “Una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità.”

Sherlock Holmes

Partiamo dall’ipotesi che il fenomeno LERN esista e che la dimostrazione di Stoccolma sia valida.

Come possiamo spiegare questo nuovo effetto fisico?  Se la cosa sarà accertata, i teorici si affretteranno a trovare formulazioni matematiche, con alta matematica incomprensibile ai più, a supporto della veridicità dell’effetto. Ma sarà una dimostrazione postuma magari fatta dagli stessi ex-detrattori convertiti.

A questo punto  vorrei proporre una spiegazione semplificata che sia di facile comprensione anche   a chi non digerisce la  matematica. Gli ortodossi, i dotti,  i fortemente radicati alla realtà, farebbero bene a non leggere  quanto segue, così potranno continuare a  dormire tranquilli.

Immaginate che sia una novella di fantascienza di Asimov…

 Chiamerò “LENR plasmatico” ciò che avviene entro l’E-Cat Qx

In fisica e chimica, il plasma è un gas ionizzato, costituito da un insieme di elettroni e ioni e globalmente neutro (la cui carica elettrica totale è nulla). Il plasma è considerato come il quarto stato della materia,  quindi la materia esiste in stato: solido,  liquido,  aeriforme e plasmatico.

Il quarto stato della materia è il più diffuso nell’universo e si ha ad altissime temperature, le stelle hanno la materia che si trova in quello stato.

Consideriamo i vari tipi di modalità in cui sembrano avvenire le LENR

1° Per elettrolisi: gas idrogeno o deuterio vengono adsorbiti in un metallo adeguato usando  l’elettrolisi di Fleischmann

fleichman

2° Adsorbimento come gas di Piantelli, Arata..

piantelli

3° Ora aggiungiamo  il nuovo arrivato “LENR plasmatico”

lenr

La teoria dell’adsorbimento in strutture cristalline già di per se controversa, non può essere una spiegazione valida in caso di temperature oltre i 600° tali da creare stati plasmatici (perché il cristallino non c’è più).

Proviamo ora a dare una spiegazione  sfruttando le antiche conoscenze dell’alchimia rivisitate in chiave moderna.

smeraldina

L’alchimia ha dei principi base che vengono sintetizzati con frasi, o immagini allegoriche:

  • L’universo è mentale
  • Tutto vibra
  • Tutto è fatto con opposti
  • L’universo mantiene l’equilibrio in modo che la sommatoria sia sempre =0

ecc.

Nella  alchimia per spiegare il concetto di  “universo mentale” si usava il paragone con il sogno, ai giorni nostri  preferiamo l’esempio di realtà virtuale ( Matrix) e computer.

Va precisato che l’esempio allegorico del computer è molto calzante, ma è sempre e solo, un modello.

In realtà quello che esiste è solo un onda portante  modulata che è l’universo stesso  che conosciamo. L’universo composto da miliardi di galassie è  un’onda portante, che supporta vari tipi  di modulazione.  Ogni modulazione crea un oggetto. Ogni oggetto ha una sua frequenza e una sua intensità.

ondaportante

A differenza di quanto siamo abituati a percepire, in alchimia la realtà è qualcosa di fluido. Pertanto gli alchimisti ritengono di poter tramutare gli elementi da uno all’altro.

Personalmente ho visto anche oggetti complessi trasmutarsi in mano mia.

Secondo questa scienza per trasmutare un elemento in un altro occorre realizzare un “ giusta frequenza”, che  è  l’essenza stessa dell’elemento. Gli alchimisti dicono che occorre “sentire” l’essenza dell’elemento,  si tratta di una percezione allargata rispetto ai 5 sensi con cui siamo abituati a descrivere le sensazioni. Durante la trasmutazione l’alchimista  “percepisce”  la modulazione sull’onda portante che crea l’oggetto,  entra in risonanza con essa,  poi  sovrappone  la nuova modulazione relativa all’elemento che vuole ottenere. Egli deve fare una sorta di imprinting  sulla modulazione dell’onda portante, una vera opera di  “modulazione-creazione”. Pertanto per ottenere la trasmutazione egli deve essere  un abile ricevente e trasmittente. Fantastico vero?

Ma non è una cosa così semplice, perché in generale non siamo abituati a percepire la modulazione degli elementi, siamo abituati a fermarci al nome e alla descrizione dell’oggetto e non ne penetriamo l’essenza. Per operare una trasmutazione l’alchimista deve possedere una sorta di volontà e determinazione mentale elevata che corrisponde nel mondo fisico ad “energia” (energia va intesa in senso lato).

Quando un uomo riesce nell’operazione di cambiare una cosa in un’altra viene denominato “attivatore”,   in alchimia si dice che ha realizzato la “grande opera”.

In genere gli adepti si dedicano ad ottenere l’oro derivandolo da altri elementi. Per raggiungere questo scopo devono sottoporsi ad un duro lavoro su se stessi.  Alcuni dei punti su cui devono focalizzarsi è : un innalzamento della capacità di attenzione, devono adottare  un atteggiamento impeccabile,  rafforzare la propria forza di volontà; devono  poi lavorare su aspetti interiori quali  la cancellazione  dei traumi, dei desideri inutili fare insomma una  pulizia interiore, altri elementi sono l’arresa, il raggiungimento di uno stato di silenzio interiore che viene  detto “fermare il dialogo interno”.

Questi concetti non sono bagaglio comune al nostro modo scientifico di pensare. Personalmente  mi trovo in una posizione di NON accordo con la grandissima totalità delle persone. Solo tra alchimisti, o sciamani o altre scuole esoteriche mi ritrovo.

Ho personalmente verificato la possibilità che un essere umano dotato di “surplus energetico”  è in grado di modificare la materia con la sua volontà, trasmutando oggetti anche complessi in altri.

La cosa è simile all’opera di un abile programmatore, che  riesce a modificare  un oggetto sullo schermo, avvalendosi della sua abilità di conoscere il linguaggio del computer. Egli riesce a ritrovare il file espresso da una stringa numerica binaria e a riprogrammare il file.

Modello alchemico:

Come detto, in Alchimia l’universo conosciuto ha per base un’onda portante, e gli elementi materiali sono come segmenti di modulazione. Se un onda portante fosse vista come una retta infinita, allora ogni elemento chimico sarebbe  l’equivalente  di  una particolare deformazione della retta stessa.

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L’onda portante è una retta infinita, ad ogni deformazione corrisponde un elemento chimico o un oggetto.

Si possono creare modulazioni operando su molte dimensioni. Ogni universo  ha un certo numero di dimensioni , che differiscono  per qualità e quantità da un universo all’altro.  Quindi ogni universo ha la sua onda portate con le sue peculiarità.

Questa modulazione veniva spiegata nei tempi antichi prendendo come esempio il suono, quindi si diceva che esisteva un suono particolare abbinato all’oggetto il suono e l’oggetto erano la tessa cosa, oggi si fa l’esempio di onde elettromagnetiche  che sono più conosciute.

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Possiamo pensare per esempio all’idrogeno abbinato al suono ottenuto pronunciando la vocale “i”, mentre l’alluminio sia abbinato alla vocale “a”, Nichel alla vocale “o”, e così via.

Supponiamo di avere una miscela di vari materiali che vengono sottoposti ad un altissimo voltaggio per un tempo brevissimo (che viene comunemente definito “impulso Tesla”). L’impulso crea uno scossone su tutta l’onda portante, una sorta di brevissimo terremoto che fa oscillare gli oggetti presenti.  L’onda portante  tende  sempre a riportarsi in equilibrio, quindi dopo lo scossone il sistema ha bisogno di un certo tempo per ritrovare un nuovo equilibrio, pertanto va lasciato in quiete e non deve essere sottoposto ad altri impulsi.

Immaginiamo ora di introdurre un  treno d’onde dotato di un suono particolare che potrebbe essere per esempio intermedio tra “a” e “o” . Esso potrebbe agire similmente ad un catalizzatore che favorisce la trasmutazione verso il suono “a” oppure “o” utilizzando un effetto di “risonanza” che trascina l’onda che sta cercando di trovare un nuovo equilibrio, verso una direzione specifica.

cimatica

L’impulso Tesla  creerà una destabilizzazione che  dovrà essere compensata e il concomitante treno d’onda “sonoro” che creerà   la strada più breve per ripristinare l’equilibrio.

Possiamo utilizzare  opportuni treni d’onda che nel momento del disequilibrio possano spingere  la  stabilizzazione di elementi che sono “in divenire” verso una specifica direzione.

Supponiamo che  in una miscela sia presente un 30% di Nichel e 70 % di Alluminio, che vengono sottoposti ad un impulso Tesla; se il treno d’onda catalizzante, spinge nella modulazione sonora di tipo Nichel alla fine potremmo avere 31% di Nichel e 69% di Alluminio unitamente ad un possibile residuo di energia di disavanzo.

Questo eventuale disavanzo è dovuto al fatto che difficilmente la variazione è esatta . E’ più facile che ci sia  un’energia in surplus da smaltire  in forma di  come calore, luce, elettricità, suono…

Per  ottenere il massimo risultato, l’operatore deve operare in via sperimentale su varie miscele fino a trovare quella  con  opportune  elementi che realizzano lo scopo cercato.

Per ogni miscela esiste  un treno d’onda che realizza il massimo rendimento (da noi voluto, per esempio produce il massimo calore.)

Se vogliamo possiamo cercare il treno d’onda che  produca la massima luce. Non c’è limite alla sperimentazione di miscele e treni d’onda. Tutto dipende da cosa si vuole ottenere.

La variazione  è sul treno d’onda cattalittico (imprintatore), mentre l’impulso Tesla è costante, deve essere solo stretto e intenso.

Oscilloscopio1

Vi sono alcuni filmati del test in cui si può vedere bene l’impulso Tesla che si evidenzia  come bagliore luminoso  che si presenta periodicamente a intervalli di circa  8 sec in un punto di contatto del reattore. L’impulso è accompagnato da un suono che ricorda lì innesco di una scarica piezoelettrica (simile a quello che usiamo comunemente per accendere il gas). In questa foto si vede il dettaglio illuminato da una luce verdastra.

Impulso di potenza

Il filmato completo è visibile qui.

Dal filmato si evince che l’impulso di potenza (impulso Tesla) è seguito da un periodo ( 4 sec)  di treno d’onda, da un periodo altrettanto lungo di quiete per poi ripartire con un nuovo impulso di potenza.

sequenza pilotaggio

E’ importante comprendere  che  lo scossone causato dall’impulso, non trasmuta in se stesso l’elemento. Infatti gli elementi di base  sono  assolutamente stabili  e immutabile nella  condizioni di temperatura e pressione in cui si trovano. Per comprendere cosa succede, è  necessario fare un salto di  prospettiva. Si deve comprendere che  l’oggetto non è reale in se stesso, ma esso esiste nella sua essenza  come matrice organizzativa che sta  a monte (superstringa).

L’elemento è costituito da una matrice, simile ad un file che lo governa e contraddistingue che si puo’ considerare come una specie di DNA.

Una volta che si comincia ad entrare in questa strana logica si possono aggiungere varianti con nuove comprensioni.

Bisogna comprendere che quando  gli elementi si “rammolliscono” nella loro concretezza, sotto l’azione combinata di impulso Tesla e  treno d’onda catalitico,  essi si trovano alla presenza di molti altre treni d’onda che possono a loro volta influenzarne il riequilibrio. Infatti in linea di principio tutti gli oggetti nelle vicinanze sono presenti in misura variabile come onda catalitica di disturbo.

In particolare occorre rendersi conto che è presente un’onda catalitica importantissima generata consciamente o inconsciamente dagli esseri umani tramite la loro intenzionalità ed energia. In particolare da quegli esseri dotati di surplus energetico e sensibilità acuta che possono agire  come “attivatori” volontari o involontari.

Questa che sembra la cosa più incredibile è  la cosa che mi è stata mostrata per prima quando ho iniziato la via alchemica.

Io ho visto molte volte tramutare in mano mia oggetti, confermando il fenomeno con  foto, bilance e quant’altro.

Quando accadeva il fenomeno non avevo nessuno vicino, e le macchine fotografiche hanno comprovato che non avevo visioni illusorie, ho usato anche un videoregistratore a nastro in bianco e nero, anni 75 o giù di lì.

Questi esperimenti non erano realizzati con il supporto di macchinari o altro,  ad operare c’era solo la volontà dell’attivatore.

Il mio Maestro di alchimia fece in modo di soddisfare la mia esigenza scientifica di verifica certa, in modo da farmi comprendere che la realtà non è così determinata e immutabile come ero abituato a credere.  Con queste esperienze scardinò  la cristallizzazione dovuta alla cultura scientifica che mi apparteneva e che mi continua ad appartenere, preciso che al tempo ero già laureato in Fisica  in quel di Padova.

L’esperienza fu durissima, mi sentii crollare il mondo addosso,  lo dissi al mio Maestro.

Egli mi diede l’incarico di una vita: “comprendi e trova il modo di donare intelligentemente l’informazione.”

Sembra una favola vero? Sembra un vaneggiamento, la fantasia di un sognatore!   Ho un sacco di testimoni, ma conta poco. Difficile anche solo ipotizzare che sia tutto vero, ma è così. Mi spiace per voi gente la fuori. Posso essere certo di quello che ho personalmente sperimentato, ma ovviamente non posso essere certo per la totalità della teoria sul Qx.  Dal mio punto di vista quadra tutto così bene che mi sembra impossibile esistano altre spiegazioni.

Non pretendo di essere creduto sulla parola, sarebbe antiscientifico, aprirebbe una fessura pericolosa in cui ciarlatani, idealisti, sedicenti maghi ecc avrebbero buon gioco. Quindi   capisco PERFETTAMENTE se non mi credete, ma  devo ribadire ciò che ho visto con ASSOLUTA certezza. (Se qualche coraggioso ne vuol sapere di più mi trovate su You Tube “Dalla Fisica a Sciamanesimo 1°”)

Tornando al Qx e all’impulso Tesla, mi chiedo come avrà fatto Rossi a generarlo e/o mascherarlo.

Quando si pilotano  con tensioni altissime ci sono scariche notevolissime e sviluppo di luce e calore da smaltire. Forse sta qui la spiegazione della necessità di raffreddare l’apparato di pilotaggio del Qx.

continua con “teoria del calidoscopio” 

 

 

Storia fusione fredda

introduzione

l’alchimia ci racconta da millenni delle capacità umana  di trasmutare gli elementi  “a bassa temperatura” . Con l’avvento del metodo scientifico, gli scienziati hanno  progressivamente irrigidito il loro atteggiamento verso l’ignoto. Se  in un primo momento si trattava di una posizione equilibrata  che ha portato  ottimi risultati di metodo, di stabilità delle informazioni, con  progressi per la società, nel tempo l’atteggiamento si è via via irrigidito su posizioni scettiche e miopi.   Così facendo si è  di fatto bloccato il libero pensiero e la possibilità di   sviluppo di tecnologie basate su interpretazioni nuove ed alternative della realtà. La lobby  accademica, come i mandarini di epoca passata, per paura di perdere  controllo e   vantaggi derivanti dalla posizione sociale di gestori  della cultura,  si sono comportati  come una sorta di novella casta sacerdotale. Le varie  scienze,  ma in particolare la fisica si è  trincerata dietro a  dogmi, che dovevano essere accettati senza contradittorio più per fede che per altro. Per  entrare a far parte di questa cerchia, si doveva in un certo senso giurare fedeltà ed obbedienza a questi principi, senza farsi troppe domande, come atto di fede assoluta. E soprattutto era proibito   assaggiare la mela dell’ albero della  “scienza di confine”, pena l’allontanato e la derisione o se non  addirittura la reclusione come  pazzo . Questo atteggiamento ha fatto si che dopo le brillanti scoperte  della fine 800 primi 900, la fisica si sia arenata e non sia riuscita a fare il necessario salto di qualità, per permettere all’essere umano di capire profondamente la realtà che lo circonda. Ma quel  che è peggio lasciando alla maggior parte delle persone che non approfondiscono l’argomento,  in un senso di letargia mentale e appagamento, dovuta alla convinzione errata  che la nostra scienza sia  già in grado di dare delle risposte efficienti  su tutto, e che chi cerca di fare ricerche innovative sia un novello Don Chichotte  che sta solo perdendo tempo combattendo contro i mulini a vento. 

Un amico, fisico renitente, che da 30 anni si interessa di questi argomenti, mi ha sottoposto questo documento, che dà una spiegazione “non allineata” all’effetto della fusione fredda :

ENERGIE

Le due più importanti parole della fisica sono: Forza ed Energia.

La forza è dinamica, legata al cambiamento, infatti questa grandezza fisica cerca di modificare l’ambiente.

L’energia ha un comportamento più statico, quando un corpo acquista o perde energia il suo aspetto cambia di poco.

Per esempio una massa che acquisisce energia potenziale non cambia di aspetto ma è solo la sua posizione a variare.

Anche una massa che acquista energia cinetica non cambia di aspetto ma solo di velocità.

Un condensatore elettrico carico non appare differente da uno scarico. Insomma l’energia che entra ed esce da un oggetto lo fa quasi di nascosto.

La proprietà più importante dell’energia è quella di conservarsi.

Da questo punto di vista la fisica divide le energie in due categorie:

–        quelle che si possono trasformare una nell’altra in modo reversibile;

–        quelle che non sono in grado di farlo.

Consideriamo una palla di gomma perfettamente elastica che cade dall’alto. Quando la palla è in alto possiede energia potenziale, man mano che scende l’energia potenziale si trasforma in cinetica, quando tocca terra la palla si deforma e l’energia si trasforma in energia elastica, quindi l’energia elastica si trasforma in cinetica e la palla risale acquistando energia potenziale. Se non intervenissero le energie dissipative dovute agli attriti la palla rimbalzerebbe all’infinito.

