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Incontro con Ighina

di Camillo

Premessa:

Ighina è un personaggio molto controverso e il suo pensiero può apparire bizzarro e a volte infantile, ma ciò non toglie che gli apparati che lui costruiva facevano cose bizzarre e inspiegabili. Egli sosteneva di aver acquisito facoltà di vedere gli atomi, la vista si sarebbe potenziata per mezzo di un particolare microscopio con lenti ruotanti. Le lenti avevano una rigatura che creava un effetto stroboscopico costringendo la vista ad adeguarsi ad un diverso scorrere delle immagini. Sembra però che i microscopio  funzionasse solo con lui.

 Ighina era molto convinto delle sue idee, e cercava in tutti i modi a volte anche usando dei sotterfugi,  di  propagare la sua visione del mondo.

A causa di ciò nei suoi racconti ci sono spesso  incongruenze,   fantasia e mezze verità. Alcuni episodi sono stati addirittura inventati di sana pianta per spingere le persone a credere, ma hanno  ottenuto  spesso l’effetto contrario.

Non ho affrontato questo personaggio  da  fisico, ma mi sono approcciato a mente aperta, con un atteggiamento alternativo di chi ha visto aspetti alchemici stranissimi, per cui per me  il limite tra  il possibile e l’impossibile è  vastissimo.

 Ighina considerava tutto come materia, anche i fotoni che lui  chiamava atomi di luce.  Rifiutava il concetto di spazio vuoto curvo, egli sosteneva che  il vuoto è vuoto e non ha proprietà. In questo aveva una visione simile a Tesla.  Egli vedeva tutto dominato da una sub-particella che lui  chiamava atomo-magnetico che descrive come l’elemento a più piccolo di qualsiasi particella conosciuta, dal nostro punto di vista la cosa che più si  avvicina è forse il neutrino della fisica.

 Una cosa è  assodata, il  fatto che la sua macchina “metereologica”  per regolare il tempo funzionava, è stato  constatato da centinaia di persone se non migliaia, compreso  gli inviati di Rai3. Se non fosse per quella dimostrazione incredibile, i suoi racconti non avrebbero avuto alcun seguito.


La prima volta che andai da Ighina con un amico egli era già avanti negli anni; io ero molto fiducioso e avevo preparato una serie di domande inerenti al suo libro.

Durante il primo colloquio però fu evidente che l’età e la malattia avevano fatto il loro corso, non riuscii ad ottenere risposte precise e non insistetti.

La cosa che mi colpì però  fu quando disse:

“In questa apparecchiatura, ci sono i miei 90 anni di ricerca”.  mi mostrò un oggetto bizzarro  formato da spirali di alluminio  colorate di colori molto accesi, sembrava un giocattolo per bambini e lui lo  chiamava ERIM.

erim

Da un lato ero  incuriosito e dall’altro ero stupito.  Mi ero avvicinato a lui credendo che  fosse un ricercatore che usava apparecchiature elettroniche o magneti ruotanti, quello che mi stava mostrando  era invece un tipico esempio di apparato da rabdomante; certo, differente da altri nella forma, ma uguale nel significato utilitaristico. Ighina disse che quel “coso” equilibrava le energie, purificava l’aria, annullava la geopatia ecc.

Molte altre volte avevo visto cose simili sia fisicamente che su riviste specializzate.

30 anni fa ebbi modo di interagire con un personaggio dotato di “facoltà paranormali”, negli  anni in cui l’ho frequentato ho potuto constatare che nonostante  un guazzabuglio di strane idee  e comportamenti strani, egli dimostrò di avere effettivamente delle capacità straordinarie.

Due anni prima del nostro incontro Ighina aveva avuto un ictus. Quando lo incontrai non riusciva più ad esprimersi chiaramente, gli chiesi se si poteva filmare il colloquio per poterlo riascoltare successivamente, egli accettò di buon grado.

Rivedendo il colloquio, ho potuto apprezzare come   Ighina parlasse a ruota libera, senza cercare l’accordo; egli  esprimeva liberamente le proprie idee  e passava dall’aspetto scientifico a quello esoterico con una tranquillità sbalorditiva. Egli  disse che pur essendo in una sedia a rotelle, riusciva ancora a proiettare la sua consapevolezza fuori  dal corpo. Recentemente aveva preso contatto con il sole, disse che nella realtà più profonda esso risultava vivo e stranamente non era per niente caldo; sembrava un gigantesco cuore che pulsava. Aggiunse che il contatto con una tale potente vibrazione lo aveva messo in difficoltà, con grave rischio per la sua salute.

Poi l’argomento scivolò sul “microscopio lenticolare” citato nel suo libro, Ighina disse che le lenti e l’occhio si devono fondere in un tuttuno, aggiunse che la scienza ufficiale, non avendo avuto a disposizione un tale strumento, stava analizzando la realtà partendo dalla coda invece di partire dalla testa.

Infine mi consigliò di prendere contatto con il suo attuale assistente che poteva dare ulteriori indicazioni.

Presi contatto con il suo collaboratore, (ci furono anche altri che avevano  collaborato con Ighina negli anni precedenti). L’assistente di Ighina si dimostrò molto disponibile, potei prendere visione del materiale cartaceo e mi furono date molte delucidazioni a voce . Purtroppo non potei visionare i vari i strumenti costruiti nel tempo da Ighina. Mi resi conto che dal punto di vista scientifico era tutto fuori schema.

Mi dissero che avevano dato informazioni a vari gruppi, ma che non possedevano più nulla. Alla fine per essere sicuro di aver capito bene   per evitare  malintesi, realizzai un plastico  a cui mi riferii per le domande e risposte.

 

monopolo.jpg

ighina1.jpg

Mi resi disponibile a creare un uno progetto organico per poter costruire il macchinario che aveva reso popolare   Ighina : “la macchina per il controllo meteorologico.”


PROGETTO  GENERALE PER IL CONTROLLO  METEREOLOGICO

Schema generale.

Il progetto si può suddividere in 4 blocchi.

cerchiamo ora di capire come funziona l’insieme.

elicarotante

L’elica rotante riceve energia magnetica positiva o negativa proveniente dal generatore del monopolo magnetico attraverso un cavo di rame molto grosso, si tratta di un cavo flessibile, formato da molti fili  da 5 a 10 millimetri di diametro, tipo quello usato per le messe a terra degli impianti elettrici.

Su questo cavo viaggia l’energia di monopolo creata artificialmente che può essere positiva o negativa a seconda di come viene alimentata l’elettrocalamita ruotante interna.

La ”spirale aerea” serve a catturare e accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici positivi provenienti dal sole (detti anche monopoli positivi ).

L’accumulatore interrato” serve a catturare ed accumulare la maggiore quantità di atomi magnetici negativi provenienti dalla terra (detti anche monopoli negativi).

Ma come si fa a cambiare il meteo?

Ighina sostiene che ammassamenti di “energia magnetica” positiva lanciati nell’atmosfera allontanano le nubi, al contrario se viene lanciata “energia magnetica” negativa le nuvole vengono attirate.

Le nubi del cielo, vengono caricate positivamente  dal sole.

Se si vuole far piovere occorre  irradiare energia negativa, perciò bisogna dare corrente agli elettromagneti, in modo da produrre energia negativa e inviarla all’elica assieme a quella proveniente dall’accumulatore sotterraneo.

ELICA ESTERNA RUOTANTE

L’apparecchiatura esterna che rilascia energia è formata da tre elementi:

Il primo elemento è dato da una specie di elica ruotante formata da due “pale” lunghe 6 metri l’una, costituite da due tubi di alluminio di diametro  80 mm con spessore di 3-4 millimetri. I tubi sono riempiti di polvere di alluminio richiusi con tappi in legno.  L’elica è sostenuta da un palo metallico di alluminio che la alza fino ad una altezza di circa 3-4 metri da terra. Questo perno che regge l’elica è collegato con un contatto mobile ad un grosso filo di rame al  “generatore di monopoli.”

Questo perno deve essere isolato dal suolo, perciò è sostenuto da un supporto in legno.

L’elica è fatta ruotare da un motore che la fa girare a velocità di 10-20 giri al minuto circa.  Il motore è collegato con una cinghia di gomma al perno dell’elica in modo da evitare perdite di energia. In tutto l’apparato non bisogna usare materiali ferromagnetici o calamite. Perché la conduzione dell’“energia magnetica” viene alterata dal magnetismo.

monopoli2

LA SPIRALE AEREA 

energia magnetica positiva” dal sole (Yang)

spiraleighina

Il secondo elemento esterno è una raggiera che chiameremo “spirale aerea”, essa è formata da 7 tubi di alluminio di diametro 80 mm (o 50 mm) lunghi 6 metri e  riempiti di polvere di alluminio, chiusi con tappi in legno o sughero alle due estremità.

La polvere di alluminio serve ad accumulare “l’energia magnetica” del sole.

Esistono in commercio tre tipi di granulometria per la polvere di alluminio:  grossa, media, finissima. Presumo che vadano bene tutti i tipi in quanto Ighina a volte parla addirittura di trucioli di alluminio, mentre in un altra  un’occasione  Ighina ha affermato che l’alluminio è un materiale che può essere ridotto nella più piccola polvere possibile.

Ighina sostiene che l’energia magnetica penetra per qualche millimetro entro la struttura cristallina dell’alluminio, quindi eventuali trucioli di alluminio non devono superare 2-3 mm di diametro massimo.

Dato che  in fisica si stà studiando strutture granulari microcristalline per accumulare idrogeno, personalmente  penso che più la polvere è fine meglio è.  Va detto però che il costo della polvere ultrafine è molto più elevato del’alluminio trucciolare.

I sette tubi sono collegati fra loro con un filo di rame piuttosto grosso da 4 a 7 millimetri di diametro; si tratta del comune filo di rame usato per la messa a terra degli impianti elettrici.

Il collegamento è doppio, cioè c’è un filo che  percorre un perimetro esterno  ed un altro filo dà una circonferenza interna; inoltre i tubi di alluminio hanno  un filo di rame nudo che li percorre all’interno. I tubi sono sollevati da terra con un sistema di pali in legno fino ad una altezza di 2 metri. La struttura è collocata in modo concentrico al perno che supporta l’elica.

La disposizione è a raggiera con  un angolo di 51 gradi in modo che i 7 tubi si dispongano equamente nei 360 gradi.

Ogni tubo di alluminio é colorato con i sette colori dell’arcobaleno, (di questo daremo  spiegazione più avanti) la lunghezza di 6 metri è quindi suddivisa in sette parti colorate diversamente.

Dalle foto dell’apparecchiatura di Ighina si notano parecchi fili più sottili che sembrano collegare tra loro i vari tubi, oltre ai due grossi fili delle due circonferenze esterne ed interne. Penso siano fili di rame aggiunti per facilitare la distribuzione dell’energia, o fili di alluminio per aumentare la superficie ricevente. Comunque non sembrano essenziali.

Ognuno dei 7 tubi è sostenuto da tre pali di legno di 10 x 10 centimetri, lunghi 3 metri (o più) , un metro è sprofondato nel terreno, i due metri sporgenti sono colorati  alternativamente, il primo metro di colore azzurro  (vicino alla terra) e il metro superiore  in  giallo (proiettato verso il sole) .

Il sistema risulta isolato rispetto al terreno infatti è sostenuto da pali di legno, colorati in giallo nella parte alta, e in azzurro nella parte bassa.

Da tutto parte un grosso cavo da che va al luogo ove si trova il “generatore elettromagnetico dei monopoli”, questo luogo, infatti, funge anche da centrale di comando.

Schema della “spirale aerea” posta su di un piano orizzontale a 2-3 metri d’altezza dal suolo.

palarotante


ACCUMULATORE INTERRATO

Per l’“energia magnetica negativa” (YIN)

spiraleighina2

 

Chiameremo il terzo elemento, che completa l’apparato esterno “Accumulatore interrato”; si tratta  di 7 depositi di polvere di alluminio da 100 Kg l’uno per un totale di 700 Kg.

Non sono in possesso di schemi di questi depositi.

Alla richiesta di chiarimenti in data 25/3/2003 Ighina ha parlato in tubi in duro-alliminio interrati verticalmente ad una profondità  superiore o uguale a 2 metri, con diametro di  circa 15 cm. Questo mi fa pensare ad una disposizione a raggiera simile a quella aerea. (Ma probabilmente è sufficiente mettere dei parallelepipedi pieni di alluminio e collegati tra loro.)

I tubi hanno un’anima centrale con un filo di rame nudo e sono collegati tra loro con fili di rame. Dalla foto non appaiono visibili fili superficiali di collegamento, ma i fili evidentemente scorrono sotto il suolo. Da quanto ho  capito i coni larghi che emergono dal suolo, indicati da Ighina nella foto, servono da protezione e/o per l’ispezione dei collegamenti, ad essi connessi.

Ci potrebbero essere anche delle parabole di alluminio a livello di superficie (il collaboratore attuale ricorda delle larghe piastre sagomate a forma di parabola di alluminio) non visibili dalla foto perché ricoperte d’erba.

Probabilmente sono state aggiunte in un secondo tempo per aumentare la potenza dell’apparato. Purtroppo quando sono stato a visitarlo io l’apparato era già stato smontato e non ho potuto vederlo.

Dall’insieme parte un grosso cavo da che va all’interruttore deviatore come si vedrà più avanti.

sottosuolo

Ighina ha detto che si può risparmiare polvere di alluminio interrando 7 spirali di tubo di alluminio riempite di polvere colorate di azzurro  2-3 metri sotto terra. Collegate tra loro dal cavo di rame.

ighinacono


IL “GENERATORE DI MONOPOLI” O GENERATORE DI ATOMI MAGNETICI

generatoremonopoli

Il generatore di monopoli consiste in una elettrocalamita che viene fatta ruotare.  La rotazione avviene all’interno di un contenitore;  le pareti interne del contenitore sono rivestite da una rete di ferro a maglie fine tipo rete da zanzariera.  La rete deve essere collegata ad un cavo di rame  in più parti; un grosso cavo di rame  raccoglie i “monopoli” che si formano e li porta fuori  dal contenitore per essere utilizzati.

Viene da pensare che ci sia come una specie di centrifugazione dei “monopoli” creati dalla elettrocalamita, questi si depositano sulla rete metallica che riveste le pareti e passano poi sul grosso cavo di rame.

Dal disegno pubblicato nel 1987 risulta che la tensione che alimenta le elettrocalamite deve essere fornita da accumulatori (le comuni batteria della macchina); ne servono 11 in serie ben cariche.

Viene sconsigliato l’uso della corrente di rete con trasformatori, questo sembra trovare la sua spiegazione, in parte dal fatto che si possono raggiungere elevate correnti di spunto, in parte perché ci potrebbero essere delle strane influenze di controreazione che creerebbero seri problemi.

In un colloquio in data 2003 viene però data una nuova versione, Ighina ha detto che la tensione di alimentazione è di 12 volt, inoltre esiste una camma, equivalente alle puntine platinate delle auto, che da per un attimo l’alimentazione, col risultato di avere una sovratensione di spunto, e un miglior raffreddamento dell’avvolgimento.

A questo punto però mi è rimasto un dubbio a riguardo l’alimentazione .

Quindi rimane aperta la possibilità che il tutto sia alimentato con 132 volt, comunque niente vieta di fare le varie prove.

In un’intervista Ighina racconta che assieme a Marconi avevano realizzato i due avvolgimenti in modo da alimentarli con 24 Volt. Quando provarono l’apparato con i 24 volt non riuscirono ad ottenere l’effetto desiderato, così  aumentarono ancora aggiungendo accumulatori ma  non successe niente. Disperati in un impulso di rabbia alimentarono il tutto con tutte le batterie a loro disposizione cioè 132 Volt ben coscienti che avrebbero rischiato di bruciare tutto; ma, non solo gli avvolgimenti non si fusero, al contrario produssero i monopoli con effetti  simili all’effetto Hutchison (è “un’insieme di fenomeni scoperti casualmente da John Hutchison)

Il racconto prosegue citando i vari esperimenti.  Marconi era  preoccupato per un possibile uso bellico  del “raggio della morte” e pertanto  decise di NON divulgare  tutto. Diede l’incarico ad Ighina di divulgare l’apparato dopo 50 anni sperando in una umanità più evoluta. Mi chiedo se lo sia?

Quello che è certo è che l’ultimo assistente di Ighina, ha dovuto rifare questi avvolgimenti, confermando che essi operano al limite della sopportabilità.

Se ho capito bene, non ha importanza la tensione di alimentazione, basta costruire gli avvolgimenti per sopportare un quinto della corrente che poi sarà utilizzata.

Per esempio: volendo usare 12 Volt di alimentazione, utilizzando un filo da 0,7 mm di diametro che sopporta 3 Ampere di corrente, calcoleremo una lunghezza di filo in grado di sopportare 3 ampere con una alimentazione da 2,5 Volt.

Dalla legge di Ohm si ricava 2,5V : 3A = 0,833333 Ohm  che rappresentano la resistenza totale del filo.

Tenendo conto che la resistenza per metro di un filo di 0,7mm di diametro è 0,034, occorrono 24,5 metri di filo per i due solenoidi, cioè circa 12,2 metri per ogni singolo solenoide.

E’ certo l’uso di  “puntine platinate”  poiché anche Ighina ha dato grande risalto alla “grande scintilla che si formava”. Guardando bene il disegno originale di Marconi si può rilevare il contatto mobile.

Trovo strano però che non sia menzionato nella spiegazione.

La corrente continua proveniente dalle batterie arriva alle bobine per due percorsi:

un percorso passa attraverso ad una barra di rame interna al tubo rotativo orizzontale e deve essere opportunamente isolata rispetto al ferro del tubo ruotante;

il secondo percorso è ottenuto sfruttando il tubo ruotante  e il ferro ad U ad esso collegato, il contatto mobile è fornito dai cuscinetti a sfera; in tal modo la corrente passa attraverso al ferro magnetizzato.

Forse questo non è solo un espediente per risparmiare contatti mobili,  ma la corrente, passando per il ferro magnetizzato, potrebbe acquistare caratteristiche particolari. (Vedi gli apparati di Coller , sulla rivista NEXUS )

Comunque, nel dubbio, è bene non portare modifiche in questo punto e conviene trasportare la corrente attraverso il ferro come da progetto.

Non ci sono invece problemi nell’alimentazione del motore, basta che riesca a far fare 200 giri al minuto all’elettrocalamita e che la cinghia sia isolante.

Il cavo che raccoglie l’energia del “monopolo” è costituito da un grosso cavo tipo quello usato per la messa a terra degli impianti, dalla foto si può pensare a un diametro di 4 mm o più.

Questo cavo deve essere ben collegato alla rete  metallica che, come una gabbia di Faraday,   avvolge completamente le elettrocalamite, Ighina ha insistito su questo punto.

Per controllare se tutto funziona, si può ripetere l’esperimento di Ighina, egli mostra delle foto nelle quali un pezzo di cavo viene avvicinato ad una bussola producendo deviazioni dell’ago. Il fenomeno di deviazione dell’ago della bussola, se venisse confermato,  appare come una possibile conferma che questo apparato produce  qualche cosa fuori dalla fisica classica; presentando anche i canoni della ripetitività richiesti.

manometro

  1.  Foto al centro si ha il cavo senza energia, la disposizione dell’ago rosso della bussola è posta in modo che il Nord punti verso il cavo.
  2.  Foto a sinistra l’elettrocalamita gira in un senso, il filo percorso dal flusso monopolare così generato, sposta l’ago rosso verso destra.
  3.  Foto a destra  la corrente è invertita e l’ago cambia direzione.

Da prove da me effettuate ho costatato che facendo attraversare il filo, posto come in fotografia, con corrente continua di 12V    6A è si ha una deviazione dell’ago, 10 volte inferiore a quella visibile nella figura.


CHIARIMENTI DEL DISEGNO MARCONI DEL GENERATORE DI MONOPOLI

centrostudimagnetici.jpg

centrostudimagnetici2.jpg

Barra in ferro dolce sezione quadrata   4 x 4 cm. lunga   100 cm.  divisa in tre parti piegata a forma di U

Bobina di induttanza : vedi specifica

Cuscinetti a sfera con diametro interno da 4 cm. Un cuscinetto serve a trasmettere la corrente.