Le energie dissipative tendono a trasformare qualsiasi energia in calore. Il calore è una forma di energia paragonabile ad un buco nero che ingoia tutte le energie. Il calore non può trasformarsi totalmente nelle altre forme di energia, solo una parte del calore può essere convertita.

Il risultato finale è che il calore totale dell’universo tende ad aumentare.

Ci sono poi altre forme di energie che possiamo definire con il termine di “energie sottili”. Questo termine è molto usato soprattutto nel campo esoterico. Una volta un mio compagno d’università mi chiese se sapevo definire queste misteriose energie di cui tutti parlano, ma che noi non avevamo mai studiato a scuola.

Gli risposi così: “Considera due libri identici fino all’ultimo atomo. Nel primo libro l’inchiostro forma solo un grande macchia nera, nel secondo libro l’inchiostro compone frasi, parole, concetti per esempio potrebbe contenere tutta la teoria per fare una bomba atomica. Ebbene fisicamente e chimicamente i libri sono identici ma non mi dirai che il secondo libro non ha energia! Poiché per definizione l’energia è la capacità di far produrre un cambiamento nell’universo dovrai convenire che possedere l’informazione sulla costruzione della bomba atomica modifica le cose.”

Con l’avvento dei computer ci siamo resi sempre più conto che l’informazione è una forma di energia non grossolana, non visibile, non facilmente comprensibile cioè “un’energia sottile”.

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Capitolo 1 

Ho potuto visionare un’ottima traduzione di un articolo di A. Lindemann. Nell’articolo si citano altre due fonti: Gerry Vassilatos ed Eric Dollard.

Vassilatos ha riportato accuratamente la storia delle scoperte del grandissimo ingegnere Nikola Tesla, padre dell’attuale distribuzione di corrente alternata con oltre 700 brevetti.

Eric Dollard è stato il primo di questa generazione a capire veramente il lavoro di Nicola Tesla sulle correnti a impulso, e ha ripetutamente dimostrato questa conoscenza con un apparato sperimentale.

Dalla lettura delle esperienze di Tesla emerge la seguente impostazione teorica.

Esiste un livello di materia formato da particelle più piccole dei Quark.

Le particelle che appartengono a questo livello, sono più piccole del quark per diversi ordini di grandezza. Sotto un certo punto di vista, si può affermare che queste particelle formano quello che è chiamato “etere” la cui esistenza è messa in dubbio dalla fisica classica.

Vista la loro dimensione piccolissima, esse sono in grado di penetrare tutta la materia.

Così come le particelle più grossolane tipo elettroni, protoni… sono considerate sia onde che particelle, a maggior ragione anche queste possiedono tale dualità.

Queste particelle formano il substrato di tutto questo universo materiale e rappresentano il piano zero, cioè le fondamenta su cui poggia l’intera struttura della materia.

Nikola Tesla dimostra di poter isolare l’etere dal resto della materia e ne studia le caratteristiche. Aggiungiamo a questo la seguente stupefacente dichiarazione di Tesla, riportata nel numero di giugno 1900 del Century Magazine (pagina A145):

 

“Qualunque cosa possa essere l’elettricità, è un dato di fatto che essa si comporta come un fluido incomprimibile e la terra può essere vista come un’immensa riserva di elettricità…”

 

Considerando che Nikola Tesla è l’inventore del sistema di distribuzione elettrica polifase usato oggi in tutto il mondo, è incredibile che egli affermi di non sapere cosa sia l’elettricità, ma che essa si comporta proprio come un fluido sotto pressione! Questa interpretazione dell’elettricità, naturalmente, è completamente fuori dalla visione accettata. L’affermazione di Tesla che l’elettricità si comporta come un fluido incomprimibile suggerisce la seguente domanda:

A quale fluido si sta riferendo?

Potrebbe essere questo uno degli enigmatici riferimenti di Tesla al gas eterico, come suggerisce Vassilatos?

Ipotesi.

Le leggi inerenti a questo etere potrebbero essere:

1) L’elettricità ha due componenti:

a) un elemento fluido, sottile che fa da supporto;

b) un elemento più grossolano costituito dalle cariche elettriche note.

Un primo paragone potrebbe essere dato dall’immagine di un fiume su cui galleggiano delle sfere che si muovono perché trasportate dalla corrente.

Le pareti degli argini e il letto del fiume sono il filo di rame su cui viaggia l’elettricità.

L’acqua, formata da molecole piccolissime, funge da agente di trasporto e corrisponde all’etere.

Le palle galleggianti sono le cariche elettriche trasportate.

La fisica attuale, considera solo le palle in movimento. Tesla prende in considerazione anche il secondo elemento: l’acqua.

2) Le cariche elettriche sono trasportate dall’etere.

Il movimento della parte eterica precede il movimento delle cariche elettriche più grossolane.

E’ come se gli elettroni della fisica classica non avessero una loro capacità di movimento, ma possano solo essere trasportati. Ecco quindi che si deve creare un flusso eterico, (una corrente d’acqua) che si incarica del loro trasporto.

In fisica noi stabiliamo che una differenza di potenziale applicata ai capi di un filo di rame, spinge le cariche a muoversi da una parte all’altra.

Noi ipotizziamo qui che sia l’etere a ricevere l’ordine di muoversi, non le cariche elettriche; queste vengono pensate come esseri senza gambe che necessitano del trasporto fatto dal flusso eterico.

Sembra una differenza insignificante ma in realtà crea dei fenomeni diversi.

La principale differenza sta nel fatto che se noi riusciamo a creare una corrente eterica senza usare come causa una differenza di potenziale, potremo avere un movimento delle cariche elettriche senza che ci sia una differenza di potenziale a generarlo.

Mi rendo conto che questa sottigliezza non è facile da assimilare. Riprendiamo il paragone del fiume.

In un fiume l’acqua scorre perché c’è un dislivello. Maggiore è il dislivello, più velocemente scorrerà l’acqua. In elettricità il dislivello è chiamato differenza di potenziale, (si misura in Volt). Il dislivello è creato dalla presenza delle cariche elettriche stesse.

Con una visione molto umanizzata, potremmo pensare che alla fine del fiume ci siano tante belle ragazze (elettroni), all’inizio del fiume ci sono tanti bei giovanotti (protoni). Il desiderio di riunirsi crea il movimento. Più alto è il desiderio più alto è il dislivello. In fisica diciamo che aumentando il numero di cariche elettriche, aumentiamo la differenza di potenziale.

Il numero di cariche elettriche sono quindi sia la causa che provoca la pendenza del fiume, sia l’effetto consistente nel numero di cariche trasportate lungo il fiume.

In conclusione poche cariche provocano poco dislivello e poca corrente, tante cariche …

Nella nuova visione si può teorizzare che il movimento del fiume non debba essere necessariamente creato da un dislivello, ma che il fiume venga obbligato a scorrere anche in una pianura, semplicemente perché abbiamo usato una pompa artificiale che crea la corrente.

Non sono più necessarie le cariche elettriche come agente causativo.

D’altro canto una volta innescata la corrente con una pompa, eventuali cariche elettriche presenti nel fiume vengono trasportate. Esse non sono più la causa del loro movimento, bensì sono solo effetto passivo di un’altra causa.

3) Effetto mandria in corsa.   Quando si manda corrente ad un circuito elettrico, succede che l’etere, dotato di massa inerziale nettamente inferiore rispetto alle cariche elettriche, parte per primo, si muove più velocemente e sembra quasi vada ad occupare istantaneamente tutto il percorso. Ma non è seguito con la stessa velocità dalle cariche elettriche dotate di massa inerziale di gran lunga maggiore. L’etere allora sembra tornare indietro, proprio come chi ha perso qualcosa per strada e torna sui suoi passi. Se però dietro c’è una grossa quantità di cariche che spingono alle spalle, l’etere non ce la fa a ritornare indietro; ne risulta una compressione di etere nel circuito elettrico che viene irrorato. Questo accade solo per un piccolissimo istante al momento dell’impulso di accensione.

Esiste quindi un tempuscolo X durante il quale nel circuito che riceve l’elettricità c’è più etere di quanto gli spetti. In pratica è come dire che in quel circuito doveva arrivare una quantità 100 di etere e 30 di elettroni; ebbene per un tempuscolo X è presente una quantità 300 di etere e 20 di elettroni. E’ arrivato più etere di quello che serviva. Subito dopo si ripristina l’equilibrio.

Il tempuscolo X in genere è praticamente uguale a zero. Se però c’è una forte spinta da dietro il tempuscolo diventa apprezzabile, perché l’etere in surplus che cerca di tornare indietro per ripristinare l’equilibrio si trova una specie di mandria già lanciata in corsa. In una mandria di bufali in corsa che trova un ostacolo improvviso, gli animali in testa al gruppo non riescono ad arrestare la corsa anche volendolo. Pertanto questo effetto lo chiameremo MANDRIA IN CORSA.

 4) Effetto gregge

 

L’etere libero cerca la compagnia dei suoi simili, e tende ad aggregarsi.

Qui c’è la prima grande differenza con l’elettricità. (Nella fisica quantistica i bosoni  si comportano in modo simile)

Se mettiamo 4 cariche elettriche dello stesso segno su un conduttore; esse si dispongono in modo da allontanarsi il più possibile l’una dall’altra.

Se mettiamo 4 cariche “eteriche” dello stesso segno, tendono a riunirsi più che a respingersi.

Più precisamente più sono simili più si attirano. Ricordano un po’ il mercurio che tende a riunire le piccole gocce in una sola più grande. Secondo l’antico detto alchemico “ il simile attira il proprio  simile”

5) Conduzione dell’etere

 

L’etere si può propagare ovunque, potendo penetrare qualsiasi materia. L’etere ha però delle preferenze: ama di più i buoni conduttori, o meglio il materiale che lui attraversa più volentieri è chiamato buon conduttore elettrico.

L’etere preferisce star lontano dal magnetismo; il ferro soprattutto se magnetizzato non risulta per lui un buon conduttore. L’acciaio inox 18/10 è invece gradito in quanto ha perso le proprietà magnetiche.

In particolari circostanze l’etere può muoversi liberamente, non rispettando la geometria euclidea.

6) Aspetto bipolare dell’etere

 

La materia eterica può suddividersi in una prima classificazione, come composta da due tipi differenti di particelle. Chiameremo le due particelle eteriche “orgone YANG” e “orgone YIN” (vedi capitoli seguenti)

7) Effetto arcobaleno

 

L’etere è formato da particelle aventi una vasta gamma di frequenze vibratorie.

Le vibrazioni più basse appartengono ad un etere con comportamenti più vicini alla fisica classica. L’etere formato da particelle con vibrazioni più elevate, presenta un aspetto più marcatamente ondulatorio, ma soprattutto risente maggiormente “dell’imprinting psichico.”

8) Effetto imprinting omeopatico

L’etere libero può ricevere istruzioni, comandi, qualità.

Se l’etere attraversa un oggetto materiale, tende ad acquistarne le qualità!

Come accade quando della luce bianca diviene azzurra se attraversa un vetro azzurro, così è per l’etere.

Ricorda molto una cellula staminale che riceve un imprinting ed è sollecitata a realizzare qualcosa di ben preciso.

L’imprinting è in relazione con la frequenza di vibrazione.

L’imprinting può venire da una forma, da un colore, da un suono, da un campo elettrico… ma soprattutto dall’intenzione, stati d’animo, emozioni di un essere vivente.

Due sono gli imprinting fondamentali:

Il Sole genera particelle che ne trasportano le qualità: ho chiamato tali particelle “orgoni YANG”.

La Terra assorbe e riemette le particelle ricevute che ne trasportano le qualità; ho chiamato queste particelle “orgoni YIN.”

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Capitolo 2

IPOTESI DI TESLA 

L’idea di Tesla è che l’elettricità abbia due componenti.
– La componente classica conosciuta, rappresentata dalle cariche elettriche in movimento, che creano i campi elettrici e magnetici.
– E una seconda parte, più nascosta,. invisibile, che però è, per così dire, la “mamma” della prima.. E’ qualcosa che modifica lo spazio e permette alle cariche di muoversi. Immaginate un aratro che tracci un solco e una palla che vi entri seguendo l’aratro in discesa.

Questa seconda strana energia, io l’ho chiamata energia eterica giacché l’etere è un elemento immaginato molto sottile. Molti altri si sono accorti di tal energia, William Reich la chiamò “energia orgonica” visto il tipo di interazione che ha visto nella biologia. Possiamo chiamarla Energia radiante di Tesla.

Consideriamo ora il circuito che Tesla chiamò disgregatore, il nome esprimeva l’idea della disgregazione, o separazione delle due componenti.

Si vede in arancio due fili a bassa resistenza in giallo, che portano la corrente continua alla spira rossa detta disgregatore.
Il termine “disgregatore” coniato da Tesla, sta ad indicare qualcosa che toglie l’aggregazione, cioè separa per qualche attimo le due componenti che secondo Tesla formano l’elettricità, insomma disgregano!
C’è poi l’interruttore che chiude il circuito. Poiché il fenomeno si evidenzia con grandi tensioni e correnti, l’interruttore avrà necessariamente una forte scintilla al momento della chiusura. Certo per piccole tensioni la scintilla non è visibile (ma c’è); in tal caso il fenomeno è poco evidente, per non dire trascurabile.
Qui consideriamo solo il caso che ci sia scintilla.

campi disgregatore

Ci sono due posti dove l’energia è separata,
1° nella scintilla di scarica
2° all’interno della spira (in rosso) che forma il disgregatore vero e proprio.

Disgregazione nella scintilla di scarica.
In giallo c’è l’energia di Tesla (energia eterica) che viaggia più veloce. Apre la strada alla venuta alle cariche elettriche.
In nero le cariche elettriche vere e proprie (o meglio il campo da esse generato) si muovono sfasate ed in ritardo viaggiano più lente.
Per un piccolo istante abbiamo la separazione tra i due fronti di movimento che finiscono con il trovarsi in due zone dello spazio differenti.

Stesso discorso vale per il disgregatore di spira (chiamato da Tesla semplicemente disgregatore)

campi disgregatore2

all’interno (e all’esterno) della spira si propaga il campo eterico e il campo elettromagnetico, sempre sfasati per via della differente velocità.

In definitiva in ambedue i casi c’è una separazione dei due aspetti., certo questo vale solo per brevi attimi, nel momento del cambiamento. Poi tutto torna normale.
Ora tutto sta a vedere come si può sfruttare questo effetto.

Possibili interpretazioni dei fenomeni descritti da Tesla

Vediamo un primo metodo per separare dalla comune elettricità l’etere, secondo il procedimento realizzato da Tesla.

Si sfrutta la proprietà denominata “Effetto mandria in corsa”.

Si prende un condensatore, si carica con un notevole voltaggio e si scarica molto rapidamente in un filo di rame molto grosso con alcune spire. Tesla chiama questo circuito col nome “disgregatore”, in quanto disgrega, separando l’etere dalla parte elettrica.

Caricato il condensatore, si procede alla scarica, chiudendo per un tempuscolo T il circuito, poi si riapre. Se T ha una lunga durata si crea un onda smorzata.

Il primo compito da risolvere è quello di ridurre il tempo T in modo da impedire il “ritorno dell’etere.” E’ come se si volesse operare solo nella parte di curva evidenziata.

Il contatto deve essere ampio per far passare più corrente possibile, ma rapidissimo. Occorre dare un “comando” all’etere di trasportare una grande quantità di cariche, cosicché moltissimo etere va a creare la corrente per il trasporto delle cariche. Ma occorre impedirne il reflusso.

Solo allora si ha l’effetto “mandria in corsa”;  le cariche che spingono dal retro bloccano in parte il rinculo dell’etere.

Per ogni circuito esiste un tempo Tmax (tempuscolo massimo); se si va oltre svanisce l’effetto in quanto l’etere fa in tempo a rientrare e ripristinare l’equilibrio.

Anche le cariche presenti nel condensatore hanno una criticità; esiste per ogni circuito una soglia.

minima di differenza di potenziale Vmin (voltaggio minimo), al di sotto del quale non si ha l’effetto. Questo equivale a dire che la mandria deve avere almeno un certo numero di animali. Tesla operava inizialmente con una quantità di cariche enorme assolutamente mortale.

Nel realizzare il circuito disgregatore, bisogna curare ogni costituente, apportando una modifica alla volta e controllando il risultato.

IL CONDENSATORE e l’alimentazione elettrica.

Qui occorre sperimentare praticamente per stabilire cosa va meglio.

Alcuni autori come John Bedini sostengono la necessità che l’alimentazione parta da un accumulatore, altri come i coniugi Correa propongono triodi e alimentazione normale da rete.

Il condensatore deve essere grosso ma capace di rilasciare le cariche molto rapidamente.

La forma va studiata. Cilindrica? Piana?

Conviene usare un gruppo di molti piccoli o uno grande?

Qual è il dielettrico migliore?

Uno spessore troppo piccolo delle armature crea resistenza?

Le armature devono essere di rame, alluminio, bronzo, ferro? (all’epoca di Tesla l’alluminio era poco usato)

La distanza del condensatore dal disgregatore deve essere necessariamente minima?

L’INTERRUTORE

Deve permettere una toccata e fuga ampia.

All’inizio Tesla usava un contatto mobile rotante, poi escogitò vari accorgimenti.

In primo luogo, c’è la prova che Tesla stava lavorando su circuiti con spinterometri nel tentativo di

raggiungere velocità di scarica sempre più alte.

tesla1

L’illustrazione sovrastante mostra un altro meccanismo di spinterometro.

In questo, Tesla sta soffiando aria calda attraverso un percorso della scarica della scintilla e, come indicato nel testo di accompagnamento, è presente anche un campo magnetico; dal momento che Tesla usava sia aria calda che un campo magnetico con lo spinterometro in questo apparato. Chiaramente stava cercando un’ampia varietà di possibilità per ottenere scariche di scintille più controllabili e, ovviamente, scariche di scintille DC ad alto voltaggio.