Tubo in ferro saldato alla sbarra ad U diametro 4 cm. Lungo circa 65cm. Nella parte interna passa un filo di rame isolato tipo quello delle candele delle auto. Alla fine del tubo si inserisce un tappo di isolante, forato al centro per il passaggio del filo di rame.

Puleggia per la trasmissione occorre una rotazione di circa 200 giri al minuto. Pertanto se il motore da 600 giri la puleggia ha il diametro di 18 cm.

Puleggia del motore con  le condizioni precedenti ha un diametro di 5 cm.

Cuscinetto a sfera per trasmettere l’alimentazione al filo interno al tubo.

Filo isolato di uscita flessibile con molti fili interni e isolante all’esterno diametro grande. Ben collegato internamente alla rete di ferro. La rete deve essere a maglie rigide (nella foto sembra rete sottile tipo zanzariera) deve formare un involucro avvolgente e ben collegato con il filo di uscita. Su questo filo di uscita si controlla con una bussola il tipo di monopolo.

La corrente per il motore può essere quella normale di rete, mentre la tensione continua per gli elettromagneti DEVE NECESSARIAMENTE provenire da accumulatori o pile. Su questo punto non esistono dubbi, Ighina è stato chiaro e categorico.

Ighina usava le comuni batterie di piombo delle auto.

COME INVERTIRE LA POLARITA’

Per cambiare polarità si mantiene la rotazione destrorsa di circa 200 giri al minuto ma si  INVERTONO I COLLEGAMENTI ALLE DUE BOBINE.

Questa affermazione sembra chiarire un punto fondamentale dell’apparato e cioè come vanno polarizzate le due elettrocalamite.

Dopo aver chiesto spiegazioni  su questo punto al precedente collaboratore di Ighina, risulta che gli avvolgimenti sono messi in modo da formare da una parte il Nord e l’altro il Sud.

Da quello che mi è stato detto ho capito che  una calamita permanente a ferro di cavallo che ruoti all’interno della cella suddetta NON GENERA MONOPOLI, essa crea invece una modificazione dello spazio, lo spazio tende a strutturarsi in una sorta di spirale che imita il monopolo. Ighina sosteneva che tale modificazione è pericolosa e pertanto non bisogna sostare nelle vicinanze di una calamita permanente ruotante.

Nel libro Ighina sostiene che i magneti permanenti che si trovano nelle dinamo dei motorini, dopo un certo numero di ore di funzionamento, creano radioattività attorno; egli sosteneva di aver verificato la cosa col contatore Gaigher.

ATTENZIONE!!

Il contenitore con l’elettrocalamita ruotante è pericoloso, nel senso che si riempie di  “atomi magnetici di tipo positivo o negativo”.

Ecco perché l’elettrocalamita ruotante deve essere racchiusa da schermi, formati da 3 strati isolanti fatti da:

materiali inerti che assorbono la radiazione come: mattoni, gesso, polistirolo; 

E’ meglio  sovradimensionarli piuttosto che sottovalutarli


CENNI SULLA TEORIA ORGONICA

Quanto segue è frutto di una ricerca personale che è durata 30 anni. In questi anni ho studiato,  osservazioni e verificato i più  svariati campi è da questa lunga esperienza multidisciplinare ho tratto alcune  conclusioni ed idee  che cerco di esporre qui di seguito. Da questo punto userò un  linguaggio  meno formale cercando di evitare formalismi matematici:

La più piccola particella subatomica del piano materiale è chiamata da Ighina “Atomo Magnetico”.

Wilhem Reich (psicologo, guaritore vissuto prima metà del 1900)  identifica questa stessa particella col nome di “Orgone”.

Atomo Magnetico = Orgone

Nel taoismo cinese si parla di energia primordiale e ci si concentra sul suo duplice aspetto Yin e Yang

Mi sembra appropriato pertanto attribuire il nome di Orgone Yang “all’atomo magnetico positivo” descritto da  Ighia; Orgone Yin “all’atomo magnetico negativo”

L’orgone è piccolissimo, sicuramente migliaia di volte più piccolo dell’elettrone.

Così come il numero uno genera tutti gli altri numeri attraverso la somma di se stesso preso innumerevoli volte, analogamente l’orgone genera tutte le altre particelle, attraverso l’aggregazione di se stesso preso innumerevoli volte.

L’orgone è quindi il padre ti tutta la materia.

Voglio ricordare qui, che nessuno ha mai visto come è fatto un atomo nel suo interno, abbiamo solo modelli atomici ricavati scientificamente che ci permettono operare con gli atomi prevedendo i risultati.

Man mano che un modello non regge alla sperimentazione e compaiono dei comportamenti anomali, viene modificato il modello in modo da far quadrare tutto.

Ecco quindi che il modello atomico di Bohr, che paragona l’interno dell’atomo ad un sistema solare in miniatura, diventa alla fine, un modello matematico basato sulla probabilità.

Nessuno può dire con certezza come stiano le cose all’interno dell’atomo, pertanto un modello vale l’altro, purché però dia spiegazione del comportamento degli atomi.

Vediamo come vede l’atomo Ighina. Ricordo che Ighina si è servito di un microscopio inventato da lui chiamato “microscopio lenticolare”, che solo in parte funziona con le leggi dell’ottica. In qualche modo questo microscopio sembra si agganciasse a delle facoltà latenti nell’uomo, potenziandole; con il risultato di poter ottenere ingrandimenti, a suo dire, di quasi due miliardi di volte. (Impossibile secondo la fisica classica)

 

Facendo un atto di fede iniziale, andiamo a vedere cosa ha visto.

L’orgone è formato una piccola nebulosa centrale (Ighina la chiama “nebula”) circondata da un mantello esterno che funge da membrana.

La nebulosa centrale è una specie di cuore che batte cioè pulsa. La pulsazione può avvenire in due modi:

Pulsazione Yang o centrifuga, si ha quando si nota un anello luminoso che parte dal centro della nebulosa e si allarga verso la membrana esterna dove si deposita.

Pulsazione Yin o centripeta, si ha quando l’anello luminoso parte dalla membrana esterna e si restringe verso l’interno.

Ighina sostiene che l’anello luminoso ha origine dal centro della nebulosa ove c’è un “vuoto”, sembra che questo “vuoto”  comunichi con un’altra dimensione da cui sbuca l’energia.

In fisica esistano i “buchi neri” che ingoiano l’energia e la materia, in contrapposizione si suppone che esistano  i “buchi bianchi” che la riammettono.

Ebbene nel centro dell’orgone Yang ci sarebbe un “buco bianco”, nel centro dell’orgone Yin ci sarebbe un “buco nero”.

Ighina sostiene inoltre che gli atomi sono sempre in vibrazione, hanno cioè una sorta di frenesia e questo non gli permetteva di poterli vedere con il suo “microscopio lenticolare”; per riuscire a calmarli Ighina gli affiancava con sostanze in grado di assorbire l’energia. L’assorbimento dell’energia avveniva attraverso a dei “canaletti”.

Ighina  mostra una foto scattata da lui col suo “microscopio lenticolare”, ovviamente dal punto di vista della fisica classica questa foto non può esistere…

I 5 raggi luminosi, corrispondono ai “canaletti” che stanno asportando l’energia in modo da fermare l’atomo.

atomomagnetico2

Orgoni Yang

spiraleighina

quelli centrifughi che pulsano partendo dal centro espandendosi verso  l’esterno, corrispondono agli atomi magnetici positivi, o ai  monopoli positivi. Sono prodotti dal Sole e sono catturabili con una spirale in filo di alluminio, meglio se dipinta di giallo.

Sono in sintonia col maschile, calore, dinamico, aereo…Tutte caratteristiche con cui stanno bene assieme.  Possiamo dire che  insieme delle qualità che appartengono all’orgone Yang hanno   un effetto di risonanza, la loro presenza permette un miglior  contatto con l’orgone.

Quando gli Orgoni Yang  si muovono lungo una retta, si trasformano da particella ad onda, in tal caso hanno una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione, occorre innanzitutto fissare un asse orientato; prendiamo  la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe allontanarsi l’orgone Yang in rotazione in senso orario.

 

Orgoni Yin

spiraleighina2 quelli centripeti che pulsano partendo dall’esterno verso l’interno,                     corrispondono agli atomi magnetici negativi. Tendono a    concentrare la materia, cioè cercano di raggruppare il      massimo di informazioni nella minima quantità di energia.

Sono emessi dalla Terra verso l’esterno.

Sono catturabili con una spirale di alluminio meglio se       dipinta di azzurro. Ruotano in senso antiorario.

Sono in sintonia col femminile, il riflessivo, il ricevente…

Gli orgoni Yin sono generati dagli orgoni Yang che partono dal Sole vengono assorbiti dalla Terra, si concentrano al suo centro, si trasformano in Yin e vengono riemessi. Anche gli Orgoni Yin  si muovono con una rotazione a spirale che tende ad allargarsi; per stabilire il verso di rotazione occorre innanzitutto fissare un asse orientato, prendiamo lo stesso di prima, la retta Sole – Terra, il verso sia con la punta verso la Terra in pratica è come se un osservatore  abitasse sul Sole, ebbene egli vedrebbe avvicinarsi l’orgone Yin in rotazione in senso  antiorario orario.

Insomma vi sto raccontando i principi dell’agopuntura. (Per inciso la pratico da più di 20 anni) Lo Yang genera lo Yin e viceversa.

 

Esistono infine gli Orgoni misti, essi creano la vita.  Si tratta di due orgoni  uno Yang e l’altro Yin che si “scambiano effusioni”. La vita si basa sull’equilibrio delle forze opposte. Ighina attribuisce il colore verde a questi orgoni misti, infatti, la vegetazione, unica forma di vita che si nutre di luce solare e Terra, è di colore verde e si crea proprio nella superficie della Terra dove le due forze si mescolano. Il verde è la combinazione tra giallo e azzurro. Gli studiosi di fisica affermerebbero che sono una forma d’onda stazionaria, l’una va, l’altra viene.

 

Esiste anche una formula matematica che può descrivere gli orgoni, detta “equazione cosmologica” di Renato Palmieri, purtroppo non è semplice occorrono nozioni di matematica e trigonometria per capirla. Quando questa funzione viene impostata per generare un fotone elementare, essa genera una figura  geometrica che corrisponde alla foto dell’atomo magnetico di Ighina e vista in movimento, evidenzia delle bolle circolari che partono dal centro e si ammassano alla periferia. Esattamente come descritto da Ighina. Incredibile coincidenza!

Renato Palmieri (vedi appendice) nel suo sito dà l’ordine di grandezza geometrico del diametro dell’orgone, (fotone elementare per Palmieri) nel caso si potesse considerare sferico. Si avrebbe una particella 10 miliardi di volte più piccola del diametro di un protone.

Per chi desiderasse approfondire, si tratta di una funzione d’onda in coordinate polari limitate a due dimensioni c’è il raggio  in funzione dell’angolo,   r = f(angolo). Vedi appendice a fine pagina. Consiglio comunque di scaricare dal sito, il piccolo file che vi permetterà di generare i grafici cambiando i parametri. Bello a vedersi!

pentagramma

Risultato della formula di Palmieri applicata alla particella elementare minima denominata Fotone, se potete guardatela nel sito in movimento.

 

 

Stato di ESSERE e stato di DIVENIRE.

Gli orgoni sia Yin che Yang possono trovarsi in due possibili stati fondamentali:

Nello “stato d’ESSERE” sono energie potenziali, non hanno uno scopo urgente, sono tranquilli.

Aggregandosi formano particelle sempre più grosse: quark, elettroni, protoni, atomi, molecole, cristalli…

 

Nello “stato di DIVENIRE” sono forze,  hanno uno scopo e cercano di realizzarlo.

In questo stato si compartano come un portalettere che deve urgentemente consegnare la posta, ad un ben determinato indirizzo; sono irrequieti si muovono in cerca della particella bersaglio e quando la trovano, per mezzo del fenomeno della risonanza, depositano su di essa l’informazione, che trasportano.

Quindi  sono forze che producono dei cambiamenti e questi possono essere utili o dannosi.

In fisica questa dualità potrebbe corrispondere:

“stato di particella” (ESSERE);

“stato d’onda” (DIVENIRE)

 

Imprinting o modulazione degli orgoni.

Gli orgoni prodotti dall’elettrocalamita rotante  devono ricevere un “imprinting” o modulazione, in altre parole gli orgoni devono essere comandati ad eseguire un certo lavoro, raggiungere un certo scopo, avere una certa qualità.

Per chi conosce il funzionamento dei computer, possiamo dire che, ogni orgone  è paragonabile a una stringa numerica in “linguaggio macchina” tipo 0110011… con infinite cifre.  Le informazioni che si possono scrivere su un singolo orgone sono praticamente infinite.

L’ermetismo occulto, sostiene che in ogni cosa c’è tutto.

“IL TUTTO E’ IN TUTTO, ed è TUTTO IN TUTTO” Kybalion

 

In un articolo di Nexus riguardante la cella Joe, un ricercatore dice:

“Per catturare e comandare gli orgoni  è fondamentale rendersi conto che essi sono vivi, intelligenti, con loro predilezioni, e un loro linguaggio. Niente e nessuno costringeranno gli orgoni ad accumularsi nella cella Joe se non accettano la cosa.

Quindi per accumularli dobbiamo creare un posto accogliente e invitarli ad entrare.”

 

Don Juan quando descrive l’universo, così come lo “vedono” gli stregoni, dice che esso appare formato da un numero infinito di filamenti (orgoni), e ogni filamento è vivo e cosciente. Castaneda gli chiede in che senso vivo? “Vivo come lo sei tu, ha percezioni, emozioni…”

 

Alcune leggi degli orgoni

– Gli orgoni, quando sono nello stato d’ESSERE (energia), non hanno direzione o verso, ma se uniti ad una sorgente luminosa, o altro, sono guidati e trasportati da questa.

 

– Gli orgoni, quando sono nello stato di DIVENIRE (forze) si comportano in modo simile all’elettricità e alle onde.

 

– Gli orgoni, sono disturbati dal magnetismo, e quando si muovono, cercano di evitare di passare attraverso materiali ferromagnetici.

 

– Pertanto buoni conduttori di elettricità sono anche buoni conduttori orgonici, però il ferro non va bene perché magnetizzabile, mentre l’acciaio inox 18/10,  essendo molto meno magnetizzabile, va bene.

 

– Gli orgoni hanno la tendenza ad accumularsi, “effetto gregge”; in questo differiscono molto dall’elettricità. Le cariche elettriche dello stesso segno si respingono e se possono, si disperdono, gli orgoni fanno il contrario per loro vale il principio alchemico di risonanza “il simile attira il simile”. Più gli orgoni hanno lo stesso imprinting più facilmente si cercano.

Questo permette di creare accumulatori specifici ed ha a che fare con il principio dei farmaci omeopatici.

 

L’agopuntura ha sempre sfruttato queste conoscenze

Torniamo all’imprinting, forse un esempio pratico chiarisce più di tanta teoria.

Prendiamo un ago usato oggi in agopuntura, c’è un filo sottile di acciaio con punta che funge da ago, avvolto con una spirale di filo di rame. Se  si considera il verso,  dalla coda alla punta, il filo è avvolto in modo orario, quindi se rivolto con punta a Terra e coda al Sole, corrisponde alla spirale gialla cattura Yang.

spirale3

Faccio notare che Ighina, per fare le prime spirali usava il rame, poi si è accorto che l’alluminio andava meglio. Per inciso si potrebbe usare anche altri materiali, si usa per esempio l’argento.

Ora se dovessimo infliggere un ago in un punto della pelle dove manca l’energia Yang (pelle fredda, pallida…) e volessimo aumentare il più possibile l’introduzione degli orgoni Yang cosa dovremmo fare? Provate a rispondere a queste domande:

1° mentre penetriamo la pelle, quale movimento dell’ago aumenterebbe lo Yang, orario o antiorario?

2° Se usassimo aghi colorati di che colore li scegliereste?

3° Se dovessimo scegliere se scaldare o raffreddare cosa fareste?

4° Se doveste scegliere il tempo atmosferico scegliereste il sole o la pioggia?

5° Se doveste scegliere una stagione quale?

 

Ognuno di questi fattori aggiunge un po’ di “energia orgonica Yang”. Cioè prepara il terreno ed invita gli orgoni Yang ad entrare ed accumularsi.

L’energia orgonica Yang che sarà iniettata sarà il risultato della somma di tanti fattori, non tutti però hanno lo stesso peso, il più importante è di gran lunga l’agopuntore.

L’essere umano può riuscire a gestire con il suo corpo notevoli livelli di energie orgoniche; quando il guaritore manipola l’ago con intenzioni e volontà adeguate,  può trasferire quantità ottimali di energie al paziente.

Le energie, che l’agopuntore trasferisce al paziente toccando l’ago, o anche con la sua sola presenza, hanno ricevuto il suo imprinting, e soprattutto la sua intenzione.

Per questi motivi, in agopuntura, è l’agopuntore che conta; più della metodologia, più della tecnica usata.

Nella Cina antica quello che contava era il risultato, non la fama, non i diplomi; il mandarino pagava l’agopuntore solo se lo manteneva in salute; quando insorgeva una malattia, lo stipendio era immediatamente sospeso.

Anche la medicina ufficiale ha dovuto prendere atto dell’influenza della psiche nel rapporto malato paziente, per verificare l’efficacia oggettiva di un farmaco non basta più la prova in “cieco” (il paziente non sa se sta prendendo un medicina o un placebo)

Ma serve il “doppio cieco” (ne il paziente ne il medico sanno se stanno prendendo una medicina o un placebo)

 

Ma ecco ora le risposte. 1° orario   2° giallo    3° calore (il riscaldamento dell’ago si chiama moxa, vegono bruciate particolari erbe per ottenere adeguati imprinting)

4° il sole   5° l’estate.

Avete risposto esattamente, bravi! State diventando agopuntori. Altrimenti rileggete.

 

Ighina sostiene che se si fanno passare gli atomi magnetici attraverso una sostanza, all’uscita gli atomi magnetici acquistano la caratteristica vibrazionale. (Solo se ne hanno voglia aggiungerei io).  Quando si opera con piccole particelle elementari non vale più la fisica classica, i comportamenti cambiano, la ripetibilità risulta incerta.

 

L’orgone va considerato per metà materiale, cioè ubbidiente alle leggi fisiche, per l’altra metà mentale, cioè è in grado di percepire, reagire o subire un pensiero intenso e volitivo.

E’ come se ci fossero due mondi uno che genera l’altro; c’è il mondo della mente, emozioni, desideri, e c’è il mondo della materia fisica; il primo genera il secondo ma anche il secondo cambia il primo (sempre lo stesso ritornello, lo Yang genera lo Yin e viceversa); ebbene l’orgone è la più piccola particella del mondo fisico e nello stesso tempo la più grande particella del mondo mentale.

Forse per questo i sensitivi lo colgono usando l’altro corpo, i fisici invece non lo possono catturare, infatti, non hanno niente di più piccolo da mandarli addosso per rivelarlo.

Ighina era sicuramente poco scientifico, non si curava di dare dimostrazioni, dava soprattutto le conclusioni, senza dare possibilità di verifiche indipendenti, se non gli credevano …peggio per loro. Ovviamente la scienza lo ha sempre ignorato o …peggio. Alla fine diceva di essere passato nella categoria dei “E chi se ne frega.”

Come sensitivo Ighina era eccezionale. Egli scopriva, più che con l’intuito, con la vista sensitiva.

 

Dove porta tutto questo discorso?