La figura sovrastante rappresenta uno dei molti brevetti di Tesla, intitolato “Controllore di circuito elettrico” (Electric Circuit Controller). Questo brevetto è molto interessante perché consiste in due motori elettrici, ognuno dei quali gira in direzione opposta all’altro, con uno spinterometro fra le due parti in movimento. È evidente che Tesla stava chiaramente cercando di raggiungere velocità più elevate di quelle che poteva ottenere facendo ruotare un solo elemento.

Questo è un chiaro esempio del lavoro di Tesla su un controller meccanico sugli spinterometri nel tentativo di aumentare la velocità, così come Vassilatos ha suggerito nel suo libro.

Certamente Tesla avrà pensato anche alle valvole termoioniche.

Un triodo potrebbe raggiungere tempuscoli di accensione veramente interessanti; purtroppo le valvole non portano la necessaria quantità di corrente, quindi andranno bene solo in alcuni casi.

LA SPIRALE DI RAME

La spirale deve essere a bassa resistenza, ogni spira introduce un’induttanza che compare al momento dell’accensione. Le spire sono quindi poche e ben distanziate,

Nei primi esperimenti, Tesla stava osservando semplicemente le scariche. Egli voleva vedere la massima scarica possibile. Egli cortocircuitava semplicemente alimentatori prima, condensatori dopo, usando pesanti sbarre di rame (aveva la potenza dei generatori delle cascate del Niagara a disposizione).

Più tardi, quando incominciò ad usare le spirali amplificatrici (avvolgimento secondario), si preoccupò di creare delle spire nell’apparato disgregatore e ne studiò accuratamente la forma.

Con l’introduzione del secondario, le caratteristiche dell’apparato cambiarono.

Per ottenere la massima scarica nel secondario, Tesla si accorse che conveniva avvolgere a spirale le spire del disgregatore primario, aggiungendo anche una concavità. Il centro della spirale viene tirato verso il basso. Il primario aveva pure una leggera conicità, la parte larga del cono verso la base di appoggio del disgregatore, la parte più stretta del cono verso l’alto.

L’estremità del filo del secondario veniva collegata a terra pesantemente. Occorre agganciare l’energia della terra Yin (Ighina utilizza 7 serbatoi interrati con un quintale di polvere d’alluminio ciascuna).

L’estremità del filo del secondario in alto veniva agganciata all’aria, non serviva solo per scaricare l’energia ma era un invito a uscire nei confronti dell’energia eterica che circolava nel grosso filo di rame (disgregatore).

E’ bene ricordare che Tesla non aveva alcuno strumento per controllare l’effetto, se non il suo corpo.

Tesla avvertiva sulla sua persona “un’onda d’urto particolare” ogni volta che c’era una scarica. Tale onda d’urto passava anche attraverso il vetro o altri schermi. Quindi egli modificava l’apparato al fine di avvertire la massima “onda d’urto particolare”.

Successivamente si accorse che poteva amplificare le scariche e “l’onda d’urto particolare”, aggiungendo un insieme di spire di rame sopra il disgregatore. L’insieme ricordava il trasformatore e veniva logico chiamarlo con quel nome, ma Tesla si sforzava di spiegare che era una cosa diversa con effetti differenti. Così le spire che noi chiamiamo “secondario”, egli le chiamava “circuito moltiplicatore”.

L’introduzione del secondario permette di amplificare il voltaggio, ma anche l’energia in gioco.

Ma da dove proviene l’energia in surplus?

Una prima risposta potrebbe essere che nel piano eterico non è rispettata la regola della fisica riguardo alla conservazione dell’energia. Ma personalmente sono poco propenso a questa ipotesi.Probabilmente è l’”effetto gregge” che fa aumentare l’energia. L’etere in surplus del disgregatore primario va ad avvolgersi sulle spire del secondario, e richiama altro etere dalla Terra o dall’aria.

Nel 1890, dopo un periodo di intensa sperimentazione e sviluppo del progetto, Tesla fece una scoperta più sorprendente, quando mise un solenoide di rame con una lunga singola spira vicino al suo disgregatore magnetico.

La bobina, lunga circa 2 piedi (60 centimetri), non si comportò come facevano i solidi tubi di rame e gli altri oggetti. La sottile spira venne rivestita da un involucro di scintille bianche. Ondulando dalla corona di questa spira, c’erano dei flussi bianco-argentei molto lunghi e simili a fluido, tenui scariche che sembravano essere considerevolmente aumentate di voltaggio. Questi effetti furono molto intensificati quando la bobina a spirale fu messa all’interno del cerchio del filo del disgregatore. All’interno di questa “zona d’urto”, la bobina a spirale fu circondata da un’esplosione, che rimaneva attaccata alla sua superficie, e risaliva la bobina fino alla sua estremità aperta. Sembrava come se l’onda elettrica venisse effettivamente tirata dallo spazio circostante per aggrapparsi alla superficie della spirale, una strana preferenza attrattiva. L’onda elettrica fluiva sulla bobina ad angoli retti rispetto agli avvolgimenti, un effetto incredibile. La lunghezza perpendicolare delle scariche che saltavano dalla corona del solenoide era incomprensibile. Con la scarica del disgregatore che saltava di un pollice (2,5 centimetri) nel suo alloggiamento magnetico, le scariche bianche tremolanti si innalzavano dal solenoide fino a una lunghezza misurata di oltre 2 piedi (60 centimetri). Questa scarica eguagliava la lunghezza esatta della bobina stessa! Era una trasformazione inaspettata e sconosciuta….

Tesla osservò inoltre che i fili di rame che avevano fatto da disgregatore subivano una strana modificazione. Se venivano immessi in olio per raffreddarli, cominciavano a emanare una strana specie di gas in modo perpendicolare alla superficie del cavo. Era come se i cavi fossero una spugna che aveva immagazzinato gas e ora lo rilasciava. A detta di Tesla il fenomeno era piuttosto vistoso ed assolutamente inconfutabile.

 

L’apparato amplificatore ci permette di creare uno strumento di misurazione dell’effetto, utilizzando tensioni meno forti. Si tratterà di regolare il circuito in modo che la scintilla avvenga con la massima distanza. Qui abbiamo il circuito disgregatore in rosso, che corrisponde al primario di un trasformatore. In nero abbiamo il secondario che ha lo scopo di asportare velocemente l’energia eterica “spremuta” dal primario sovra-eccitato. Va ricordato che la tensione applicata al primario è di molto superiore a quella che si potrebbe applicare normalmente se si lavorasse in corrente continua.

Il circuito primario pur ricevendo una tensione che lo farebbe fondere se fosse corrente continua, resiste in quanto tra un impulso e l’altro ha tempo di raffreddarsi. Va da sé che la frequenza degli impulsi deve essere quella di risonanza del circuito, ma la durata dell’impulso deve essere piccolissima come già spiegato.

Le variabili del primario sono: lunghezza del solenoide del disgregatore, forma del disgregatore, concavità, distanza tra spire, tipo e durata d’innesco, il condensatore fisso.

Il condensatore vicino al generatore serve ad alimentare un po’ il condensatore principale durante la scarica. I solenoidi servono a creare delle impedenze per mitigare i ritorni.

Ci sono due modalità di lavoro:

Impulso singolo nel quale si carica il condensatore, si scollega, si chiude il circuito.

Impulso multiplo nel quale si invia un treno di impulsi. Il condensatore deve essere continuamente ricaricato. In questo caso ci sono due tipi di tempi

Tx durata del singolo impulso che deve essere brevissima, Tr tempo di ripetizione o frequenza d’impulso.

Prima di continuare riporto qui le considerazioni fatte da A. Lindemann autore di alcuni libri su Tesla.

Da ora in avanti, desidero riferirmi a questo fenomeno come “all’evento Elettro-Radiante” e riassumere le sue caratteristiche come di seguito:

• L’Evento Elettro-Radiante è prodotto quando una corrente continua ad alto voltaggio è scaricata attraverso uno spinterometro e interrotta improvvisamente prima che si possa verificare qualsiasi rovesciamento di corrente.

• Questo effetto è di gran lunga aumentato quando la sorgente di corrente continua è un condensatore carico.

• L’Evento Elettro-Radiante abbandona i cavi e altri componenti del circuito perpendicolarmente al flusso di corrente.

• L’Evento Elettro-Radiante produce un voltaggio spazialmente distribuito che può essere migliaia di volte più alto del voltaggio della scarica di scintille iniziale.

• Esso si propaga istantaneamente come un “raggio simile a luce”, longitudinale ed elettrostatico che si comporta in modo simile ad un gas incomprimibile sotto pressione.

• Gli effetti Elettro-Radianti sono caratterizzati esclusivamente dalla durata dell’impulso e dalla caduta di voltaggio nello spinterometro.

• Gli effetti Elettro-Radianti penetrano tutti i materiali e creano “risposte elettroniche” in metalli come rame e argento. In questo caso “risposte elettroniche” significa che una carica elettrica si creerà sulle superfici del rame esposte alle emissioni Elettro-Radianti.

• Gli impulsi Elettro-Radianti più brevi di 100 microsecondi sono completamente sicuri da usare e non provocheranno shock o danni.

• Gli impulsi Elettro-Radianti più brevi di 100 nanosecondi sono freddi e causano facilmente effetti luminosi nei globi in cui c’è il vuoto (vacuum globes).

“L’Evento Elettro-Radiante” è essenzialmente “il meccanismo di guadagno” che Tesla scoprì essere alla base della sua Trasmittente Moltiplicatrice. È il fondamento della sua dichiarazione, secondo cui egli era capace di creare più energia in uscita di quella che utilizzava in ingresso per avviare il processo.

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Capitolo 3

Edwin Gray inventore di una macchina che produceva energia

Dalla fisica ricordiamo che l’elettricità si può produrre in molti modi:

– Per sfregamento. (Le prime macchine elettrostatiche sfruttavano questo metodo.)

– Per via chimica. (Pila di Volta)

– Per via magnetica (Dinamo alternatori)

– Per via termica. Se un estremo di un filo conduttore è scaldato e l’altro estremo è raffreddato, nel conduttore circola corrente.

– Per via fotoelettrica. (La luce stimola certi materiali ad emettere elettroni)

– Per induzione elettrica. (Si usano delle cariche per indurre la separazione di altre cariche in un corpo neutro… poco noto e poco usato)

–        …

In base al principio alchemico “tutto si assomiglia”; probabilmente l’energia eterica si può ottenere in altrettanti modi.

Su Internet si trovano descritti molti fenomeni di “free energy”; a volte sono ben documentati con filmati. In genere mancano di ripetibilità.

Mi spiego meglio, capita spesso che lo stesso individuo riesce a riprodurli; ma appena un altro individuo tenta di riprodurli per conto proprio autonomamente non ci sono risultati. Questo fatto dà la certezza che stiamo usando l’etere perché è solo esso che risente così tanto dell’aspetto psichico dello sperimentatore.

Negli esprimenti con l’etere, bisogna tener presente:

a) Lo stato mentale-emozionale dello sperimentatore, infatti coinvolge il suo eterico che si mescola agli altri eteri.

b) La carica eterica del posto dove opera, non tutti i luoghi sono uguali, alcuni sono ricchi di Yang (deserti caldi), altri di Yin ( ghiacciai) …

c) Gli oggetti che formano l’apparato hanno un loro etere, le lavorazioni e l’atteggiamento mentale con cui gli oggetti sono stati realizzati influiscono. L’alchimia prevedeva la purificazione di ogni singolo elemento. (Possono essere permalosi ? Ah Ah!)

Il tutto è complicato dal fatto che l’etere ha una gamma di frequenze vibratorie (“colori”) enorme, solo una piccola parte delle sue frequenze vibratorie (colori), si lasciano catturare con degli apparati meccanici. Ricordiamo che, secondo le teorie esoteriche delle varie scuole iniziatiche, il livello eterico, per sua natura, domina dal di dentro i piani successivi della materia; egli a sua volta è probabilmente dominato dai sottostanti piani.

Attualmente si può pensare a tre diversi tipi di modalità per produrre etere libero.

1°) Metodo Tesla originale, descritto sopra.

2°) Metodo a prevalenza di scintilla elaborato indipendentemente da Edwin Gray e dai coniugi Paulo ed Alessandra Correa

Il disegno di destra rappresenta l’apparato di Edwin Gray si può schematizzare così:

Triodo impulsatore di Edwin Gray

Il “Triodo impulsatore di Edwin Gray” apre e chiude il circuito in maniera molto rapida, viene usato un triodo. Entro ad una ampolla sotto vuoto (o in atmosfera di idrogeno?), una sbarretta di alluminio di opportuna resistenza, raffigurata in rosso, crea una scintilla con un altro elemento caricato negativamente.

Il condensatore in rosso è l’equivalente di quello usato da tesla. “2 microfarad” e “4000 V DC”.

Una (o due) superficie di alluminio o acciaio inox circonda la scintilla e raccoglie l’etere separato, l’etere raccolto viene mandato a terra attraverso un solenoide aereo, un condensatore e una pila.

Questo permette all’etere della terra di risalire e fondersi col nuovo etere appena prodotto, moltiplicandolo o semplicemente forse serve a richiamarlo in modo che sia invitato ad uscire dal triodo (idea personale).

Infine un circuito secondario preleva energia realizzando un trasformatore aria aria.

Edwin Gray diede ampie dimostrazioni pubbliche di grandi quantità di energia ricavabili. Venne bloccato dalla magistratura mentre stava realizzando un’auto che andava senza benzina.

Simile è il generatore dei coniugi Correa, in grado di produrre molta più energia di quanto serve per alimentarlo.

Esempio di scariche  inspiegabili da un  cilindro che sfrutta il sistema Grey 

3°) Metodo a prevalenza di campo magnetico. Sono da annoverare tra questi il motore John Bedini di Kohei Minato e il generatore di monopoli di Pier Luigi Ighina.

Il motore John Bedini consiste in una batteria al piombo che alimenta un piccolo motore a CC, il quale fa ruotare una specie di dinamo magnetica; questa fornisce energia ad un dispositivo elettronico che invia impulsi sincronizzati indietro verso i terminali della batteria per la ricarica

Il motore fa girare il volano e dei magneti permanenti, le bobine sono fisse, e generano corrente che opportunamente raddrizzata va ad alimentare la batteria di destra e quando sta per scaricarsi alimenta la batteria di sinistra.

Il 26 aprile 2000, il consulente e ricercatore sull’elettromagnetismo Thomas Bea-den, tenente colonnello a riposo, ha rilasciato un articolo, “‘Spiegazioni sulla Formazione di Resistenza Negativa nelle Batterie di John Bedini”, disponibile nel sito web di Sightings: www.sightings.com/generaUresistors.htm.

 È preceduto da una lettera datata 27 aprile di John Bedini a Jeff Rense, conduttore del programma radiofonico Sightings. Bedini spiega perché Bearden ha scritto l’articolo: “È perché ho aiutato una bambina di 10 anni a vincere ogni premio scientifico in Coeur d’Alene…tutti i primi posti più un premio speciale in scienza con uno dei miei motori.

“Il motore funzionò per quattro giorni, senza fermarsi, a 4.000 giri al minuto. Azionò anche un generatore che produsse energia per tutto il tempo.

“Gli insegnanti di scienza impazzirono a questa dimostrazione, e vollero sapere come funzionava.

Esso sta funzionando in base ai principi elettromagnetici che lo scienziato serbo Nikola Tesla scoprì prima del 1900 nei suoi esperimenti a Colorado Spring. Sta funzionando per il fatto che il vuoto – il “vuoto” puro e semplice, per intenderci è pieno di fiumi e oceani di energia in subbuglio, proprio come precisò Nikola Tesla.

Per attingere da questa tensione l’enorme energia che vi è racchiusa, tutto ciò che occorre fare è di romperla con precisione e catturare le oscillazioni del vuoto che ne risultano. Il modo migliore per farlo è di colpire qualcosa di risonante che è racchiuso nel vuoto, poi catturare la tensione risonante del ronzio del vuoto stesso. (?…Certo non è di facile comprensione! Nota personale)

In altre parole, possiamo far risuonare qualcosa alla sua frequenza di risonanza e, se questo qualcosa è racchiuso nel vuoto, possiamo spillare la risonanza nella tensione del vuoto, senza attingere l’energia direttamente dal sistema integrato che facciamo risuonare nell’oscillazione.

(Qui è un po’ più chiaro e ammette sostanzialmente che il vuoto sottoposto a vibrazione risponda con una sua modificazione, forse nel tentativo di riportare l’equilibrio, la risposta non può che essere sfasata nel tempo rispetto alla causa che l’ha determinata. Probabilmente è questo sfasamento temporale che viene sfruttato per catturare la risposta vibratoria del vuoto)

Per iniziare, avremo bisogno di un grosso accumulatore per portare un sacco di ioni caricati nel sistema in cui desideriamo innescare l’oscillazione. Abbiamo bisogno di qualcosa che abbia una grande capacità e che contenga anche parecchi ioni. Una normale batteria riempita con elettrolita si presta bene.

Anche se non è una cosa risaputa, di solito una normale batteria al piombo ha una frequenza di risonanza ionica tra 1 e 6 MHz.

Tutto ciò che dobbiamo fare è scuotere e fare oscillare gli ioni nell’elettrolita alla loro frequenza di risonanza e calcolare correttamente il nostro potenziale di “innesco” e la corrente di “travaso”. Se continuiamo poi ad aggiungere potenziale per attivare il sistema, possiamo prendere tutto quel “potenziale” per trasformarlo in “elettricità free-energy”.

Sembra semplice, ma in realtà la messa a punto di questo generatore è delicata, perché si basa su sulla risonanza delle pulsazioni della batteria, sulla risonanza del sistema rotante, su quella dell’energia eterica del posto, e dell’energia eterica dell’operatore. Comunque varianti di questo generatore sono stati realizzati con successo da distinti operatori.

Motore di Kohei Minato

Un motore elettrico che utilizza magneti permanenti per produrre energia é l’incredibile novità di un inventore sulla quale gli investitori stanno sbavando…

Quando ricevemmo per la prima volta una telefonata da una collega eccitata che aveva appena visto l’invenzione più incredibile,  un motore magnetico che quasi non consumava energia elettrica, fummo così scettici che declinammo l’invito per andare a vederlo. Pensammo che se la tecnologia era così buona come mai non c’erano ancora dei clienti?

Ci dimenticammo dell’invito e dell’azienda per diversi mesi fino a quando il nostro amico ci richiamò.

‘Va bene,” disse. “Hanno appena venduto 40.000 pezzi ad una delle maggiori catene di grandi magazzini. Verrete a vederlo ora?”

In Giappone nessuno paga per 40.000 ventilatori senza essere ragionevolmente sicuro che siano funzionanti. (Marzo 2004)

Il motore è formato da un cilindro su cui ci sono due forti calamite permanenti, due solenoidi vengono usati come elettromagneti che spingono con impulsi brevi ma sincronizzati i due magneti permanenti, l’angolo di spinta è critico. Questo motore non produce più energia di quanta ne consuma, ma ha un rendimento incredibile.

Questi due progetti sfruttano la cattura dell’etere mediante un solenoide, in comune hanno il fatto che ci deve essere una elevata rotazione e quindi si lavora con impulsi rapidissimi.

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Capitolo 4

L’astrofisico russo prof. Nikolaj A. Kozyrev

Voglio qui ricordare la sensazionale prova scientifica che tutta la materia fisica è formata da un “etere” di energia invisibile e cosciente. Tale idea risale almeno agli anni ’50. Il rinomato astrofisico russo prof. Nikolaj A. Kozyrev (1908-1983) ha dimostrato senza ombra di dubbio che una simile sorgente di energia deve esistere; e il risultato di ciò fu che egli divenne una delle figure più controverse nella storia della comunità scientifica russa.

L’opera di Kozyrev sostiene, con grande rigore, che noi siamo in grado di visualizzare tutti gli oggetti fisici della materia dell’Universo come se essi fossero spugne immerse nell’acqua. In tutte queste analogie, dovremmo considerare le spugne come se fossero rimaste immerse nel liquido per tutto il tempo sufficiente affinché arrivassero ad essere sature. Tenendo presente questo, ci sono adesso due cose che possiamo fare con le spugne imbevute: possiamo decrementare il volume dell’acqua che esse contengono oppure incrementarlo, per mezzo di alcune procedure meccaniche molto semplici.

Vediamo ora come viene spiegata la procedura di prelevo dell’energia secondo questo autore.

1. decrementare: se una spugna imbevuta viene strizzata, raffreddata o ruotata, parte dell’acqua che essa contiene verrà rilasciata nelle vicinanze, diminuendo la sua massa. lasciando riposare la spugna subito dopo, la pressione dei milioni di piccoli pori viene alleggerita, portandola a poter nuovamente assorbire altra acqua e ad espandersi nuovamente entro la sua normale massa a riposo.

2. incrementare: possiamo anche pompare più acqua nella spugna in posizione di riposo, scaldandola (facendola vibrare), portando così i pori ad espandersi più della loro normale capacità ricettiva. In questo caso, dopo aver rilevato la pressione aggiunta, la spugna rilascerà naturalmente l’acqua in eccesso e si ritrarrà di nuovo alla sua massa a riposo.

Anche se potrebbe apparire impossibile alla maggior parte delle persone, Kozyrev ha dimostrato che scuotendo, facendo girare, riscaldando, raffreddando, facendo vibrare o rompendo oggetti fisici, il loro peso può essere incrementato o decrementato di piccole ma significative unità. E questo è solo uno degli aspetti del suo eccezionale lavoro.

Se torniamo alla precedente analogia, possiamo affermare che la materia si comporta come una spugna immersa nell’acqua. Se facciamo qualcosa che disturba la struttura della spugna, come strizzarla, ruotarla o scuoterla, essa rilascerà parte dell’acqua raccolta nell’ambiente circostante, inoltre se prima l’avevamo soprasatura di acqua, la quantità che ne uscirà sarà maggiore. Infine se si fa ruotare l’oggetto l’effetto sarà maggiore, perché la rotazione crea un “ibrido temporale” cioè i ponti di un disco in rotazione “stazionano” in tempi differenti a seconda della loro velocità. http://digilander.libero.it/kems/

Negli anni, tutti i seguenti processi sono stati scoperti allo scopo di creare in laboratorio un “flusso di tempo” di onde torsionali, dovute allo scompiglio da esse creato nei confronti della materia in queste forme:

* la deformazione di un oggetto fisico;
* l’incontro di un ostacolo da parte di un getto d’aria;
* il riempimento con sabbia di una clessidra;
* l’assorbimento di luce;
* l’attrito;
* la combustione;
* l’azione di un osservatore, come il movimento della testa;
* il riscaldamento o raffreddamento di un oggetto;
* transizioni di fase nelle sostanze (da ghiacciato a liquido, da liquido a vapore ecc.);
* scioglimento e mescolamento di sostanze;
* la morte delle piante per appassimento;
* radiazioni non-luminose da oggetti astronomici;
* improvvisi cambiamenti di coscienza nell’individui

A parte la problematica ultima voce riguardante la coscienza umana, possiamo vedere facilmente come ogni processo “disturbi” in qualche modo la materia, provocando così il rilascio o l’assorbimento di una certa quantità della sua “acqua eterica”, la qual cosa si adatta perfettamente alla nostra analogia della spugna. Ancor più importante è il fatto che una forte energia emozionale potrebbe causare una reazione a distanza misurabile, cosa che è stata ripetutamente provata non solo da Kozyrev ma anche da molti altri; tutto ciò porta sotto i riflettori i nostri concetti di fenomeni fisici e di consapevolezza. Tali concetti hanno fatto ancor più notizia dopo l’attacco terroristico agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, nel momento in cui Dean Radin e il suo team dell’Institute of Noetic Sciences sono stati in grado di misurare un tremendo mutamento nel comportamento di un certo numero di generatori computerizzati nei periodi immediatamente precedente e successivo rispetto all’attacco:

Figura 1.4. Dati forniti da Radin / INS che misurano un mutamento nella coscienza di massa l’11 settembre 2001
Ritornando alla più confortevole area della materia fisica, il lavoro di Kozyrev ha dimostrato che l’etere, che lui chiama i “campi torsionali”, può essere assorbito, schermato e qualche volta riflesso. Per esempio, lo zucchero può assorbire, una pellicola di polietilene può schermare, e altre forme di alluminio o specchi possono riflettere. Kozyrev scoprì che in presenza di simili flussi di energia, oggetti rigidi e non-elastici potevano manifestare cambiamento di peso, mentre oggetti flessibili ed elastici potevano mostrare cambi nella loro elasticità/viscosità. Kozyrev mostrò anche che il peso di una trottola cambiava in caso di vibrazioni, riscaldamento, raffreddamento o di corrente elettrica fatta passare attraverso di essa. Come possiamo osservare, tutti i precedenti comportamenti si adattano perfettamente alla nostra analogia della materia come spugna che rilascia o assorbe piccoli quantitativi di “acqua energetica”.

Uno dei più importanti rilevatori di energia “time-flow” usati da Kozyrev è la “bilancia di torsione”, ossia un giogo di bilancia in grado di ruotare liberamente se sospeso ad un filo. Come descritto nella prima pubblicazione di Kozyrev dell’anno 1971, la bilancia di torsione non possiede eguale bilanciamento in entrambi i lati, infatti un’estremità del giogo pesa 10 grammi e l’altra solo uno. Kozyrev sospese questo giogo ad un filo di capron di 50 micrometri di diametro e 5-10 cm di lunghezza. La corda era attaccata molto più vicino all’estremità più pesante del filo che a quella più leggera, in maniera tale da consentire al giogo di rimanere in una perfetta posizione orizzontale nonostante la gravità. Questo posizionamento creava anche una maggiore tensione al giogo, permettendogli di muoversi liberamente. L’estremità più leggera del giogo era collegata ad un indice, cosicché Kozyrev poteva misurare su un goniometro di quanti gradi il giogo si sarebbe mosso volta per volta.

Per evitare di essere influenzato dall’atmosfera, l’intero sistema era avvolto in una calotta di vetro cui tutta l’aria era stata eliminata per creare un vacuum. Ancora, Kozyrev circondò la calotta con una rete di metallo (simile alla gabbia di Faraday) allo scopo di eliminare tutte le interferenze elettromagnetiche.

E, quel che più conta, la sommità del filamento, cui la bilancia era appesa, era fatta vibrare meccanicamente da una fonte elettromagnetica.

“bilancia di torsione”

L’esperimento non era ritenuto valido qualora il giogo non fosse rimasto perfettamente immobile anche in presenza di extra-vibrazioni alla sommità del filo. Comunque, queste extra-vibrazioni che scuotevano a tratti la sommità del filo causavano una aumentata sensibilità alle vibrazioni esterne che si sarebbe riverberata nell’intero oggetto. Siamo allora in presenza di un disuguale set di pesi accuratamente sospesi ad un sottile filo in modo da rimanere orizzontali, che crea un sistema in grado di grande tensione, pronto a muoversi al minimo tocco. E’ qualcosa di simile alla potenza sprigionata da una leva che permette ad un uomo di sollevare la propria automobile con il semplice movimento del cric. Perciò, se a questo si aggiunge anche la tensione delle vibrazioni che si irradiano su e giù per il filo e nella bilancia stessa, si ottengono tutti gli ingredienti necessari a rendere il rilevatore estremamente sensibile alla pressione dal tocco leggero delle onde di torsione, tanto da poterne poi misurare l’effetto. Questo è uno dei modi più ingegnosi per catturare e rilevare queste forze. (Come altro esempio, si poteva mettere in moto un giroscopio in moto e quindi appeso ad una corda fatta vibrare).

Sotto alcuni aspetti questa extra-sensibilità si comporta nello stesso modo di un tavolo da hockey ad aria, in cui una superficie piatta e rettangolare viene bucherellata con diversi fori che fanno passare l’aria verso sopra. La partita viene giocata con un disco leggero e piatto che è colpito avanti e indietro da due giocatori. Se l’aria scorre attraverso il tavolo (come l’asimmetria della bilancia e le extra-vibrazioni sul filo negli esperimenti di Kozyrev), in tal caso la gravità del disco è neutralizzata da una forza superiore, che crea un equilibrio più delicato fra le due (forze). Il disco può rimanere perfettamente immobile una volta lasciato solo ma, se si introduce nel sistema nuova energia colpendo il disco quando l’aria è in movimento, allora il disco si sposterà molto velocemente e con il minimo sforzo. Se invece l’aria non circola, il disco si muove molto più lentamente e richiede molta più forza per essere messo in azione.

Accade nello stesso modo con i rilevatori di Kozyrev. Se non si include l’energia extra-vibrazionale, ci vorrà molta fortuna per poter osservare una reazione, in quanto la “spinta” delle onde di torsione non è sufficiente a muovere un oggetto stazionario. Molti scienziati che hanno tentato di ripetere gli esperimenti di Kozyrev spesso non vi sono riusciti, e ciò perché essi non consideravano importanti le extra-vibrazioni. Certamente non è possibile rilevare le onde di torsione con un pendolo se questo non è asimmetrico e/o se non si introducono vibrazioni alla sommità del filo. Un altro modo per visualizzare questo effetto può essere considerata la nostra analogia esposta nel prologo, nella quale la differenza fra una goccia d’acqua allocata in un metallo freddo viene opposta a quella goccia allocata in una padella calda. Le vibrazioni del metallo della padella faranno schizzare l’acqua attorno al tegame, divenendo parecchio sensibili ai più lievi cambi di pressione da ogni direzione.

Per i lettori più inclini alla spiritualità, è interessante notare che le dottrine degli Iniziati hanno sempre fatto riferimento al bisogno di “aumentare le proprie vibrazioni” per migliaia di anni se si vuole divenire capaci di percepire l’invisibile energia dell’universo. Come abbiamo dimostrato in alcuni dei nostri laboratori, in un arco di tempo relativamente breve un umano può essere portato a rispondere alla lieve pressione delle onde di torsione nella propria ”aura” attraverso il tocco. Con i più profondi addestramenti, come quelli descritti nelle opere di Rudolph Steiner o Carlos Castaneda, il campo energetico umano può essere alla fine visualizzato.

 

fonte: stazioneceleste.it, divinecosmos.com

Possibile applicazione della “teoria radiante” partita da Tesla sulla fusione fredda.

L’E-Cat di Rossi è avvolto dal mistero. Tutti si aspettano un catalizzatore, ma forse non esiste.

Dopo le ultime indiscrezioni emerse dalla Defkalion, si potrebbe fare la seguente ipotesi:

La cella del tipo E-Cat è composta da

1° un cilindro in acciaio inox riempito di polvere di nichel di granulometria intorno al micron, con forse mescolata anche della nanopolvere.

2° una barretta di tungsteno è posta al centro del cilindro sostenuta da due supporti ad alto isolamento elettrico, per esempio della ceramica.

3° il cilindro di acciaio è avvolto all’esterno da un riscaldatore, costituito da una resistenza elettrica, in grado di portare la temperatura ad almeno 500°C

4° dentro al cilindro oltre al nichel c’è l’idrogeno a pressione di 5 atmosfere (dati Defkalion, quello di Rossi arriva anche a 200 atmosfere, forse).

Procedura in fasi.

a) Fase iniziale si porta a 500°C la polvere di nichel sotto vuoto per eliminare impurità, (usando il riscaldatore esterno) vapore d’acqua…

b) Si introduce idrogeno a 5 atmosfere, poi mediante impulsi elettrici ad alta intensità inviati all’estremità della barretta di tungsteno lo si rende incandescente, in modo che a 3000°C l’H2 venga scisso in H

c) A questo punto dovrebbe cominciare ad esserci la produzione di calore. Si spegne il riscaldatore esterno e si mandano impulsi rapidi ma intensi (questa volta non ad alta tensione ma a massima corrente impulsata) vedi teoria del disgregatore..

d) La temperatura viene stabilizzata e controllata regolando il numero di impulsi a massima corrente inviati al tungsteno

Forse potrebbe esserci anche una tensione continua tra la barretta di nichel e il cilindro. Barretta di tungsteno positiva e superficie cilindrica negativa. In tal modo la polvere di nichel risulterebbe percorsa da corrente.

Considerazioni

–                  La polvere di nichel MOLTO probabilmente è mescolata a polvere di ferro o altro allo scopo di evitare la sinterizzazione. Può essere anche che venga aggiunta qualche polvere tipo rame, zinco in quanto aumenta il rendimento. La polvere introdotta potrebbe essere anche di granulometria opportuna, e potrebbero esserci elementi che facilitano la disgregazione dell’H2 in H a temperature inferiori ai 3000° del tungsteno.

–                  Il funzionamento dell’apparato che va contro tutte le conoscenze attuali potrebbe trovare la sua spiegazione proprio “nell’evento Elettro-Radiante”. Il tungsteno sarebbe l’apparato DISGREGATORE (primario) descritto da Tesla, mentre la polvere sarebbe l’apparato “assorbitore” per dirla alla Tesla (secondario).

Ho un dubbio:  le barretta di tungsteno forse è affiancata da una comune candela da auto che anche per mezzo della scintilla che crea la separazione dell’ H2 in H.

In alternativa ci potrebbe essere una piccola zona della barretta di Tungsteno con diametro opportunamente ridotto. In tal caso quando la barretta è sottoposta a iper-corrente a impulsi, quella

zona diventa incandescente a 3000° e questo, come sappiamo, è sufficiente a trasformare l’H2 in H.

–                 Infine è probabile che tra la barra di tungsteno e il cilindrico metallico esterno venga fatta transitare una corrente elettrica, in modo che la polvere di nichel sia attraversata da corrente.

–                  In effetti Celani e molti altri Vettore del forum compreso hanno notato che il fenomeno dell’adsorbimento dell’idrogeno in un metallo tipo, nichel, ferro o altro, viene facilitato se è attraversato da corrente.

Io ho provato, a ripetere l’esperimento descritto da Vettore nel forum. Lo descrivo brevemente Vettore riscaldava il nichel con un filo di ferro avvolto a spirale, che era immerso in atmosfera di idrogeno 1 bar. Il riscaldamento veniva pilotato da un controllo pulsato in continua, in modo da avere una data corrente, con il fine ultimo di avere una prefissata temperatura costante nel nichel.

Vettore si è accorto che il filo di ferro (mi sembra da 1 mm) abbisognava di sempre maggiore tensione per avere la stessa corrente. In più, forse per un caso, il circuito del solenoide del ferro finiva con entrare in una sorta di “risonanza” con la frequenza impulsiva. Vettore parla di un fischio che si sentiva distintamente a orecchio. Ad un certo punto improvvisamente il filo di ferro è passato dal rosso al bianco emanando un grande bagliore per alcuni istanti. Tanto che si è spaventato. Si è fuso tutto, il ferro ha perfino gocciolato!

Ho provato a far attraversare il filo di ferro comune, da corrente in atmosfera di idrogeno, ed in effetti la resistenza del filo cambia progressivamente. Il fenomeno del cambiamento della resistenza è noto nella fisica classica, anzi viene sfruttato per misurare l’adsorbimento dell’idrogeno nel metallo. Quello che esula dalle conoscenze attuali è la risonanza e l’incredibile bagliore.

Così, a naso, penso che il reattore E-Cat dell’ing. A. Rossi & del prof. Focardi, funzioni con la struttura 4° cioè senza scintilla interna ma solo calore a 3000° per la rottura dell’H2.

Quello della Defckalion invece è uno sviluppo successivo loro, e contiene anche una candela tipo automobile che crea una scintilla per dissociare l’H2. Poi però ci sarà anche la barretta di metallo che dato che non deve raggiungere  i 3000° potrebbe non necessariamente essere di tungsteno.

Di sicuro però dovrà essere sovra-eccitato impulsivamente come detto nella teoria.