Ritorniamo al contenitore entro il quale ruota l’elettromagnete pulsato, esso dunque contiene orgoni in grande quantità, essi possono sembrare innocui, non si vedono e quasi sempre sono tranquilli o ricevono imprinting non nocivi. Siccome le condizioni fisiche, chimiche, emozionali, mentali in cui gli orgoni sono immersi cambiano, può succedere questo:

Un individuo vuole osservare il funzionamento dell’elettrocalamita ruotante, toglie le protezioni apre e costata che non succede niente. Col tempo si abitua a trascurare ogni precauzione e considera l’energia orgonica innocua. Un brutto giorno però ha uno stato d’animo arrabbiato con se stesso o altro, è anche molto concentrato è quasi una fissità, apre la camera dell’elettrocalamita sembra che non succeda niente. Il giorno dopo però il braccio gli fa male e tende a paralizzarsi… non capisce, e non collega la causa con l’effetto. Ighina racconta alcuni fatti di questo tipo, dovette intervenire per demagnetizzare l’organo malato.

Giocherellare con il filo nudo di rame, mentre è in rotazione l’elettrocalamita è come giocare con il filo di un parafulmine, va bene 1000 volte ma se va male…

 

Ighina ha sempre sostenuto che la morte di Marconi aveva a che fare con gli orgoni.

Ecco cosa dice in un’intervista:

“…Difatti Marconi è morto per quello. Io ero dal ’36 che abitavo già qui ad Imola. Glielo avevo detto: ‘Mi raccomando Guglielmo, telefona se hai bisogno di fare qualche esperimento, mi raccomando…’. Lo avevo già salvato due volte. In una stavo per rimetterci la pelle anch’io. Perché lui adoperava i monopoli con facilità.

 E i monopoli cosa fanno?

Fanno la scomposizione della materia sulla materia stessa. Lui ha fatto l’esperimento e c’è rimasto. Si, effettivamente aveva messo lo schermo magnetico, ma non era sufficiente. Quando sono andato a Roma a vederlo nella bara, ho notato che egli aveva sotto la pelle come degli gnocchetti neri. Allora ho capito che era morto perché non era più circolato il sangue. I medici avevano detto che aveva una cosa nel cuore, come la chiamano loro? Boh… Tutti dicevano che Marconi era morto di Angina Pectoris…”

Mi rendo conto che tutto questo sembra pazzesco, per di più non posso dimostrarvelo; i colleghi di fisica potrebbero criticarmi in tanti i modi e a ragione, dal loro punto di vista.

Servirebbe a qualcosa dirvi che ho potuto far crescere le piante del 300% in più rispetto ad un gruppo di controllo, solo usando la volontà?

Che ho visto usare la mente per far sparire oggetti con assoluta impossibilità di trucco? E… molto altro.

No! Non servirebbe. Anche voi vorreste una prova, una verifica che non posso darvi, e siccome io sono d’accordo col metodo scientifico vi do ragione.

Viva il C.I.C.A.P.  (comitato italiano controlli affermazioni paranormale)

Così voi dormite sogni tranquilli. Io purtroppo no, perché sono impegnato a dimenticare ciò che ho verificato e che ammette come unica soluzione, l’esistenza dell’orgone mentale.

Ma siccome sono invidioso del vostro quieto riposare, aggiungo un’altra pulce nell’orecchio.

 

La pulce riguarda Ighina e la sua medianità poco nota.

Riporto testualmente  un pezzo dell’articolo di Leo Talamonti sulla rivista “Scienza ed ignoto” l’anno dovrebbe essere 1972.

Antefatto: succede che previsioni di Ighina relative a un contatto con extraterrestri va buco. Erano intervenute più di 2000 persone.

Il giornalista Leo Talamonti fa una domanda che teneva in serbo da tempo ad Ighina e i suoi collaboratori.

 …Si sono guardati per un attimo indecisi, e poi si sono arresi. Non ricordo le parole precise che avevo dette, ma il senso era questo:

 “Voi sapete troppe cose insolite e strane, e tutte queste storie sull’atomo magnetico non le avete inventate voi, è inutile negare: chi ve le ha suggerite, o raccontate?”

E’ allora che è venuta a galla tutta la storia “vera”, e cioè quella di Ighina che cade ogni tanto in trance  “cade proprio li, su quel punto del pavimento” e  nel corso della trance riceve notizie, ammaestramenti ed ordini: soprattutto ordini.

  1. “Chi li impartisce, questi ordini? “.
  2. “A volte l’uno, a volte l’altro: ma è Scegustori, che comanda”.
  3. “E chi è questo Scegustori ”
  4. “Il Capo”.
  5. “E’ mai venuto qui?”
  6. “Si, una volta, con una decina di altri”.
  7. “E com’erano fatti?”
  8. “Vagamente umani… Ma io vedevo bene solo lui, Scegustori, gli altri erano un po’, evanescenti”.

 Ora il volto di Ighina è teso più che mai, e ammicca involontariamente con gli occhi. L’interrogatorio prosegue:

  1. “Se ho ben capito, Lei è come un soldato che sia stato arruolato suo malgrado; è cosi?”
  2. “Fatto abile e arruolato”, come dicono ai giovanotti di leva”. Annuisce.

Altra domanda; chiave: “E ha provato mai a disobbedire”?

 E’ o non è vera e propria angoscia, quella che si dipinge per un attimo sul suo volto?

  1. “Direi di si.”

 Mi narra di una macchina – una dalle tante – che era in corso  di allestimento, e che lui aveva voluto far funzionare prima del tempo, contro il divieto esplicito del Capo. La punizione fu immediata: un incendio tremendo che stava devastando il laboratorio, e che i pompieri non riuscivano a domare; non potevano neppure avvicinarsi, tanto il calore era forte. Ma si avvicinò Ighina, protetto dal “campo” della poltrona magnetica, e spense in un batter d’occhio l’incendio, con un idrante strappato dalle mani di un pompiere.

 

Data l’apertura alle confidenze, vengono a galla molte cose, alcune delle quali inattese. Ighina – stando a questa seconda e più attendibile versione che ci dà di se stesso – non solo cade in trance, ma si sdoppia: per esempio, può andare a vedere che sta facendo il figlio in questo preciso momento, oppure può mettere paura, o far dispettucci, a persone lontane.

Sentiamo che la verità è questa non l’altra.

A volte gli balena qualche intuizione che riguarda l’avvenire; e così via…

Ora che ci pensiamo, non è il solo medium che si vergogni di esserlo, e che – essendo posseduto, per così dire, dal suo sogno – ottenga anche un qualche effetto paranormale, avendo cura pero’ di mascherarlo accuratamente con una elaborata trama pseudo-scentifica.

A Faenza. per esempio ce n’è un altro; e poi c’è un frate benedettino – specialista di musica antica – il quale ama far credere di aver inventato e costruito apparecchi di una tale fantascientifica potenza, che quelli di Ighina, al confronto, scompaiono. Possono fotografare il passato, pensate. Non siamo sicuri di poterle chiamare imposture: se mai, si tratta di “fiabe vissute”, e alle quali sono gli stessi protagonisti, i primi credere.

 

PRIGIONIERI DEL SOGNO

Sono i prigionieri del sogno, i teleguidati. Se si vuol parlare di inganni, è bene precisare che i primi ad essere ingannati sono proprio loro; e da chi?

Qui i pareri divergono a seconda che si ammetta, o no, l’azione di un’ intelligenza estranea. Esiste veramente, questo  Scegustori?  E chi è, o cos’è?

E’ troppo presto per tentare di rispondere a una domanda come questa…

                                                                                               Leo Talamonti

 

Bravo Talamonti!  Fa bene a non trarre conclusioni affrettate la medianità è una brutta bestia da capire, ti sguscia dalle mani come un’anguilla.

Quando raggiungi una certezza, ecco che accade qualcosa che te la smonta e viceversa. Me lo confermò anche il compianto De Boni che ne aveva viste di cotte e di crude.

D’altra parte bisogna comunque dare una risposta a questa domanda:

Come fa il pensiero a condizionare la materia?

Stranamente Ighina dà una visione possibile, in concordanza con quella cinese  e con la teoria orgonica di Wilhem Reich, con l’alchimia, … insomma quadra tutto.

L’obbiezione più ricorrente che viene fatta è la seguente: Ighina sosteneva che la terra è ferma il sole pure e i pianeti sono cavi, era evidentemente matto.

Ma supponiamo che l’universo sia come una realtà virtuale a due dimensioni rappresentata su un monitor controllato da un computer; noi che viviamo sullo schermo sosteniamo che c’è un Sole una Terra che gli gira attorno ecc. Ad un certo punto alcuni degli abitanti dello schermo si accorgono di vivere nel computer, cominciano a dire che il Sole e la Terra sono fermi ma che l’unica cosa che si muove sono dei dati che scorrono che simulano tutto, insomma sto descrivendo quello che è espresso nel film Matrix.

Come possono essere creduti da chi non conosce altro che ciò che è rappresentato sullo schermo?

 

 

Un lato molto positivo e poco conosciuto di Ighina

Da ultimo vorrei ricordare come Ighina si dedicava a curare gli ammalati.

Dal Libro Pier Luigi Ighina profeta Sconosciuto:

…Con l’energia ritmico magnetica si possono guarire moltissime malattie anche gravi. Per questo nel laboratorio di Imola avevamo costruito una poltrona magnetica che dava dei risultati veramente notevoli. Una sera – parlo di 34-35 anni fa – venne a trovarci un medico di Bologna che era molto aperto nei confronti delle cure alternative. Aveva sentito parlare dell’energia magnetica e voleva avere delle spiegazioni in merito. Gigi (Ighina) sapeva ormai a memoria tutta la presentazione che non si stancava mai di ripetere anche più volte al giorno.

 Il medico ci disse che la teoria era affascinante, ma che lui voleva vederne in pratica la validità. Gigi (Ighina) rispose che avevamo curato e guarito diversi malati, ma che ultimamente era venuto l’ufficiale sanitario, accompagnato dai vigili, e che aveva minacciato di denunciarlo per esercizio abusivo della professione medica se avessimo continuato. Al che il dottore disse che lui era medico e che nessuno poteva impedirgli di sperimentare i nostri strumenti. Al momento aveva appunto una paziente che era già stata operata per tumore al seno.

L’avevano sottoposta alla cobalto terapia ma ormai non c’era più alcuna speranza perché le metastasi si erano diffuse in tutto l’organismo. “Avrà sì e no due o tre settimane di vita – disse – Domani ve la porto e vediamo un po’ cosa succede”.

 Il giorno dopo tornò con la donna che a stento si reggeva in piedi. Dovemmo trasportarla su una sedia fino alla poltrona magnetica dove si sedette. Evidentemente il medico era rimasto favorevolmente impressionato perché aveva portato con sé una cinepresa con la quale riprese la paziente seduta in poltrona a torso nudo. Povera donna! Dove era stato asportato il seno, c’era un enorme ferita purulenta e maleodorante.

Cominciammo ad irradiarla di energia per circa 20 minuti, dopo di che la congedammo, non senza averle consegnate due bottiglie di acqua minerale magnetizzata. Quel giorno era un martedì e le fissammo un appuntamento per il sabato successivo. Ma il venerdì sera vedemmo arrivare il medico senza alcun preavviso in uno stato a dir poco euforico. “Ma cosa c’è in quell’acqua che le avete dato? – esordì – Lo sapete che dopo averla bevuta ha ripreso appetito?! Il colorito del viso sta ritornando roseo, ha riacquistato le forze e riesce a camminare! Ma la cosa più stupefacente è che sulla ferità si sta formando un velo epiteliale!!”. Naturalmente il suo entusiasmo si comunicò pure a noi. Il medico aveva portato con sé una coltura contenente una varietà di amebe microscopiche, voleva osservare quale effetto produceva l’acqua magnetizzata sugli organismi viventi. In laboratorio avevamo alcuni microscopi che arrivavano a circa 200 ingrandimenti, più che sufficienti per osservazioni di quel tipo. Sia il medico che io mettemmo una goccia di coltura sul vetrino ed osservammo quanta vita era rinchiusa in quel piccolo spazio. Le amebe si muovevano e si riproducevano. Era veramente uno spettacolo affascinante. A questo punto aggiungemmo una goccia di acqua irradiata che provocò un piccolo maremoto, al termine del quale le amebe erano scomparse. Facemmo diverse prove sempre col medesimo risultato. Allora il dottore disse che aumentando il volume della goccia, forse le amebe si rifugiavano nel fondo e non si riusciva a metterle a fuoco.

 “Faremo così – disse – lei Alberto cerchi di inquadrarne una, e quando ci riesce io toccherò la goccia di coltura con la punta di uno stecchino intinto nell’acqua, vediamo cosa succede”.

 Dopo un po’ centrai con l’oculare un’ameba che ruotava su se stessa.

“Ce l’ho, dottore. Tocchi la goccia!”. Come la punta dello stecchino venne a contatto, vidi l’ameba esplodere, disintegrarsi come un bomba.

-“E’ esplosa dottore! L’ameba è esplosa!”

-“Impossibile – disse lui – anche se si fosse trattato del più potente dei veleni si sarebbe bloccata o deformata, ma mai esplosa!!”

-“Senta, provi lei. lo ho visto bene e sono sicuro che è esplosa”.

Dopo un po’ anche il dottore inquadrò un’ameba e appena io toccai la goccia urlò:

“E’ esplosa! E’ esplosa per davvero! Adesso ho visto anch’io.”

Ripetemmo l’esperimento più volte sempre col medesimo risultato: le amebe esplodevano. Il dottore disse che bisognava ripetere gli esperimenti e preparare una relazione che egli avrebbe presentato al prossimo congresso medico e che comunque, visti gli effetti dell’acqua irradiata, non disperava di veder guarita anche l’ammalata che stava curando.

 Il dottore ed io eravamo entusiasti mentre Gigi sembrava non voler partecipare alla nostra euforia. Infatti disse al medico che le cure magnetiche applicate alle malattie croniche determinavano come un regresso nel tempo dell’organismo malato, che cioè ricapitolava all’incontrario le fasi che avevano portato al suo aggravamento. Tale ricapitolazione avveniva in un tempo breve, ma era inevitabile un temporaneo aggravarsi dei sintomi dolorosi. Il giorno dopo il dottore tornò con l’ammalata che riuscì a camminare e a sedersi sulla poltrona da sola. Era veramente migliorata in modo eccezionale. Dopo averla irradiata per altri 20 minuti ed averle consegnato altre due bottiglie d’acqua, Gigi ritenne doveroso avvertire la signora che il giorno dopo avrebbe avvertito dei dolori e di non preoccuparsi perché essi annunciavano un miglioramento e cioè il ripristino della vitalità organica. “Dolori? – disse lei – Ma io ho già sofferto tanto e non voglio più soffrire!”. Succedeva questo: mentre il corpo della malata era disponibile a reagire positivamente agli stimoli energetici, l’animo della donna ormai era come morto perché non riusciva più ad affrontare le sofferenze della vita. Così come Gigi aveva predetto, il giorno dopo la donna fu assalita da forti dolori che cercò di attenuare assumendo una dose massiccia di calmanti e dal quel momento si rifiutò di proseguire le cure.

Visse ancora sei mesi e poi morì. Due giorni dopo il medico tornò. Ci disse che era dispiaciuto di non poter portare a termine ciò che era iniziato in maniera così promettente, ma che noi tuttavia avevamo la prova dell’efficacia delle cure magnetiche e ci propose di ripetere l’esperimento con le amebe.

Ci mettemmo subito all’opera e costatammo con grande sorpresa che le amebe non esplodevano più, anzi sembrava che il contatto con l’acqua magnetizzata accelerasse il loro metabolismo ed accrescesse la loro vitalità. Infatti si muovevano con brio e si riproducevano più velocemente. Provammo allora a caricare al massimo di energia l’acqua, ma non ci fu niente da fare: le amebe non esplodevano più. lì dottore ed io restammo delusi e scoraggiati dopo di che lui se ne andò e da quel giorno non lo vedemmo più. Gigi come al solito era restato imperturbabile insegnandoci col suo comportamento l’importanza di saper accettare la negatività. Passò del tempo ma io non riuscivo a liberarmi dagli interrogativi: perché le amebe prima erano esplose e poi vitalizzate? Come ci si poteva fidare di un’energia che dava dei risultati così contraddittori? Queste domande mi ossessionavano. Poi improvvisamente un lampo di luce illuminò la mia mente: “Ho capito!” gridai dentro di me. La sera delle esplosioni il nostro stato d’animo era euforico, quindi nell’acqua magnetizzata non c’era solo l’energia prodotta dall’elettrocalamita ma anche quella irradiata dal nostro entusiasmo!” Non mi aveva forse insegnato Gigi che esisteva nell’universo un’unica energia che si differenziava per riflessione e comunque era la causa efficiente di tutti i fenomeni? Nel primo esperimento la semplice energia vitale contenuta nelle amebe messa in comunione con la vibrazione altissima del nostro entusiasmo non aveva resistito ed era esplosa, mentre la seconda volta il nostro stato d’animo era normale, forse anche un po’ depresso e quindi non aveva aggiunto alcun apporto energetico umano all’acqua magnetizzata. Ma allora se le cose stavano così, lavorando con l’energia magnetica non si poteva più scindere “quel che si è da quel che si fa”. Quindi nel campo delle esperienze con l’energia ritmico-magnetica il concetto del distacco, dell’obiettività scientifica, non aveva più alcun valore perché chi è quell’uomo che può dire di non aver desideri, speranze, paure, sia nella mente che nel cuore? Quindi era necessario predisporsi con valori positivi interiori per ottenere dei risultati corrispondenti all’esterno. Così l’amore, la passione e la fede con cui si effettuavano gli esperimenti, diventavano un elemento indispensabile per la loro riuscita. Ora capivo perché i veri alchimisti dicevano che si poteva fabbricare l’oro solo distillando, sublimando e trasformando le sostanze più vili che corrispondevano alle umane passioni, con un lungo e paziente lavoro di purificazione. La pietra filosofale non era altro che il corrispondente materiale della Fede certa e priva di dubbi. Corsi subito da Gigi per dargli la grande notizia:

–  “Gigi, ho scoperto che con la Fede si può far tutto anche i miracoli!”. Lui sorridendo mi disse:

-“Quel che dici è vero. Con la fede possiamo provocare delle modifiche anche sostanziali all’energia presente in ogni materia vivente e non, purché vi sia in noi una fonte di energia superiore più potente di quella presente in ciò che vogliamo modificare e sai chi è quella fonte?”

-“Dio”.

-“Proprio così” rispose Gigi mentre il suo viso s’illuminava di una luce che pareva

venisse da un altro mondo. “Vedi, gli scienziati sono talmente imprigionati nella gabbia…

 

Conclusione

Rimane infine da stabilire come manovrare l’apparato. Su questo punto mi mancano informazioni.

Per chiarire la cosa mi sono recato da Ighina con un plastico in scala dell’apparato ed ho chiesto, come dovevano essere collegati i due cavi provenienti dalla spirale aerea e da quella sotterranea, Ighina è apparso in difficoltà nel capire e nel rispondere aveva 92 anni e aveva appena superato un ictus. Il collaboratore attuale faceva un po’ da interprete perché Ighina pronunciava male le parole.

In un primo tempo Ighina ha detto che bisognava collegare all’uscita della rete che avvolge l’elettrocalamita o l’uno o l’altro dei fili.

Collegando il cavo della spirale aerea con monopoli positivi, assieme all’energia proveniente dall’elettrocalamita regolata in modo che produca monopoli positivi, si ha la somma delle positività e si respingono le nuvole.

Idem con i monopoli negativi.

Tuttavia poco dopo nel corso di chiarimenti Ighina ha dato una seconda versione.

Da quello che ho capito  ritengo che  il filo della spirale aerea va collegato ad un polo della batteria, il filo proveniente dall’accumulatore sotterraneo va collegato all’altro polo della batteria. E’ come se ci fossero due batterie in parallelo.

Io pensavo che  l’energia di monopolo poteva scaricarsi attraverso la batteria, tentai di fare questa obbiezione ma non riuscii a farmi capire.

Uscii molto perplesso, mi sembrava strano che ci fossero tutte queste incertezze su dei punti così fondamentali. Negli incontri avevo avuto la sensazione netta di trovarmi di fronte ad un medium più che ad un uomo di scienza. Ero abituato a conoscere questi personaggi, preciso che a quel tempo non avevo letto l’articolo di Talamonti succitato; c’era una domanda che mi prudeva:

La macchina meteorologica ha funzionato anche quando Ighina non era presente?