Capitolo 5

Tre possibili livelli di fisica

L’universo potrebbe essere paragonato ad un gigantesco programma di un computer.

Ci potrebbero essere 3 differenti livelli di programmazione.

  • Livello originale che immagino corrisponda al linguaggio macchina. Livello dello Spirito
  • Livello derivato delle emozioni e desideri che immagino corrisponda ad un linguaggio più sofisticato tipo il vecchio Assembler. Livello eterico.
  • Livello della materia densa che corrisponderebbe alla programmazione ad oggetti tipo Visual Basic. Livello materiale o della fisica classica.

Attraverso i nostri sensi noi attualmente saremmo coscienti solo del piano fisico, è come se guardassimo lo schermo di un computer e pensassimo che le immagini che vediamo fossero l’unica realtà. L’uomo medio nulla saprebbe dei linguaggi di programmazione che creano le immagini.

        Le particelle del secondo livello. Livello eterico

Ora noi attraverso alle conoscenze derivate dalla fisica avremmo l’illusione di conoscere molto bene il piano fisico,  pensiamo di conoscere le leggi.

Può darsi però che questa sia  solo una parte della realtà cioè questa conoscenza è solo quella del terzo livello quello del Visual Basik , mancherebbe all’appello il secondo livello, cioè il piano eterico (del linguaggio  Assembler) e manca anche la conoscenza del il primo livello dello Spirito (linguaggio macchina).

La più piccola particella attualmente considerata dalla fisica è il quark o forse il fantomatico neutrino. Ebbene supponiamo che i quark siano a loro volta formati da una sub particella che chiameremo orgone,  proveniente dal piano eterico. Questa particella sarebbe la più grossa particella del piano eterico, ma la più piccola particella del piano fisico. Ipotiziamo che essa possa essere più piccola del quark di un fattore 1000 a 100000

La differenza fondamentale tra l’orgone e le particelle del piano fisico, sta nel fatto che mentre le particelle fisiche possono essere gestite solo con artifici meccanici e non con il pensiero,  l’orgone si gestisce  sia con il pensiero con la volontà con le emozioni che con strumenti meccanici.

Pier Luigi Ighina L’uomo che vedeva gli atomi

atomomagnetico.jpg

Ighina ha presentato questa foto, fatta con un particolare microscopio di sua invenzione.

Nella foto i 5 raggi bianchi sono descritti come 5 piccoli fiumiciattoli creati allo scopo di assorbire l’energia in eccesso che “l’atomo magnetico” acquisisce quando riceve luce. Ighina infatti sostiene che appena l’atomo è raggiunto dalla luce o da qualsiasi altra forma di energia, si mette in movimento e sfugge all’osservazione. Ighina sostiene che la scienza ufficiale non coglie veramente la realtà dell’atomo materiale, ma solo vede solo il frutto delle collisioni da essa stessa create.

Ora questi 5 fiumiciattoli di energia non appartengono veramente all’atomo magnetico quindi possiamo ignorali.

Ighina osservò che c’erano  due tipi fondamentali di orgoni (lui li chiamava atomi magnetici elementari):

ORGONE YANG  in cui dal nucleo centrale si generava un alone energetico che si allargava verso l’esterno, l’energia trasportata finiva col depositarsi sul guscio esterno che tendeva ad ispessirsi. A questo punto dal centro partiva un altro alone che faceva la stessa strada. Se il guscio s’ispessiva molto, arrivava un momento in cui l’atomo si scindeva in due, generando due atomi dello stesso tipo, in una sorta di mitosi.

Data la piccolezza questi orgoni sono in grado di penetrare a frotte all’interno di tutte particelle elementari. Ighina ossevò che quando questo tipo di orgone Yang agiva sulla materia, dava un tocco  espansivo, centrifugo, calorico, irrequieto, dinamico…In agopuntura questa è chiamata energia Yang , per questo ho coniato il nome di orgone Yang. Ighina attribuiva il colore GIALLO a questa situazione.

Una buona immagine figurativa è quella di pensare che l’orgone abbia una sorta di respiro, se nel respiro prevale l’espirazione sull’inspirazione l’orgone ha caratteristiche Yang

orgoneyang

ORGONE YIN  in cui l’alone energetico si generava sul guscio esterno e si restringeva via via finendo col depositarsi sul nucleo centrale, quindi c’era un trasferimento di energia dall’esterno verso l’interno. Quando questo atomo agiva sulla materia dava un tocco centripeto, con tendenza alla concentrazione, al restringimento, a sottrarre energia, a raffreddare. In agopuntura questa è chiamata energia Yin , per questo ho coniato il nome di orgone Yin. Ighina attribuiva il colore AZZURRO a questa situazione. Una buona immagine figurativa è quella di pensare che l’orgone abbia una sorta di respiro, se nel respiro prevale l’inspirazione sull’espirazione l’orgone ha caratteristiche Yin.

orgoneying

Esiste poi teoricamente un aspetto intermedio che nasce dalla fusione dei due Yang e Yin

ORGONE neutro (simile alle cellule staminali che nascono originariamente dall’incontro spermatozoo ovulo) corrisponde all’energia primitiva, indifferenziata e creativa; essa tende ad assumere una delle due polarità. Il “respiro” di questo orgone è bilanciato e l’inspirazione coincide con la espirazione. Colore giallo+ azzurro=VERDE fusione dei due. Ighina sostiene che è il promotore della vita.

orgoneneutro.jpg

Secondo Ighina   la particella atomica più piccola non è il Quark ma l’orgone (Ighina lo chiama atomo magnetico), qualsiasi particella elementare della materia grossolana del piano fisico, è originata da una specie di piccola galassia formata dall’incontro di molti orgoni Yang con orgoni Yin.

Ogni atomo, ogni molecola, ogni corpo del piano fisico avrà una caratteristica Yang se prevalgono al suo interno gli orgoni Yang, viceversa avrà caratteristiche Yin se prevalgono al suo interno gli orgoni Yin.

yingyang

Esiste poi  un continuo interscambio di particelle Yang e Yin con l’esterno del corpuscolo.

Potremo dire che anche il corpuscolo di materia nel piano grossolano atomico respira con un suo ritmo, riproducendo in grande ciò che fa l’orgone in piccolo.

Il punto cruciale però sta nel fatto che in tutta la materia di questo universo, il respiro non sembra essere perfettamente bilanciato. Ighina sostiene che lo Yang in ingresso è quantitativamente maggiore dello Yin che esce. Questo comporta come conseguenza, un continuo lentissimo aumento della massa del corpuscolo di materia, un secondo effetto sarebbe che la spugna tenderebbe più a succhiare che a emettere, questo formerebbe nello spazio una specie di gorgo in risucchio che attira altri gorghi, questo potrebbe essere l’origine dell’attrazione gravitazionale e dell’attrito con lo spazio cioè l’inerzia.

Avremmo in un colpo solo la spiegazione dell’espansione della materia dell’universo, della forza di gravità e della forza d’inerzia. Questo corrisponderebbe anche a quanto descritto da Ighina sull’atomo “visto” con i suoi strani strumenti.

Se questo fosse vero basterebbe compensare la carenza di Yin iniettandolo in un corpuscolo di materia per annullare il peso o addirittura produrre l’antigravità.

flusso

Probabilmente si tratta di un equilibrio dinamico, cioè esistono   orgoni Yang che escono e orgoni Yin che entrano. E’ la differenza dinamica tra flusso entrante e flusso uscente che risulta squilibrata nel senso di un eccesso di Yang. Lo Yang in eccesso prigioniero all’interno si trasforma in Yin. Quindi la materia è fondamentalmente Yin, la luce è Yang

CONSIGLIO PER IL LETTORE

Per il lettore neofita tutto il discorso ha il sapore di fantasticheria, ora io consiglio di guardare un filmato su Yo Tube dal nome John Ciang. Si vede un agopuntore potentissimo, in grado di accumulare e controllare grandi  quantità di Yang e Yin, con lo Yang concentrato da fuoco a un giornale, con lo Yin concentrato ferma una pallottola con la mano… Consiglio vivamente la visione, e magari la lettura dei libri connessi dal titolo “Il mago di Giava”.  La visione del filmato dà la così detta  “massa mentale” e rende il tutto un po’ meno evanescente.

Comunicato di Ighina, fatto pubblicare su di un giornale.(Non conosco la data )

Risolto l’enigma della gravità. Un esperimento eseguito a Imola

Finalmente, dopo anni di studio dedicati alla ricerca di una spiegazione, soddisfacente sulla «colla» gravitazionale, che tiene noi legati alla Terra, la Terra al Sole e cosi via, la scienza è giunta ad un punto fermo:

la forza di gravità dipende da uno stato di squilibrio tra energia solare discendente sul nostro pianeta ed energia terrestre riflessa verso il Sole.

La scoperta dei famosi ««gravitoni», già previsti, tra l’altro, da Einstein nella sua teoria della relatività generale, è stata resa possibile grazie al creativo impegno ed alla sofisticata attrezza­tura utilizzati nei laboratori del Centro Internazionale Studi Magnetici di Imola.

Il direttore del C.I.S.M., insieme a 24 collaboratori provenienti dai più autorevoli istituti di fisica sperimentale europei, ha reso pubblica la notizia appena qualche giorno fa, anche se fonti ufficiose davano per certo il fatto che nei laboratori imolesi fosse stata neutralizzata la forza di gravità – a riprova della perfetta comprensione sui meccanismi che la regolano – addirittura nelle prime ore della mattina del 7 ottobre scorso, inviando nell’atmosfera un oggetto di forma cubica del peso di 100 Kg.

Dettagli più precisi forniti dai collaboratori che hanno contribuito all’esperimento hanno chiarito che l’oggetto – un cubo a doppia intercapedine completamente di alluminio e contenen­te all’interno una miscela di vasellina paraffinata e polvere di alluminio – ha superato la stratosfera, stabilizzandosi infine ad una quota di 250 Km. di altezza.

Il sollevamento del pesante cubo, nel cui rivestimento ad intercapedine è stata depositata abbondante polvere di alluminio (come del resto è stato fatto per l’interno) è avvenuto variando la forza di gravità dell’oggetto stesso.

Durante la conferenza stampa tenuta dal direttore del C.I.S.M. si è appreso che la scoperta dei «gravitoni» si deve idealmente agli studi iniziati 50 anni fa da Guglielmo Marconi.

Lo scienziato di Pontecchio infatti, riuscì a determinare ed analizzare il ritmo Sole-Terra, formato dall’unione dell’energia solare con quella della Terra.

Partendo da questa formidabile conoscenza i ricercatori del C.I.S.M. hanno stabilito, tramite sofisticate misurazioni a risonanza magnetica, che la «colla» gravitazionale su tutto il nostro globo è da attribuirsi unicamente ad un punto di squilibrio tra le due energie sopramenzionate: poiché l’energia solare discendente è quantlsticamente più potente della terrestre (la quale, al contrario, ascende verso il Sole) si ha che tutto ciò che è presente sulla Terra subisce una forza ponderale indirizzata verso il nostro pianeta.

Modificando il rapporto tra energia solare e terrestre in favore di questa ultima, ecco che si ottiene la neutralizzazione della «pressione» esercitata dal Sole, con il conseguente librarsi di qualsiasi cosa in verticale.

La variazione dello squilibrio tra le due energie è stata realizzata mediante il pulsatore magnetico rotante di massima intensità voltaica.

In pratica, grazie ai monopoli magnetici positivi e negativi, prodotti dal pulsatore in questione, si è aumentata nelle immediate vicinanze del cubo la quantità di carica dell’energia negativa.

Per quanto riguarda i monopoli, è stato detto dal direttore del C.I.S.M. che “in altri termini essi si possono pensare come ammassamenti di energia solare – monopoli positivi – e di energia terrestre – monopoli negativi -“.

Agendo sulla quantità di energia negativa, dopo 25 giorni di continua emissione, 24 ore su 24, attraverso 4 apparecchi, producenti tutti monopoli negativi (apparecchi delle dimensioni di 25 x 25 cm.), il livello di negatività energetica ha superato quello solare assorbito dal cubo e si è verificato un docile sollevamento dell’oggetto.

I produttori dei monopoli erano stati disposti secondo una configurazione geometrica, uno per ogni lato verticale del cubo, mentre il cubo era poggiato su di uno speciale cuscino di alluminio.

Quando la levitazione è iniziata i tecnici dei laboratori hanno fermato la emissione di monopoli negativi ed il cubo ha subito come un dondolio, quasi un enorme e potente magnete l’attraesse.

L’oggetto, ormai privo di attrazione terrestre ha continuato questo suo incedere barcollante per muoversi poi con movimenti a spin semintero (mezzo giro a destra, mezzo a sinistra), a guisa di un avvitamento verticale.

I ricercatori hanno quindi rilevato là traiettoria dell’involucro spedito nello spazio, che dopo mezz’ora circa è sparito dalla visuale ottica, rendendosi cosi necessario il tracciamento via radio, grazie ad una piccola trasmittente installata all’interno del cubo.

La progettazione e la massa in opera dello speciale cubo, nonché dei pulsatori magnetici rotanti di massima intensità voltaica sono state fatte interamente nei laboratori imolesi del C.I.S.M. N.B: Manca tutta la documentazione sull’episodio. Non so chi fu testimone. Sarebbe bastato un filmato e testimoni per balzare alle cronache. Il comunicato di Ighina non venne preso sul serio, anche perché egli era stranamente  avvezzo a  fare dichiarazioni altisonanti e inattendibili.

Formazione della la materia secondo Ighina

Prima di incominciare le sperimentazioni, conviene visionare tutto quello che vien detto in proposito da Ighina.

Dal libro Pier Luigi Ighina Profeta sconosciuto (chiedere ad Alberto, Fermo Posta centrale, C.I. Aj 8149237 48018 FAENZA, unendo affrancatura per eventuale risposta)

Ighina è un personaggio enigmatico, sicuramente dotato di innate doti che gli permettevano di percepire oltre i sensi umani.

Ighina è autore di un  libro dal titolo “L’atomo magnetico”, nel quale descrive una nuova visione della materia. La sua vita è costellata di dichiarazioni altisonanti e assurde, per cui la sua affidabilità nel campo scientifico risultava azzerata.

La sua teoria è la seguente:

In questo sistema solare, tutta l’energia nasce dal sole. L’energia solare s’irradia muovendosi in modo spiraliforme. La Terra  non riesce a riemettere totalmente tale energia, una parte va a finire nel centro del nucleo dove produce il calore che alimenta il nucleo.(Secondo Ighina) La parte di energia riemessa dalla Terra quando attraversa  la superficie del suolo, si mescola con l’energia che proviene dal Sole.

ritmo

L’equilibrio tra le due energie crea la vita, l’equilibrio viene agevolato dall’acqua. Non solo la Terra ma ogni atomo di materia ha la stessa sorte.

Ighina asserisce che c’è sempre uno squilibrio tra l’energia solare Yang che entra nella materia e l’energia terrestre Yin riemessa. C’è sempre una prevalenza dell’energia solare Yang. Ecco le regole date da Ighina.

  • Ogni oggetto materiale va immaginato come una spugna. In questa spugna ci sono particelle piccolissime che entrano con movimento a spirale, possiamo immaginarle con la forma di un piccolo tornado rovesciato (orgoni Yang). Esiste altresi un flusso di particelle che escono (orgoni Yin). Ighina sostiene che non c’è un perfetto equilibrio tra l’ingresso e l’uscita, questo genera una specie di gorgo residuo che cerca di attirare a se la parte di energia E’ per questo che tutti i corpi cercano di attirarsi. Questa è la forza di gravità e di inerzia.   Tutta la materia solida provvista di gravità e inerzia, va in cerca di attrarre  Yin per trovare l’equilibrio.

YANGENTRANTE

MATERIAYIN

  • Se un corpo materiale riceve “energia eterica tipo Yang o Yin”, e se questa entra nella sostanza e non riesce ad uscirne,  perché costretta a riflettersi su se stessa a causa dalle condizioni che l’avvolgono, si trasforma in una particella di quella stessa sostanza, si crea nuova materia. Ne conseguirebbe  che siccome nella massa entra più Yang di quanto Yin esce, Lo yang in eccesso rimane prigioniero e si trasforma in Yin, tutti i corpi che possiedono gravità crescono nel tempo. La cosa non si nota perché il fenomeno è lentissimo in quanto occorre moltissima energia per creare materia.
  • Quando “un’energia eterica”(formata dagli orgoni in movimento) attraversa una sostanza, e viene riemessa all’esterno, ne assume l’impronta vibrazionale. (Imprinting); l’imprinting può essere dato anche dal colore del corpo che lo emette, della forma, di eventuali simboli disegnati sopra l’oggetto; questi disegni rappresentano il significato  emotivo che il costruttore ha voluto dare alla sostanza.  A scanso di equivoci vorrei precisare che nella fisica classica abbiamo questo concetto: se da un oggetto facciamo uscire energia, (esempio lampadina che emette luce) se poi ripetiamo l’esperimento ma sull’oggetto emettitore abbiamo disegnato un simbolo, (lampadina con sopra un disegno) l’energia che esce non ha alcuna differenza. Ebbene in questa nuova  “fisica” l’energia eterica che esce nel secondo caso è leggermente diversa dalla prima. Non riveliamo il fenomeno perché con la fisica classica non siamo in grado di accorgersi delle “energie sottili eteriche”.
  • L’energia eterica Yin o Yang, uscendo da una sostanza da cui ha ricevuto l’imprinting, entra in una nuova materia se quest’ultima riesce a trattenerla, essa vi si materializza o nella forma della sostanza precedente o in una nuova forma intermedia tra le due.

Per esempio se un’energia eterica esce da una pera ed entra in una mela e li si ferma, la mela tenderà a trasformarsi in una pera o in una sostanza intermedia tra pera e mela.

  • Come già detto, ogni orgone ha una sua polarità prevalente, che abbiamo chiamato Yang o Yin; aggiungiamo che quando  l’orgone si muove, perde l’aspetto corpuscolare e assume un aspetto ondulatorio. Anche l’onda mantiene  il carattere di “l’energia eterica Yin o Yang “, ora se questa onda viene riflessa dal  campo magnetico verso l’esterno, inverte la sua polarità;  cioè se entra come energia Yang viene riflessa come energia Yin e viceversa. Per esempio la Terra riceve l’energia Yang del Sole e la riemette come energia Yin. (non è chiaro se si tratta di un campo magnetico puro o di quello di relativo ad una sostanza qualsiasi.
  • Ogni particella sia in forma di energia, sia in forma di materia, vibra di una sua particolare frequenza. Quindi esiste una particolare frequenza che è come un marchio di fabbrica, e caratterizza la sostanza. Se poi abbiamo un miscuglio di sostanze, si hanno tante frequenze quante le sostanze. Molto interessante dal punto di vista pratico è far notare che esiste anche una frequenza complessiva, data dalla somma delle frequenze presenti.
  • Se all’interno di una sostanza si incontrano le due energie contrapposte Yin e Yang, dallo scontro tende a nascere la vita. Classico esempio ne è la superficie della Terra, qui si incontrano lo Yang proveniente dal Sole e lo Yin proveniente dalla Terra; il giallo dello Yang  solare e il blu dello Yin terreste si fondono nel verde della vegetazione.
  • Ci sono sostanze che tendono ad accumulare alle loro estremità da una parte l’energia solare Yang e dall’altra l’energia terrestre Yin , queste sostanze vengono chiamate calamite.

Secondo questa visione, il polo sud di una calamita è una concentrazione di energia solare Yang.

YANG

Il Sole nella sua emissione di energia eterica ha un ritmo, i rabdomanti assegnano un valore 12 a tale ritmo. La Terra ha pure il suo ritmo valutato 8 ( Tesla nella sua torre entrava in risonanza con il respiro della Terra con un valore compreso tra 7 e 8 pulsazioni al secondo)

Per capire a cosa si riferiva Ighina parlando del ritmo, va aggiunto che egli parlava di una condizione “tensiva”; diceva che tra il Sole e la Terra c’è una specie di tensione che veniva variata.

Apro una parentesi per ricordare alcuni nomi della fisica classica.

Alcune nozioni sulle onde

Ritengo opportuno ricordare alcune nozioni sulle onde, e la loro trasmissione.

Consideriamo un filo, una estremità la tiene in mano un uomo, l’altra estremità è nella mano di una donna. Uno può comunicare con l’altro in vari modi:

1) Onda con trasporto di materia, onda di vento.

Supponiamo di spingere dei carelli in una rotaia e che l’invio avvenga con tempi costanti, il tempo tra un lancio e il successivo si chiama “Periodo dell’onda”. L’inverso del periodo si chiama “Frequenza dell’onda”, esso corrisponde al numero di vibrazioni che ci sono in un secondo,  si misura in Hertz.

In questo tipo di onda è la materia che si sposta, quindi la sua velocità è molto limitata. Un classico esempio di questo tipo di onda è data dal vento.

  • Onda di vibrazione trasversale.

Se un uomo spinge una corda di lato, genera una perturbazione che si propaga lungo la corda.

Non c’è trasporto di materia, anche qui possiamo definire il “Periodo” e la “Frequenza” come sopra. La velocità di propagazione dipenderà sia dal tipo di filo che collega l’uomo e la donna, sia da quanto è teso. Più alta è la tensione, maggiore sarà la velocità.

Se la spinta laterale rimane sempre nella stessa direzione, l’onda si dice polarizzata.

Se la spinta laterale cambia continuamente di direzione, l’onda ammetterà tutti i piani di polarizzazione

  • Onda logitudinale di tensione.

L’uomo può tirare avanti e indietro la corda generando un “Periodo” ed una “Frequenza”.

La velocità di propagazione dipende dal filo.  Non c’è polarizzazione possibile.

Un classico esempio di questo tipo di onda è il suono, esso comprime e decomprime l’aria.

Le onde possono essere combinate insieme, per cui nel filo possono coesistere tre tipi contemporaneamente.

Gli orgoni Yin e Yang vanno immaginati sia come onda che come particelle materiali.

Gli orgoni, quando hanno l’aspetto di onde, si muovono in moto rotatorio spiraliforme, che tende ad espandersi.

Per definire il moto rotatorio occorre partire dal verso di propagazione della particella.

Sembra che le particelle, sia Yang che Yin, tendano a muoversi in senso orario per l’osservatore che le vede allontanarsi da se stesso.

SENSORARIO.jpg

Per tale motivo l’astrofisico russo prof. Nikolaj A. Kozyrev asserisce che il nostro universo è destrorso.

Teniamo però presente che un osservatore esterno alla Terra, che dal Sole guarda verso Terra vede lo Yang andare in senso orario e lo Yin arrivare in senso antiorario.

Comunicato stampato nel 1986 Fatto pubblicare da Ighina

L’ANTIDOTO PER L’ENERGIA NUCLEARE

L’invenzione della radio ci aiuterà a capire come neutralizzare la radioattività enerata dalle centrali atomiche e dalle esplosioni nucleari?

La risposta, anche se può sembrare incredibile, è sì.

Ma vediamo come e perché l’invenzione del primo premio Nobel italiano ci può essere d’aiuto.

Per costruire la radio Guglielmo Marconi adoperò un’antenna aerea (isolata dal terreno) ed un’antenna interrata, in modo tale da ottenere due differenti potenze, a cui dette il nome di energie.

Il nostro scienziato capì che le due energie sono, in verità, una sola: l’energia del Sole che, dopo esser scesa sul nostro pianeta ed averlo saturato, torna al suo punto di origine.

La discesa e la risalita di questa energia venne denominata da Marconi “ritmo Sole-Terra”.

Questa scoperta rese possibile la costruzione del primo apparecchio radio rice-trasmittente, oltre a segnare l’avvio di molte altre conoscenze scientifiche.

Infatti, il nostro premio Nobel arrivò a dedurre che dal “ritmo Sole-Terra” dipende la costituzione ed il buon funzionamento di tutte le cellule viventi sul globo terrestre.

Marconi, ad esempio, si rese conto che bloccando una piccola quantità di questo ritmo si ha la solidificazione delle due energie, creando cosi una cellula, cioè materia.

Inoltre, Marconi stabilì che il “ritmo Sole-Terra” ha un movimento rotatorio in senso orario, quando l’energia scende verso la Terra, ed in senso anti-orario, quando l’energia torna in direzione del Sole.

Questo fenomeno venne spiegato da Marconi con il fatto che l’energia del Sole si riflette nella Terra e fa dietro-front: in questo modo, anche il movimento impresso all’energia subisce la riflessione e quindi si inverte.

Ma, la scoperta di maggior rilievo (quella, per intenderci, che ci darà la possibilità di neutralizzare la radioattività) fatta da Guglielmo Marconi riguarda i poli magnetici della Terra.

Egli arrivò a capire che la causa del Polo Sud e del Polo Nord è l’ammassamento di energia solare, da un polo, e di energia terrestre, dall’altro.

Quest’ultima conoscenza lo indusse a pensare che, probabilmente, anche la magnetite possedeva caratteristiche analoghe.

E difatti, dopo una profonda analisi su questo minerale, si rese conto che la magnetite ha un ammassamento separato delle due energie.

In conseguenza di questa determinazione, cominciò ad interessarsi alla fenomenologia che caratterizza l’elettrocalamita.

Dopo anni di studi Marconi giunse a concludere che la corrente continua che attraversa l’avvolgimento (su di una sbarra di ferro) di una elettrocalamita produce (sulla sbarra) lo stesso fenomeno riscontrabile nella magnetite e nei due Poli terrestri: vale a dire, l’ammassamento di energia solare da una parte e di quella terrestre dall’altra.

Guglielmo Marconi morì nel 1937, ma prima di morire incaricò un suo fedele collaboratore (Pier Luigi Ighina, che ebbe occasione di lavorare con lui dal 1926 al 1937) di proseguire gli studi sull’elettrocalamita.

Ed è proprio per questo motivo che si costituì ad Imola (vera città natale di Marconi), circa 50 anni fa, un Centro di Studi Magnetici, tuttora in funzione, che ha realizzato il sogno di Marconi:  produrre i famosi “Monopoli Magnetici” da una elettrocalamita (che, in altri termini, sono il risultato della separazione di due polarità magnetiche in una elettrocalamita).

Tra i risultati ottenuti nel laboratorio di Imola, per mezzo del “Monopolo” vi è la neutralizzazione di scorie radioattive, come si è visto nel corso di ripetuti esperimenti.Questi esiti, di un’importanza davvero rilevante, data l’attualità dell’argomento “radiazioni”, potranno essere confermate, tra non molto, anche da altri laboratori, dove si sta ricostruendo l’apparecchio produttore di “Monopoli”.

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I forum più rilevanti sull’argomento :

http://www.energeticambiente.it/

http://22passi.blogspot.it/

http://www.mednat.org

puoi scaricare il libro free sull’argomento fusione fredda qui : http://www.scribd.com/doc/82594693/E-Cat-Inizio-Di-Una-Unuova-Era-Teorie

Alcuni personaggi della storia della fusione fredda :

Quark-x

Un brevetto del 1953 anticipa l’E-Cat Quark-X  e le reazioni LENR ? (Alan Smith)

patent.jpg

di Camillo

Abbiamo trovato questo interessante brevetto del ’53  che descrive un generatore di energia elettrica che ricorda molto nel suo funzionamento il Quark-x di Rossi, e sembra sfruttare  reazioni Lenr per ottenere energia elettrica :

A NEW APPARATUS 1953 UK 763062(1)

Daremo nel seguito dell’articolo una traduzione del brevetto, ma prima aggiungo alcune considerazioni.

Secondo le ultime dichiarazioni di A. Rossi il Quark x potrebbe essere commercializzato già nel 2018, ma visto come sono andate le precedenti previsioni, sono in pochi a credere che accada.

Quark X

Tuttavia l’articolo in Internet di “catworld” ha messo curiosità a qualche ricercatore in più, risulta strano che esista un brevetto degli anni 50 che sostanzialmente dichiara gli effetti proposti dal Quark X di Rossi: produrre elettricità da una miscela di polveri reagenti in modo sconosciuto.  

La rivendicazione del brevetto porta la data del 1953 seguita da un secondo  brevetto nel 56, allora nessuno parlava di fusione fredda.

Supporre che con una semplice onda da 300 Mhz si potesse attivare un processo radioattivo era risibile.

Oggi con la faccenda delle LENR e tutto il dibattito inerente, la cosa assume un valore probabilistico diverso.

Le mie esperienze poi mi portano a credere che non solo le LENR esistano, ma che il fenomeno sia catalogabile nel tipo quantistico con collegata possibile interferenza con lo sperimentatore.

Del fenomeno quantistico abbiamo verifiche date per esempio da generatori random quantici che dimostrano di risentire dell’atteggiamento mentale dei presenti o dello specifico sperimentatore. C’è università americana che ha dedicato e dedica tuttora notevoli risorse umane e finanziarie sul fenomeno quantistico di interazione fra esperimento e sperimentatore.

Per me stesso ho avuto modo di verificare sperimentalmente ed inequivocabilmente che con certi soggetti il fenomeno esiste anche nella vita quotidiana quindi in certe occasioni esso lascia i confini del microcosmo e realizza fenomeni che cozzano contro le leggi conosciute;  il punto chiave è la ripetibilità ha un tale fenomeno?

Tenendo conto che si vorrebbe creare un generatore che funziona con tutti, sia con lo sperimentatore scettico che fideista, è fondamentale stabilire se altre persone hanno fatto funzionare questo generatore, e in tal caso, che rendimenti ha avuto massimi e minimi.

La domanda che aleggia sempre in queste ricerche di confine è: il brevetto è opera di fantasia? Di qualche burlone? O di qualche sognatore? E’ stato effettivamente costruito un apparato che ha prodotto kW di potenza?

D’altra parte appare strano che gli autori del brevetto siano semplicemente dei burloni.

Prché non è entrato in commercio?

Evidentemente non era ripetibile da terze parti, e su questo punto si accorda perfettamente con le caratteristiche del LENR cioè la NON RIPRODUCIBILITA’.

Sulla rete si trova una sorprendente  quantità di materiale in merito.

Evidentemente più di una persona ha ritenuto che le affermazioni fossero degne di verifica.

Ecco un elenco di link con filmati su questo brevetto.

Parte 2°

parte 3°

parte 4°

parte 5°

 

parte 6°

parte 7°

parte 8°

 

Parte 9° Illustra apparato

Parte 10° teoria possibile

Nei filmati si osserva la costruzione pratica di prototipi e si vedono vari test di prove.

I risultati paventati  dal brevetto non si sono visti, tuttavia incredibilmente si sono avuti fenomeni inaspettati, anche se di entità modesta.

Apparato reale 2

Qui vediamo un prototipo di prima generazione.

Apparato reale 1

Questo è un prototipo più sofisticato in cui sono stati messi i grossi elettromagneti.

Schermo piombo

Poiché incredibilmente si è visto che si produceva radioattività, il sistema è stato schermato con un cubo di piombo spesso, appoggiato su una base pure di piombo.  Le antenne sono state portate fuori dal cubo dato che esso impedirebbe la ricezione essendo di materiale conduttore

Complessivo

La radioattività viene misurata con un opportuno strumento posto nella sommità del cubo di piombo.

Rilevatore radioattività

Da quello che si capisce dai filmati si è ottenuta una certa radioattività e una modestissima quantità di corrente in alcuni casi. Sembra che un ltro ricercatore lituano abbia avuto emissione di 150W 650W e 1000W di potenza, ma non c’è documentazione.

Se fosse vera la cosa si ripeterebbe quello che capita con i fenomeni LENR : l’innesco sembra difficile, addirittura impossibile, ma per alcuni casi invece si verifica e allora è come iun fiammifero che innesca una fiammo.

  1. Rossi ad un certo punto ha cominciato a dirlo chiaro e tondo: ho trovato una configurazione minima che si innesca con buona ripetibilità. Egli chiama questa configurazione minima il topo.

Il topo accende un fuoco più grande il gatto. Quindi parla del gatto che insegue il topo.

Una possibile spiegazione sta nel fatto che con livelli di potenza da 1kW l’apparato tende a fondere per il calore, divenendo ben presto inutilizzabile.

Però se anche fosse così un fenomeno così fuori schema dovrebbe aver suscitato notevole scalpore, ma solo se era dimostrabile anche se con scarsa ripetibilità.

  1. Rossi ha ripercorso questa strada? Ha modificato aggiungendo polvere di nichel?

Da quando Rossi ha detto di aver trovato una configura di innesco del fenomeno piuttosto ripetibile,  ha usato tale ripetibile LENR come fiammifero di innesco. Chiamando l’innesco il topo e il gatto l’apparato più grande che insegue il topo.

Alcuni amici mi hanno detto di aver inviato a suo tempo il testo del brevetto a A. Rossi, in quella occasione apparentemente Rossi non ha dato importanza al brevetto, ma anni dopo rilancia la cosa col nome di E-CAT quark X, forse perché avendo in mano una buona ripetibilità ha potuto lavorarci sopra.

In effetti Rossi all’inizio parlava di poter ottenere molti più Watt poi solo 100 W poi si è ridotto a 50 W infine si parla di soli 20 W Sembra che il problema non stia nella quantità di potenza massima ottenibile, ma nell’instabilità che porta l’apparato a fondere per il troppo calore.

La faccenda del doppio apparato compare anche nelle foto del quarkX


Diamo ora una traduzione del brevetto del 1956

SPECIFICA DEL BREVETTO  763.062

Data idi completamento delle specifiche 22 set 1954

No 17167/53

Un nuovo apparato per produrre energia Elettrica.

 Noi. Harold Victor Colman inglese. …. e Ronald Willam David Seddon-

Gillespie cittadino canadese della contea di Warwick, con il  qui presente  dichiariamo l’invenzione per la quale chiediamo  che ci sia concesso un brevetto  e il metodo attraverso il quale questo  viene eseguito  è descritto specificatamente nella seguente dichiarazione:

Questa invenzione concerne un nuovo apparato per produrre corrente elettrica, trattandosi  di una forma di batteria secondaria completamente nuova

Scopo della presente invenzione è quello di offrire  sistemi del tipo sopra descritto che sono considerevolmente più leggeri   e che  hanno  una durata  infinitamente maggiore delle batterie finora conosciute o di sistemi elettrici simili e  che possono  essere riattivate come e quando richiesto in un tempo minimo.

Secondo la presente invenzione si procede a dare uno sguardo detta macchina comprendente un’unità generatore, tale unità  comprende  un magnete atto a produrre un campo magnetico, che allo scopo di  sospendere una miscela chimica in detto campo. La  miscela è composta da elementi i cui nuclei diventano instabili a causa  di  un  bombardamento con onde corte,  tale che    gli elementi diventano radioattivi  rilasciando inoltre  energia elettrica.

La miscela è posizionata in modo da essere in mezzo e in contatto elettrico tra  due  metalli diversi,  come ad esempio rame e zinco.

Viene montato un condensatore  tra suddetti metalli e  un  terminale viene collegato elettricamente a ciascun  metallo allo scopo di convogliare  le onde alla miscela; uno schermo di piombo circonda l’unità per prevenire radiazioni nocive da detta miscela.

La miscela è composta preferibilmente  dagli  elementi Cadmio, Fosforo e Cobalto che hanno rispettivamente i  pesi atomici  12, 31 e 59.  La miscela che  può essere di forma in polvere  viene inserita  in un reattore formato da un  tubo di quarzo (o altro materiale non conduttore termoisolante ad alta resistività), ed  è compressa  tra un granulato di zinco da una parte del tubo e da granulato di rame all’altra estremità, la estremità del tubo essendo chiusi da capsule in ottone e il tubo essendo portato in una culla adatta in modo che si trovi tra i poli del magnete.

tubo quarzo con polveri.jpg

Il magnete è preferibilmente un elettromagnete ed è eccitato dalla corrente prodotta dall’unità.