Posi questa domanda  all’assistente ma egli non seppe rispondere, allora gli confidai i miei dubbi e gli dissi: “Leggendo gli scritti pensavo che Ighina fosse uno scienziato alternativo, con un pizzico di sensitività, ma ho l’impressione che sia molto sensitivo e poco scienziato”.

Ci fu una reazione appassiona di difesa, quasi avessi fatto una grave offesa.

Ora dopo aver letto l’articolo di Talamonti penso che avevo proprio ragione.

Ecco cosa mi è stato recentemente riferito da un ex collaboratore di Ighina precedente:

“Nell’ultimo periodo della sua vita, Ighina nella buona stagione, rimaneva seduto per molte ore su una poltrona nel cortile antistante la sua casa. Non potendo più andare in laboratorio, si divertiva a stupire quanti andavano a trovarlo, facendo annuvolare o schiarire il cielo accendendo e spegnendo di continuo un telefono portatile. Naturalmente non era il telefono ad agire sulle nuvole; esso serviva solo come strumento di concentrazione al servizio della volontà della sua fede (ndr o meglio dire volontà). Con questo non voglio dire che il generatore e le altre apparecchiature fossero inefficaci o inutili; tutt’altro.  L’energia da essi prodotta “innescava” l’utilizzazione della fede quale canale d’accesso al serbatoio inesauribile di energia spirituale di origine divina presente negli innumerevoli centri neutri sparsi in tutto l’universo ma in perenne comunione fra loro.”

Tornato a casa meditai sulla cosa, decisi che il tutto andava approfondito con calma, partendo dalla verifica di piccole cose facili.

Ighina introduce una strumentazione, perché allora non verificare almeno le cose semplici?

Il generatore elettromagnetico di monopoli e la deviazione dell’ago magnetico appaiono alla nostra portata. Certo può succedere che tutto funzioni solo per una parte, l’altra parte (l’imprinting) probabilmente deve essere fatta da una mente volitiva ed educata, ma si tratta solo di allenamento.

Infine cosa ha guadagnato Ighina da tutto ciò, gli ho fatto questa domanda nel 2003 mi ha detto: “Ho guadagnato conoscenza, ma purtroppo, solo per me stesso” comunque ha aggiunto “ne è valsa la pena.”

E’ così che da un anno ho la casa piena di spirali d’alluminio, e l’orto inframmezzato dalle stesse. Devo dire che la verdura è più sana.

Mio cognato un giorno mi chiese cosa facessero tutte quelle spirali d’alluminio, mia moglie si mise a ridere; allora lo portai a vedere. C’erano 6 cavoli cappucci gli dissi guarda le foglie più esterne sono rosicchiate dagli insetti, “osserva questa pianta è perfettamente sana vero?”  “Si è l’unica che non ha buchini  fatti da animaletti parassiti.” Rispose.

“Ebbene non trovi strano che sia l’unica pianta circondata da una spirale d’alluminio?”

“Ma questa è un’evidente dimostrazione che funziona” disse

“Occorrono altre verifiche” esclamai.

Però pensavo: “Sono io con la mia sensitività e la spirale è solo una scusa, o essa porta un reale contributo? “ Non va dimenticato che sono riuscito ad ottenere un aumento del 300%, senza spirali e posizionando le piante a 2 Km di distanza da me.

Se avessi confidato questi dubbi a mio cognato, se avessi detto che la mente, quando allenata e resa volitiva, può controllare la materia, se avessi detto che L’UNIVERSO è MENTALE avrei goduto ancora della sua amicizia?

Non ho rischiato e me ne sono stato zitto.

 

 

 

 

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Strani reperti archeologici

fonte: theecology

Nel corso della storia dell’umanità, gli archeologi hanno recuperato molti manufatti dalle viscere della terra. Insieme a vasi e frecce antiche, hanno trovato oggetti misteriosi che rompono la logica e provocano accesi dibattiti tra uomini di cultura. Comprendere lo scopo di questi oggetti è molto difficile, e ancora di più, capire da chi e per cosa sono stati creati. Ecco una selezione dei reperti archeologici più incredibili e inspiegabili.

Il contenuto

Dodecaedri romani

Questi oggetti in bronzo con un diametro da 3 a 11 cm appartengono al II-III secolo d.C. e. Certamente il loro scopo non è stabilito. Usi previsti: telemetro, dado, candelabro, rilegatura a guanti.

Sfere ondulate

Quando si sviluppavano miniere in Sud Africa, sono state trovate sfere misteriose con un diametro di 2,54 cm, alcune delle quali erano piene di sostanza spugnosa. L’età degli artefatti è di 2,8 miliardi di anni. Tre linee parallele sono disegnate sulle sfere lungo l’asse.

Impronta antica

Nel 1987, nel New Mexico fu trovata un’impronta fossile, anatomicamente simile a quella degli uomini moderni. L’artefatto si è congelato in pietra circa 290 milioni di anni fa, quando ancora non c’erano persone sulla Terra. Non lontano dal manufatto furono trovate tracce fossilizzate di uccelli e animali.

Meredith Stone

Nel 1872, negli Stati Uniti (New Hampshire), durante gli scavi, fu scoperto un antico uovo di pietra alto 10 cm, decorato con incisioni. Rimane un mistero come gli antichi possano aver lavorato la pietra così facilmente. Alcuni scienziati sostengono che fu fatto nel XIX secolo, ma allora non è chiaro come si trovasse così in profondità.

Coni d’oro

In Europa sono stati trovati quattro coni d’oro che raffigurano esatti cicli solari e lunari. L’età del manufatto più antico è di 3.300 anni. Cosa rappresentassero questi coni non si sa. Alcune supposizioni sono: copricapo da sacerdote, ciotola rituale, elemento di uniformi militari, arredamento.

Disco genetico

Questo disco del peso di 2 kg mostra tutte le fasi dello sviluppo intrauterino di una persona. L’artefatto è fatto di materiale ultraresistente, ma stratificato. con tecnologia moderna è impossibile fare qualcosa del genere. Che tecnologia usavano gli antichi per elaborare il minerale in questo modo?

Palle di pietra

In Costa Rica, sull’isola di Champ e in alcuni altri angoli del mondo, sono state scoperte antiche sfere di pietra con un raggio di alcuni centimetri a 1,5 metri. Gli scienziati stanno ancora discutendo sulla loro origine.

Figure d’oro incas

In Sud America, trovarono antiche figure dorate che sembrano raffigurare aerei. Gli aeromodelli, costruiti a loro immagine e somiglianza, hanno un’aerodinamica eccellente. Come facevano gli antichi a sapere dell’esistenza degli aeroplani?

Le copie ingrandite di figure d’oro hanno eccellenti proprietà aerodinamiche.

Manoscritto di Voynich

Il manoscritto Voynich è scritto in una lingua unica, a differenza di qualsiasi altra lingua del mondo. Questo sistema alfabetico non è ancora stato decodificato.

Disco galattico

Il Museo Raphael Larco Herero in Perù custodisce un antico disco che sembra rappresentare la struttura della nostra galassia.  Vi è in particolare indicato un punto che corrisponde alla posizione del nostro sole rispetto al centro della galassia. Dove sapevano gli antichi indiani, se nell’antichità non c’erano i telescopi?

Antichi bulloni

E’ possibile che ancor prima che i dinosauri apparissero sulla Terra, venisse usata una tecnica che usava i bulloni e le bobine di induzione? Ciò sembrerebbe evidenziato da reperti trovati in Russia. La loro età è di 280 milioni di anni. Questi bulloni sono apparsi sulla Terra prima degli umani.

UFO e alieni

artefatti raffiguranti umanoidi e UFO.

Presta attenzione alla forma dell’UFO: è la stessa della foto precedente.

Gli scienziati devono ancora fare molte scoperte scioccanti, perché alcuni reperti archeologici negano fondamentalmente la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin e sostengono che la vita intelligente sulla Terra esisteva molto prima dell’attuale generazione di persone.

Skystone, Nomoli e La Dama del Mali.

fonte: skystone Pitoni

Vi sono nella storia moderna degli esploratori che hanno scoperto cose sensazionali, ma che poi spesso vengono dimenticati poiché ci si ricorda solo delle loro scoperte. Vi sono ancora altri casi di esploratori come Angelo Pitoni che hanno scoperto cose sensazionali e ci si dimentica sia di loro che delle loro scoperte perchè troppo scomode e inspiegabili.

È senza dubbio il caso del professor Angelo Pitoni, un esploratore che ha scoperto oggetti che teoricamente non dovrebbero esistere, e proprio per questo motivo non se ne parla , nonostante tali scoperte si possono sia vedere che toccare.

Il professor Angelo Pitoni è una persona fuori dal comune, e descrivere la sua vita è davvero un impresa titanic, è una via di mezzo tra Indiana Jones e l’agente 007.

Qualcuno l’ha conosciuto sulla frontiera afghana mentre insegnava ai mujahiddin a costruire bombe a tempo. E magari ci ha vissuto assieme qualche avventura bella da raccontare. La storia di Angelo Pitoni da Rieti, geologo per la Fao, botanico e agronomo dilettante, scopritore di miniere di smeraldi, esperto di lapislazuli non è di quelle comuni. Anche perché molto prima di essere geologo Pitoni è stato medaglia d’oro della resistenza, commando delle Special Forces inglesi e dell’Oss americano (l’antenato dlla Cia), amico di don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia, decorato con la Silver Star americana, agente segreto a 20 anni, eroe a 21, esploratore e avventuriero nelle giungle amazzoniche a 23, gran seduttore e scopritore di una città maya. Insomma, nella sua vita c’è materiale sufficiente per farne almeno quattro o cinque.

Il bello è che una vita come la sua Pitoni ha trovato anche il tempo di sposarsi un po’di volte, mettere al mondo un discreto numero di figli e di scrivere un libro eccezionale sugli anni della guerra civile, Gioventù senza scelta, che meriterebbe un editore e tanti lettori.

A Pitoni tra le montagne afghane capitava spesso di discorrere di antiche civiltà, quasi un modo di esorcizzare le imboscate degli spetsnatz (le truppe speciali sovietiche) e dimenticare un attimo le vicende di quello sfortunato paese. E l’eco di quelle discussioni deve essergli germogliato dentro di lui, proprio in questi ultimi anni, gli è capitata la storia forse più appassionante della sua vita avventurosa.

Una storia di civiltà scomparse, di leggende e di strane magie che è meglio lasciar raccontare direttamente a lui. «Nel 1990 ero in Sierra Leone, incaricato di valutare la consistenza di alcuni giacimenti di diamanti. Il problema era che gli indigeni che li scavavano non volevano nessun altro tra i piedi. Grazie a un collega, un nero americano che lavora lì, riesco a fare amicizia con alcuni capotribù e alla fine mi danno il permesso di fare qualche saggio, delle prospezioni. Sono lì che sto esaminando uno strato quando uno di loro mi fa: ”Ho capito cosa cerchi, tu cerchi gli angeli caduti”. E mi racconta che una antica civiltà di angeli si era talmente pervertita che Allah li aveva fatti precipitare sulla Terra, loro, il cielo e le stelle. Le stelle sono i diamanti. E il cielo? E quello mi porta a vedere un mucchio di roccia che affiora. Roba che pulita rivela di essere di un bell’azzurro cielo. Sul momento penso che si tratti di turchese. Comunque ne prelevo dei campioni per farli esaminare una volta tornato a casa».

Skystone

Pitoni non si rende nemmeno conto che il capotribù gli ha raccontato una specie di versione africana del misterioso Libro di Enoch, quello che gli interessa è la pietra azzurra. E ha ragione. Ci mostra una serie di analisi: «I laboratori dell’università di Ginevra, quello di Roma, quello di Utrecht, quello di Tokyo, di Freiberg affermano tutti la stessa cosa: la pietra azzurra ”non esiste”. O perlomeno non esiste in natura. La sua composizione: oltre il 77% di ossigeno, poi carbonio, silicio, calcio, sodio… fa pensare a un prodotto sintetico, una specie di intonaco.


Interessante è stato constatare che quando un piccolo pezzo di pietra è stato polverizzato ed osservato al microscopio, la polvere si presentava fibrosa, a cristalli bianchi, ed era inspiegabilmente priva di qualunque colore blu-azzurro che scompare inspiegabilmente.

Quanto alla datazione, si ritiene che il composto organico presente nella pietra del cielo, sia compresa tra 15.000 e 55.000 anni.

La prima domanda conseguente è: come può l’ossigeno costituire una pietra? Ed il mistero si infittisce ancor di più se si considera che il colore della pietra non è giustificato dalla composizione chimico-organica della stessa. Perciò furono eseguiti ulteriori cinque diversi tipi di test: analisi a raggi X, spettrometria al plasma, gas cromatografia, spettrometria di massa ed infine spettrometria infrarossa, ma nessuno di questi hanno prodotto risultati a spiegazione delle caratteristiche della skystone lasciando i ricercatori senza risposte.

All’Università di Utrecht, Paesi bassi, la pietra subì altri diversi test con acidi ma nessuno di essi riuscì a danneggiarla o modificarla. E’ stata poi sottoposta a riscaldamento fino ad una temperatura di 3.000 gradi Celsius e ciò nonostante la sua composizione non si è affatto alterata. Fino ad oggi l’unica cosa che i ricercatori sanno è che non è stata creata dalla natura, e non sembra aver avuto origine sulla Terra

Salta fuori che qualcosa di simile è stato trovato anche in un mercato del Marocco (secondo me viene sempre dalla Sierra Leone) e analizzato a Londra ha dato gli stessi risultati, il ”Corriere della Sera” parlò addirittura di una specie di pericolosa kryptonite, proveniente dallo spazio. Roba da Superman. In ogni caso quando sono tornato in Africa ho prelevato altra pietra, non è difficile, si trova in strati abbastanza superficiali. La cosa curiosa è che la Skystone, l’ho chiamata così, pietra del cielo, sembra provochi strani fenomeni. Tutti quelli a cui l’ho data mi dicono che se la porti addosso dà effetti benefici: via l’ansia, via i reumatismi, intuizioni felici… Io ci credo poco, penso che la Skystone possa favorire una specie di effetto psicologico, un placebo. In ogni caso io mi annoto tutto e chiedo sempre testimonianze scritte ai ”miracolati”, hai visto mai…». «Ma torniamo in Africa. Dopo il ritrovamento della pietra azzurra ”il cielo”, chiesi al mio amico capotribù se nella stessa zona, la provincia orientale di Kono, per caso non avessero trovato anche gli angeli caduti. Come no? E mi fanno vedere una statuetta di un tizio piuttosto brutto, dal volto insolito. Mi dicono che li chiamano Nomoli e che ”sanno” che è meglio lasciarli in pace.

E ogni volta che scavando per cercare i diamanti ne trovano una smettono immediatamente. Io spargo la voce che c’è un premio per chi mi segnala i Nomoli, e un premio doppio se mi chiamano quando ne trovano uno ancora da scavare. Così riesco ad arrivare sul posto dove gli indigeni hanno appena individuato una statua.

Si tratta adesso di stabilire la stratigrafia e di datarla per riuscire a capire pressappoco l’età di queste sculture. Per fortuna in uno dei primi strati salta fuori un bel bastone lavorato, mentre sei strati più sotto, con ben evidenti le ricorrenze idriche, ecco un Nomolo di notevole fattura. Finalmente ho in mano qualcosa che che mi permetterà una datazione.

A Roma faccio esaminare il bastone al dottor Gioli Guidi dell’Enea, che mi manda dal professor Giorgio Belluomini della ”Sapienza”. Dopo un po’ Belluomini mi chiama e mi fa: ”Quanto crede che sia antico questo bastone?”. Che so, 500 anni… ”Guardi, ho fatto tre esami e non ci sono dubbi, il bastone ha più o meno 2.500 anni”. Se lo strato del bastone corrisponde a 2.500 anni orsono, sei strati più sotto siamo al 12.500 avanti Cristo. Già 2.500 anni per l’Africa sono un’enormità. Ma il 12.500 dà le vertigini». Anche perché tra pietre azzurre e statue strane alla fine vieni sempre a cascare su epoche lontaissime e conoscenze ”impossibili”.

Pitoni ha scoperto che statue simili a quelle trovate da lui esistono al British Museum di Londra e al Musèe de l’Homme di Parigi. In entrambi i casi i curatori gli hanno spiegato che le statue non corrispondono a nessuna civiltà africana conosciuta («E’tte credo», sorride Pitoni) e sono lì da inizio secolo, un po’ trascurate. Ma il cammino di Angelo Pitoni pare seguire una specie di via preordinata, cui è difficile sottrarsi (effetto della Skystone?). Sempre per motivi di lavoro si sposta in Guinea Conakry, ai confini col Senegal e si imbatte (ma il sospetto è che stesse aspettando proprio lui) in un’altra leggenda, quella della malvagia donna pietrificata del Mali (nulla a che vedere con la nazione omonima).

Pitoni ”sente” che deve andare a vederla, anche perché gli raccontano che è gigantesca, una montagna. Tanto fa che convince il dottor Moussa Kourouma, archeolgo e direttore del Museo Nazionale della Guinea a partire con lui. «Due giorni di viaggio ed eccoci al villaggio Mali. Ci ricevono con onori e ci danno una guida: altri 5-6 km a piedi ed eccoci sotto la Donna del Mali, una scultura gigantesca, una montagna scolpita. Il volto è alto almeno 25 metri, nell’insieme tocca i 150.

Qualcuno ha scritto che è frutto di erosione eolica. Tutta una serie di cose me la fa escludere. Certo che anche lì…». Pitoni si ferma e poi prosegue con l’aria di chi sa che desterà altri dubbi: «La scultura fa parte di una emersione di granito, divisa in due da una faglia intermedia, con un bradisismo che eleva la parete dove è la Dama e provoca l’abbassamento della parete opposta. Ora un bradisismo lento come quello che ho osservato si può muovere al massimo di un centimetro l’anno. E lì c’è un’elevazione di 200 metri, che divisi per un centimetro fanno 20 mila anni. Ho buone regioni di credere che la statua esistesse già quando il bradisismo non si era ancora manifestato. Domanda: chi poteva scolpire una statua alta 150 metri nel granito, magari 20 mila anni fa?». Quindi? Quindi Pitoni è ora tra quelli che credono all’esistenza di una civiltà antichissima, madre di tutte le altre, anche perché dalla stessa zona gli sono arrivati altri indizi che sta valutando.

La Dama del Mali

I tratti somatici della figura femminile sono decisamente indoeuropei, ed in particolare colpisce l’espressione regale ed imponente, che ben si accosta con la specie di corona sulla testa e con il vestito simile ad una tunica regale.

È inoltre d’obbligo sottolineare la perfetta modellazione della testa e del dorso, nonché il loro pressoché ottimo stato di conservazione. Questa scultura fu già scoperta da alcuni studiosi, che incredibilmente la ritennero l’effetto di una erosione eolica, e questo è sicuramente il mistero più grande dato che anche un bambino capirebbe che si tratta di una raffinata scultura umana, senza contare che analisi hanno dimostrano l’inesistenza di fattori che potrebbero aver causato un’ erosione eolica. La scultura è stata studiata anche dal dottor Moussa Courouma, archeologo e direttore del Museo Nazionale della Guinea.

La “Dama del Mali” si trova su una parete di roccia alta ed uniforme sopra un baratro vertiginoso ed è meglio conservata sul lato ovest poiché esso è più protetto dalle intemperie rispetto al lato est.

La testa è alta circa 25 metri, mentre l’intera scultura è alta circa 150 metri, e sotto di essa la roccia continua a picco per altri 200 metri, tenendo presente che l’intero monte su cui è posta è alto 1500 metri. Il volto guarda verso sud-sud est, rivolto però leggermente in basso verso la grande valle circostante, e stranamente l’intera scultura è di colore diverso dalla formazione geologica di cui fa parte.

La roccia sulla quale è scolpita la “Dama del Mali” è un’emersione di granito con una faglia intermedia che la divide in due con un bradisismo che spinge verso l’alto la parete dove è la scultura e spinge verso il basso la parte opposta. L’effetto di scorrimento causato dal bradisismo è di qualche centinaia di metri, per cui la parte di roccia che contiene la “Dama del Mali” risulta molto più in alto del resto del monte. Di conseguenza l’opera fu scolpita prima dell’inizio del bradisismo e quindi molto più in basso della posizione attuale.