I mezzi per convogliare le onde alla miscela può comprendere una coppia di antenne (in rosso) che sono esattamente simili alle antenne del radio  trasmettitore usato per produrre le onde. Ogni antenna  si sporge  dal ciascun  cappuccio in ottone  che si trova alle due  estremità del tubo .

Il trasmettitore  usato per attivare il generatore  può essere  di qualsiasi

tipo convenzionale in commercio che operi su onde ultracorte ed è preferibile sia controllata a cristallo al di  sopra frequenza rosso.

L’invenzione è illustrata nei disegni che seguono dove troviamo :

  • FIGURA 1 è uno spaccato  laterale di una forma di  generatore
  • figurauno
  • FIGURA 2 vista laterale
  • figuradue.jpg
  • FIGURA 3 è uno schema circuitalefiguratre

Nella forma dell’illustrazione della nostra  invenzione, l’unità generatore comprende :

n°10  una base isolante su cui sono montati i vari componenti. La base ha  una coppia di braccia  che si sporgono verso l’alto.

n° 11 la coppia di braccia  sono disposte  in modo da sostenere una culla

n°  12  la culla (o alloggiamento)   fatta preferibilmente di materiale elastico dilatabile per   alloggiare il

n° 13  tubo di quarzo   in modo che esso sia mantenuto saldamente fissato ma che sia anche amovibile. Le braccia ( n. 11) dei supporto verticali  sono così orientate rispetto ai

 poli magnetici n° 14  di un

n° 15  elettromagnete

quando il tubo di quarzo (n.13)  è in posizione   è collocato immediatamente tra i poli dei magneti (in modo tale da non essere direttamente a contatto ma posto immediatamente a fianco,  sospeso come un cuscino)  così da trovarsi  nel punto dove si forma il  più forte campo magnetico.

Il magnete serve a controllare  i raggi alfa e beta emessi dalla cartuccia quando è in funzione.

Entrambe le estremità del tubo di quarzo n° 13 sono  fornite  di

n° 16 un cappuccio in ottone  la forma di questi cappucci è strutturata in modo che si possano inserire   stabilmente tra le molle dell’alloggiamento (culla) e

n° 17 (fig. 1) le bobine  associate al  magnete. Queste  sono  disposte in modo tale che, se la base 10 del unità si trova in un piano orizzontale  allora il  tubo di quarzo 13  è orizzontale e  i poli 14 del magnete sono in un piano sostanzialmente verticale. (ndr Quindi il campo è perpendicolare al tubo di quarzo 13, nella fig. 1 si capisce male)

Inoltre collegato attraverso le culle c’è anche

n° 18 un  condensatore (o quarzo) al  piombo che può essere comodamente  collocato nella base 10 dell’unità. Collegato in parallelo al condensatore 18  c’è un idonea
n° 19 bobina d’induttanza (solenoide) ad alta frequenza. L’unità è provvista con

n° 20  una schermatura  di piombo che viene messo in modo da impedire che provengano radiazioni nocive dal tubo di quarzo come sarà  descritto.

Il tubo di quarzo n° 13 ha montato al suo interno in ciascuna  estremità  una quantità di rame granulato. Il rame è  in contatto elettrico con i cappucci di  ottone  n°16 che tappano le estremità del tubo;  montato entro il tubo e in contatto con il granulato di rame c’è una miscela chimica  che è il combustibile  e che è in grado di rilasciare energia elettrica e che diventa radioattiva quando viene sottoposta a bombardamento da  onde ultra corte senza fili

Montato su l’altra estremità  del tubo in contatto con l’altra estremità  della miscela chimica  in polvere c’è una quantità di zinco granulato che a sua volta è in contatto con il cappuccio in ottone; la miscela chimica interna si trova  compressa tra il rame granulato e lo zinco granulato.

fig4.jpg

Da ciascun tappo di ottone 16  si proietta  all’esterno

n° 21 un antenna

che vi è collegata elettricamente; ciascuna antenna n° 21 corrispondente esattamente in qualità e dimensione e caratteristiche elettriche   all’antenna  associata al  trasmettitore che deve produrre  le onde ultracorte sopramenzionate.,

Gli elettromagneti n° 15 sono opportunamente tenuti fermi da

n° 22 un pilastro disposto centralmente che è fortemente agganciato  alla base 10 portante.

Su  questo stesso pilastro n° 22 alla sua  estremità superiore  è fissato

n°  23 un supporto orizzontale  su cui è fissata la  bobina ad alta frequenza n° 19.

L’altra estremità di questa supporto traversale n° 23 è piegata in forma arcuata rotonda come mostrato in n° 24 ed  è atta ad appoggiare contro una porzione arcuata 25 della base 26 del l’elettromagnete 15.

Mezzi di bloccaggio sono  previsti per fissare le due porzioni arcuate 24 e 25 nell’angolo desiderato.
la posizione del polo n° 14 del elettromagnete può essere regolata sulla asse del tubo di quarzo n° 13.
L’unità dell’apparato radio trasmittente  può essere  qualsiasi tipo convenzionale per la produzione di onde ultra corte e può essere controllato a quarzo per garantire che opererà alla frequenza desiderata senza la necessità di messa a punto. Anche se  la trasmittente  viene impiegata solo  per operare in un intervallo breve, può essere convenientemente sostituire le pile ed essere azionato da un’alimentazione elettrica adatta,

La radio trasmittente  deve essere sintonizzata e messa a punto, può essere azionato da un quadrante provvisto di un scala micrometrica in modo che la necessaria “Finezza” di messa a punto può essere raggiunta.
La miscela che è contenuto all’interno del tubo di quarzo è composto di elementi  cadmio, fosforo e cobalto avente atomico pesi rispettivamente 112;   31;  e 59. In linea di massima
questi elementi possono essere presente nel seguenti proporzioni in peso:

proporzioni.jpg

La cartuccia che consiste del tubo n° 13 con la miscela chimica è preferibilmente ivi

composto da un numero di piccole cellule poste in serie. In altre parole, considerando la
cresta da un’estremità all’altra e in contatto con il tappo in ottone, ci sarebbe
essere uno strato di rame in polvere, poi uno strato di miscela chimica, poi uno strato di polvere Zinco, uno strato di rame in polvere etc. con un
uno strato di zinco in polvere a contatto con la cappuccio in ottone all’altra estremità della cartuccia.

cartuccia.jpg

Con una cartuccia circa quarantacinque millimetri  e lunga e cinque millimetri di diametro, circa  quattro  singole celle di polveri chimiche compresse native  (definite= celle native compresse) possono essere incluse.

cellanativa.jpg

I tappi in ottone n° 16  imperniati nella culla n° 12,   possono comprendere dei terminali da cui l’uscita dell’unità può essere prelevata.
In alternativa, una coppia di terminali n° 27 può essere  questi terminali collegati ai capi delle culle n° 12
I n° 27 essendo essi stessi provvisto di idonei antenne n° 28, che corrispondono esattamente alla
dimensioni, forma e caratteristiche elettriche all’antenna associato alla trasmettente queste antenne n° 28. Se disponibile, sostituendo la n° 21 antenne.

Nel funzionamento con il tubo di quarzo contenente la suddetta miscela si trova tra la granulati
rame e zinco granulato e con il tubo stesso in una posizione tra i poli con il  trasmettitore  acceso,  il magnete  Le onde ultra corte  derivanti sono ricevuto dall’antenna montata a ciascuna estremità
del tubo e in contatto con il rame e Zinco rispettivamente.

Le onde, quindi passano attraverso il rame e zinco e attraverso la miscela in modo che la miscela è bombardato dalle  onde corte e il cadmio, fosforo e cobalto associato con la miscela diventa
irradiante  di energia elettrica attiva che viene anche rilasciata;  viene trasmesso al rame granulato
e zinco granulato provocando una corrente i.  In un modo simile alla corrente  prodotto da una termocoppia. E ‘stato stabilito che con una miscela avente la suddetta composizione rilascia   la migliore  energia quando il trasmettitore è opera ad una frequenza di 300 megacicli per secondo.

La fornitura di un tubo al quarzo  è necessario poiché la miscela emana una considerevole quantità
di calore mentre esso reagisce come un risultato della bombardamento dalle onde corte.

Si trova che il tubo durerà solo per un’ora e che il tubo si scarica, dopo il funzionamento di un’ora. Sembra che l’azione radioattiva indotta duri circa questo tempo.
Se l’unità deve operare con continuità dovrà essere “stimolata” per un periodo da quindici a 30 secondi di durata una volta ogni ora.

Con un tubo di quarzo avente una lunghezza complessiva di circa quarantacinque millimetri e un  diametro interno di cinque millimetri saranno  contenenti circa 30  milligrammi della miscela chimica, l’energia stimata che sarà dato  in uscita dal tubo di scarico  per un’ora è
tra 100 e 110 volt a 10 ampere.  (1000 Watt)
Per consentire il tubo di sprigionare questo scarico è solo necessario azionare il trasmettitore alla
frequenza desiderata per un periodo di 15 a 30 durata secondi.

La corrente che è data in uscita durante lo scarico è in forma di corrente continua.
Durante lo scarico dal tubo delle radiazioni dannose vengono emesse sotto forma di gamma
e alfa e beta-raggi ed è per questo necessario  montare l’unità all’interno di uno schermo piombo,
in modo da evitare le radiazioni nocive.
Personale e oggetti nelle vicinanze dell’unità. I raggi alfa e beta che sono emessi dalla cartuccia quando è in funzione sono controllati dal magnete.

Quando l’unità è collegata ad alcuni apparati che assorbono  la potenza emessa è  necessario fornire
opportuni fusibili per la protezione contro la cartuccia, essendo cortocircuitata durante lo scarico.
Si dovrebbe verificare che la cartuccia possa esplodere.

Il peso stimato di tale unità comprendente la necessaria schermatura.

Per kilowatt ora di uscita il peso  è circa venticinque per cento di qualsiasi tipo standard di accumulatore che in uso oggi e si stima che la vita della miscela chimica sia probabilmente nella
regione di settantotto anni, quando sotto uso costante.

Abbiamo fornito una nuova forma di apparecchio per la produzione di un generatore  notevolmente più leggera del tipo standard di accumulatore attualmente conosciuto, che ha una vita  maggiore di qualunque tipo di accumulatore noto e quali possono essere ricaricate o riattivate come e quando desiderato e da una posizione remota a seconda  della potenza del trasmettitore.

Tale forma di batteria ha molte applicazioni.
Uno per esempio, di cui è l’uso di tali batterie in marcatore e altri boe che sono utilizzati in porti e luoghi simili e quali potrebbero essere riattivate in determinati intervalli da stazione di trasmissione centrale di base di riva.

Quello che pretendiamo è:

l. Apparecchio per la produzione di corrente elettrica
Comprendente un gruppo generatore, detto generatore
Unità comprendente un magnete atto a produrre un campo magnetico, mezzo per sospendere una Miscela di sostanze chimiche,   detta miscela essendo composta di elementi i cui nuclei diventano instabili come conseguenza del bombardamento da onde corte così che gli elementi diventano radioattivi e in più rilasciano energia elettrica.

Detto composto è montato in contatto elettrico con un paio di metalli diversi, come rame e
zinco. Un condensatore, un terminale collegato elettricamente a ciascuno di essi.
Metallo, mezzi per convogliare dette onde a detta miscela e uno schermo di piombo che circonda la detta unità per evitare radiazioni nocive da detti miscela.

2. Apparecchiatura secondo la rivendicazione 1 in cui la miscela è di forma in polvere ed è
tenuta in un tubo di non-conduttivo, con resistività ad alto calore.
Essa  viene compressa tra rame granulato e rame granulato all’altra  estremità, le estremità del tubo essendo chiusa da tappi di idoneo materiale conduttore.

3. Apparato secondo la rivendicazione 2 in cui i tappi sono di ottone e in cui i tappi si agganciano in una apposita culla formata da materiale conduttivo  detto culla che serve per individuare il tubo tra i poli del magnete.

4. Apparato secondo la rivendicazione 3 in cui il magnete è in forma di elettromagnete ed è adattato per essere eccitato dalla corrente prodotto dall’unità.

5. Apparecchiatura secondo una qualsiasi delle precedenti  rivendicazioni in cui la miscela è composta dagli elementi Cadmio. Fosfonia e Cobalto con pesi atomici di 112  e  31;  59 rispettivamente.

Apparecchiatura secondo una qualsiasi delle precedenti   rivendicazioni in cui i mezzi di trasporto
le onde corte alla miscela comprendono una coppia di antenne che sono fisicamente ed elettricamente simili alle antenne della unità di trasmissione.
Ogni antenna  e stata fissata al tappo in ottone ad ogni estremità del tubo.

 

 

 

FISICA 4.0

Di Camillo U.(tratto da alcuni post  nel  blog 22 passi)

Il nuovo livello della fisica.

Durante il congresso tenutosi il 30 giugno 2017 a Roma, “La Via Italiana alla nuova Energia” :

cardone

è stato fatto il punto  sulla sperimentazioni italiani nel campo LENR; vista la quantità di trasmutazioni della materia presentate, certificate e ripetibili,  ho  fatto le seguenti considerazioni. Provo a esporle di seguito e   mi rendo conto che c’è bisogno di  menti molto aperte.

La Fisica in evoluzione

L’uomo ha sempre cercato di comprendere  e svelare i segreti dell’universo, in parte  perché spinto dalla sue necessità primarie, ma anche per  acquisire vantaggi dalla conoscenza o anche solo spinto dalla sua innata curiosità.

L’accesso alla conoscenza avviene per gradi.  La conoscenza  viene rilevata attraverso il passaggio per livelli successivi sempre più ampi;  ognuno dei quali comprende il  precedente. Possiamo vedere la cosa come strati i una cipolla.

L’avanzamento della comprensione può essere descritto da una funzione matematica scomponibile in termini successivi.

Detta F(t) la funzione “conoscenza della fisica” nella variabile t = tempo, possiamo pensare la funzione  come scomponibile in termini di approssimazione successiva.

F(x)= f1+f2+f3+f4….   dove

f1 rappresenta il primo termine che corrisponde alla conoscenza della fisica Newtoniana

f2 rappresenta il passo successivo dato dalla relatività ristretta e generale

f3 rappresenta la meccanica ondulatoria e la meccanica quantistica, che è l’attuale frontiera

f4 rappresenta, in base alla mia esperienza, il livello in cui si amplia il concetto che compare sporadicamente già al 3° livello, in quantistica. In questo livello  l’osservato e l’osservatore sono un tutt’uno, con il corollario che lo stato mentale, emozionale… dell’osservatore influenza ciò che osserva. Nel quarto livello questo concetto viene ampliato di molto.

Fisica del quarto termine: detta anche fisica dell’attenzione o del “mentalismo”:

“Tutto è mente

Sotto la spinta evolutiva incessante la materia finisce con il produrre strutture organiche con capacità crescenti di consapevolezza, attenzione, analisi, volontà, creatività.

Col termine “CONSAPEVOLEZZA” riassumiamo tutte le suddette proprietà e molte altre.

Da una semplice analisi storica si constata come tutto l’universo tenda a creare, ampliare e conservare la “CONSAPEVOLEZZA”.

In tutta questo sviluppo interviene un fattore fondamentale detto “energia”.

L’energia è vista nei primi tre livelli sotto  un aspetto meccanicistico ben definito essa è uguale ad una forza in grado di effettuare uno spostamento in una specifica direzione .

Al quarto livello le cose cambiano l’energia viene  vista sotto un aspetto diverso, sembra che una definizione di prima approssimazione possa essere questa:

L’energia corrisponde ad un accumulo di attenzione.

Preciso che nel quarto livello è la consapevolezza  il punto di riferimento, in questo livello non si parla più di forza ma questo concetto  viene sostituita dall’attenzione.

L’energia viene vista come attenzione moltiplicata per tempo (implica volontà, determinazione, costanza)

Per comprendere questo livello della fisica, occorre rendersi conto che la realtà, che nei tre precedenti livelli di fisica appare solida e stabile,  quando si passa al quarto livello può essere intesa  come  un’immagine su di uno schermo tridimensionale, cioè un ologramma. Per semplificare immaginiamo la realtà come immagini su di un monitor gestite da un computer remoto.

Se noi operiamo sul monitor, per quanto ci sforziamo non riusciremmo mai a cambiare la realtà proposta dal monitor, ma se dopo aver sviluppato un sufficiente grado di consapevolezza riusciamo a capire che dietro alle immagini c’è un programma che le gestisce. A questo punto  cominciamo a renderci consapevoli che riuscendo ad interagire con il  computer e modificandone  il programma c’è la possibilità di cambiare le immagini  in modo incredibilmente più semplice di quanto lo lasciavano supporre le conoscenze raggiunte nei primi tre livelli (fisica newtoniana, relativistica, quantistica).

Una volta accettata l’esistenza del 4° livello della Fisica occorre comprendere come utilizzare pragmaticamente questa nuova informazione.

In questo processo si arriva a conoscere strane strade alternative quali lo sciamanesimo e si riscopre la vecchia cara “alchimia”, quest’ultima grande scienza che fu gettata dalla finestra dall’illuminismo e dalla “Santa Inquisizione”, ora rientra dalla porta,  sotto una nuova visione.

A questo punto la visione alchemica viene collocata nel livello che le spetta. L’alchimia è una scienza profonda, ma poco utile in quanto non ripetibile dai più, entrare in questa conoscenza prima di aver sviluppato un saggio equilibrio e una retto comportamento è deleterio per l’individuo. L’inesperienza potrebbe portare a fare il passo più lungo della gamba, non maturando le necessarie riflessioni e non comprendendo che la realtà dei primi tre livelli è una necessità evolutiva che genera consapevolezze creative che evolvono principalmente sfruttando l’interscambio culturale.

È la comunicazione ben accordata tra emittente e ricevente che accelera l’acquisizione di nuovi concetti, nuovi schemi di pensiero, l’individuo NON è costretto a fare tutte le esperienze, ma può avanzare a piccoli passi usufruendo e accettando l’esperienza altrui. C’è in sostanza una crescita di gruppo, che nel caso dell’umanità si estenderebbe a tutto il mondo, in attesa di abbracciare  tanti mondi, e tanti universi.

La comunicazione per essere efficace deve essere accordata, i simbolismi di base devono essere un patrimonio in comune. Questo implica la necessità di un universo percepito in modo stabile, con punti fermi quasi immutabili, ciò vien fatto agganciando la struttura dei corpi fisici alla memoria dei genitori e degli avi in genere. Il DNA è una specie di “hard disk” che permette di dare a tutti una stessa base percettiva, ma nello stesso tempo introduce piccole variazioni individuali per favorire anche l’aspetto creativo, immagazzinando quindi i nuovi cambiamenti in un continuo miglioramento del DNA. La creatività implica la necessità di avere sviluppato una percezione simile, ma non uguale.

Risulta poi evidente che la percezione sensoriale viene organizzata attraverso l’educazione che si riceve nella prima parte della vita, essa introduce un nuovo parametro nel gioco evolutivo.

Il linguaggio diventa il miglior metodo di comunicazione, esso evolve verso la precisione, aumentando i vocaboli man mano che si entra in una analisi più fine della realtà.

Potrebbe essere arrivato il tempo in cui una grossa fetta dell’umanità possa comprendere il 4° livello della fisica senza che la sua evoluzione ne sia frenata; siamo in un’epoca in cui molto di ciò che prima era nascosto nel linguaggio alchemico, può  essere tranquillamente rivelato. La grande massa di informazioni presenti in Internet fa sì che l’individuo venga bombardato da mille informazioni in cui c’è tutto e il contrario di tutto. Pertanto alla fine spetterà a lui stesso la scelta di abbracciare una teoria piuttosto che un’altra, in altre parole è libero, quindi può evolvere.

Viene così scavalcato il pericolo che assillava gli antichi alchimisti, “non dare le perle ai porci”, cioè “non dare la bomba atomica in mano ai bambini!”

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Entrando più nel dettaglio di quanto è stato detto durante la conferenza voglio soffermarmi sul  lavoro del Dott. Cardone  che è stato sicuramente uno dei punti salienti dell’incontro.

L’essenza del discorso è questa:

Hanno costruito un macchinario detto “SONOTRODO CAVITATORE” che  è un amplificatore di ultrasuoni a 20000Hz 100W. E’ importante per il corretto funzionamento dello  strumento che la forma sia mantenuta fissa, perché anche piccole dilatazioni dovute alla temperatura rompono le onde stazionarie; a tale scopo sono stati posti  anelli di raffreddamento a gas.

sonotrodo

La macchina opera in risonanza con un recipiente contenente un liquido in cui è sciolto il sale con l’elemento da analizzare.

attivando la macchina ci si accorge che esiste un discreto periodo in cui nulla accade, si tratta di una specie di apparente accumulo energetico che “deforma probabilmente” progressivamente qualche campo di contenimento da quello che posso capire.

Dopo un  certo tempo a comparire le trasmutazioni; l’elemento in analisi, supponiamo si tratti di ferro, diminuisce di concentrazione mentre compaiono altri elementi.

E’ degno di nota il fatto che non si rilevano raggi di alcun tipo durante la trasformazione, il che è apparentemente ASSURDO, fuori da ogni ragionevole aspettativa, ma tant’è!

Usando un elemento radioattivo che avrebbe  tempi di dimezzamento di due anni, si ottiene in pochi minuti  il suo  dimezzamento, anche qui NIENTE RADIAZIONI. Incredibile!!!!

Ci sono altre cose sui neutroni ma non vorrei mettere troppa carne al fuoco.

Per evitare  di  travisare inconsapevolmente, preferisco riportare di seguito alcuni  stralci di quanto detto da  Cardone . (Mi scuso anticipatamente con Cardone nel caso prospettassi qualcosa di inesatto)

http://lalternativo.altervista.org/verso-il-nucleare-pulito-2/?doing_wp_cron=1499167450.1718890666961669921875

Il prof Cardone sostiene che …”bisogna pensare prima di agire, ma senza troppi preconcetti o pregiudizi, consapevoli che la logica della natura non è quella umana, altrimenti la scienza sarebbe davvero troppo facile…”

L’idea di partenza era che lo spazio attorno ai nuclei atomici non fosse piatto come un foglio di carta posato su un tavolo, ma che fosse possibile per le forze nucleari deformare lo spazio microscopicamente almeno entro certi limiti, (ndr  in questa situazione lo spazio viene immaginato   come un foglio  ma  accartocciato e spiegazzato).

Considerando la tavola degli elementi… tutti i nuclei a partire dal più piccolo, il Deuterio, fino al più grande, l’Uranio, sono ordinati secondo il valore crescente della loro energia di legame per componente. Tra i due estremi vi è il Ferro, che si trova circa a metà tra Deuterio e Uranio, inoltre il Ferro possiede il valore più alto dell’energia di legame per componente tra tutti i nuclei degli elementi, ed in più il Ferro è inerte, cioè non radioattivo. Per questa sua proprietà di avere l’energia di legame più alta, il ferro è il più svantaggiato per produrre energia nucleare ed anche il meno incline a farlo. Scherzando si può dire che il suo nucleo è… “duro come il ferro” e quindi sarebbe l’elemento meno opportuno da considerare, almeno secondo il buon senso, come avrebbe detto Fermi. Ma tutto questo in condizioni normali, ossia in un spazio piatto. Viceversa in uno spazio deformato dalle energie nucleari, il Ferro si trova in posizione avvantaggiata. Infatti se vi è una soglia di energia da raggiungere, che è al di sopra di tutte le energie di legame, il nucleo con l’energia più alta è quello più vicino, quello che a parità di potenza fornita la supera per primo fra gli altri nuclei e, cosa più importante, nel minor tempo… Questo è un ragionamento di estrema semplicità ed eleganza che riassume una serie di ragionamenti e calcoli alquanto complessi ed è dovuto al fisico italiano W. Perconti.

L’ESPERIENZA

Certo che esigere dal ferro un’emissione di energia nucleare, per giunta nell’arco ragionevole di poche decine di minuti sembrava essere quanto di più avventato si potesse pretendere. Con gli ultrasuoni poi…

…Per comprendere l’enormità della cosa si consideri il fatto che gli ultrasuoni agiscono sugli atomi che sono 100.000 volte più grandi del loro nucleo, invece il nucleo ha un’energia 100.000 volte più grande dell’atomo, da cui l’enorme disparità tra l’energia nucleare e quella chimica.

Eppure l’idea era quella che nello spazio deformato, in presenza quindi di una geometria deformata, si potesse cambiare una leva tragicamente svantaggiosa in spudoratamente vantaggiosa.

Collaudato e realizzato dalle forze armate, il “cavitatore” (questo il nome assegnato all’apparecchiatura) presentava due punti di forza non considerati nei precedenti esperimenti americani e di Perugia: la separazione del “sonotrodo” dalla camera di reazione e un sistema di raffreddamento di nuova concezione.

Senza scendere in dettagli le proporzioni del sonotrodo e della camera di reazione dovevano avere una geometria estremamente precisa a causa delle dilatazioni termiche cui sarebbero state sottoposte. La cura estrema di questi aspetti (geometria e sistema di raffreddamento), avrebbero consentito il funzionamento a regime della macchina senza limiti di tempo.

La macchina funzionava in modo stabile. Emissione di ultrasuoni a 20Khz (20.000 oscillazioni per secondo) con un intensità di 100 watt.

Nei 90 minuti di durata dell’esperimento non fu misurata nessuna emissione di neutroni per quanto riguarda Litio e Alluminio. Ma con il Ferro rimanemmo di sasso: primo esperimento e primo successo. I controlli incrociati con i nostri tre sistemi di rivelazione cominciarono a dare in perfetto accordo segnali di attività nucleare (emissione di neutroni) dopo 50 minuti circa

Nessuna presenza di radiazioni alfa e beta al di fuori della camera di reazione, né durante i 90 minuti della prova, né postuma a esperienza conclusa e macchina spenta. Nessuna presenza di radiazioni gamma in ogni condizione. Ulteriori comparazioni vennero effettuate con cloruro di Ferro e nitrato di Ferro, sempre con i medesimi risultati. La forma chimica non influenzava la produzione di neutroni, solo la presenza del ferro era determinante.

All’incremento delle quantità di ferro inserite nella camera di reazione corrispondeva un incremento del tempo necessario alla produzione di neutroni. Questo confermò definitivamente l’esistenza di un’inerzia e quindi di un campo di attesa nel processo di produzione delle reazioni piezonucleari mediante ultrasuoni e cavitazione.

L’assenza di radiazioni gamma da noi riscontrata, fu campo di indagine approfondito anche di altri ricercatori: esperienze accurate usando spettrometri con cristallo di Ioduro di Sodio e Tallio, confermarono ulteriormente l’assenza di radiazioni gamma.

Fu a questo punto molto interessante quanto proposto dall’allora Presidente del CNR dopo aver supervisionato i risultati: la comparazione tra la nostra macchina a ultrasuoni e un reattore nucleare convenzionale ad Uranio (in dotazione al centro ENEA di Roma-Casaccia).

UN’ALTRA SORPRESA

Ma come si sarebbe comportato un elemento che a differenza del ferro fosse stato radioattivo? Con il Torio, un elemento moderatamente radioattivo, accadeva qualcosa di inatteso e sorprendente. Vennero preparate soluzioni a bassissimo contenuto dell’isotopo Torio228. Questo è composto da 90 protoni e 138 neutroni e dato che è un esa-alfa emettitore emette 6 particelle alfa che formano su una lastra fotografica di policarbonato un’immagine come le dita di una mano aperta. La sua radiazione è quindi inconfondibile anche in mezzo ad altre radiazioni ambientali. Il tempo naturale in cui la sua radiazione e il suo contenuto si dimezzano è di circa due anni.

Dei dodici campioni preparati 8 sarebbero stati sottoposti a cavitazione nella nostra macchina e gli altri 4 sarebbero serviti alla comparazione. Al termine dell’esperienza i campioni cavitati furono sottoposti all’analisi con uno spettrometro di massa ad alta risoluzione (quadrupolare a settore magnetico) riscontrando che sia il contenuto che la radioattività risultavano esattamente dimezzati!!

a misurazione dei neutroni non aveva dato risultati significativi.

Cosa si doveva ritenere?

Che il torio sottoposto a cavitazione si era trasformato in un tempo 10.000 volte più rapido di come accade naturalmente, concludendo che questi era stato soggetto a reazioni piezo-nucleari che ne avevano alterato la natura facendogli superare la soglia di energia della forza radioattiva aldilà della quale anche la geometria di tale forza… non era più piatta.

Il caso del Ferro e del Torio potrebbero diventare emblematici di un altro fatto, che il superamento della soglia di deformazione è un po’ attraversare “lo specchio di Alice” per entrare in un luogo in cui il ferro inerte emette neutroni anche se è il più sfavorito a farlo, mentre il Torio radioattivo perde la sua radioattività in un tempo troppo breve producendo una situazione inerte….

CONCLUSIONE

Le prospettive sono molteplici e inimmaginabili. Si pensi soltanto alla possibilità di neutralizzare le attuali scorie radioattive delle centrali atomiche convenzionali. Per non parlare della quantità di energia ricavata dal ferro, un elemento presente in natura con proporzioni impressionanti rispetto al petrolio e incredibili in confronto all’uranio

Cardone ha fatto vedere delle foto con il mercurio in una vaschetta e con l’effetto della trasmutazione poi in pochi secondi era cambiato, abbiamo tentato di estorcergli ulteriori informazioni ma ci ha detto: “Signori per il momento accontentatevi del fatto che cambia, del fatto che è ripetibile, anche se i bilanci energetici e le modalità cambiano, l’analisi dell’aspetto energetico è incredibile è come entrare nell’inferno”

La recensione on line del libro  di Cardone dice :

Un “segreto” rivelato agli occhi di tutti, l’immagine di copertina implica una geometria, quella geometria naturale grazie alla quale avvengono tutti i fenomeni naturali.

Prima di ipotizzare teorie da fuori di testa il ricercatore, in questo caso, ha scomposto il fenomeno utilizzando le basi della fisica. Se esiste o è evidente un nuovo fenomeno, non l’ha inventato l’uomo, l’ha solo scoperto perché fa già parte della natura. La forma del corpo vibrante, della camera di reazione (una bottiglia commerciale da 1 euro con il fondo concavo, della quale Cardone racconta con sottile e meritata soddisfazione) e la frequenza, fanno tutte parte di una regola geometrica che se viene rispettata, nelle condizioni opportune di spazio e tempo, può accadere un miracolo per un cristiano, o la visione di un nuovo fenomeno mai prima osservato per uno scienziato.

Non ci sono segreti su come far avvenire le reazioni del prof. Cardone, basta leggere le pubblicazioni e i primi brevetti.

http://www.ingentaconnect.com/content/asp/jap/2016/00000005/00000001/art00012

In questo articolo del 2016 “Ultrasonic Neutron Emissions” sono ben descritti i sistemi di misura dei neutroni e non solo, per la prima volta azzardano un conto energetico.

Due piccioni… sia per misure nucleari che per misure calorimetriche.

Comportamenti “superfluidi” della luce

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Da secoli gli scienziati sanno che la luce è composta da onde. Il fatto che la luce possa comportarsi come un  liquido, increspandosi e muovendosi a vortice  attorno agli ostacoli come  farebbe la corrente di un fiume, è una scoperta   recente   ancora argomento di attività di  ricerca. Le proprietà liquide della luce si presentano in  particolari circostanze, quando  protoni che formano  onde di luce sono in grado di interagire tra di loro.

I ricercatori del CNR NANOTEC di Lecce in collaborazione con Il Politecnico di Montreal in Canada hanno mostrato che nel caso di  luce “rivestita” di elettroni succede un effetto ancora piu particolare. La luce diventa superfluida  mostrando  un flusso privo di frizione che scorre attraverso un ostacolo e si ricongiunge alla fine senza nessuna increspatura.

Daniele Sanvitto, che ha condotto il Gruppo di ricerca sperimentale che ha osservato questo fenomeno ha affermato “la superfluidità è un effetto impressionante, normalmente è osservato solo a temperature vicino allo zero assoluto (-273 gradi Celsius), in elementi come l’elio liquido e gas atomici ultrafreddi.elio

L’osservazione straordinaria di  questo nostro lavoro è di aver dimostrato che la superflidità può avvenire anche a temperatura ambiente, su condizioni di ambiente normali, usando particelle di luce-materia chiamati polaritroni (wikipedia: Un polaritone è una quasiparticella risultante dall’accoppiamento di un eccitone con un fotone. Essendo l’eccitone a sua volta una quasiparticella a carattere bosonico, ed essendo il fotone un bosone, il polaritone ha le caratteristiche di un bosone.)”

“la superflidità  è la caratteristica che permette a un fluido in assenza di viscosità di traspirare letteralmente fuori dal proprio contenitore” ha aggiunto Sanvitto. “ è collegata alla capacità di tutte le particelle di condensarsi in uno stato chiamato condensato di Einstein –Bose, conosciuto anche come il quinto stato della materia, in cui le particelle si comportano come un onda macroscopica singola, oscillando alla stessa frequenza (solitone).

Qualcosa di simile succede per esempio nei superconduttori: gli elettroni in coppia si condensano, dando luogo a superfluidi o super correnti in grado di condurre elettricità senza dispersione”

Questi esperimenti hanno mostrato che è possibile ottenere superfluidi a temperatura ambiente, dove fino ad ora questa proprietà era raggiungibile solo a temperature vicino allo zero assoluto. Questo potrà portare  in futuro al utilizzo  per strumenti fotonici.

Stéphane Kéna-Cohen, il cordinatore del gruppo di Montreal ha affermato “per raggiungere la superfluidità a temperatura ambiente, abbiamo utilizzato  un  film  ultrafino  di molecole  organiche racchiuso  tra due  specchi altamente riflettenti.

sandwich

La luce interagiva in modo molto importante con le molecole  mentre rimbalzava avanti e indietro tra i due specchi e questo ci ha permesso di formare  un fluido ibrido di luce e materiale organico. In questo modo abbiamo potuto combinare le proprietà dei fotoni come la loro effettiva leggerezza (ndr il fotone ha massa nulla e non trasporta alcuna carica elettrica) e altissima velocità, con forti interazioni che avvengono con gli elettroni entro le molecole. In normali condizioni, un fluido  si increspa e crea vortici attorno a tutto ciò che interferisce con il suo corso. In un superfluido, queste turbolenze si smorzano attorno al ostacolo, facendo si che il flusso continui la sua strada  inalterato”.

“il fatto che tale effetto sia osservato in condizioni di temperature ambiente” dice il team di ricerca, “puo  generare  un grande lavoro di ricerca nel futuro, non solo per  studiare i  fenomeni fondamentali  relativi  ai condensati Bose-Einstein, con esperimenti   da tavolo, ma anche per concepire e progettare futuri dispositivi a base di superfluidi fotonici in cui le perdite sono completamente soppresse e nuovi fenomeni inaspettati possono essere sfruttati”.
Giovanni Lerario, Antonio Fieramosca, Fábio Barachati, Dario Ballarini,    Konstantinos S. Daskalakis, Lorenzo Dominici, Milena De Giorgi, Stefan A. Maier, Giuseppe Gigli, Stéphane Kéna-Cohen & Daniele Sanvitto
vedi anfonte:  Superfluidità a temperatura ambiente in condensato polaritonico

http://www.lescienze.it/lanci/2017/06/12/news/cnr_superfluidita_a_temperatura_ambiente-3565398/

 https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/6690/uno-zampillo-di-luce-superfluida