In breve, Pitoni ha dichiarato che, in base ad analisi sul tipo di bradisismo, l’età minima della scultura è di 20.000 anni.

A causa del sua aspetto regale e di quella che sembra una corona, tale scultura sembra rappresentare una regina non identificabile poiché non riconducibile a nessuna nozione posseduta dall’uomo moderno, dato che teoricamente quando fu scolpita la “Dama del Mali” non esistevano ufficialmente civiltà tanto progredite da poter compiere un opera simile. La stessa cosa vale per la strana roccia Skystone che ancor oggi non si riesce a capire come sia stata prodotta.

Analizzando la struttura geografica in cui è posta, si ha l’idea che tale scultura sia stata realizzata in epoche remotissime quando delle acque arrivavano nei pressi del monte dove vi è la “Dama del Mali”, dato che sembra essere scolpita appositamente su una specie di scogliera affinché guardasse verso una distesa d’acqua, probabilmente l’oceano o un grande lago.

Inoltre la “Dama del Mali” sembra essere logicamente collegata alla “Skystone”. Questo fa pensare ad una antica civiltà avanzata che si estendeva dalla Sierra Leone alla Guinea (ma forse anche nel Mali), risalente ad un periodo che va dai 12.500 ai 35.000 anni fa. Ciò è in realtà molto possibile, dato che ci sono reperti archeologici tangibili che fanno pensare all’esistenza di civiltà avanzate in quell’epoca in tutto il mondo, come dimostrano la molte strutture sommerse al largo della costa di Cuba e l’enorme struttura sommersa a Yonagumi (Giappone), entrambe frutto di civiltà avanzate sviluppatesi nell’ultima era glaciale, che va appunto dai 12.500 ai 35.000 anni fa.

Non è un caso che nella vicina zona del Mali si trova anche il misterioso popolo dei Dogon . Questo popolo sembra avere conoscenze astronomiche inspiegabili, che dicono derivare d antichi eroi chiamati “Nommo” provenienti dalla stella Sirio.

A questo punto è evidente l’esistenza anche in quelle zone dell’Africa di un’antichissima civiltà evoluta oramai dimenticata, forse proprio Atlantide, di cui ci rimangono ampie tracce concrete, come i resti di materiali artificiali e la gigantesca scultura scoperti da Angelo Pitoni. Di conseguenza è ovvio che una tale civiltà abbia lasciato anche altre tracce consistenti nella vasta zona in cui sembra che si sia sviluppata, ma non ci si deve stupire che non sono siano state ancora trovate, dato che la ricerca archeologica in questa zona continua ad essere nulla, se si escludono i pochi tentativi del coraggioso esploratore Angelo Pitoni.

Angelo Pitoni è purtroppo morto, pertanto spetterà ad altri svelare i misteri delle sue scoperte. Se si vuole essere scettici, si può obiettare che alla fine rimane da chiarire se la Dama del Mali sia davvero una struttura di origine artificiale o sia un incredibile scherzo della natura, ma davanti alla Skystone sembra cadere anche lo scetticismo più duro.

Influenza di microorganismi in eventi climatici estremi.

16/01/2019 By  Guglielmo Menegatti


Al centro delle gocce di pioggia e dei chicchi di grandine si trova il
Pseudomonas syringae – un batterio che ghiaccia l’acqua e la cui azione di congelamento fa condensare il vapore acqueo in nuvole, pioggia, grandine, nevischio.

  L’idea che dei microorganismi possano influenzare la formazione e l’organizzazione di nubi e siano in grado di causare eventi atmosferici e modificare il clima, può sembrare fantascientifica. In realtà si tratta di un fatto riconosciuto, comprovato e studiato dalla meteorologia; esistono svariate pubblicazioni su questo argomento, anche se l’informazione è praticamente sconosciuta al grande pubblico.

In natura esiste un microrganismo che si trova diffusamente nell’acqua, nella vegetazione ed in atmosfera, e che è in grado di modificare la struttura dell’acqua, trasformandola in neve, grandine e pioggia; il microrganismo  in questione si chiama “Pseudomonas syringae”.
 

    Il nome “Pseudomonas” deriva dal greco e tradotto  significa “pseudo unità”, questa denominazione è giustificata dal fatto che normalmente all’interno dello stesso involucro convivono due batteri.   Potrebbe essere proprio questa doppia conformazione che dona al batterio le sue speciali capacità .

   La teoria attualmente in auge sostiene che questi microorganismi producono una proteina dotata di un particolare pattern grafico (una specie disegnino in bassorilievo). La proteina mediante semplice contatto con l’acqua, sarebbe in grado di trasformarla senza alcun uso di energia. Questo stupefacente pattern dovrebbe fare a costo zero un cambiamento di fase dell’acqua ….    
   Per un approfondimento sulla teoria corrente che descrive la formazione di ghiaccio vedere questo link.

Nel documento si spiega come tramite il semplice contatto interfacciale tra l’acqua e la superficie del batterio, si modifichi la disposizione delle molecole dell’acqua, senza però chiarire quale sarebbe  la sorgente dell’energia necessaria per creare la disposizione stessa.

   Gli studiosi del settore  considerano come un dato di fatto che la produzione di ghiaccio, l’alterazione del PH, la variazione della concentrazione, l’alterazione della disposizione cristallina, ecc. si realizzano (come per miracolo) senza dispendio di energia per semplice contatto interfacciale.  

Il “Pseudomonas” potrebbe invece conoscere il segreto per generare biologicamente energia gratuita e pulita, che poi utilizza nella produzione di ghiaccio. Il batterio riesce così ad effettuare la trasformazione in ghiaccio ad una temperatura superiore a quella considerata normale per il congelamento.

brina creata a temperature più alte di quelle necessarie per ghiacciare l’acqua

      Nonostante il funzionamento di questo straordinario microorganismo non sia chiaro, da anni gli scienziati riescono a sfruttare la sua proteina nella tecnologia usata per creare neve e ghiaccio artificiale. 

   In questo video si può verificare l’efficacia del batterio nel produrre ghiaccio :

Per la sua capacità intrinseca di congelare, il microrganismo Pseudomonas è sottoposto ad una devitalizzazione per poi essere impiegato per la produzione della neve artificiale o altri scopi inerenti la refrigerazione:

   https://it.wikipedia.org/wiki/Neve_artificiale
   http://www.snomax.com/product.html  

EFFETTI SUL CLIMA

Può sembrare incredibile, ma una gran parte della responsabilità per i recenti disastri climatici  che conosciamo (repentini cambiamenti di temperatura, nuvolosità, eventi estremi, numero eccessivo di uragani di intensità elevata, venti fortissimi etcc)  potrebbe essere dovuta all’uso indiscriminato fatto dall’uomo della proteina di Pseudomonas nella refrigerazione.

   Per avere un’idea dell’impatto ambientale, dell’energia usata e anche delle masse d’acqua che sono utilizzate negli impianti per produrre la neve artificiale consiglio la lettura di questi link.

 Vi sono parecchi studi sull’impatto ambientale dei generatori di neve artificiale, ma sembra che questo delicato argomento non abbia ancora fatto breccia nei sensibili cuori degli ambientalisti.

In questo studio in lingua francese è descritto l’impatto ambientale de generatori di neve artificiale:

Evaluation des riques sanitaires lies a l’utilization d’adjuvants pour la fabrication de la neige de culture

   In questo studio invece si pongono alcune domande sulla creazione del ghiaccio artificiale e delle sue conseguenze.:
https://www.mdpi.com/2073-4433/8/8/138/htm  

PROLIFERAZIONI DI MALATTIE NEI VEGETALI

   Pseudomonas purtroppo è anche un batterio patogeno che colpisce principalmente le piante e la sua tecnica d’attacco consiste nello sciogliere il legno del fusto per poterlo digerire;

inoltre egli agisce anche sul terreno nei pressi delle radici, ammorbidendolo e rendendolo gommoso.  Il microorganismo infatti secerne un liquido viscoso allo  scopo di creare un ambiente protetto dove crescere e moltiplicarsi;  il liquido  penetra nel terreno modificandone la struttura.

Inoltre è anche in grado di produrre un film plastico che probabilmente consente la creazione di colonie che si assemblano in modo da moltiplicare la loro capacità energetica. Qualche cosa di simile si verifica anche con un batterio che si chiama “Desulfobulbaceae“, per un approfondimento si veda il link.
   Il microrganismo vive anche in atmosfera ed è un fatto noto che egli  contribuisce alla formazione della neve, grandine e pioggia.

  la diffusione innaturale che viene fatta dall’uomo, utilizzano in larga scala questa proteina per usi “industriali”, e dei relativi batteri  devitalizzati,   favorisce anche la moltiplicazione del batterio attivo,  perché predispone alberi, terreni, acqua e atmosfera a divenire casa e nutrienti per le nuove colonie. 
   Per questa ragione il batterio si diffonde con una tale forza al punto che sono state messe a punto le avvertenze minime per evitare la propagazione epidemica, avvertenze che sono identiche alla propagazione dei comuni microrganismi endemici per l’uomo.


   Per altre informazioni sulle patologie vegetali provocate dal batterio si veda questi link:
   
   La sua propagazione è tanto piu pericolosa perché sfrutta anche il ciclo dell’acqua per cui sono necessarie anche altre precauzioni.
   Questo articolo, puntato dal link qui sotto, probabilmente, rappresenta il miglior lavoro sull’argomento e mostra quanto Pseudomonas sia terribile, virulento e capace di modificarsi in funzione delle sue necessità contingenti:

https://www.nature.com/articles/ismej2007113


    LE PROVE

    In questo capitolo, si riporteranno in sintesi, alcuni indizi che portano a pensare che gli effetti sul clima e sulla vegetazione possano essere generati da Pseudomonas.
    Le prove riportate riguardano solo quegli effetti fisici che sono visibili, ricorrenti e constatabili da chiunque.
E’ importante ricordare che il batterio vive in grosse colonie ed è in grado di instaurare una forma comunicativa con gli altri batteri della colonia, al fine di perseguire uno scopo comune, legato alla preservazione e sviluppo della propria specie. Purtroppo questo intento va in contrapposizione al benessere di altre specie, in particolare della nostra. la presenza del batterio può essere legata a problemi della nostra salute, un esempio lo troverete in questo link.
 

   1) ALBERI

       A) Gli albero cadono con una frequenza sempre maggiore, sia nei boschi sia nelle città urbane, la causa è il terreno intorno alle radici che è reso molle dal liquido viscoso che secerne il batterio.
       I crolli di alberi attribuiti al vento non sono sempre ragionevoli perché frequentemente le aree sono delimitate da da altri alberi intatti e ciò fa che essi siano piuttosto dovuti all’epidemia che si è propagata.  Come per esempio in questo caso:


      B) I tronchi che si spezzano e si stracciano come i BaoBab africani per il loro peso o per il vento.
      La causa è la malattia provocata dal batterio che vive all’interno della vegetazione  compromettendo il cuore dell’albero senza risultare molto visibile dall’esterno, come si vede in questa immagine l’albero sembra svuotato all’interno:

      C) Incendi nei boschi, ciò è dovuto al liquido viscoso che è facilmente infiammabile, inoltre frequentemente gli alberi bruciano in modo anomalo è cioè dall’interno.     

   2) PIOGGIA
      Premesso che il batterio quando è in condizioni normali di equilibrio (di quantità) molto probabilmente è utile e forse indispensabile per creare un clima corretto.

      Pseudomonas non è un solo batterio ma un’intera famiglia e inoltre sembra intelligente perché agisce su molti fronti contemporaneamente sfruttando la collaborazione di altri microrganismi.

      Per un approfondimento si veda il seguente link:

      Per la formazione delle piogge abbondanti si veda il documento linkato qui sotto.
      L’assolutamente straordinario comportamento di Pseudomonas fa anche pensare che impieghi reti elettriche e fulmini per favorire le mutazioni o l’amalgama di combinazioni genetiche.
      In altre parole le piogge abbondanti potrebbero essere il risultato del suo lavoro per progredire, diffondersi o creare altre specie da utilizzare come schiavi:


   3) NUVOLE

     Da alcuni anni le nuvole hanno uno strano aspetto, in alcuni casi si parla anche  di “scie chimiche” ma in realtà molti di questi casi sono effetti prodotti dalla capacità di Pseudomonas di costruire leggere reti plastiche, reti che ovviamente hanno una persistenza elevata in atmosfera e inoltre sono indipendente dal clima. 

Nuvole filamentose:

     
     Queste reti plastiche sono in genere confuse con quelle prodotte da alcuni ragni ma lo studio riportato sotto smentisce questa ipotesi.


     In questo link invece altre ipotesi sul fenomeno delle reti che sembra aumentare in tutto il mondo e in fondo nella stessa pagina altri link
  
     Nel link qui sotto un’ipotesi delle associazioni delle masse d’aria e del relativo sconvolgimento climatico ma anche dal metodo con il quale i batterio si propaga.
     Non servono calcoli complicati per prevedere che fra pochissimi anni la Terra sarà completamente colonizzata.


CONCLUSIONI

     I miei studi sull’argomento mi hanno portato a valutare anche altre ipotesi di Pseudomonas sia nelle sue possibili mutazioni sia nell’ingerenza rispetto al comportamento degli animali e degli esseri umani.
     Pseudomonas potrebbe essere un autentico mostro che tenta di modificare la natura a suo favore e le sue tecnologie operative unite alla sue capacità d’infezione potrebbero rappresentare un grave pericolo.
     Gli studi su questa materia sono di una complessità enorme e comunque al di sopra delle mie capacità e quindi posso solo posso solo auspicare che qualcuno valuti con attenzione e spirito scientifico quei fatti che sono sotto gli occhi di tutti e che incrementano in quantità giorno per giorno.

     Una metodologia interessante di studio e approfondito è proposta in questo link

Aggiornamenti sul Qx di Andrea Rossi

di Camillo

E’ passato un anno dalla sorprendente dimostrazione di Stoccolma e Andrea Rossi sembra aver in mano una caldaia commerciabile.

andrearossi.jpg

Con il Qx Rossi ha dimostrato di aver cambiato il sistema di innesco, passando all’utilizzo di intensi impulsi brevissimi (forse milioni di Volt per  microsecondo). Si tratterebbe di un impulso sovrabbondante che essendo però brevissimo non distrugge la resistenza di carico che deve comunque essere piccolissima. Poiché il primo ad utilizzare e a studiare questo tipo di impulso  è stato  Tesla, viene definito  appunto “impulso Tesla”.

Nei primi E-Cat Rossi utilizzava per l’innesco una serie di accensioni spegnimenti protratti fino a che il fenomeno si innescava. A quel tempo la sua attenzione era concentrata sulle miscele pensando soprattutto ad un fenomeno su base catalitica, poi ebbe l’intuizione di concentrarsi soprattutto sull’impulso di innesco.
L’evoluzione seguente al e-cat Qx
Con il Qx Rossi aveva ottenuto una buona ripetibilità, il suo problema era sempre stato l’innesco. A volte c’era a volte non si capiva perché non voleva accendersi.
Il fenomeno una volta innescato produceva calore, ma l’innesco ripetibile a comando … era  ancora una chimera. Il Qx ha  risolto in gran parte il problema e inoltre ha fatto vacillare la precedente teoria basata sull’adsorbimento di idrogeno nel nichel, infatti sopra i 600° Non si può parlare di reticolo cristallino del Nichel e l’e-cat Qx arrivava oltre i 1000° quindi il LERN deve trovare risposte nella sola modalità di innesco. Come rilevò Tesla con impulsi immensi le leggi della fisica vengono destabilizzate per un piccolo tempo, in questo intervallo si possono usare sotterfugi per ricavare energia.
Rossi sperava di poter utilizzare il Qx per produrre direttamente elettricità. Ma a quanto sembra di capire la reazione si è presentata troppo INSTABILE. Anche riducendo le pretese a poche decine di Watt il controllo si è dimostrato molto difficile. Alla fine ha dovuto rientrare nella semplice produzione del calore, in compenso fortunatamente questa volta sembra che l’innesco sia sistematico. D’altro canto se verrà confermata la possibilità di produrre con continuità  e a costi irrisori tutto questo calore, si potrà comunque  utilizzare  il Qx per ricavare indirettamente energia elettrica sfruttando l’abbondante produzione di calore.In un post Rossi afferma che la caldaia di ultima generazione può essere accesa o spenta a comando in qualsiasi momento, tanto da essere pilotabile da un relè per controllo della temperatura.

Secondo Rossi da un po’ di tempo stanno scaldando con questo metodo un locale da 250 metri quadri.
Alcuni diranno che Rossi aveva già detto di aver prodotto 1 MWatt di energia per un anno. Però quella dimostrazione è stata molto contestata a causa della discontinuità, in pratica Rossi ammette che dovette intervenire manualmente per settare continuamente i parametri, ci furono moltissimi inconvenienti e l’apparato si dimostrò tutt’atro che industrializzabile.

Ora sembra che ci sia controllo e ripetibilità a comando, QUESTO VUOLE L’INDUSTRIA!
Il 31 Gennaio verrà presentata una relazione autogestita da Rossi su come stanno riscaldando i 250 metri quadri. Gli invitati sono ditte interessate all’acquisto di calore.
Rossi si limita a vendere calore, mantenendo il controllo delle apparecchiature, suppongo che questo sia dovuto a due fattori: mantenere la proprietà di brevetto, ma anche la paura che ci siano sorprese negli apparati che comporterebbero penalità e rischi se gli apparecchi fossero venduti con garanzie.
In attesa di vedere i rendimenti, se accettiamo per vere le dichiarazioni di Rossi, il calore prodotto dovrebbe avere un costo almeno dimezzato rispetto al commercio attuale, MA SOPRATTUTTO IRRISORIA EMISSIONE DI GAS SERRA, il che è fondamentale.

Storia della medicina passata e futura

VACCINO

Tutte le fonti storiche citate in questo post e quindi sul sito internet che le riporta, sono tratte dal libro Dissolving Illusions della dottoressa Suzanne Humphries.

FACCIAMO UN PO’ DI STORIA

I più credono che la medicina occidentale sia ormai planetaria per il fatto che è scientifica ed efficace; mentre le cose stanno un po’ diversamente:
dal 1910 al 1925, in base alle regole stabilite dal Rapporto Flexner, l’American Medical Association e l’Association of American Medical Colleges eliminarono la maggioranza dei terapisti non ufficiali, in particolare le donne e i neri. In nome della scienza e della qualità terapeutica, si imponeva alle scuole di medicina di attenersi ai dettami del Rapporto Flexner: un vero regime del terrore sanitario.
https://www.disinformazione.it/Dittatura_sanitaria.htm
Le università dovevano assumere l’impostazione ‘scientifica’ stabilita da questo rapporto e finanziate dalla Fondazione Rockefeller, altrimenti erano minacciate di chiusura; le fondazioni Carnegie e Rockefeller avevano infatti sovvenzionato il Rapporto Flexner e la sua applicazione. La grande finanza assunse quindi il controllo della salute [… ] Nel 1977 la Dichiarazione di Alma Ata attribuiva all’Organizzazione Mondiale della Sanità la facoltà di estendere l’applicazione del Rapporto Flexner al mondo intero. Proclamando il diritto alla salute e al benessere per tutti i popoli della terra, si stabilivano criteri e regole internazionali per le pratiche terapeutiche. Il controllo della salute passava così dai governi nazionali al governo mondiale. I singoli paesi venivano insomma spossessati della sovranità in campo sanitario, che veniva attribuita a un potere internazionale, il cui ministero era l’OMS. Ma chi è a capo dell’OMS? Nient’altro che i finanzieri mondiali, i responsabili del Rapporto Flexner e della sua applicazione. E cosa significa diritto alla salute? Vuol dire diritto alla medicalizzazione.

La Holding Rockefeller, produttrice del vaccino Salk, ed altri iniziarono per primi ad influenzare con sistemi discutibili il mondo politico, scientifico, gli ordini professionali e i mass media: utilizzando la paura della polio ottennero finanziamenti statali enormi, che in USA furono di decine di milioni di dollari all’anno negli anni Cinquanta. Davvero efficaci?

Il primo argomento a favore della presunta efficacia delle vaccinazione consiste nell’affermare che a seguito della vaccinazione di massa le principali malattie infettive sarebbero scomparse e a volte si esibiscono dei grafici. Ma approfondiamo avvalendoci di uno degli studi più seri che siano mai stati fatti sulla questione vaccini, che si avvale di grafici e statistiche della stessa OMS, nel quale si mostra che la regressione delle epidemie ha una regressione analoga nei paesi vaccinati e nei paesi non vaccinati.

Ungheria, anni Trenta, la popolazione delle campagne viene vaccinata contro la difterite, quella di Budapest no; ebbene il calo del tasso di mortalità per difterite fu pressoché identico nei due gruppi.
Ancora anni Trenta: il cantone di Ginevra viene vaccinato (1932) contro la difterite, quello di Vaud solo 12 anni più tardi; ebbene, nel corso di questi 12 anni, nel cantone vaccinato i casi di difterite scendono da 137 a 20, mentre in quello non vaccinato scendono da 135 a 25.
Spesso si rimane estasiati davanti alla caduta vertiginosa dei decessi per difterite in Inghilterra durante la grande “crociata per la vaccinazione”, ma si dimentica di osservare che, se in quel paese sono stati necessari 10 anni di vaccinazione intensiva (1940-1950) per far calare il numero di decessi da 2.480 a 49, a Berlino, 6 anni di non vaccinazione hanno portato allo stesso risultato.
Se si comparano i grafici di 19 paesi europei dove si è attuata la vaccinazione contro la difterite tra il 1946 e il 1952, con quelli della Germania Occidentale, non vaccinata degli stessi anni, si scopre che sia i casi di malattia che i decessi sono inferiori in Germania Occidentale.

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Se si confrontano casi e decessi per difterite tra Canada (vaccinato) e Giappone (non vaccinato), negli anni 1944-1952, si osserva che se in Canada la vaccinazione ha fatto meraviglie, in Giappone la non vaccinazione ha fatto prodigi[13].
La crescita della difterite nell’Olanda vaccinata e nella Svezia non vaccinata, tra il 1941-1944, è pressoché identica.
Quelli di Germania e Giappone, paesi che sconfitti in guerra non hanno proceduto a vaccinazioni di massa, sono casi eclatanti che parlano da soli, mostrando come tanto il vaccinare quanto il non vaccinare hanno consentito spettacolari riduzioni delle malattie infettive. E siccome i grafici comparati delle due guerre mostrano come durante e subito dopo ciascuna di esse si sono avuti picchi di malattie infettive, ecco che questo ci dà già una indicazione: verosimilmente le migliori condizioni alimentari e igieniche quali si possono ottenere fuori da una guerra sono la vera condizione determinante per la regressione delle malattie infettive. Non lo si riconosce forse ancor oggi quando una catastrofe naturale o delle guerre provocano profughi che vivono ammassati in tende e campi con poco cibo e cattive condizioni igieniche, non si dice allora che si teme lo scoppio di epidemie?

Senza il BCG (vaccino antitubercolare), in Inghilterra, dal 1851 al 1939, il numero dei decessi è diminuito del 75%. Il calo della mortalità in Gran Bretagna (senza BCG) è del tutto simile a quello della Danimarca e della Norvegia (con BCG), due paesi spesso citati come esempio dell’efficacia del BCG. In generale, anche senza l’impiego di BCG, da un secolo a questa parte si assiste ad una straordinaria diminuzione della mortalità da tubercolosi in tutti i paesi ad alto tenore di vita. Il BCG non è stato usato a New York dal 1924 al 1944 e la caduta della mortalità ha raggiunto il 95%.

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Per quanto riguarda il tetano:
Nell’esercito francese, il più vaccinato degli eserciti alleati (più di 4.000.000 di vaccinazioni tra l’ottobre 1936 e il giugno 1940), il tasso di morbilità tetanica ogni mille feriti fu durante la campagna del 1940 lo stesso che nella guerra del 1914-18. Nell’esercito greco, non vaccinato, la frequenza del tetano durante l’ultima guerra è stata sette volte minore che nell’esercito francese.

Quanto al vaiolo:
The Lancet del 23 II 1884, a proposito dell’epidemia del Sunderland, fornisce i seguenti dati: 100 di cui 96 tra i vaccinati; durante quella di Browley: 43 casi di vaiolo in 43 soggetti vaccinati…A Londra, nel 1901-02 su quasi 10.000 casi 7000 riguardavano persone vaccinate….La prova più incontestabile della inefficacia di quella vaccinazione, che non protegge neanche per 2 mesi, è data dal rapporto di 2 medici militari, pubblicata dal Lancet il 25 XI 1944, a proposito di 100 casi di vaiolo nell’esercito di stanza in Egitto nel 1944. Tutti i malati, tranne 4 erano vaccinati.
A New York, prima della vaccinazione obbligatoria, c’era addirittura una media annuale di 220 morti per vaiolo; ma dopo le vaccinazioni ad oltranza, un’unica epidemia provocò 1100 malati all’anno.
Nel 1905, quando gli americani occuparono le Filippine, la mortalità per vaiolo era del 10%; dopo la campagna di vaccinazioni del 1905-06 la mortalità passò al 25%; dopo l’intensificazione delle vaccinazioni del 1918-20, col 95% di vaccinati, la mortalità passa al 54%[19].

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Quanto alla efficacia (presunta) dei vaccini, noi disponiamo di una sola grande esperienza, fatta su un numero vastissimo di casi, e condotta rigorosamente a doppio cieco e il cui responso ha per questo valore scientifico. Si tratta della vaccinazione antitubercolare sperimentata in India dalla OMS nei primi anni Settanta su 260.000 individui, solo metà dei quali vennero vaccinati. Ebbene, negli anni successivi si constatò che l’incidenza della tubercolosi era maggiore proprio tra i vaccinati.

In Italia nel 1887-89, la morte per vaiolo tra i soldati era uguale a quella tra le donne non vaccinate]. In Italia l’antipolio viene introdotta nel 1956 (quando ancora c’era il Salk), ebbene i casi di polio tra il ’55 e il ’58 sono aumentati di 5 volte.

Nel 1976, il dottor Jonas Salk, creatore del vaccino ucciso usato durante gli anni Cinquanta, testimoniò che il vaccino vivo (usato quasi elusivamente negli Stati Uniti dai primi anni Sessanta in poi) era “la causa principale, se non l’unica’ di tutti i casi documentati di poliomielite negli Stati Uniti dal 1960”. (Il virus permane nella gola per una o due settimane e nelle feci per circa due mesi. Di conseguenza, le persone vaccinate sono a rischio e sono potenzialmente contagiose, fintanto che continua l’eliminazione fecale). Recentemente, i Centri Federali per il Controllo delle Malattie (CDC) hanno ammesso che il vaccino vivo è diventato la causa dominante della poliomielite negli Stati Uniti oggi. Infatti, secondo le cifre rilasciate dal CDC, l’87% di tutti i casi di polio negli USA registrati tra il 1973 e il 1983 (eccetto casi importati) sono stati causati dal vaccino.
Secondo il dott. Atkinson, del CDC, “la trasmissione del morbillo tra persone vaccinate è chiaramente documentata. Durante alcune epidemie…oltre il 95% dei casi riguardava persone vaccinate”.
Nel 1986, nel Kansas, furono riportati 1300 casi di pertosse. Il 90% dei pazienti di cui era noto lo stato di vaccinazione era stato “adeguatamente” vaccinato.[25]

Albert Sabin, inventore del vaccino contro la polio e premio Nobel negli anni Cinquanta, a Piacenza nel 1985, in un aula gremita dell’Ordine dei medici, ha affermato:

Cari Medici, secondo me i vaccini antinfluenzali non servono. Le campagne per le vaccinazioni di massa organizzate dai ministeri della sanità sono soldi sottratti alla ricerca seria. Orientamenti e mode. So bene che rischio di provocare polemiche, ma è esattamente questo il mio pensiero.
A chi stupito gli aveva chiesto chiarimenti, Sabin aveva esibito i dati ufficiali degli Stati Uniti, dove si evidenziava che chi era stato vaccinato contro l’influenza si ammalava nella stessa percentuale di chi non si era fatto vaccinare. E si potrebbe continuare a lungo, ma questo dovrebbe bastare per mettere in luce che una prova scientifica della efficacia delle vaccinazione non la possediamo, anzi semmai possediamo molte indicazioni in senso contrario.
In sostanza, i difensori delle vaccinazioni presentano i dati di regressione delle malattie a partire dagli anni in cui vengono introdotte le vaccinazioni, omettendo di evidenziare il periodo antecedente che mostra essere l’epidemia già in calo, oppure omettendo di confrontare i grafici tra paesi vaccinati e non vaccinati. In questo modo producono l’illusione che tali regressioni siano dovute ai vaccini.
Se il livello di vita è uguale, le malattie evolvono secondo curve simili nei paesi vaccinati e in quelli non vaccinati.

In assenza di vaccinazioni, le malattie regrediscono in tutti i paesi in cui si eleva il livello di vita.

Nonostante le vaccinazioni, le epidemie non regrediscono in quei paesi in cui le condizioni igieniche o il livello di vita vi si oppongono.

Nulla permette di affermare che le vaccinazioni abbiano fatto scomparire o regredire le epidemie: tutto porta a credere che l’evoluzione delle une non abbia niente a che fare con l’evoluzione delle altre.
Per essere più modesti, possiamo affermare che noi oggi non conosciamo le vere ragioni del comparire o del regredire delle epidemie, così come ci resta ignoto il perché della scomparsa della famosa peste nera affacciatasi in Europa per la prima volta nel 1348. E la lebbra, è forse scomparsa grazie ai vaccini? “Per ragioni tuttora ignote la lebbra comincia a regredire a partire dalla metà del XIV secolo”.
Cosa contengono i vaccini?
La vaccinazione non intende essere una misura terapeutica, bensì profilattica, cioè si tratta di agire su persone sane per impedire che si ammalino in futuro di una certa malattia. Il vaccino è un preparato derivante da una sospensione di batteri o virus, che possono essere vivi attenuati o uccisi. Sono perciò detti “antitossici” quelli costituiti da batteri (del tifo, della tubercolosi, della peste, ecc.); sono detti “antivirali” quelli costituiti da virus (polio, rabbia, vaiolo, influenza, ecc.); altri vaccini sono ottenuti per manipolazione genetica. Il principio sul quale si basano le vaccinazioni pretende che inoculando nell’organismo questi virus o batteri, vivi, attenuati o uccisi, naturali o manipolati geneticamente, si sviluppino poi degli anticorpi che dovrebbero proteggere l’organismo contro la malattia di cui ha già ricevuto il virus o batterio, iniettatogli nel sangue, o assunto per via orale.
Di fatto il vaccino del vaiolo è coltivato sulla pelle di vitelli e pecore, oppure occhi di coniglio; quello del tetano è ricavato da tessuti di cavallo; quello della rabbia da tessuti di cane, pecora, scimmia, coniglio, criceto, ratto, topo, uovo di gallina, uovo di anatra; Quello della tubercolosi usa le arvicole o le mammelle di mucca; quello della polio usa reni e testicoli di scimmia; quello contro la rosolia usa reni di coniglio; il vaccino contro il morbillo usa tessuti di cani, reni di porcellini d’india, uova di quaglia giapponese, embrioni di pollo; quello contro la pertosse è coltivato su tessuti di topo, oppure su muco tratto dalla gola di bambini infetti; quello antinfluenzale su embrioni di pollo; quello antidifterite su sangue putrefatto di cavallo; quello antitifo è ricavato da materia fecale decomposta di ammalati di tifo. Quasi sempre, su questi tessuti animali vi sono altri virus o batteri diversi da quelli di cui si vorrebbe l’immunizzazione, con la conseguenza che la loro introduzione nel sangue costituisce un salto nel buio: non si sa quali effetti potrebbero avere, a breve o a lungo termine.
Prima che un bambino abbia raggiunto l’adolescenza, nel suo sangue saranno stati iniettati vaccini con sieri antitossine per vaiolo, idrofobia, tetano, meningite cerebrospinale, febbre tifoidea, difterite, polmonite, scarlattina, ecc….il sangue di un adulto diventerà una mistura di dozzine di sporchi estratti batterici, di materie contaminate da malattie e di veleni utilizzati in farmaci distruttivi.[30]
In generale, va detto, e la cosa è provata anche dalla letteratura scientifica della medicina occidentale, che qualsiasi intromissione nel sangue (iniezione) di qualsivoglia sostanza (anche le più innocue), è potenzialmente dannosa per l’organismo, che è programmato a usare l’apparato digerente per l’introduzione di qualsiasi sostanza proveniente dall’esterno, mai direttamente nel sangue[31].

Le sostanze che accompagnano il vaccino vengono dette “formulazione” e contengono anzitutto dell’idrossido di alluminio (sostanza con alto potere di assorbimento che accoglie il vaccino vero e proprio); poi c’è un battericida e fungicida che è il thiomersal (tiosalicilato di mercurio); seguono formaldeide (nota sostanza cancerogena) e antibiotici (come neomicina, ecc). Le sostanze più pericolose sono l’idrossido di alluminio, Al(OH)3, e il mercurio. Il primo, depositandosi nel cervello è indicato, in generale, come responsabile del morbo di Alzheimer; il secondo è noto come metallo pesante ad alta tossicità che si accumula nei reni e nel fegato, con tempi di eliminazioni che vanno da 12 a 15 anni. Ma il mercurio è anche capace di produrre aberrazioni cromosomiche, capaci di riverbero sulle generazioni successive.

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PNEI – LA MEDICINA DEL FUTURO

Interessante  intervista a Giuseppe Geneovesi dove si denuncia  che l’eccessiva specializzazione in medicina  porta alla  mancanza di visione globale del problema, e all’eccessiva fossilizzazione da parte dei medici specialisti di adottare i soliti  protocolli  che sono gli stessi per tutti i pazienti. Non si cerca quindi di capire le problematiche di quello specifico paziente, ma si utilizza una procedura che  è standard per tutti. Si perde così  di vista il fatto che comunque la malattia ha sempre anche una componente psicologica ed è  legata al vissuto di quella specifica persona. Vengono anche citati  innovativi esperimenti  fatti sul dna che dimostrano l’esistenza di  un entaglement, ossia il dna di un paziente è in  grado di comunicare con cellule  dello stesso dna  anche se  sono  fisicamente separate: la medicina tradizionale incontra la fisica quantistica.

Degi  esperimenti  di entanglement del dna si parla anche in questo link  si tratta di  esperimenti russi così incredibili da sembrare opera di magia.

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E per finire Il Dott. Montanari ci ricorda qualcosa sui vaccini:

il bugiardino citato dal Dott. Montanari che parla di autismo come effetti collaterali : https://www.nexusedizioni.it/it/CT/il-vaccino-puo-causare-autismo-lo-dice-il-bugiardino-5313

e per finire lo studio americano sulla correlazione tra autismo e vaccini nella popolazione nera, che è stato a  lungo secretato:

Ricordiamoci anche cosa diceva il grande illuminato Giordano Bruno:

 

giordanobruno

 

medicina

La favola delle formiche

by Guglielmo Menegatti

Copertina

Così come in ogni favola di buona fattura anche qui troverete un insegnamento morale, spunti per fare riflessioni, sogni e ovviamente non mancheranno quelle informazioni utili per conoscere le cose segrete.

Prima di iniziare rammentiamo al gentile lettore che questa è una favola e pertanto ci sono cose vere e altre false ma prima di fare la vostra classificazione vi invitiamo a porre la più scrupolosa attenzione perché le cose che sembrano false potrebbero essere vere e ovviamente anche il contrario.

Ora mettetevi comodi, rilassatevi perché partiremo subito e il viaggio sarà ricco di emozioni e sorprese.

Tanti tanti anni fa, e gli anni sono più di 200 milioni, c’era un popolo molto progredito che dominava in modo incontrastato su tutto il nostro bellissimo pianeta. Ciò che ai nostri giorni rimane di questo popolo grandioso sono quegli animaletti che tutti conoscono e che hanno il nome: Formiche.

Quando il popolo delle Formiche era nel suo massimo splendore tutti gli altri esseri viventi del pianeta avevano un profondo rispetto e una tale paura che al solo vedere una Formica c’era chi si prostrava, chi si nascondevano o chi scappava a più non posso.

Forse sarete sorpresi da questa affermazione ma dovete sapere  che alcuni animali, per avere maggior riuscita o prestigio nella vita fin dall’antichità hanno fatto di tutto per imitare le Formiche sia nell’aspetto che nel portamento (Mirmecomorfismo)

Imitare le Formiche però non era una prerogativa esclusiva degli animali, anche gli uomini primitivi e più opportunamente le donne, si abbigliavano così da apparire come Formiche. Qui sotto dei grafiti che hanno circa 20.000 anni e che mostrano l’abbigliamento delle femmine dell’epoca. Nei due piccoli riquadri in basso a sfondo bianco sono riprodotti a sinistra i tratti di una tipica Formica e a destra il dettaglio più definito di come si vestiva una seducente femmina umana di quel tempo remoto.

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Nel più recente passato un grande estimatore e imitatore delle Formiche è stato certamente il faraone egiziano Akhenaten (1375 ac 1334 ac). Nell’immagine qui sotto a sinistra il ritratto del faraone e a destra mentre adora il dio Aton.

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Anche ai giorni nostri  continua ad esistere un mito che nessuno sa spiegare ma che è in assoluto contro natura e cioè: “i fianchi da vespa”.
Ovviamente per voi che leggete questa favola risulterà chiaro che le “vespe” non hanno nulla a che fare con questa moda, anzi, siamo certi che ora capirete anche perché molte ragazze amano portare due lunghe trecce di capelli.
L’immagine sotto è stata prelevata da questo sito ma se volete fare un approfondimento fate click qui Edwardian Corset.

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Le prime Formiche che hanno colonizzato il mondo erano molto diverse da quelle che conosciamo;  oltre ad essere più grosse erano anche indipendenti ed agivano in modo autonomo. Ogni formica aveva la sua famiglia, i suoi figli e una sua occupazione e in altre parole vivevano esattamente come noi esseri umani. Qui un’immagine di una regina preistorica la Titanomyrma vissuta circa 100 milioni di anni fa comparata ad un Colibrì.

colibri
In verità è necessario precisare che le Formiche non furono il primo popolo evoluto a dominare la Terra perché prima di loro cerano gli Imenotteri (Hymenoptera) che poi generarono le Api e quindi le Vespe (Vespoidea)  Dalle Vespe nacquero appunto le Formiche, questa però è un’altra storia della quale (forse) vi diremo in futuro.
Le Formiche ebbero uno sviluppo graduale ma inarrestabile che fondamentalmente fu determinato dalla loro capacità di trasformare le continue scoperte dei loro scienziati e inventori, in dispositivi immediatamente utilizzabili
Nell’agricoltura erano così abili che riuscivano a garantire  cibo abbondante e buono per tutti, e ancor di più il loro cibo aveva  la capacità di curare le malattie.
Spiegare anche in sintesi la loro biotecnologia è molto difficile non solo perché è di una complessità inaudita ma anche per il fatto che (purtroppo) ai nostri giorni rimangono pochissime tracce della fastosità dei loro progetti.
Per avere un’idea (ma molto riduttiva) di come operavano, si deve sapere che qualsiasi cosa generata dalla loro agricoltura era il risultato della simbiosi di moltissimi elementi e  competenze; quello che producevano era biologicamente puro, e veniva prodotto  mantenendo  l’ambiente incontaminato.

Ad esempio coltivavano dei funghi (Atta) ad altissimo potere nutrizionale e calorico in un ambiente chiuso e controllato. Chi si occupava direttamente di queste coltivazioni erano degli animali-operai geneticamente modificati. Molte piante e animali che sono ancor oggi  alla base dell’alimentazione umana sono stati creati appunto dalle Formiche,  ne citiamo  due a titolo di esempio ma in realtà sono moltissime:

IL MAIS, che ha una così elevata fragilità biologica, tanto  che se la pianta è lasciata a se stessa muore senza nessuna capacità di riprodursi perchè  è necessario che i suoi semi siano inseriti manualmente nella terra e poi curati nello sviluppo. L’incapacità alla riproduzione è determinata dall’enorme quantità di grani (semi dei quali ci nutriamo) che sono strettamente racchiusi e quindi mantenuti dal suo resistentissimo involucro, che per proteggere i semi è come l’acciaio resistente ai colpi, alle intemperie e al vento.

LA MUCCA,  ha molti geni modificati, che sono in grado di proteggerla   tramite le sue difese immunitarie; essa ha la capacità di produrre  alimenti  altamente proteici sia per mezzo dalla sua carne che  dal suo latte.

Lo sviluppo geografico ed egemonico del regno delle Formiche nel nostro  pianeta fu la conseguenza di una una lunga serie di guerre eroiche e cruenti;  e anche quando le formiche erano riuscite a sottomettere e conquistare l’intero  mondo non riuscirono ad instaurare un tranquillo regno di pace, perché  iniziarono subito nuove lotte.

In queste nuove battaglie i nemici da combattere  non erano più  la natura o altre specie viventi, ma erano altre formiche, e le lotte  erano causate dal desiderio di potere e dal contrapporsi di varie ideologiche politiche.

Le ideologie più importanti che per moltissimi anni divisero e opposero l’opinione pubblica delle formiche erano principalmente basate sul modo di gestire le risorse della terra. Un gruppo di Formiche voleva usare esclusivamente la biologia mentre un altro gruppo optava per la prevalenza di  metodi tecnologici. (Per tecnologia s’intende quella che attualmente noi umani usiamo e conosciamo)
Le ragioni del contendere erano basate su due principi, i “biologi” dicevano che l’uso della tecnologia avrebbe creato rifiuti pericolosi e inquinamento, mentre i tecnologi affermavano che nessuno aveva il diritto di modificare la vita nel suo intimo, non solo per una questione etica ma perché i nuovi organismi erano imprevedibili nel loro sviluppo e quindi era statisticamente alta la probabilità di creare nuove malattie a conseguenze disastrose.

Le Formiche nella loro storia politica  applicarono principalmente  la biologia e il loro operato è visibile anche ai nostri giorni. Per brevi periodi comunque essi usarono anche la tecnologia. Nei periodi a prevalenza tecnologica gli scienziati riuscirono a sviluppare  numerose scoperte ed invenzioni, la più rilevante dalle quali, fu la capacità di convertire la forza di gravità in energia utilizzabile. Prima di descrivere questa importante invenzione dobbiamo però doverosamente far notare che per le Formiche la Gravità non era una forza attrattiva bensì essa era  premente, insomma esattamente il contrario di ciò che dice la nostra scienza di uomini moderni.
Ai nostri giorni quel che resta di questa tecnologia è soltanto il nome del suo inventore ma evidentemente il nome che conosciamo potrebbe risultare alterato in quanto tradotto da un’altra lingua; invece è  attendibile  l’informazione sul luogo dove lo scienziato morì; si tratta di  una baia che ha lo stesso nome dell’isola dove trapassò il fantomatico re Artù, perdonate la carenza d’informazioni ma si tratta di notizie che risalgono a milioni e milioni di anni fa.

“Tommaso inviato nel villaggio marrone”, ecco… questo è lo stranissimo nome dell’inventore che divenne celebre e orgoglio delle Formiche.
All’epoca dell’invenzione di Tommaso, come già anticipato, si pensava che la forza di Gravità fosse  un flusso che generava una spinta ma nessuno era riuscito a imbrigliare e dirigere questa forza;  finché un giorno, forse in modo casuale, Tommaso si accorse che i cristalli di silicio erano in grado di deviare la gravità, l’applicazione di questa osservazione consentiva di spostare o concentrare su un punto qualsiasi questa forza universale.

Il suo primo esperimento dimostrativo consisteva in un semplice tubo che conteneva della sabbia di mare (silicio), il tubo era poi riempito al suo colmo con acqua comune. Immergendo due elettrodi di materiale identico uno sulla sommità del tubo e l’altro alla sua base Tommaso egli  verificò che si manifestava una tensione elettrica.

Tensione che era proporzionale all’inclinazione del tubo, in altre parole se il tubo era orizzontale non si manifestava alcuna tensione mentre ruotando il tubo di 180°(capovolgendolo) la tensione s’invertiva rispetto ai terminali dello strumento di misura.

L’energia prodotta in questo modo era piuttosto debole ma il dado era tratto; di li a poco altri inventori  iniziarono a  sviluppare metodi a rendimento più elevato; uno di questi metodi  fu applicato anche nell’antico Egitto e nella cultura Sumera, consisteva nel sistemare pietre a base di silicio ma con orientamento cristallino differenziato in modo da creare un wafer di strati disposti verticalmente. La quantità di energia prodotta migliorava notevolmente se si aggiungevano dei corpi pesanti sulla sommità degli strati.

I generatori a strati di pietra per funzionare necessitavano di una polarizzazione ad alta tensione, che le Formiche riuscivano a produrre con delle pile elettrochimiche che funzionavano in modo intermittente, l’intermittenza era controllata da colossali interruttori elettromeccanici a termostato e infine la tensione intermittente era elevata per mezzo di macchine a induzione.

Dovete sapere che dopo Tommaso ci fu un altro importante inventore (del quale si è perso ogni riferimento) il quale si accorse che di fatto le pietre non erano necessarie e quindi per produrre energia elettrica era sufficiente il gradiente di pressione naturale, (gradiente che noi oggi chiamiamo “idrostatico”).

Quest’ultima invenzione relegò i wafer di pietra al più modesto impiego domestico o locale mentre per le grandi potenze si fecero apposite centrali che sfruttavano appunto il gradiente di pressione naturale, le nuove centrali erano prevalentemente localizzate nei mari o nei grandi laghi.

Il gradiente che è presente in tutti i liquidi sottoposti alla forza di gravità diventava così utilizzabile con profitto quando era elevatala la distanza fra il terminale superiore e quello inferiore, la realizzazione del progetto nel suo principio generale era quindi semplicissima infatti era sufficiente porre una piastra di metallo conduttore nella profondità del mare e un’altra in superficie.

Ovviamente il fatto che il principio fosse semplice non implicava che la realizzazione pratica fosse altrettanto semplice e quindi le Formiche dovettero mettere tutto il loro impegno per costruire queste centrali e i dispositivi necessari per il controllo e la regolazione della potenza….. se poi si tiene in conto che gli elettrodi erano in oro si può comprendere la difficoltà.
Fortunatamente per noi alcuni autori dell’antichità ci descrivono il modo con il quale le Formiche estraevano l’oro, in particolare Erodoto nel suo libro “Le nove muse”.

Il libro di Erodoto è liberamente consultabile o scaricabile dalla biblioteca di Google a questo link, e l’argomento lo troverete a pagina reale 72 con inizio al punto 102.

In onore alla verità dobbiamo anche dirvi che le Formiche come individui avevano la capacità di estrarre l’oro in modo biochimico ma l’oro estratto con questo metodo era utilizzato esclusivamente per finalità mediche, l’oro che invece doveva servire alle centrali elettriche era il frutto degli scavi di un animaletto creato appositamente dalla loro scienza genetica e che si chiama Heterocephalus. Questo animaletto è un mammifero a sangue freddo che vive in comunità con una regina (come le Formiche) ma è specializzato per lavorare al buio e sotto terra, insomma una specie di minatore adattato per cercare l’oro nelle profondità.
Le centrali sottomarine richiedevano sorveglianza e una manutenzione continua (e accurata) e fu a causa di questo problema che le Formiche furono indotte a costruire delle città sommerse e ad imparare come muoversi e vivere nelle profondità e nelle correnti impetuose. (Polyrhachis, Solenopsis ). Se vi chiedete come riuscivano le Formiche a scavare pozzi e tunnel nella roccia o fare fori con grande precisione possiamo dirvi che la stessa tecnica, in seguito, fu anche usata da quasi tutti i popoli umani dell’antichità.
Ad esempio le mura ciclopiche, le piramidi e altre costruzioni che attualmente sono classificate come misteri irrisolti in realtà hanno una spiegazione che come certamente avrete già intuito deriva da un’invenzione delle Formiche.
Sul come riuscivano le Formiche a lavorare le pietre noi abbiamo un’idea ma purtroppo le informazioni in nostro possesso risalgono a milioni di anni fa per cui la precisione è scarse. L’unica cosa sicura è il nome del componente base che era utilizzato, questo prodotto si chiamava “Dattero”. Sappiamo inoltre che per trovare questo “Dattero” si doveva prima ricercare una roccia che assomigliava ad una spugna (e cioè piena di buchi) e poi trovata la spugna allora nelle vicinanze si poteva vedere e quindi raccogliere questa cosa di nome “Dattero”.
Ovviamente per noi il “Dattero” è un frutto buonissimo che fa anche bene e di conseguenza questa parola potrebbe essere una omonimia oppure un errore di trascrizione. Per chi fosse invogliato a fare ricerche sull’argomento possiamo aggiungere ancora un’altra cosuccia che è relativa al secondo componente da miscelare con il “Dattero”.
Non possiamo descrivere e nemmeno conosciamo il nome di quest’altro componente ma sappiamo di due fatti inspiegabili successi il primo durante l’impero Romano e il secondo durante la dominazione Spagnola in sud America.

L’impero Romano Come è noto la civiltà di Roma inizia circa nel 400 AC e va ben oltre il 400 DC, in questi (almeno) ottocento anni la tecnica costruttiva poligonale è stata sempre attiva ed in uso sia in Italia sia nei territori dell’impero. I Romani che certamente erano a conoscenza della tecnologia Ciclopica per qualche misterioso motivo rifiutano d’impiegarla e non la usarono mai nemmeno dove poteva essere molto utile come ad esempio per costruire barriere difensive e fortificazioni.

La prova di quanto affermato la ritroviamo ad Amelia (Terni) che è una città dove esiste un fortificazione perimetrale Poligonale che ha la proprietà di essere stata costruita in epoche diverse.

amelia
Per chiarire usando atre parole sottolineiamo che i Romani erano presenti e sul luogo durante la costruzione delle mura Ciclopiche di Amelia.

Nel 2006 ad Amelia, per cause naturali una parte della recinzione crollò consentendo così una visione diretta delle sue fondazioni e si scoprì così che il supporto della fondazione era costituito da grosse ossa di animali. L’impiego delle ossa come complemento delle fondazioni era abbastanza comune nelle costruzioni dell’epoca ma ciò che sorprende è che non erano ossa derivate dagli scarti di macellazione. Le ossa quando giunsero nel cantiere e quindi prima di depositarle erano ricoperte da carne fresca cioè non macellate preventivamente, insomma non erano ossa spolpate e pulite ma parti di animali complete. La deduzione più logica che si può fare è che prima dell’accatastamento come fondazione le carni siano state sottoposte nel cantiere stesso a qualche azione come ad esempio la spremitura o chissà quale altra diavoleria.

Cuczo Perù Gli Inca sono stati certamente i maggiori maestri nella lavorazione di precisione delle pietre e quando arrivarono gli Spagnoli le costruzioni ciclopiche erano in corso non solo nella capitale Coricancha ma anche nei dintorni. Il tempio del Sole che era la principale costruzione di Coricancha fu riconvertito e in parte trasformato dagli spagnoli per erigere la chiesa di Santo Domingo. Nella foto qui sotto Santo Domingo, si noti che le pietre non solo s’incastrano alla perfezione ma sono anche curve.

poligonali

Incredibilmente gli Spagnoli che erano alla caccia di ogni novità non solo non usarono mai la tecnologia Ciclopica ma fecero di tutto per cancellare ogni traccia che descriveva questo metodo e le sue procedure costruttive.

Insomma pare proprio che per costruire questo tipo di mura si dovessero fare cose brutte e contro la morale e con elevata probabilità, in alcuni casi, si usava anche la carne umana. Per concludere l’argomento “Ciclopiche” ricordiamo che nel Palazzo dell´Alhambra, in Andalusia una ricerca dell’università di Granada ha rilevato che i Mori ricoprivano le mura con “Idrossiapatite”. Le analisi hanno anche messo in luce che la sostanza ritrovata sulle mura si ottiene facendo calcinare le ossa di maiali in forni ad alta temperatura. http://it.wikipedia.org/wiki/Calcinazione

La stesso metodo della calcinazione per rinforzare la mura era diffuso anche nella cultura celtica.
Tornando alle favola sulle nostre care Formiche continuiamo dicendo che la loro intelligenza e la loro capacità organizzativa produsse nel popolo un notevole benessere individuale e il potere assoluto su tutti gli esseri viventi,
La ricchezza e il benessere però ebbero come conseguenza un aumento tale della la popolazione da rendere necessaria la creazione di una nuova politica globale che obbligava l’uso di rigorose procedure per l’ottimizzazione della produzione alimentare, della distribuzione delle risorse e per la convivenza sociale.
Fu creato così un governo centrale che aveva grande potere decisionale. La nuova politica richiedeva ovviamente anche l’aumento in quantità delle specializzazioni individuali in modo da disporre di esperti specifici così da ottenere il massimo dell’efficacia e dell’efficienza. Nacquero quindi le “categorie” sociali e il risultato fu che i medici erano veri medici, gli ingegneri non sbagliavano i calcoli e insomma ciascuno faceva il proprio lavoro nel modo migliore, rapidamente e senza sforzo.

La ricchezza, la pace e il nuovo governo consentirono alle formiche di dedicare più tempo e fare ricerche speculative di ogni tipo, ricerche non solo nell’ambito scientifico ma anche in quello religioso e filosofico. Purtroppo le ricerche in filosofia e in genere quelle astratte o comunque quelle con argomento non finalizzato alla sola sopravvivenza finirono per creare disagi perché mettevano in discussione ogni cosa e in particolare quei principi sui quali le Formiche avevano costruito il loro impero.

Riportiamo come curiosità una moda che nacque appunto in quel periodo e che vedeva l’impiego di grandi risorse e delle menti migliori.
La moda era in realtà una ricerca spasmodica dell’immortalità e praticamente coinvolgeva ogni Formica.

Pensate che si diffuse la credenza che nei pressi di una montagna dal nome strano che in italiano è: “Mammut” ci fosse un microorganismo che se ingerito restituiva vigore e giovinezza. La ricerca della montagna causò però più morti che benefici infatti come tutti sanno le formiche vivono bene solo in aree dal clima temperato mentre in questo luogo di “Mammut” fa un freddo boia.
Per alcuni anni (non molti però) dopo l’introduzione del governo centrale tutto funzionò al meglio ma poi, piano piano, successe che gli individui perdevano sempre di più la voglia di partecipare alla vita sociale ed erano diventati egoisti ed individualisti, in altre parole ciascuno pensava solo a se stesso.

Alcuni intellettuali e alcuni artisti avevano riscontrato questo problema ma nessuno riusciva a trovava il coraggio per creare un gruppo operativo o per redigere e pubblicare un documento comune o per organizzare manifestazioni pubbliche.

Un giorno però accadde che un professore di scuola, che tutti chiamavano il “Matto”, chiese udienza direttamente al primo ministro che poi era anche l’imperatore unico delle Formiche.

Nella documento di richiesta per l’udienza il Matto dichiarava che il popolo correva un pericolo gravissimo e che se non s’interveniva rapidamente tutto l’impero sarebbe crollato.

Il primo ministro accettò d’incontrare il professore a patto che l’incontro fosse pubblico e cioè con la presenza di tutti i media più importanti, qui sotto vi riporteremo la cronaca (in sintesi) di ciò che accadde in quello storico incontro.

Il primo ministro inizio per primo:

Il nostro impero funziona a meraviglia, tutti hanno cibo, una casa e l’accesso all’istruzione, le nostre leggi sono giuste e comunque quotidianamente facciamo ogni sforzo per migliorare ogni cosa. Da un po’ di anni però ci sono lamentele da parte di alcuni individui che oltre ad essere degli impostori e denigratori del nostro lavoro sono incapaci di proporre suggerimenti o comunque cose di rilevanza. Oggi abbiamo qui un professore di scuola e per mio desiderio tutto è stato  organizzato in modo che il mondo possa verificare e valutare l’attendibilità delle contestazioni, contestazioni che io in verità considero assolutamente inutili, reazionarie e violente.”

Tutta l’attenzione ora era sul “matto” il quale piuttosto imbarazzato cercava le parole per iniziare e finalmente dopo essersi grattato più volte la testa con le quattro zampe esordì così:
Quello che ora dirò si basa su un semplice postulato, postulato che è dimostrato più volte in natura… vi farò un esempio pratico: le cellule Staminali incominciano a morire nell’istante in cui perdono la loro proprietà rigeneratrice per divenire un organo specializzato. La specializzazione che noi Formiche cerchiamo con tanto vigore è in realtà un suicidio, un suicidio non solo fisico e reale ma anche psicologico.  La specializzazione inoltre comporta d elle importanti mutazioni biologiche che tendono a trasformare il nostro fisico in un semplice strumento attuativo
Il primo ministro con fare disponibile e gentile domandò:

Tu vuoi dire che un giorno i nostri medici nasceranno già dotati di uno stetoscopio fatto di pelle e ossa che spunterà direttamente dalle orecchie?”
Tutti i presenti scoppiarono a ridere e la vicenda stava prendendo una brutta piega per il nostro professore il quale però senza perdersi d’animo rispose:

Ben di peggio… ben di peggio succederà… un giorno tutti diventeranno macchine e le nostre donne non partoriranno più i loro figli ma tutti i figli saranno generati da una sola donna e in un solo luogo….”
Mamma mia” replicò il ministro che poi aggiunse: “E allora le nostre donne che faranno?”
Il professore:
Le nostre donne diventeranno schiave di una funzione sociale, non conosco quale sarà questa funzione ma i dati in mio possesso dicono che è già in atto una trasformazione fisiologica che altera il loro ciclo periodico e i maschi invece, in questi ultimi anni, hanno dimezzato la capacità di procreare.”
Il primo ministro ridendo disse:
Ma queste sono solo pure sciocchezze, comunque quale sarebbe la soluzione che lei propone.
Il professore:
La soluzione è molto semplice ma deve essere realizzata subito e senza ulteriori indugi e consiste nell’abolire la scuola e verificare periodicamente lo stato di specializzazione.”
Tutti si scoppiarono nuovamente a ridere e si arrestarono solo quando il primo ministro alzò due zampe in  segno di fare silenzio.
Il primo ministro poi domandò in modo ironico:
Caro professore la scuola è una conquista ed è l’unico modo per diffondere la cultura ma forse non ho capito… che cosa intende per “abolire la scuola“.”
La scuola” Rispose il professore: “così come è concepita è il primo strumento che porta
forzatamente ad una specializzazione e quindi alla distruzione individuale e sociale.
La scuola deve fornire solo ed esclusivamente un insegnamento basilare ridotto a l minimo possibile come ad esempio leggere, scrivere e i rudimenti della matematica mentre in modo più approfondito deve far capire l’importanza dell’amore e del rispetto per i propri simili, delle idee e di tutta la natura che ci circonda.
La scuola inoltre deve essere uno spazio libero e aperto a tutti indipendentemente dall’età e disporre di tutto quanto serve per conoscere, comprendere e sperimentare. ” Poi aggiunse:
“Veda signor ministro io ho insegnato per anni e posso dirle con certezza che chi ama la conoscenza s’informa in modo autonomo, fa le sue ricerche e pone domande a se stesso o a chi capita, invece chi non ama conoscere non imparerà nemmeno se ha 100 insegnanti che lo seguono passo a passo per tutta la vita. La scuola non deve rilasciare diplomi di nessun tipo e per esercitare una professione qualsiasi invece si deve possedere una patente, patente rinnovabile con periodicità prestabilita previo il superamento di esami
teorici e pratici. Si guardi intorno e vedrà che i farmacisti hanno figli farmacisti, lo stesso per gli avvocati, e per molte altre professioni che sono prodotte e protette da un titolo scolastico, insomma la scuola produce le caste che poi si auto sostengono socialmente e diventano come un popolo straniero che usa un linguaggio che solo i nativi possono comprendere. Primo ministro mi consenta di aggiungere che tanto maggiore è il potere della casta tanto maggiore è la corruzione che essa diffonde e tanto minore è l’efficienza professionale inerente la specializzazione dichiarata…. la prego mi consenta ancora una cosa, due sole parole che riassumo con una definizione:
“Proporzionalmente alla diffusione della scolarizzazione è in aumento l’imbecillità di un popolo.”

Il primo ministro invitò il pubblico a votare con alzata di zampa dicendo:
Avete ascoltato questo pazzo e ora vi chiedo di giudicarlo; ditemi se anche voi pensate come io penso e cioè che lo si deve condannare a morte per eresia e ribellione.”

Tutti i presenti (nessuno escluso) alzarono la mano e in pochi secondi il povero professore fu circondato dalle guardie che lo uccisero facendolo a pezzi.
Dovete sapere che al tempo delle Formiche m a anche ai nostri giorni il processo è tanto più breve tanto quanto la società è organizzata, in altre parole si spara o si passa ai fatti senza fare troppe domande all’imputato.
Come finisce la storia delle Formiche lo sappiamo tutti perché da milioni di anni non hanno fatto più alcun progresso, e come previsto dal professore “matto” i soldati nascono già soldati con le armi incorporate e tutti gli altri componenti posseggono in natura quanto serve allo svolgimento del loro lavoro.
Pensate che anche la capacità di comunicare con i suoni (Stridulazione) che distingueva singolarmente le Formiche è stata sostituita dai traccianti aromatici che sono identici per tutto un gruppo.
Insomma le Formiche da una grande società si sono trasformate in macchine che si auto mantengono e che hanno il solo scopo di mangiare per poi riprodursi; comunque ciò che hanno perso d’importante e che di fatto le ha trasformate in animali è la “solidarietà” e ora quando una Formica cade nessuno la soccorre.

L’organizzazione specialistica che può essere considerata di fatto una cosa distruttiva per le Formiche fu invece per alcuni animali, fra i quali l’uomo, una gradita liberazione.

Quando l’impero delle Formiche si disgregò rimasero in tutto il mondo solo dei Formicai geograficamente disconnessi e fra loro in continua guerra mentre gli animali che erano stati allevati nelle grotte piano piano tornarono in libertà perché ovviamente le Formiche non erano più in grado di accudirli e sorvegliarli.

Purtroppo per gli animali  il ritorno alla normalità non fu cosa facile perché erano stati modificati geneticamente e adattati per svolgere solo certe funzioni e per vivere in cattività protetti dal clima temperato e costante del formicaio.

In quel tempo gli esseri umani erano allevati dalle formiche,  e tenuti in vita (come i maiali) per le loro carni tenere ma in particolare erano considerati preziosi per i loro capelli e per la barba perché dovete sapere che i capelli sono molto sensibili all’umidità e si allungano o si accorciano in funzione appunto della quantità d’acqua presente nell’aria. Le Formiche che conoscevano bene questa proprietà dei capelli la usavano in moltissime applicazioni come ad esempio macchine per prelevare l’acqua dai fiumi o per fare strumenti da guerra, ecc. Gli uomini comunque erano utili anche per la loro urina che era usata per fare proprio di tutto e la melanina fornita in particolare dagli umani di pelle nera

Per l’uomo  la nuova condizione portò una serie di inconvenienti: oltre ad un gran mal di piedi e alle scottature solari c’era il problema del freddo e dell’estrema fragilità della sua pelle e non dimentichiamo  la perdita della capacità di cacciare o di procurarsi il cibo.

La provvidenza però volle che in molti luoghi gli uomini condividessero la vita insieme ai maiali. La ragione di questa convivenza era determinata dal fatto che sia i maiali sia gli uomini erano stati modificati geneticamente con gli stessi metodi e di conseguenza la somiglianza uomo maiale non è proprio casuale come qualche esperto dei nostri giorni dichiara.

Anche sull’uomo furono tentati ogni sorta d’esperimenti molti dei quali fallirono e il risultato lo ritroviamo in molti reperti archeologici che lasciano senza parole i ricercatori moderni.

Insieme
Come si diceva fu proprio la provvidenza a salvare gli uomini infatti la prime tre cose che fecero appena liberi furono le seguenti:
1) Arrostirono alcuni maiali e si fecero una grande abbuffata poi con i maiali rimanenti crearono allevamenti
2) Proibirono a tutti gli uomini e nel modo più assoluto di indagare e studiare anatomia e comunque le funzioni del corpo umano.
3) Consentirono solo a pochi di studiare o frequentare scuole poi distrussero libri, macchine e proibirono l’uso di ogni tecnologia.

Nella dura prigionia delle Formiche gli uomini avevano così sofferto che anche ai nostri giorni qualcuno ha una tale paura delle Formiche da farne una malattia. Ora per concludere la nostra favola e con la speranza che lettura sia stata piacevole e interessante, aggiungeremo alcuni riferimenti per chi desiderasse approfondire.
Prima di tutto parliamo degli indiani di razza Hopi che anticamente sono certamente stati in contatto con degli esseri umani modificati geneticamente che vivevano nelle grotte. Qui sotto due immagini che riproducono i costumi Hopi, nella foto di sinistra si noti il mantello bianco che sembra creato per rimpicciolire i fianchi e la tipica capigliatura. In questo link la storia degli Hopi

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Un’altra leggenda descritta in dettaglio da molti autori antichi è quella del “Mirmicoleone” cioè un misto di Formica e leone.

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Bene, siamo alla fine e se questa storia vi è piaciuta, gentilmente, divulgatela.
Qui sotto alcune immagini un po’ inquietanti:

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Shardana

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Dea Maia Ixchel

rupestre

Rupestre

madre

Madre con bambino Antico Egitto

Riferimenti utili: http://www.oocities.org/tetramorium/Indice.htm  

https://it.wikipedia.org/wiki/Formicidae

I volani di Carman

di Guglielmo M.

I corpi in rotazione presentano proprietà interessanti;  li possiamo anche definire come  Ibridi temporali perché presentano  velocità diverse nello stesso corpo e  secondo la teoria dei Gradienti a ogni velocità diversa corrisponde un tempo locale diverso.

Sperimentalmente si è riscontrato che i  corpi in rotazione hanno la caratteristica di interferire con altri corpi rotanti  che si trovino nella loro “area di influenza”.

Questa osservazione è del  tutto innovativa e sembrerebbe non trovare  riscontri nelle pubblicazioni scientifiche ufficiali e per questo motivo risulta difficile da accettare.

Interessanti ricerche sulle interazioni fra corpi rotanti sono state eseguite da uno scienziato italiano il prof Carman Cortesi che per molti anni ha dedicato mezzi economici e gran parte del suo tempo libero.

Il professore  in un laboratorio artigianale,  ha effettuato misurazioni con strumentazioni di notevole precisione e in gran parte da lui progettate e costruite.

La sperimentazione è stata anche estesa alle interazioni con onde elettromagnetiche e movimenti accelerativi di ogni tipo.

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Questo scienziato italiano  in piena autonomia e praticamente  ignorato dalla comunità scientifica ha studiato assiduamente,  il comportamento dei corpi rotanti; per questo suo impegno egli meriterebbe ben più considerazione non solo per la genialità dei suoi strumenti ma anche per la sua dedizione e il suo coraggio .

Gli esiti della sua ricerca sono descritti (purtoppo)  in modo disordinato nel sito web: http://www.cortesi-gravity.it/index.html

Il risutlato del suo lavoro è così sorprendente  che solo uno scrittore di fantascienza poteva immaginare una cosa simile. Ecco cosa scrive Carman:

…Qualsiasi oggetto (massa) in grado di ruotare attorno al proprio asse genera un momento angolare il quale interagisce  in accelerazione con qualsiasi altro momento angolare generato da un’altra massa in rotazione. Se tale massa ruota ad una frequenza costante è soggetta all’interazione di altre masse ruotanti in accelerazione o in decelerazione   Facciamo un esempio:Prendiamo 2 volani e li poniamo nel medesimo piano chiusi in contenitori antimagnetici, li poniamo ad una distanza di circa m.1 uno dall’altro. Un volano lo facciamo funzionare da trasmettitore e l’altro da ricevitore controllando quello che succede.

Iniziamo l’esperimento creando accelerazioni al volano trasmettitore. Noteremo immediatamente che il volano ricevitore varia il proprio momento angolare in funzione delle accelerazioni e decelerazioni create dal volano trasmettitore. …

Questa scoperta è stata brevettata  come si legge dal sito di Carman:

BREVETTO  N.3 – BREVETTO DI INVENZIONE  0001364486 –  CONCESSO il  29/07/2009 – DOMANDA  N.  RA 2005A000037  DEL  11-10-2005

Dispositivo atto alla produzione, rilevazione, e  misurazione dell’ interazione Gravitocentrifuga da masse in rotazione accelerativa

Noi riteniamo che quanto è stato rivelato  da Carman sui comportamenti dei volani sia legato alla loro caratteristica di essere dei  perfetti ibridi temporali
Per tentare un’ipotesi teorica si potrebbe immaginare che esista uno speciale aspetto della risonanza che non è connesso alla materia, ma piuttosto, allo stato temporale di un oggetto.

Il pendolo e il volano

Prima di descrivere l’esperimento va fatta una premessa. Abbiamo definito “ibrido temporale” un corpo che presenta contemporaneamente velocità diverse.  Un onda e un pendolo  durante il loro ciclo  modificano continuamente la velocità, quindi secondo la Teoria dei gradienti temporali sono elementi a tempo variabile ossia  Ibridi temporali .

Nel suo esperimento dimostra come  un pendolo in oscillazione interagisce  con un volano rotante anche quando questo si trova   completamente isolato e protetto dall’ambiente esterno (la protezione è relativa all’elettricità statica, alle perturbazioni magnetiche  in quanto il volano è racchiuso ermeticamente in un contenitore antistatico e amagnetico )

pendolo

L’esperimento dell’interazione tra un pendolo e un volano dimostra  come gli oggetti accelerativi  potrebbero essere adatti   alla costruzione di nuovi tipi di strumentazioni, per esempio  :

  1.  strumenti di comunicazione in sostituzione o in alternativa di quelli usati in radiotecnica.
  2. strumenti di indagine per lo studio di forze e onde che altrimenti non si potrebbero in alcun modo rilevare
  3. prospettive da verificare di nuove strumentazioni  in grado  di trasmettere o rilevare informazioni senza  interagire con l’oggetto osservato o  in grado di propagare le  informazione che in prima ipotesi potrebbe essere istantanea essendo una questione temporale e non spaziale.

Nostra interpretazione dei risultati ottenuti da Carman:

Ci permettiamo ora di dare una nostra interpretazione degli esperimenti effettuati da Carman perchè se queste sperimentazioni potessero essere confermate ufficialmente da laboratori certificati, darebbero supporto alla validità  di alcuni principi  della nostra  vasta “Teoria dei Gradienti Temporali e Onde portanti” . In particolare al principio del :

Mantenimento dello status quo.

L’universo tende a compensare ogni tipo di evento per mantenere l’integrità di se stesso.

Analizzeremo ora alcune sperimentazioni di Carman che vanno esattamente in questa direzione:

Primo esperimento :

Prendiamo 2 volani  rotanti ( A e B ) e li poniamo nel medesimo piano altimetrico ad una distanza di circa m.1 uno dall’altro.  Per iniziare  facciamo  ruotare i volani alla stessa velocità e con identico senso di rotazione. Se acceleriamo il volano B ( trasmettitore)  succede  che il volano A rallenta.

Se l’ipotesi Status quo a è corretta accelerando il volano B  si deve creare una forza  contraria che si oppone al movimento del volano. Questa forza però agirà anche sull’altro volano.  Dato che la forza è opposta al movimento del volano A tenderà a decelerare il suo moto.

Dice Carman L’interazione avviene in modo che se i volani ruotano in fase il volano rivelatore ad ogni accelerazione del trasmettitore riceve una transizione rotazionale che  diminuire e la propria forza centrifuga. 

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Analizziamo ora  cosa succede  caso di volani che ruotano in senso opposto.
Se l’ipotesi dell’equilibrio già formulata è corretta, accelerando il volano B  si  creerà una forza  in opposizione al movimento del volano stesso, ma nel suo agire essa influenzerà anche il volano A.  Poiché i volani ruotano in senso contrario pertanto  forza  equilibrante richiamata da B  si sommerà all’energia di A  facendolo accelerare.
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La sperimentazione reale del Dott. Cortesi  ce ne da conferma:

“.. Se invece i due volani ruotano di senso rotatorio contrario (controrotanti) ad ogni accelerazione del trasmettitore si ha un aumento del momento angolare del ricevitore.”

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Secondo esperimento :

Interazione di un volano con il movimento terrestre.

Essendo la Terra il più grande volando disponibile per le sperimentazioni Carman ha ideato un sistema per valutare se ci sia interferenza tra un volano e il nostro pianeta.

Il volano protetto da interferenze è stato posto  su un carrello che si muove su due binari   in  tubo disposti  perfettamente orizzontale con agli  estremi degli interruttori di fine corsa.  La struttura con i binari poggia su un supporto centrale che può ruotare e quindi orientarsi secondo i punti cardinali.

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Consideriamo la terra come corpo trasmettitore e conoscendo che la sua rotazione è antiorario da Ovest a Est nell’esperimento si verifica se ci sono interazioni quando si sposta il volano in modo lineare nella stessa direzione (Ovest – Est) e contraria.

Se proviamo a far  percorre al nostro volano ricevente un percorso lineare da ovest ad est,  esso  dovrebbe subire  la forza  di riequilibrio generata dal movimento della terra (che va da est verso ovest). A cause di ciò la rotazione del volano ricevente dovrebbe essere frenata .
Il risultato conferma quanto supposto e il comportamento è identico a quello dei due volani già descritti in precedenza.

rotazione

Aggiungiamo a conferma della nostra ipotesi (status quo) che quando il volano si muove da nord-sud o sud-nord non si ha alcuna interazione, Carman dice infatti:

“.. tale variazione e’ massima per lo spostamento (EST-OVEST) e inferiore quasi nulla per spostamenti (NORD-SUD) . Le variazioni della frequenza sono positive per spostamenti verso EST e negative se il volano e’ in movimento verso OVEST. “

Terzo esperimento :

Interazione tra onde luminose e volani.

Riportiamo integralmente  quando riportato dal Dott. Cortesi nel documento del suo sito dove si misura l’interferenza fra un Gradiente temporale e la luce

”   Radiazioni solari interagenti con i momenti angolari di volani

 Si sono presi due volani e racchiusi in due contenitori cilindri metallici antimagnetici, diametro esterno cm.12, diametro interno cm.8, altezza cm.10 e chiusi ermeticamente.

Si sono collegati allo strumento misuratore e registratore con sensibilità di fondo scala 50 mV.   I due volani sono stati messi in funzione lontano da radiazioni e da qualsiasi possibile disturbo.

Temperatura durante il funzionamento costante e pressione costante. Da notare che un volano ruota di senso orario e il secondo di senso antiorario rispetto alla rotazione terrestre, e posti  sul medesimo  piano di rotazione  dell’equatore terrestre.

Le due registrazioni che giornalmente vengono registrate, registrano un andamento quasi uniforme: al mattino alle ore 7 – 8 circa, i due volani cominciano a diminuire il loro assorbimento in corrente ed aumentano la loro velocità  diminuendo il loro peso.

Questo andamento lo si ottiene fino alle ore 17 – 18 circa, poi inizia il periodo inverso ove si ottiene una diminuzione dei giri dei volani, un aumento di assorbimento di corrente ed un aumento di peso del volani.

Questo ciclo si ripete tutti i giorni e con variazioni maggiori con cielo sereno. Le variazioni registrate giornalmente dei due volani come andamento risultano uguali ma diverse in ampiezza.

Il volano che gira inversamente alla rotazione terrestre registra un segnale più ampio circa il 20% rispetto al volano che ruota in fase alla rotazione terrestre

Tenteremo ora di spiegare l’esperimento impiegando la teoria dei Gradienti.

Un corpo in rotazione crea una perturbazione continua che l’Universo tenta di compensare ma senza riuscire.

S’immagini un pendolo in oscillazione e si potrà facilmente comprendere come agisce l’Universo.
Ad ogni nuovo movimento del pendolo si crea un’opposizione con una forza contraria che tende a portare l’oggetto nella posizione precedente.
La forza contraria però non è istantanea e quindi nemmeno proporzionale.
Il pendolo nel suo movimento accelera e decelera per cui la forza in opposizione per ogni istante è sempre diversa dalla forza di richiamo.

In altre parole sia il pendolo sia un’onda sono dei Gradienti che presentano tempi diversi ad ogni movimento mentre un cilindro rotante è un ibrido temporale che contemporaneamente ha tempi diversi.

Un cilindro in rotazione è dunque soggetto ad una forza dell’Universo che per la natura degli eventi non può essere costante ma è variabile e auto referente.
L’andamento e la distribuzione volumetrica di questa forza è nota a tutti anche se è erroneamente interpretata come campo gravitazionale o magnetico.

La conseguenza sarà che intorno ad un corpo rotante si creerà un guscio di protezione costituito da forze distribuite con intensità decrescente che partendo dal centro si propagano all’infinito.
Se si osserva il disegno della distribuzione dell’intensità delle forze si noterà certamente che esse hanno forma di onde stazionarie con frequenza incrementale variabile e decrescente.

Questa distribuzione della forza intorno ad un corpo in rotazione assume delle proprietà che si possono facilmente intuire e tradotte con una sola parola “Instabilità”.
Un tale campo di forze essendo costituito da molteplici frequenze di conseguenza sarà in grado di risuonare o risentire di qualsiasi frequenza o forza perturbatrice.
La forza perturbatrice si tradurrà in una variazione della velocità di rotazione che sarà proporzionale all’intensità della forza applicata, alla massa rotante e al tipo di materia usata.

Il progetto di un sistema in grado di produrre energia basato sui concetti appena esposti risulta molto semplice anche se è necessario rammentare che il tempo dove si compie lavoro potrebbe essere diverso da quello in cui si trova l’operatore.

Quando si perturba il campo di forze si ottiene come conseguenza la variazione della velocità di rotazione e l’energia contenuta nella variazione non sarà mai proporzionale all’energia impiegata per perturbare.

La variazione di velocità può essere usata per fare misure, inviare informazioni, produrre energia o modificare l’azione della Gravità.

Le modalità per perturbare sono diverse ad esempio è possibile usare un’onda, un Gradiente immerso nel campo, un’accelerazione o una traslazione (possibilmente) curva.
Nel caso di una traslazione curvilinea di un Gradiente si può ottenere una diminuzione del peso relativo che si sposta e agisce in un tempo differente, per esprimere il concetto più esattamente si deve dire che si sposta il baricentro dell’insieme.
Qui sotto due esempi:
Gravità relativa 1 Movie
Gravità relativa 2 Movie

Qui invece la dimostrazione più evidente dello spostamento del baricentro.
L’idea esposta è quindi che qualsiasi corpo con gradienti riceve un trattamento speciale dalle forze dell’Universo che nel tentativo di riportare una situazione di equilibrio lo isolano circondandolo con un involucro fatto di onde sovrapposte.
Queste onde però non hanno frequenza casuale ma l’onda superiore è sempre con frequenza dimezzata.
La sovrapposizione di onde e anch’essa dimostrata concretamente da un altro ricercatore Fabrizio Tamburini.

Tutti conoscono che le onde trasmesse da una stazione radio possono essere captate usando un semplice dispositivo capace di risuonare a determinate frequenze e allo stesso modo due Gradienti  oppure un onda e un Gradiente possono comunicare e interagire fra loro.

La differenza sostanziale fra le comunicazioni Radio e quelle dei Gradienti deriva dalla massima flessibilità nell’uso dei dispositivi, ad esempio un pendolo comunica con un’onda, una sfera in rotazione, un raggio di luce, ecc. e le comunicazioni non risentono dei tipici ostacoli delle onde elettromagnetiche.